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Piccoli risultati. L’obiettivo è sempre lo stesso

Quanto vale impegnarsi per un obiettivo concreto?

Riflettere e discutere: confrontarsi e percepire quali sono le vere esigenze dei più giovani, anche quelle meno evidenti che, però, possono realmente contribuire allo sviluppo di una comunità. Anche soltanto offrire un’opportunità, per quanto misera questa possa essere (o magari sembrare).

Chi segue Profumo di Svolta sa quanto questa imprevedibile banda di matti attribuisca valore agli spazi della cultura, ai quei luoghi con cui una città dovrebbe aprirsi alla comunità che la abita: per favorire le esperienze di condivisione, o almeno per non limitarle. Un anno, fa dopo aver espresso “Un desiderio per Matera”, profumodisvolta.it pubblicava “Studiamo insieme? Ok, dove? Gli spazi della cultura a Matera” e si interrogava sul valore di trovare una dimensione sociale per gli studenti, perché essi possano vivere meglio la città e sentirla propria, offrire ai più giovani degli spazi dove coltivare i propri interessi attraverso anche una cultura sociale e conviviale.

Ci siamo attivati e interrogati quali potessero essere le strade migliori per valorizzare i tanti spazi “dimenticati” di cui la nostra dispone. Nel periodo natalizio il nostro festival “L’Ora degli Studenti” ridava vita agli Ipogei di piazza San Francesco e in questi giorni siamo felici di presentarvi un nuovo esperimento. Modesto, ma allo stesso tempo molto ambizioso.

Casa Cava è uno dei luoghi più suggestivi della città di Matera: moderna e atipica nel suo aspetto, accogliente, scavata nel tufo e immersa nel Sasso Barisano, a pochi passi da piazza San Giovanni. Ha una vocazione naturale per diventare un centro culturale e Riccardo D’Ercole con la Consulta Provinciale degli Studenti si è impegnato moltissimo negli ultimi mesi, coordinandosi con l’associazione di volontariato Joven, perché l’idea di uno spazio pubblico, accogliente, aperto ai giovani nel cuore dei Sassi potesse diventare realtà. Il progetto MoodZone e le iniziative di #caviamocultura (che vi consigliamo di approfondire) hanno animato e continueranno nei prossimi mesi a animare Casa Cava e all’interno di questo splendido contenitore culturale ci siamo impegnati fino in fondo perché potesse essere allestita un’area completamente a dimensione di giovane che potrà “banalmente” essere utilizzata per studiare insieme e prepararsi a ospitare esperienze di condivisione costruttiva tutte da co-progettare.

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Si parla spesso dell’importanza di fare rete e oggi senza il fondamentale supporto e contributo concreto di Joven, di Imma D’Angelo, Luciano Antezza, Luca Giuffrida; senza la lucidità del Consorzio che gestisce Casa Cava diretto da Gigi Esposito; senza Riccardo che ha tirato la Consulta degli Studenti in questo progetto innovativo, senza tutti coloro che hanno dato la propria disponibilità per sperimentarne una gestione condivisa, oggi alla domanda “Studiamo insieme?” non potremmo ancora rispondere “Si! Andiamo a Casa Cava”.

 

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L’ “aula studio” della Casa Cava ha ospitato i primi studenti negli ultimi due venerdì pomeriggio (dalle 15:00 alle 20:00), proprio quando anche la Biblioteca Provinciale è chiusa.

Sarà aperta a tutti ogni venerdì con gli stessi orari e potrete seguire tutti gli aggiornamenti sulla pagina facebook appena creata Aula Studio – Casa Cava. Noi di Profumo di Svolta saremo tutti a Matera per il periodo di Pasqua e ci coordineremo con la Consulta degli Studenti per la gestione: presto vi comunicheremo il calendario di apertura per i giorni delle prossime settimane.

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Continuate a seguirci e, se volete, contattateci per proporre iniziative e darci una mano nella gestione di questo nuovo spazio pubblico nelle mani (e speriamo presto anche le cuore) dei materani più giovani.

Impariamo la lezione:
> riflettiamo insieme sulle esigenze della realtà in cui viviamo;
> individuiamo i nostri obiettivi, rendiamoli concreti;
> guardiamoci attorno e cerchiamo chi condivide i nostri stessi desideri;
> progettiamo e costruiamo insieme un percorso;
> impegniamoci;
> impegniamoci insieme;
… e se raggiungiamo l’obiettivo:
> raccontiamolo e condividiamo la nostra esperienza;
> poi impegniamoci ancora per mantenere e migliorare;
> e dopo ancora, ricominciamo la lista da capo.

Giuseppe Cicchetti

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Miglionico: guardiamo al nostro futuro

“Sic Magna Parvis”

“Le grandi cose nascono dalle più piccole” – diceva Francis Drake – è stato questo il messaggio che due giovani rappresentanti di Profumo di Svolta, amanti della politica, hanno lanciato proprio pochi giorni fa a tutte le persone presenti al primo esperimento di cittadinanza attiva, tenutosi nell’Auditorium del Castello di Miglionico, un piccolo paese di tremila abitanti.

