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3 grafici (+1) per capire la Basilicata del Rapporto Svimez

di Giuseppe Cicchetti

Dell’ultimo Rapporto SVIMEZ si è parlato molto ultimamente, e non soltanto tra gli economisti. Si tratta di un bel malloppo da più di 800 pagine rivolto a tecnici ed esperti, fondamentale per capire a che punto è Sud e quanto quel divario che separa l’Italia in due metà si stia ampliando o restringendo. La presentazione del Rapporto di quest’anno, che si è svolta a Roma lo scorso 27 ottobre, è stata anche un’occasione per far emergere alcune proposte direttamente rivolte a politici e tecnici amministrativi con poteri e responsabilità importanti. Quanto questi (e lo stesso Rapporto) saranno utili, lo si vedrà con il passare del tempo. A noi “comuni mortali” interessa, invece, capire qualcosa in più su quello che sta accadendo in una terra che, insieme a giovani, ricchezza e posti di lavoro, sta perdendo anche la speranza. In mancanza del tempo e degli strumenti giusti per interpretare parole, tabelle e grafici, si rischia spesso di consegnarsi nelle mani di articoli e comunicati che – com’è normale che sia – utilizzano dati oggettivi per raccontare la realtà da un punto di vista soggettivo e questo spesso ci lascia una versione parziale delle cose, spesso riduttiva, della quale bisogna evitare di accontentarsi.

In questo articolo, cercheremo di raccontarvi il ruolo di una piccola regione come la Basilicata all’interno del Rapporto SVIMEZ 2015 sull’economia del Mezzogiorno. Per non essere troppo noiosi ci serviremo soltanto di 3 grafici (colorati e interattivi) e vi forniremo tutti i riferimenti necessari per controllare i dati e approfondire.

Cominciamo con il primo. La Basilicata che esporta!

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Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

Nel 2014 le esportazioni sono aumentate del 9,9%1. Cresce il valore di quanto la Basilicata riesce a vendere all’estero e questo dato si contrappone a quello delle regioni vicine che fanno registrare risultati negativi (Campania -1,7%; Calabria -8,1%; Sicilia -13,9%) e le esportazioni del Mezzogiorno nel complesso diminuiscono del -4,7%. Complessivamente in Italia l’export aumenta del 2% grazie all’economia delle regioni del Centro-Nord (+3%).

Si tratta di un dato che rende orgogliosi i lucani, certo. Ma è importante considerare alcuni elementi per evitare di risultare superficiali e per comprendere anche alcune conseguenze di valore politico e sociale. Per prima cosa, non bisogna fare l’errore di sovrastimare questo dato. Le esportazioni lucane rappresentano soltanto il 3% circa del totale del Meridione: di conseguenza influenzano poco il risultato totale, ma soprattutto bastano variazioni (relativamente) piccole nell’export dell’industria regionale a condizionare il dato. A maggior ragione, e questo deve aiutarci a interpretare il dato nella maniera giusta, se pensiamo che la produzione di autoveicoli rappresenta da sola il 68%2 delle esportazioni lucane (esclusi “Coke e Prodotti petroliferi raffinati”). Capiamo che l’aumento dell’export è semplicemente lo specchio del risultato economico degli stabilimenti della FCA di Melfi.
E’ un risultato di cui essere molto contenti e festeggiare, perché l’industria automobilistica e il suo indotto sono dei pilastri dell’economia lucana. Ma riflettendo un po’ sugli eventi della quotidianità lucana è tragicamente comico pensare che siamo una regione che alza con forza la sua voce contro lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, poi non si interessa troppo alla raccolta firme per i referendum abrogativi in materia di trivellazioni, e infine arriva a esaltarsi per i risultati positivi dell’industria automobilistica (che sfrutta i combustibili fossili come risorsa indispensabile) facendone l’emblema del suo progresso. Forse dobbiamo impegnarci un po’ di più per chiedere un modello di sviluppo regionale diverso.

Ma torniamo a Svimez e passiamo al secondo grafico.
La Basilicata e la povertà.