È difficile entrare nell’ottica di un paese se non ci hai mai vissuto.
La piccola comunità di Miglionico, come tutte le realtà ristrette, vive di semplici cose: è come una grande famiglia dove tutti ti conosco e vogliono sapere di te; se c’è un matrimonio, metà “paese” è obbligatoriamente invitato; se viene a mancare una persona, l’intera cittadinanza è a lutto; se vuoi sapere qualsiasi notizia di ogni ambito, basta sedersi ad una panchina nel centro della piazza e ascoltare; se hai un po’ di tempo, puoi passare dal fruttivendolo, scambiare due parole e gustare la frutta appena arrivata; se senti il bisogno di tornare bambino, anche solo per un momento, è sufficiente fermarsi a giocare con i bambini che hanno organizzato una partita di calcio nel parcheggio più vicino.

Il tempo nei nostri piccoli centri sembra essersi fermato; e questo lo dimostra la storia e la cultura racchiusa in ogni angolo di strada. E gli abitanti di questa piccola cittadina sono fieri del loro patrimonio. Sono consapevoli dell’opportunità che la loro terra gli offre; ma le opportunità vanno colte. Non era la prima volta che ci apprestavamo a parlare di fronte un pubblico, ma sapere che quegli uditori sono tuoi concittadini ovvero persone che incontri e saluti ogni giorno, allora tutto cambia. E’ proprio per questo motivo che quando inizi a parlare, senti una grande emozione. Anche se la forma degli eventi di cittadinanza attiva organizzata da noi “profumini” è quasi sempre la stessa: riflessioni accompagnate da testi di persone che ammiriamo, come Calamandrei, Pertini, Gramsci, sotto lo strimpellio delle corde di una chitarra elettrica e la visione di video e immagini, ma workshop aveva l’intenzione di essere qualcosa di diverso dal solito, perchè il contesto lo rendeva tale.

Il fine di questo progetto era quello di smuovere coscienze da molto addormentate. In tempi in cui i giovani hanno perso la speranza, si sentono abbandonati dalle istituzioni e si lasciano andare ai più vili e pericolosi vizi, noi volevamo far capire loro che c’è ancora qualcuno che si batte per il loro futuro, per il NOSTRO futuro.

Nel corso della serata, non solo abbiamo dipinto un quadro della realtà attuale della società, ma abbiamo posto al pubblico proposte concrete per la nostra comunità, che nascono dall’esigenza di sfruttare al meglio le risorse culturali del paese.

Non sono le proposte che sono importanti ma lo spirito alla loro base. Noi volevamo fare comprendere all’intero uditorio che la storia ci ha messo di fronte due scelte: mettere la testa sotto la sabbia e rimanere indifferenti a tutto ciò che accade a questo mondo; oppure prendere forza e capire che è finito il tempo della competizione, ma è arrivato quello della cooperazione.

Abbiamo lanciato la sfida a un’intera comunità!
La sfida è prendere coscienza dei problemi e risolverli con l’aiuto di tutti!
Volontà di solidarietà e convergenza di idee è l’antidoto alla peggiore malattia dei nostri tempi: l’APATIA.

Purtroppo abbiamo riscontrato che l’uditorio non era pieno di tanti giovani quanto quelli che speravamo ci fossero; ma non importa. Per recepire un messaggio di cambiamento così forte ci vuole più tempo; e noi continueremo! Noi non ci fermeremo qui!

“Io ritengo che la cosa più grande a questo mondo non sia tanto dove siamo, quanto in che direzione ci stiamo muovendo. Per raggiungere le porte del cielo dobbiamo a volte salpare con il vento contrario, ma dobbiamo salpare!” – (Oliver W. Holmes)

Noi giovani abbiamo preso un impegno istituzionale e morale cioè quello di essere il punto di riferimento per idee, valori e principi che al meglio costruiscano una società civile.
Noi siamo una generazione “maledetta” perché abbiamo, già da ora, il compito di ricostruire l’edificio, ormai distrutto, dello “stato comunità”.

Ma saremo anche la generazione più bella; porteremo i nostri saperi, le nostre idee e le nostre competenze al limite per costruire un futuro migliore. Un futuro che è più vicino di quello che pensiamo.

“I giovani che vanno alla ricerca di se stessi devono imparare che la propria identità, non è tanto qualcosa che si trova, piuttosto qualcosa che si crea; e sono le proprie azioni giornaliere che forgiano la personalità interna in modo più significativo di qualsiasi volume introspettivo e intellettivo” – (Sydney J. Harris)

Giulio Traietta

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A Roma per la Giornata di ascolto sulle Politiche Giovanili

Roma, 21 marzo 2014

Intervento in occasione della Giornata di Ascolto sulle Politiche Giovanili e sulla Riforma del Servizio Civile promossa dal Partito Democratico.

 

Buongiorno a tutti e grazie agli organizzatori, in particolare all’amico Michele Masulli, per averci invitati a prendere parte a questa giornata di confronto.

Uso il plurale perché com’è stato anticipato intervengo a nome di Profumo di Svolta, un gruppo di giovani attivisti che poco più di un anno fa hanno deciso di mettersi alla prova dando un contributo forte in termini di partecipazione e creatività alla propria città, Matera, sito Unesco e attualmente nella short list delle località che si contendono il titolo di Capitale Europea della Cultura per il 2019, così come a tutta la provincia.