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Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

Si tratta di dati3 relativi al 2013. Sostanzialmente un lucano su 3 (31,2%) è a rischio povertà, e questo dato è in linea con quello dell’intero Mezzogiorno (32,8%). In Italia, invece, siamo al 18,1%. Il concetto di povertà4 attraverso cui si descrivono questi fenomeni sociali prende in considerazione il reddito familiare e individua una soglia di rischio di povertà al di sotto della quale le famiglie, se non sono già povere (perché per esempio possono finanziare i consumi con i risparmi accumulati in passato), possono diventarlo nel corso del tempo. E’ un dato indispensabile per comprendere il contesto della nostra regione, importante per tenere i piedi per terra e ricordarsi che il progresso nella nostra regione non potrà lasciare indietro gli ultimi. E’ un dato che, solo in parte, possiamo considerare attenuato da uno dei più grandi valori che il passato della nostra regione e la civiltà contadina ci hanno lasciato in eredità. La frugalità, il sapersi accontentare del poco che si ha.

Il terzo grafico riguarda l’occupazione.

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Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

Rispetto al 2008 e agli anni precedenti alla crisi economica, la Basilicata ha perso il 6% degli occupati e l’intero Mezzogiorno il 9%. Ma nel 2014 la Basilicata guadagna circa 2.600 occupati5. Si tratta di un dato in leggera controtendenza con il resto del Sud, dove l’occupazione continua a diminuire. Se approfondiamo, scopriamo anche che nel 2014 gli occupati aumentano nel settore dell’agricoltura e in quello dell’industria, ma non in quello dei servizi. E’ facile prevedere una crescita notevole per i prossimi anni in quest’ultimo settore, che sarà dovuta alla nuova vocazione turistica da poco ritrovata della regione.
Se da una parte questi piccoli segnali incoraggiano il nostro ottimismo, dall’altra dobbiamo sempre evitare di cadere nella trappola dell’isola felice, quella di una Basilicata che può farcela da sola in un Sud dove lavora soltanto un giovane su quattro (il 26,6% tra i 15 e i 34 anni, in Grecia sono il 38,1%, in Spagna il 44,6%) e soltanto una giovane donna su cinque (20,8%). Già le anticipazioni del Rapporto SVIMEZ ci evidenziavano la situazione dei NEET (Not in Education, Employment or Training): quattro giovani su dieci sono fuori dal mercato del lavoro e dai circuiti formativi (in Grecia sono il 29,5% e in Spagna il 22,4%)6.

I numeri spesso aiutano, ma non sono altro che un punto di partenza per capire in quale direzione bisogna scegliere di andare. Per comprendere meglio il futuro della nostra regione possiamo accostare a questi tre grafici elaborati sulla base dei dati Svimez, un quarto (costruito sulle serie storiche dei dati APT-Basilicata7, che si fermano al 2014) che mostra come il turismo nella città di Matera stia crescendo e che forse non necessita ulteriori commenti.

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Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

L’immagine di Matera sta riuscendo a trascinare il turismo nell’intera Basilicata, e i trend di crescita saranno ancora più evidenti nei prossimi anni. Questa è già l’eredità del percorso che ha portato Matera a diventare Capitale Europea della Cultura 2019 e nonostante il turismo sia soltanto uno dei temi centrali del dossier vincitore, sarà quello che mostrerà gli effetti più evidenti nei mutamenti economici e sociali della regione.

Recuperando un punto di vista generale su tutto il Sud, i suggerimenti della SVIMEZ rimangono gli stessi degli ultimi anni: il Governo nazionale, Enti e Amministrazioni Locali devono intraprendere politiche pubbliche di ampliamento della spesa, essere i primi a impegnarsi affinché si creino le condizioni favorevoli per una ripresa degli investimenti e dei consumi. D’altra parte, però, è importante considerare la necessità di politiche di investimento migliori dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto qualitativo. La storia recente lucana è un esempio positivo della volontà e della capacità di creare progetti di qualità e mettere al centro lo sviluppo e la coesione sociale, oltre che la crescita economica. Come questa, esistono tante esperienze virtuose al Sud (e altrove) e diventa fondamentale monitorarle e studiarle, per poi replicare questi modelli in altri contesti simili che possono diventare realtà in grado di attrarre investimenti.

La Basilicata ha deciso di costruire il suo futuro puntando sulla cultura, sulla forza trascinatrice del progetto di Matera 2019. Ha deciso di costruire un programma di investimenti di cui beneficeranno direttamente e indirettamente i settori economici delle industrie creative e culturali, oltre che quello del turismo e altri collegati (in Italia per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,7 in altri settori8). Bisogna, però, avere il coraggio di acquisire una prospettiva più ampia sulle condizioni del Mezzogiorno, perché credere nella fortuna di un’isola felice, di cui si parlava prima, circondata da una terra di deserto economico e sociale è da ingenui, oltre che una prospettiva irreale e per niente auspicabile. Bisogna che le potenzialità del Mezzogiorno, insieme ai suoi problemi, diventino oggetto di attenzione e di fiducia da parte di tutti gli italiani e dell’Europa. E occorre che a prendersi cura di una terra macroscopicamente in declino siano per primi i suoi abitanti.