In poco più di un anno abbiamo fondato un blog (www.profumodisvolta.it) che oggi ospita decine di articoli, organizzato una storica iniziativa di bonifica del patrimonio architettonico cittadino dagli scarabocchi che lo deturpavano, creato dal nulla un festival culturale a costo zero, organizzato giornate di orientamento per gli studenti, ridato vita a spazi pubblici inutilizzati con concerti e manifestazioni culturali. Oggi coordiniamo il gruppo di lavoro sulle politiche giovanili nell’ambito della definizione del nuovo piano strategico della nostra città, stiamo perfezionando una proposta di bilancio partecipato e ne prepariamo un’altra per il recupero di uno spazio industriale dimesso utilizzando gli strumenti della democrazia deliberativa. La cosa probabilmente più divertente è che lo abbiamo fatto senza essere molti né particolarmente bravi, in diversi casi da studenti fuorisede che si coordinano a distanza via web, beneficiando della disponibilità alle volte quasi impavida delle amministrazioni locali e ottenendo una copertura direi insperata da parte di media locali e nazionali.

Fatta questa premessa vorrei provare a trarre qualche spunto dai mesi intensissimi che abbiamo vissuto e svilupparlo per arrivare poi a stimolare concretamente il dibattito sulle tematiche oggetto della discussione quest’oggi. Nel fare questo spero mi consentirete di cominciare, in un modo un po’ inconsueto, ovvero da un libro scritto ormai trent’anni fa nel quale Norberto Bobbio parlava delle promesse non mantenute della democrazia. Ne riporto in particolare tre: il non essere riuscita ad insidiare gli spazi, al di fuori delle istituzioni immediatamente politiche, nei quali pure si prendono decisioni vincolanti; il non aver eliminato il potere invisibile (come quello delle mafie o degli arcana imperii che pure, in forma diversa, non hanno smesso di esistere); il non essere stata in grado di forgiare cittadini sufficientemente educati alla democrazia, cioè in possesso degli strumenti necessari all’esercizio della libertà (1).

Rispetto al primo punto, Bobbio riteneva che ricercare lo sviluppo della democrazia in un dato Paese richiedesse indagare se fosse aumentato non il numero di coloro che hanno il diritto di partecipare alle decisioni che li riguardano, ma quello degli spazi nei quali questo diritto può essere esercitato. E’ precisamente la mancanza di questi spazi che ci ha spinti ad avviare il nostro esperimento di cittadinanza attiva, ed è la stessa mancanza che oggi scontano decine di migliaia di studenti fuorisede, costretti a vivere da eterni ospiti le città che in cui trascorrono gran parte dell’anno, senza alcuna possibilità di influenza sulle politiche comunali o di rappresentanza all’interno degli enti locali. Quella che potremmo definire, con un termine tecnico, una infelice “struttura delle opportunità politiche”, si inserisce per giunta in un contesto complessivamente sfavorevole in cui, ad esempio, secondo studi recenti la crescita della diseguaglianza economica va di pari passo con la diminuzione della partecipazione politica, soprattutto tra gli strati meno abbienti della popolazione (2) – con effetti cumulativi ancora peggiori se si considera la maggiore influenza sull’indirizzo politico che a parità di partecipazione i ricchi sembrano già avere sui poveri in alcuni contesti nazionali (3).

In questo ambito la rete acquisisce un’importanza fondamentale, consentendoci di ricreare virtualmente un luogo di confronto e mobilitando l’intelligenza collettiva in direzione di politiche pubbliche migliori (4). Da questo punto di vista non è certamente casuale che la nostra iniziativa sia partita da un blog, e che quasi tutti gli spunti poi realizzati siano nati dall’interazione di persone, anche esterne al gruppo, sui social network. Da ciò anche l’urgenza di un potenziamento della banda larga e dell’accesso gratuito alla connessione in Italia.

Per quanto è possibile comprendere, sembra pure che le nuove tecnologie possano costituire un antidoto a certe forme di potere invisibile: non a caso siamo sempre più abituati a seguire l’evoluzione dei lavori parlamentari in tempo reale, a leggere documenti ufficiali online, a tenere sotto controllo l’operato di chi abbiamo eletto. E tuttavia questo è profondamente insufficiente. Per quanto nativi digitali, non sembra che i giovani italiani siano oggi più rappresentati, partecipi, o influenti. L’interminabile litania degli scandali ha prodotto molta rabbia, ma di certo non i canali tramite i quali incanalarla. La condizione di spettatori, ci insegna Buaman (5), comporta inevitabilmente un doppio scarto: tra vedere e sapere in primo luogo, tra sapere ed agire in seconda istanza. Vivere in quella che è stata definita una democrazia in diretta non implica per questo avere una maggiore comprensione della realtà raffigurata nella sfera pubblica, che anzi appare più complessa e inaccessibile che mai. E’ ormai disponibile una vasta letteratura che, dimostrando come nelle odierne democrazie molti cittadini siano talmente poco informati e consapevoli di alternative e poste in gioco da non poter esprimere con piena coscienza il proprio voto (6), sancisce la gravità della terza delle promesse non mantenute di cui parlava Bobbio.