Giuseppe Cicchetti

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Note:
1 Rapporto SVIMEZ 2015. Tab. 34. Esportazioni nel 2014 nelle regioni italiane, p. 87.
2 Quaderno SVIMEZ – Numero speciale (37), 2013. Rapporto sullo stato dell’economia della Basilicata e sulle prospettive di una ripresa sostenibile. Tab. 4. Esportazioni totali e per settore, p. 11.
3 Rapporto SVIMEZ 2015. Fig. 3. Individui a rischio di povertà. Anno 2013, p. 176.
Riguardo il rischio di povertà (indicatore Europa 2020). Secondo gli standard Eurostat, la popolazione a rischio di povertà è la percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente (dopo i trasferimenti sociali) inferiore ad una soglia di rischio di povertà, fissata al 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare disponibile equivalente nel paese di residenza. Nel 2013 la soglia di povertà (calcolata sui redditi 2012) è pari a 9.456 euro annui (9.238 euro annui se espressa in PPA). Rischio di povertà o di esclusione sociale (indicatore Europa 2020). L’indicatore considera la percentuale di persone che si trovano in almeno una delle seguenti tre condizioni: (1) vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (vedi bassa intensità di lavoro); (2) vivono in famiglie a rischio di povertà (vedi rischio di povertà); (3) vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale (vedi deprivazione materiale grave).
5 Rapporto SVIMEZ 2015. Tab. 4. Variazione degli occupati tra il 2013 e il 2014, per settore di attività e regione, p. 141.
6 Dati disponibili anche online sul sito della SVIMEZ.
7 Dati sulle serie storiche disponibili anche online sul sito dell’APT Basilicata.
8 Riferimento agli effetti del moltiplicatore del Sistema Produttivo Culturale nel 2014. Symbola-Unioncamere, Rapporto Io Sono Cultura – 2015, p. 60. Disponibile anche online sul sito della Fondazione Symbola.
7 Rapporto SVIMEZ 2015. Tab. 34. Esportazioni nel 2014 nelle regioni italiane, p. 87.

Foto in evidenza da Instagram: un ringraziamento a @tunnconoscilsud (https://www.instagram.com/p/-jUpM1h2eI).
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La Basilicata e il petrolio. Da dove cominciare…

di Roberto Colucci e Franco Palazzi

Abbiamo già toccato in passato il tema delle estrazioni petrolifere in Basilicata, ma oggi più che mai è opportuno tornarne a discuterne vista la sua posizione privilegiata nel dibattito politico anche nazionale.

Le discussioni in merito si sono spesso ridotte al tiro alla fune tra i favorevoli (sempre meno e sempre più isolati al livello italiano) ed i contrari (sempre più numerosi e sparpagliati sul territorio regionale), il tutto a danno dell’approfondimento. In questo contesto, tralasciando le opinioni personali, proveremo a fornire alcune informazioni che riteniamo interessanti.

Partiamo, anzitutto, da un breve cenno economico. La storia del petrolio lucano è ultracentenaria (le prime fuoriuscite si verificarono nel 1902¹), ma solo negli anni ’80 si ebbe un deciso incremento¹ delle attività estrattive. Nel 2013, la SVIMEZ attestava in 60 miliardi² di euro il valore delle riserve certe di greggio. I pozzi di estrazione attualmente sono 106 – di cui 39 in produzione – grazie ai quali si estrae in Basilicata circa l’80% del totale nazionale su terraferma. Le royalties accreditate alla Regione ammontano ad oltre 1 miliardo² di euro in 14 anni, di cui 788 milioni nel periodo 2008-2014. Le estrazioni pesano per il 4,8%² sul totale dell’export lucano e, secondo un modello dell’Università di Firenze, generano 5.300 unità di lavoro annuali, pari a circa il 2,9% del totale degli occupati lucani.