Di qui l’importanza di un sistema di istruzione pubblica capace di formare persone autonome e in possesso delle conoscenze necessarie all’esercizio dei propri diritti civili e politici. In questo senso, la strada da fare è ancora molta. Negli ultimi anni, alcuni dei quali trascorsi impegnati nella rappresentanza studentesca, mi sono affezionato a quella che è un’immagine molto significativa che inquadra bene la situazione della scuola italiana e la necessità di innovazione al suo interno. Se un nostro nonno, vivendo all’inizio del secolo scorso avesse avuto la possibilità di viaggiare nel tempo e fosse arrivato nel 2014 avrebbe ritrovato una società completamente diversa dalla sua, tecnica e tecnologia profondamente mutate, le strade occupate dalle automobili e poi computer, smartphone e tablet, si sarebbe sentito veramente fuori luogo. Appena sarebbe entrato poi in una scuola, si sarebbe sentito improvvisamente a suo agio. Ecco perché pensiamo che sia necessaria una scuola al passo con i tempi. Tante le possibilità di intervento. L’insegnamento dell’educazione civica nei licei è sostanzialmente lasciato a se stesso, i docenti che ne sono incaricati non ricevono nessuna formazione specifica e i programmi restano generici proprio là dove forse sarebbero necessarie maggiori uniformità e coerenza a livello nazionale. Mi permetto di suggerire in questo contesto una misura a costo zero come prevedere che in ambito universitario alcuni esami – diritto costituzionale, ad esempio – possano fornire crediti formativi indipendentemente dal corso di laurea e che chi li supera con buoni risultati guadagni dei punti bonus ai fini del voto di laurea. Ancora, gravi problemi di iniquità continuano ad affliggere il nostro sistema formativo. In una ricerca di pochi anni fa alcuni ricercatori dell’Università di Milano (7) notavano come solo il 10% dei figli di padri fermatisi alla licenza media giunga alla laurea, in un caso su tre non conseguendo neanche il diploma di scuola superiore. Conseguentemente, il numero dei laureati aumenta sì, ma soprattutto tra coloro i cui genitori avevano già raggiunto il medesimo livello di istruzione. E’ probabile che dietro queste cifre si celino diversi costi-opportunità della prosecuzione degli studi sino ai massimi gradi e quindi differenti livelli di rischio di un investimento in tal senso. Alcune delle policy più frequentemente proposte (8) per riequilibrare la situazione includono: l’aumento delle ore di scuola, su base sia annuale che giornaliera; lo spostamento della scelta del percorso scolastico, che ha ricadute reddituali ed occupazionali rilevanti, dai 14 ai 16 anni, riformando la scuola dell’obbligo in due cicli di cinque anni ciascuno e perseguendo un forte innalzamento della qualità del biennio negli istituti professionali, magari attraverso incentivi salariali per i docenti; ancora, il trasferimento del rischio d’investimento dalle famiglie meno facoltose alla collettività, rimodulando le tasse universitarie in modo più nettamente progressivo; infine, il potenziamento del life-long learning per gli adulti meno istruiti. Ad alcuni sembreranno interventi troppo in là sul crinale dell’utopia, privi di coperture finanziarie.

(Lancio allora una provocazione molto meno ambiziosa: rimediamo allo scandalo delle migliaia di studenti universitari che, pur idonei, non si vedono oggi riconoscere la borsa di studio per mancanza di fondi a livello regionale – con una situazione che peraltro varia da regione a regione, generando ulteriori sperequazioni. Facciamolo trovando le risorse necessarie nel luogo in cui simbolicamente si tramandano alcune delle peggiori iniquità, ovvero nella trasmissione ereditaria di ingenti patrimoni. Ci siamo scandalizzati recentemente per il fatto che si possano possedere centinaia di appartamenti evadendo l’imposta corrispondente, ma ancora più folle è che simili patrimoni possano essere venire ereditati a costo di un’aliquota massima del 9% – cifra che per i beni immobili al di sopra di un certo valore potrebbe tranquillamente venire raddoppiata senza grandi problemi, visto che l’imposta patrimoniale è forse l’unica a non avere effetti distorsivi sui prezzi.)

Vengo, infine, alla riforma del servizio civile, tema dell’importante focus di oggi. Sembra certamente positiva l’idea di rimodularlo su base europea, e del resto i dati provenienti da altri Paesi ci confermano che si tratta di uno strumento utili a stimolare nei giovani l’interesse per gli altri e la partecipazione politica (9). Eppure mai come in questo caso occorre una visione, ampia, strategica, delle politiche rivolte ai più giovani. Il servizio civile non può e non deve diventare il supplente di un welfare sempre più arrancante in alcuni ambiti, e non acquisterà mai per gli italiani una dimensione realmente internazionale se nelle nostre scuole le lingue straniere continueranno ad essere insegnate poco e male.

Nell’avviarsi a concludere Il Futuro della Democrazia, Norberto Bobbio intitolava un paragrafo con una parola poco frequente: ciononostante. Nel ringraziarvi per l’attenzione mi arrischio, ad un livello infinitamente più basso, a fare lo stesso: nonostante le mille difficoltà ogni giorno una nuova generazione di cittadini si impegna per migliorare dal basso la propria realtà. Se vedrete bene, in piccolo, troverete anche noi.

Grazie.

A cura di Franco Palazzi e Giuseppe Cicchetti

[Note:]
(1) N. Bobbio (2010) [1984], Il futuro della democrazia, Rcs, pp. 23-29
(2) F. Solt (2008), Economic inequality and democratic political engagement, “American Journal of Political Science”
(3) M. Gilens (2005), Inequality and democratic responsiveness “Public Opinion Quarterly”
(4) A. Cottica (2010), Wikicrazia, Navarra
(5) Z. Bauman (2005),La società sotto assedio, Laterza, capitolo 7
(6) I. Somin (2004), When ignorance isn’t bliss, Policy Analysis Working Paper 525
(7) Cecchi-Florio-Lombardi (2006), Sessanta anni di istruzione in italia, “Rivista di Politica Economica”
(8) Balllarino-Checchi-Fiorio-Leonardi (2009), Le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione in Italia, conference paper
(9) Hart-Donnelly-Youniss-Atins (2007), High School Community Service as a Predictor of Adult Voting and Volunteering, “American Educational Research Journal”

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Un anno fa… “Un desiderio per Matera”

di Giuseppe Cicchetti – (9 marzo 2013)

Incertezza nel futuro.
Questa sensazione si insinua spesso in pensieri, discorsi e riflessioni. E’ qualcosa di positivo, certamente. Ci costringe a alzarci in piedi, a guardarci intorno, a non rimanere fermi, a vivere. Si perché Aristotele scriveva che “la vita è nel movimento” oppure, se preferite, J-Ax cantava “la vita e la bici hanno lo stesso principio devi continuare a muoverti per stare in equilibrio”. L’incertezza nel futuro ci stimola a pensare, a immaginare e a rimboccarci le maniche per far qualcosa. Ci suggerisce di cominciare a interessarci del nostro futuro, altrimenti qualcuno lo farà per noi.