Malgrado l’importanza di queste cifre, occorre mettere in luce come, nonostante gli intenti più che nobili (progetti di sviluppo infrastrutturale, sociale ed economico), le royalties sono state spesso utilizzate per coprire spese correnti – lo dimostrano i 40 milioni impiegati a copertura del disavanzo della sanità, i quasi 7 milioni per “servizi generali dell’amministrazione” e i 110 milioni destinati in 10 anni all’UniBas, a fronte di 1,4 milioni impegnati per le fonti rinnovabili.

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In seconda battuta, poi, vanno considerati i costi ambientali delle attività estrattive, come dimostrato dai diversi “incidenti”³ occorsi in passato.

Deve però essere considerato anche il sistema all’interno del quale la Basilicata insiste come territorio: non si può fare completo affidamento, a tal proposito, sulla logica “NIMBY” (Not In My Back Yard), circoscrivendo la validità di determinati principi solo al nostro ambito specifico. In altre parole, se non vogliamo che diverse realtà regionali si rimpallino a vicenda la realizzazione di un termovalorizzatore piuttosto che di una piattaforma petrolifera, bisognerà adottare una visione più ampia e portare avanti una battaglia, nazionale ed internazionale, per il superamento delle fonti di energia fossili.

Fatte queste considerazioni preliminari, possiamo gettare uno sguardo sugli sviluppi più recenti.
Lo scorso anno sette regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto) hanno scelto di ricorrere, in base all’art. 127 Cost., contro l’articolo 38 della legge “Sblocca Italia”, il quale sancisce tra l’altro il carattere “strategico” “[del]le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e [di] quelle di stoccaggio” – permettendo così al legislatore nazionale di scavalcare su questa materia eventuali contrarietà di quello regionale. Tale previsione violerebbe, secondo le ricorrenti, la divisione della potestà legislativa tra Stato e Regioni per come configurato dell’articolo 117 della Costituzione. La Corte Costituzionale ha convocato un’udienza in merito per il 5 Aprile 2016. Nel frattempo, Paolo Maddalena, vice-presidente emerito dell’Alta Corte, ha espresso a margine di un convegno forti dubbi in merito alla costituzionalità della norma contestata.

In attesa degli sviluppi su questo fronte, un gruppo di nove regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto) ha dichiarato la propria intenzione di indire, secondo quanto disposto dall’art. 29 l. 352/1970, un referendum abrogativo proprio dell’articolo 38 – che al quinto comma prevede anche la rinnovabilità del titolo concessorio unico ad opera esclusiva dello Stato.

Già da qualche mese (e fino al prossimo 30 Settembre), inoltre, Possibile, associazione lanciata da Giuseppe Civati, si sta adoperando per raccogliere 500000 firme su otto quesiti referendari, di cui due sulle trivellazioni (gli altri riguardano legge elettorale, jobs act, grandi opere e riforma della scuola) – qui una mappa dei luoghi in cui si può aderire, ai quali vanno a sommarsi gli uffici dei moltissimi comuni in cui sono stati depositati i moduli. La soglia necessaria, non ancora raggiunta, si è avvicinata significativamente nell’ultima settimana, e migliaia di volontari si stanno dispiegando su tutto il territorio italiano per il rush finale.

Dal punto di vista politico, si tratta di iniziative di un certo significato, visto che molte delle regioni interessate sono governate da quello stesso Partito Democratico che ha promosso, a livello nazionale, lo “Sblocca Italia”. I vertici regionali, insomma, pur senza operare, almeno a livello ufficiale, uno strappo vero e proprio con il governo centrale, paiono intenzionati a far valere in una pluralità di sedi la propria contrarietà alle nuova normativa sulle trivellazioni.

Alle urne, dunque, si andrà quasi certamente nella primavera del 2016. Tuttavia, per evitare l’effetto boomerang che si avrebbe in caso di mancato raggiungimento del quorum in quella tornata, una partecipazione popolare massiccia all’iniziativa di Possibile sarebbe fortemente auspicabile, anche in termini di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in vista del voto.

Roberto Colucci
Franco Palazzi

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¹ da Varvelli R., Varvelli F., 2015, Che cos’è il petrolio, Mind Edizioni , Milano.
² da SVIMEZ, 2013. Rapporto sullo stato dell’economia della Basilicata e sulle prospettive di una ripresa sostenibile, Quaderni SVIMEZ – Numero Speciale (37). Roma.
³ si vedano, ad esempio, Bolognetti M., 2013, Le mani nel petrolio, Basilicata coast to coast, ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa, Reality Book, Roma; Dommarco P., 2012, Trivelle d’Italia, perché il nostro paese è un paradiso per petrolieri, Altreconomia Edizioni, Milano.

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Biblioteca Provincale. Per evitare un gioco al ribasso

In tanti tornano a parlare della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” e forse i problemi di questo strano caso tutto materano non hanno mai avuto una risonanza così forte, come in questo momento, arrivando addirittura sulle testate giornalistiche nazionali (Antonello Caporale su Il Fatto Quotidiano del 30.9.2015 disponibile anche qui). Chi segue Profumo di Svolta sa che si tratta di una delle questioni a cui abbiamo dedicato maggiore attenzione, per provare a capire cosa dovesse cambiare per avere una biblioteca “a misura di Europa” (come scrivevamo in questo articolo).

Ci piacerebbe fare un po’ di ordine tra le tante cose che in quest’ultimo periodo sono accadute, per dare qualche informazione in più a chi insieme a noi si sta interessando alla questione e per fare alcune considerazioni che riteniamo fondamentali per arrivare a una conclusione, e chissà magari a una tanto sperata soluzione, che abbiamo capito essere lontana da proclami, propaganda politica e indignazione popolare di circostanza. Proviamo a ripercorrere la storia del 2015, così come noi la conosciamo, per non lasciare indietro nessuno:

Gennaio 2015. La Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” comincia a non acquistare più libri, come ci informa Il Fatto Quotidiano con l’articolo di Antonello Caporale (che contiene anche le parole di Pasquale Doria, giornalista del La Gazzetta del Mezzogiorno che ha seguito con costanza la vicenda).

Febbraio 2015. Dai dipendenti della Biblioteca parte un allarme: “La biblioteca rischia di chiudere!!!”. Una parte della cittadinanza materana comincia a mobilitarsi, alcuni degli utenti scrivono una bella lettera aperta alle istituzioni (disponibile qui). Il fermento culmina l’8 febbraio in un flashmob: una catena umana intorno al Palazzo dell’Annunziata, organizzata su Facebook, a cui partecipano anche alcuni importanti esponenti degli ambienti materani della cultura, tra questi il (di lì a poco) sindaco di Matera, Raffaello De Ruggieri. Intanto alcuni di noi cominciano a informarsi per vederci più chiaro, contattiamo il Presidente della Provincia che si dimostra molto disponibile insieme alla Consigliera Anna Amenta. Ci viene detto che la Biblioteca non sta per chiudere, si tratta di una notizia infondata. Semplicemente, in base alla Legge n. 56 del 7 aprile 2014 (cosiddetta “legge Delrio”) potrebbero non essere più della Provincia le competenze per la gestione della biblioteca. Tradotto: potrebbe cambiare qualcosa nella gestione della struttura (es. provenienze dei finanziamenti, riorganizzazione del personale con eventuali trasferimenti, ecc…). La Regione deve ancora legiferare in merito, è in ritardo. Ma comunque vada la Provincia ha i fondi per continuare a coprire i costi di gestione. Bene, allora perché non cogliere l’occasione per rilanciare? Per riportare nel dibattito alcuni temi, a noi cari già, sui i quali da qualche anno abbiamo provato a tenere alta l’attenzione? Ci siamo confrontati con i due amministratori che sarebbero stati pronti a impegnarsi e a convocare presto un tavolo tra tutte le parti coinvolte. Così abbiamo contattato alcuni amici e abbiamo cominciato a parlarne e sui social network e su alcuni dei blog materani e lucani più attivi e interessati a queste tematiche. Con MateraInside.it, Vox Populi – Grassano, OsservatoreLucano.it, La Scaletta Giovani, UDU Bas – Unione degli Universitari Basilicata abbiamo lanciato una petizione online e offline chiedendo principalmente un ampliamento degli orari (quelli attuali sono Lunedì-Giovedì 8.30-18.30 e Venerdì-Sabato 8.30-13.30) e una connessione internet Wifi (magari anche libera e gratuita).