L’incertezza, però, è mancanza di programmazione: è la somma degli errori commessi da qualcuno prima di noi. Di qualcuno che ci ha scippato la serenità: che non ha lavorato, oppure ha lavorato male e che quando ha pensato di rimediare, era forse un po’ troppo tardi. Il futuro ci preoccupa: quando ci guardiamo intorno facciamo fatica a intravedere cose che ci rassicurino.

Politica: quale sarà il nuovo governo, o meglio, ci sarà un nuovo governo? Economia: la nostra vita è appesa al differenziale tra i Bund tedeschi e i Btp italiani. “Ma questa è finanza! E’ roba speculativa!!!” direbbe qualcuno. Sono d’accordo, allora economia reale: disoccupazione giovanile in Italia al 38,7%. Nel mio sud al 50%: un ragazzo su due non ha un lavoro*… o forse ce l’ha: in nero, alle soglie dello sfruttamento.

L’Europa ci guarda dall’alto e ci chiede civiltà, sviluppo, cultura e innovazione. L’Italia è un po’ sorda. La Basilicata risponde con gli ultimi dati Istat: due lucani su tre non leggono libri, soltanto uno su cinque utilizza Internet per informarsi e un giovane su quattro non lavora né studia**.

Matera, la mia città, è candidata a diventare Capitale Europea della Cultura nel 2019 e cerca anche in questo sogno comune la sua ancora di salvezza. Con le iniziative in vista di questo riconoscimento e grazie anche a tante persone che si impegnano in prima persona, qualcosa si sta muovendo; ma è evidente che ancora troppo rimane fermo e quel velo di incertezza cala anche sulla Città dei Sassi, rendendo tutto, in particolare il futuro, un po’ più buio.

Un desiderio vorrei esprimere per Matera, che mi renderebbe più sereno e che sicuramente regalerebbe a tutti la sicurezza che qualcosa sarà migliore, anche se incerto. Vorrei per la mia città un’istruzione di qualità, pubblica e accessibile a tutti, e un’università.

Si, perché una città è viva quando Continua a leggere

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Un’idea per la scuola di Via Lucrezio

di Roberto Colucci

Ho personalmente affrontato in passato il tema dei parchi pubblici della nostra città, che ritengo rilevante per diversi motivi. Adesso che Profumo di Svolta si occupa di coordinare il gruppo di lavoro del Piano Strategico denominato “Giovani e Opportunità” abbiamo pensato di rielaborare un po’ di vecchie proposte, oltre che di pensarne di nuove, per immaginare una città diversa, più funzionale, più divertente, più accogliente e, ovviamente, dotata di beni e servizi che siano realmente fruibili.

Nell’articolo sui parchi pubblici del 14 Marzo 2013 facevo riferimento a un’area, quella di Serra Rifusa, dov’è situato un campetto da calcio distrutto e abbandonato. Proprio nei dintorni di quel piccolo parco c’è una scuola elementare e media, ovvero quella di Via Lucrezio, che ho frequentato e dove, pertanto, sono cresciuto. Tanti ricordi mi riaffiorano alla mente ogni volta che rivedo l’edificio nel quale passavo gran parte delle mie giornate, e ogni volta mi assale una irrefrenabile voglia di entrare nelle aule di quella che fu la mia scuola.

Uno dei pochi ricordi negativi che ho di quella scuola è la mancanza della palestra. Per poter fare educazione fisica, infatti, ci toccava prendere un pullman e arrivare in Via Fermi, dove dividevamo la palestra con alcune classi di quel plesso. Eravamo “ospiti”, e ciò comportava notevoli disagi, a partire dall’ovvia riduzione del tempo che realmente dedicavamo all’educazione fisica, passando per i costi aggiuntivi che lo spostamento comportava. Non di rado, infatti, dovevamo pagarci autonomamente i biglietti del pullman che ci portava dalla nostra scuola al plesso di Via Fermi.

Ora, passati 7 anni, immaginavo che le cose fossero cambiate, ma ultimamente mi sono imbattuto in un post su Facebook che mi ha fatto pensare. Dal suio profilo social, l’Assessore ai lavori pubblici del Comune di Matera, Nicola Trombetta, faceva sapere che dallo spazio adibito a palestra della scuola di Via Lucrezio era finalmente stato tolto il pavimento che, stando a quanto scritto, provocava cattivo odore. La palestra, sosteneva l’Assessore, non è mai entrata in funzione e si deciderà se riconvertire la struttura per farne delle aule. Se così fosse, la scuola in questione rimarrebbe nuovamente senza palestra e dunque i ragazzi sarebbero costretti ad “emigrare” come accadeva ai miei tempi.

L’idea a cui ho pensato è semplice, ma non banale: restituire al quartiere Serra Rifusa il campetto di cui parlavo prima, che potrebbe essere adibito nelle mattine dei giorni settimanali a palestra per i ragazzi della scuola di Via Lucrezio. Durante il pomeriggio, invece, l’area potrebbe essere noleggiata come avviene per tanti altri campetti privati e il ricavo potrebbe essere utilizzato sia per la manutenzione dell’area, che per pagare l’eventuale fitto della tendostruttura, che potrebbe ospitare gli allievi di Via Lucrezio nel periodo invernale.
La gestione potrebbe essere affidata alle cooperative di tipo B, come avviene attualmente per i parchi pubblici, o magari provare qualche nuovo esperimento coinvolgendo i più giovani disoccupati. Si potrebbe pensare, poi, di lanciare alcuni progetti pilota, invitando ad esempio i cittadini del quartiere Serra Rifusa a tenere pulita l’area, dando la possibilità ai ragazzi impegnati nel progetto di utilizzare il campo gratuitamente.

Quello della valorizzazione dei luoghi pubblici è uno dei temi centrali che con Profumo di Svolta abbiamo deciso di affrontare, sia nella pratica, concretamente, organizzando un festival in un’area abbandonata come gli Ipogei di Piazza San Francesco, sia nella teoria, facendo dell’argomento uno dei cardini del gruppo di lavoro “Giovani e Opportunità” del Piano Strategico.

Speriamo che un’idea simile possa essere presa in considerazione e speriamo che si possa creare, intorno a questa proposta, l’interesse degli abitanti del quartiere Serra Rifusa, quello dei ragazzi del plesso di Via Lucrezio e dei loro genitori, degli insegnanti, del Dirigente Scolastico e, ovviamente, quello degli amministratori.

Basta poco per immaginare una città diversa, basta poco per assicurare ai ragazzi dei luoghi di socialità dove crescere e sviluppare interesse per i beni comuni, quei beni che sono di tutti (e non di nessuno).

Roberto Colucci

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A spasso nel futuro. Matera e altre 10 novità

(Dopo le 10 novità dell’estate materana…)

Mettiamo che sono partito per un numero indefinito di anni…
Finalmente posso tornare a casa! Il posto in cui ho passato l’ultimo periodo della mia vita era davvero lontano: un luogo in cui, prima di tutto, la gente non aveva internet e in giro non si vedevano smartphone ma, i più tecnologici, giocavano a snake su cellulari finlandesi. Il più coraggioso aveva bounce, ma non sapeva il trucco per l’immortalità.

Novità 1: – La navetta o il treno dall’aeroporto? -

Sull’aereo una turista mi ha detto che, una volta atterrata, non sa se prendere la navetta (allora io le ho detto di uscire dall’aeroporto, andare a destra e chiedere ai vari autisti: non ho mai capito come trovare la navetta al primo colpo, figuratevi dopo un’assenza cosi lunga!) o il treno diretto che collega, in 42 minuti, Bari-Palese a Matera centrale. Pare che funzioni bene…
Io rimango fedele alla navetta, almeno per questo viaggio: temevo che l’autista potesse essere solo; in fin dei conti il treno sembra più comodo… I prezzi non sono aumentati (che bella cosa!) e non sono l’unico che ha scelto le 4 ruote. Visto che voglio ricominciare a sentirmi materano, dopo molto tempo passato sperando di tornare a vivere e lavorare nella mia città, tartasso di domande l’autista. Ne ricavo che le novità sono molte più di quanto mi aspettassi (e che l’autista ha meno tempo di quanto ricordassi per dirmi tutto: non ci sono più lavori e la strada è tutta a 4 corsie)…

Novità 2: – I 3 treni! -

La prima cosa che mi ha detto l’autista, date le mie insistenti domande sul treno, è che, se davvero non avessi saputo nulla di quello che fosse successo, avrei avuto molto da rallegrarmi: i treni sarebbero stati ormai 3! Stando al suo racconto, qualche anno prima era stata definitivamente abbandonata l’idea della ferrovia collegata alla rete nazionale, ma era stata incredibilmente potenziata la rete già esistente: si arriva, ora, a Palese in 42 minuti esatti, a Bari in 50 minuti, a Napoli in meno di 3 ore. «Napoli?» “Eh si, hanno fatto sta cosa a mostro proprio: sono pochi anni ma funziona davvero bene!”.

Novità 3: – L’ex ferrovia -

Vergognandomi di chiedere ancora all’autista, chiedo al mio vicino cosa ci fosse al posto della ferrovia mai entrata in uso: “Belìn, che bella cosa han fatto: puoi andare in bici fin li, ci sono molti spazi verdi per fare pic-nic o giocare a frisbee, campi da beach volley! Il tutto è gestito davvero bene, con pochi costi per il Comune: poi con la pista ciclabile arrivi li davvero in poco tempo e senza rischi! Al ritorno è più dura perché devi farti una bella salita ma se non ti va puoi salire sulle navette con la bici! Per noi che studiamo qui, è perfetto per un po’ di svago!”.