13 febbraio. Tavolo tecnico con Provincia (De Giacomo, Amenta e Nota), direzione della Biblioteca (Angela Vizziello), rappresentanti dell’utenza (noi promotori della raccolta firme, di cui Loforese per gli studenti universitari; Casino per gli studenti delle superiori; Gravela, consigliere del Comune di Matera che si era interessato alla questione). Noi portiamo 700 firme raccolte in poco più di tre giorni. Dal tavolo tecnico emergono alcune considerazioni (report completo qui) di cui: la Biblioteca ha in organico 34 dipendenti – leggasi trentaquattro – e con questi non riesce a garantire orari di apertura maggiori di quelli che già offre; soffre una carenza di risorse economiche. La Provincia ha disponibilità economiche da destinare alla Biblioteca, ma non può – per legge – assumere nuovi dipendenti. I rappresentanti dell’utenza, facendo notare i servizi che l’utenza meriterebbe, suggeriscono che per raggiungere un compromesso accettabile potrebbe essere sufficiente ampliare gli orari di apertura senza ampliare gli orari del servizio di prestito libri, ma unicamente come sala lettura dopo le 18.30 e magari soltanto in alcune aree della biblioteca chiudendone altre (ciò richiederebbe meno personale in servizio oltre le 18.30). Per la questione del Wifi, al Comune di Matera è in cantiere un progetto per dotare alcune aree pubbliche di Wifi gratuito: una delle antenne è posizionata proprio sul Palazzo dell’Annunziata e una volta abilitata anche la Provincia potrebbe approfittarne per dotare la Biblioteca di una connessione wireless.

Conclusioni:
> 34 dipendenti (al 13 febbraio) non sono sufficienti a tenere aperta la biblioteca oltre gli orari attuali;
> la Provincia non può assumere, ma si può pensare di trasferire qualche dipendente della Provincia presso la Biblioteca o, meglio, strutturare un bando insieme alla Regione, magari, per gestire una partnership pubblico-privato con associazioni per tenere aperta la struttura oltre gli orari attuali di chiusura;
> per la connessione a internet conviene aspettare il Comune.

E così nelle settimane successive:
– gli uffici tecnici della Provincia si sarebbero messi al lavoro per capire la fattibilità di alcune soluzioni (proposte al punto 2, o che potrebbero emergere);
– la Provincia si sarebbe messa in contatto con la Regione Basilicata per lavora insieme al bando – del punto 2;
– si sarebbero attese news dal Comune per la disponibilità del wifi.

PS. Gli unici assenti al tavolo sono i sindacati in rappresentanza dei dipendenti della biblioteca, che saranno convocati la settimana successiva e che confermeranno l’indisponibilità a riorganizzare i turni per ampliare l’orario di apertura della Biblioteca.

E così gli universitari fuori sede del nostro gruppo lasciano Matera per le lezioni del secondo semestre, ma si riesce a rimanere facilmente in contatto per le settimane successive.

Aprile 2015. La maggior parte di noi è di nuovo a Matera e viste le aspettative positive chiediamo di essere nuovamente ricevuti in Provincia per discutere degli aggiornamenti, e anche perché nel frattempo si erano aggiunti nuovi firmatari alla petizione e ci interessava tenere alta l’attenzione sul tema. Il 7 aprile gli amministratori ci comunicano che il confronto con la Regione per la strutturazione del bando – con l’utilizzo di fondi regionali e, magari, di un co-finanziamento europeo – era stato avviato e che da lì a breve sarebbero state convocate tutte le associazioni materane per discuterne. La volontà di coinvolgere anche l’utenza nella strutturazione del bando ci fa molto piacere e ci mettiamo a disposizione per far presente le principali necessità che sarebbe stato necessario garantire. Ci viene comunicato che erano stati fatti alcuni passaggi con i sindacati dei dipendenti della provincia per capire eventuali margini di manovra per l’ampliamento degli orari con il personale in quel momento a disposizione, ma non erano andati a buoni fine.

Maggio 2015 – ad oggi… Immaginiamo complici le elezioni amministrative con relative campagne elettorali (che interessano indirettamente anche l’amministrazione provinciale), le vacanze estive, la relativa diminuzione dell’attività amministrativa e le altre priorità politiche nei mesi di luglio e agosto, (ecc…) non ci sono stati ulteriori sviluppi (o forse non siamo riusciti noi a rimanere aggiornati), se non che da luglio la Biblioteca ha smesso anche di acquistare giornali e che le competenze amministrative su ciò che riguarda la cultura non sono state ancora trasferite definitivamente alla Regione, che deve legiferare come avrebbe dovuto farlo in primavera.

* * *

Ecco, speriamo che questo riassunto possa essere utile a chi, oltre a noi, si sta occupando del tema, magari per avere qualche dato in più, qualche nemico a priori in meno, qualche soluzione in testa e per provare a andare oltre i proclami da social network e la facile (e non proprio onesta) propaganda elettorale. E prima di chiudere l’articolo e ricominciare a interessarci della questione da dove avevamo interrotto, perché consideriamo questa una battaglia di civiltà che Matera non può perdere, ci permettiamo qualche ultima considerazione perché si vada oltre il già sentito “è vergognosa una capitale della cultura senza biblioteca”.

Abbiamo fatto più volte la parte dei rompiscatole e a volte ci è stato detto o riferito (anche in modo un po’ offensivo) che toccare gli interessi (o i privilegi) di qualcuno non era la strada giusta per risolvere il problema, ma dato che spesso il nostro punto di vista è stato utile a tanti che lo hanno apprezzato per farsi un’idea più nitida della realtà, vogliamo ribadire come la pensiamo. Ribadire che forse non si tratta soltanto di un problema politico, perché non c’è dubbio che se ci fosse stata una volontà politica decisa e determinata, negli ultimi anni la biblioteca avrebbe offerto un servizio migliore di quello attuale, ma più di una perplessità emerge se si pensa che la soluzione per l’ampliamento degli orari sia quella di assumere nuovo personale da aggiungere ai 34 dipendenti pubblici… chi tra i lettori di quest’articolo è un dipendente o titolare di una piccola azienda privata o ne conosce bene qualcuna, non farà fatica a immaginare che forse in una realtà diversa da quella pubblica 34 dipendenti possono essere in grado di assicurare orari di apertura più ampi di Lunedì-Giovedì 8.30-18.30 e Venerdì-Sabato 8.30-13.30. E proprio perché crediamo che il servizio della Biblioteca debba restare pubblico e non essere privatizzato (perché il modello della Mediateca Provinciale, ad esempio, non ci piace…) siamo convinti anche noi che una soluzione si sarebbe potuta trovare senza necessariamente le nuove assunzioni.
Allo stesso tempo vogliamo ribadire che forse non nemmeno si tratta soltanto di un problema economico: in passato non si è ritenuto necessario far rientrare le risorse per migliorare i servizi della biblioteca nei bilanci della Provincia, oggi tocca alla Regione prendere una decisione e si posso utilizzare i fondi europei del PON “Cultura e Sviluppo” (490 milioni di euro per cinque regioni del Sud) destinati proprio alla tutela del patrimonio culturale pubblico (e anche alla sua digitalizzazione). E se si opterà per un bando pubblico rivolto a qualsiasi soggetto privato, riteniamo fondamentale che questo possa essere strutturato sulle necessità di chi vive la biblioteca (o vorrebbe avere la possibilità di farlo) e che ogni euro pubblico speso possa essere, naturalmente, rendicontato alla cittadinanza con la massima trasparenza.

Siamo consapevoli che il risultato più auspicabile in questo momento, quello di una biblioteca che ha gli stessi orari di quelle di una città universitaria ed, oltre a essere un luogo silenzioso, a volte può animarsi della migliore vivacità culturale che ospita e ospiterà la nostra città, non è realizzabile (almeno in tempi brevi), ma sarebbe importante lo sforzo da parte di tutti di evitare un gioco al ribasso per “salvare la biblioteca”. Perché chiedere che le cose rimangano semplicemente come sono (o come erano prima che la biblioteca smettesse di acquistare libri e giornali) significa chiedere che la biblioteca resti la stessa di qualche decina di anni fa, mentre intorno a lei tutto è cambiato.

La redazione
(per info giuseppecicchetti93@gmail.com)

Foto in evidenza da Instagram:
Un ringraziamento a @lebumb
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Matera 2019 protagonista del rapporto Io sono Cultura 2015

La quinta edizione del rapporto Io sono Cultura (Fondazione Symbola-Unioncamere) dedica un approfondimento al progetto che ha portato Matera a diventare Capitale Europea della Cultura 2019.

Riportiamo qui un estratto del rapporto disponibile in versione integrale sul sito web della Fondazione Symbola.