Novità 4: – L’università! -

La domanda «Quindi non sei di qui?» me la risparmia, perché riprende “Io sono ligure, abito in centro con due ragazzi, uno di Lecce e uno di Urbino. Abbiamo trovato casa insieme grazie ad un semplice servizio che mette in contatto studenti che cercano coinquilini!”. La mia faccia perplessa mi evita anche la seconda domanda “Siamo davvero tanti a usufruirne, chi non trova casa va in collegio o si appoggia al campus: li si che avete fatto un bel lavoro, complimenti! Certo, avessimo un’aula studio in più..” Qui colgo la palla al balzo «E’ vero! Qualche anno fa provammo a tirare su la prima, ma incontrammo difficoltà e poi…» Lui ride “una in più ho detto! Ce ne sono 4, ma sono tutte sempre piene: c’è anche il wifi gratis! I posti dove stare, quelli non mancano mai!”.

Novità 5: – Se ci sono gli universitari… -

A questo punto interviene una signora, mi dice di abitare in una zona di locali e che, lei come tutto il suo condominio, benedice questo movimento “Ogni sera ci sono eventi anche per noi, i locali fanno a gara per intrattenerli e organizzano anche bei concerti! All’inizio è bastato mettersi un po’ d’accordo e venirsi incontro: alla fine benefici per tutti. Poi con alcune belle iniziative e buona volontà, non c’è nemmeno molto da pulire la mattina dopo! Come l’idea dei bicchieri riutilizzabili…”.

Novità 6: – “Se lo riporti, sono soldi!” -

«I bicchieri riutilizzabili?». “Non li hai mai visti? Praticamente ogni locale ha realizzato i suoi bicchieri personalizzati in plastica dura: quando prendi da bere, paghi un euro in più per il bicchiere; se lo riporti ti ridanno l’euro, altrimenti sei libero di tenerlo! Con una sola iniziativa, tieni pulito e non sprechi più plastica con quegli orrendi bicchieri monouso!

Novità 7: – Investimenti nella ricerca -

Lo studente ligure, che ormai ha capito che sono frastornato, riprende “Noi siamo venuti qui a studiare perché abbiamo poi un sacco di possibilità per stage e tirocini in aziende in tutta la regione: in Basilicata hanno capito prima degli altri che è con l’investimento sugli studenti e sulla ricerca che si va avanti! E i risultati sono evidenti”.

Novità 8: – Il museo della scienza e la balena recuperata! -

Sul mio sedile c’è un fascicolo informativo e inizio a sfogliarlo: in copertina c’è una foto dello scheletro della balena trovata a San Giuliano al centro di un cortile! Non l’avevo mai visto e li sembra davvero immenso e spettacolare. La signora mi vede sorpreso: “E’ il museo della scienza: è piccolino, ma davvero grazioso e poi hanno potuto mettere la balena…altro che quel dinosauro brutto nel museo di New York! Poi con 10 chili di spazzatura ci entriamo gratis!”

Novità 9: – La città pulita -

Naturalmente anche questa mi è nuova e la signora lo capisce subito “Se davvero non sai nulla, poco fa è partito un progetto pilota per incentivare alla raccolta differenziata: con un sistema semplice, ogni 10 chili di riciclata che si fanno, si ricevono dei buoni spendibili in cultura in città: musei, cinema, librerie! E’ fastidioso all’inizio, ma i vantaggi sono troppi! Comunque puoi leggere tutto sul sito del comune, è davvero intuitivo!

Novità 10: – Qui per il festival! -

Stavamo entrando in città quando l’autista, incuriosita mi ha chiesto “Ma se manchi da tanto e non sapevi di queste novità, perché sei tornato?” Questa risposta la sapevo «E’ da un po’ che con quelli di Profumo di Svolta stavamo pensando di organizzare un festival a tutto tondo: a quanto pare, stiamo per iniziare…»

Mauro Acito

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Forse soltanto un sogno quello di Mauro, ma siamo felicissimi di condividerlo con voi proprio oggi a un anno dalla nascita di www.profumodisvolta.it, proprio oggi che cominciamo un nuovo percorso coordinando il gruppo di lavoro “Giovani e Opportunità” per la definizione del Piano Strategico della Città di Matera.

(foto in evidenza di Mariangela – da facebook)
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Insieme ai profughi: l’occasione che Matera non può perdere

di Giovanni Montemurro

Vengono dal Mali, dalla Nigeria, dal Burkina Faso e dal Ghana. Sono circa 40, tutti giovanissimi, parlano lingue e dialetti diversi. Li accomuna un passato che è quasi esclusivamente fuga: dalla morte, dalla fame, dalla violenza.

Non esiste alcuna sfida che una città candidata a Capitale Europea della Cultura può rinunciare ad intraprendere. Specialmente se riguarda l’essenza stessa di un progetto tanto ambizioso, quanto vitale per lo sviluppo culturale, sociale ed economico della nostra città.
Ecco perché l’accoglienza e l’integrazione sociale dei rifugiati politici che dimorano a Matera, può rappresentare una radicale svolta per una comunità come la nostra, dove il cittadino in media ha più di 50 anni e non conosce le lingue straniere.
Gli stessi giovani, poi, sono molto spesso in grave “deficit” nella conoscenza delle lingue internazionali: inglese, spagnolo e arabo. Un fenomeno che ha connotati più ampi, che si riferiscono all’intero sistema scolastico italiano ma penalizza maggiormente una comunità sottosviluppata come la nostra, che costringe tanti giovani che apprendono per necessità lavorative o di socializzazione le lingue straniere ad una vita fuori dal perimetro lucano.

Abbiamo l’opportunità di rendere Matera una città multi-etnica: dobbiamo sapere come interloquire con turisti e immigrati che si trovano nella nostra città.
Non possiamo accettare che nell’ormai prossimo 2014, in un periodo storico dominato dalla globalizzazione e dalle scoperte tecnologiche che mettono in rete l’intera umanità, covi ancora qualche forma di razzismo. Vogliamo che i nostri figli giochino o litighino insieme ai loro, a scuola siedano allo stesso banco, trascorrano i pomeriggi nello stesso cortile, si scambino i videogames o le bambole, crescano e scoprano l’amore insieme, si aiutino nei momenti di difficoltà, insieme vadano al mare, abbiano gli stessi sogni.  Continua a leggere

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La mafia uccide solo d’estate. Grazie Pif!

Ho finito da poco di vedere La mafia uccide solo d’estate.
Appena uscito dal cinema avevo bisogno di scrivere ed eccomi qui.

Non avevo grandi aspettative da questo film: forse perché il titolo richiamava un tema molto importante, molto delicato; e Pif, tutto sommato, è un comico, uno che fa ridere e che fa divertire. Il film mi ha colpito profondamente: forse proprio perché il titolo richiamava un tema molto importante, molto delicato; e Pif, tutto sommato, è un comico, uno che fa ridere e che fa divertire (e poi ti riserva anche belle sorprese come l’intervento al TEDxMilano).

Quante volte abbiamo sentito parlare di mafia? Quante volte in televisione, sul web, a scuola? Tante. Ma quante volte, poi, abbiamo compreso veramente l’importanza del messaggio che qualcuno ci ha voluto trasmettere? Cos’ha di speciale questo film rispetto ai tanti che mi è capitato di vedere, rispetto alle tante volte che ho sentito parlare di mafia?

Non lo so, i pensieri forse sono ancora caldi e voglio tirarli fuori così come arrivano, riservandomi di ripensarci, magari insieme a chi leggerà questo articolo e vorrà suggerirmi qualcosa…

Pif ha raccontato una parte di storia del nostro Paese. Ha acceso i riflettori sulla sua Palermo: ha provato a farci appassionare a una storia d’amore, facendo passare sullo sfondo dei sentimenti del piccolo (e poi giovane) Arturo quello che accadeva in Sicilia negli ultimi trent’anni del secolo scorso.  Continua a leggere

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Grazie a tutti! #OraDegliStudenti – festival

L’Ora degli Studenti, il nostro piccolo festival di queste vacanze natalizie è stato un successo che ha superato le aspettative. Noi che l’abbiamo pensato e organizzato forse non ci aspettavamo tutto quello che è stata questa sette giorni di eventi.  E’ stata un’esperienza grandiosa, che ci ha fatto crescere. Ha richiesto molto impegno, ma ne è valsa la pena. Se oggi pensiamo a “L’Ora degli Studenti”, sappiamo che ci sono tante persone a cui dobbiamo dire grazie per questo piccolo traguardo che rappresenta tanto, non soltanto per noi. Proviamo a farlo in questo post sperando di non dimenticare nessuno: proviamo a ringraziare chi ci ha accompagnato durante il festival, oltre chi ci accompagna da quasi un anno, dandosi quotidianamente da fare, rinunciando al proprio tempo libero e tante volte anche a quello destinato allo studio, alla famiglia, agli amici…

IMG_0808Vogliamo cominciare dall’associazione Minerva Scienza, ed in particolare Giuseppe Sacco e Rosamaria Strammiello, che ci hanno aperto le porte degli Ipogei di piazza San Francesco quando noi cercavamo un luogo in cui dare forma alla nostra idea di festival. Speravamo di trovare qualcuno così disponibile al nostro fianco e loro hanno voluto credere in noi. Ci chiedevano semplicemente di portare un po’ di gente in quel luogo altamente simbolico e noi ci abbiamo provato. Per Giuseppe, comunque, il ringraziamento è doppio (se non triplo): perché è stato anche ospite del nostro primo workshop sull’ambiente e perché i suoi suggerimenti sull’energia pulita sono parte del documento che abbiamo consegnato al Viceministro Bubbico e al Sindaco Adduce.

Un ringraziamento particolare anche a Milena e alla FUCI di Matera per averci prestato il proiettore, a Sviluppo Basilicata per le sedie e il telo per proiettare, al Liceo Scientifico di Matera, per la disponibilità di alcuni banchi utilizzati per l’orientamento universitario. Grazie al Comitato Matera 2019 e la Lucana Film Commission per aver ospitato l’anteprima del festival il 21 dicembre a Palazzotto del Casale.

Tutto è partito dalla Community di Matera 2019 dove Continua a leggere

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Il documento sull’ambiente presentato alla politica

Oggi 3 gennaio 2014 si è aperta la seconda parte del festival “L’Ora degli Studenti” e nell’evento della mattinata, abbiamo avuto come nostri ospiti agli Ipogei di piazza San Francesco il Viceministro degli Interni, Filippo Bubbico, e il Sindaco di Matera, Salvatore Adduce, a cui abbiamo presentato il nostro documento sull’ambiente, che potete leggere di seguito e che rappresenta la sintesi delle riflessioni sviluppate all’interno dei tre workshop sull’ambiente organizzati nei giorni scorsi da Roberto Colucci, ai quali hanno partecipato ospiti e associazioni attivi nella realtà materana e della Basilicata.

Speriamo che il documento possa essere condiviso dai nostri lettori e di tutti coloro che non hanno avuto modo di confrontarsi insieme a noi all’interno degli spazi di discussione, riflessione e elaborazione aperti durante il festival “L’Ora degli Studenti”.

Buona lettura e… #governiamolaINSIEME ;)

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