[…] 3. Cultura come driver di sviluppo territoriale

3.13 A Matera il futuro è open

A differenza dei vari percorsi che negli ultimi 50 anni hanno ribaltato in positivo l’immagine e la traiettoria di Matera, la peculiarità della sfida lanciata dal percorso di candidatura che ha portato Matera ad essere nominata Capitale Europea della Cultura per il 2019 sta nell’essere stata condotta anche con i cittadini di Matera e della Basilicata. Numerose ed efficaci le azioni messe in campo per mobilitare l’intelligenza collettiva di un numero crescente di cittadini, a fronte di un iniziale scetticismo e sfiducia nelle proprie capacità di azione. Lavoro possibile grazie ad un gioco di squadra che ha abilitato le risorse locali (imprese, istituzioni pubbliche, burocrazia, cittadini, istituzioni ed associazioni culturali, media) e valorizzato al meglio il loro apporto. Ponendo l’enfasi sulla dimensione collettiva e sociale della cultura e sul ruolo che i cittadini possono svolgere partecipando, attraverso di essa, al cambiamento e alla cura delle città, Matera prefigura un modello di cultura aperta, accessibile a tutti, grazie anche alle licenze aperte e a nuovi processi di apprendimento.

17 ottobre 2014, h.17.00. L’ora in cui nella prestigiosa Sala del Consiglio del Dicastero della Cultura sarà dato l’annuncio della città italiana che nel 2019 sarà la Capitale Europea della Cultura.
La delegazione dei 6 sindaci delle città finaliste (Ravenna, Siena, Perugia, Cagliari, Lecce e Matera) siede in prima fila di fronte al Presidente della Giuria Selezionatrice, i delegati della Commissione Europea ed il Ministro Franceschini Continua a leggere

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Cercando il nostro futuro. Campagne elettorali e dintorni…

di Roberto Colucci

E’ Maggio e in città c’è grande fermento. Le elezioni si avvicinano e, nonostante la vita da semi-fuorisede, l’atmosfera intrisa del sapore di contesa ostile, che credo ci accompagnerà fino alla fine del mese o poco oltre, è facilmente respirabile.

In campagna elettorale è così, si diventa un po’ tutti partigiani, nel senso meno storico del termine: la cittadinanza si divide come una cellula in mitosi, progressivamente e inesorabilmente, fino ad arrivare alla contrapposizione totale di gruppi numericamente quasi inesistenti. Una contrapposizione che, purtroppo, guarda più ai cognomi scritti sulle casacche dei giocatori in campo, piuttosto che alle idee, alle proposte, alle questioni. La realtà diventa opinabile e soggettiva, le diverse prospettive diventano teoremi inconfutabili per ciascuno schieramento, l’informazione viene passata sotto filtri che la modellano a seconda della volontà di chi la diffonde. E’ un contesto frammentato e fortemente confusionario, quello di Matera2015, la Capitale della Cultura che si avvicina al periodo clou della campagna elettorale. I candidati sono più di 700 (leggasi settecento!), le idee, per la verità, un po’ scarsine, i programmi elaborati in fretta e furia, senza un’analisi delle condizioni economiche, finanziarie e sociali, con tanti che dicono di voler costruire castelli, senza considerare la necessità di cemento, manodopera e principesse che progetti di tale portata presuppongono.

Eppure di problemi da risolvere ce ne sono a bizzeffe, di questioni da discutere nei mesi antecedenti le elezioni ce ne sarebbero state abbastanza da riempire un’enciclopedia del dilemma, ma la discussione, ancora una volta, si è fermata al cognome di uno e dell’altro con (questa sì) una grande novità, la dicitura “Matera2019”. Matera 2019 parte da Matera oggi e anche un po’ da Matera ieri e, quindi, è evidente che si doveva discutere ieri di ciò che vogliamo Matera diventi domani. Nei gruppi che si sono poi trasformati in liste elettorali non lo si è fatto, o lo si è fatto in parte (sicuramente in ritardo) o in maniera non propriamente inclusiva e trasparente, ma piangere sul latte versato non serve a niente e, quindi, come disse qualcuno, è meglio iniziare a confrontarsi adesso sui temi, piuttosto che disperarsi o continuare a procrastinare.

Il fatto che ci siano tanti e forse troppi candidati è sicuramente indice di una tattica (probabilmente poco ortodossa, ma tristemente nota per quel che riguarda le amministrative) che vede nella maggiore quantità di pedine che si muovono una più consistente possibilità di vittoria. Io, che a scacchi non ci ho mai giocato, ma che preferisco la qualità alla quantità, apprezzo lo sforzo di coinvolgere direttamente gran parte della popolazione materana, e ci voglio vedere persino qualcosa di positivo, ma non ne sono poi tanto compiaciuto. Ad una mole enorme di persone in gioco sarebbe potuta corrispondere un’altrettanta esagerata quantità di idee da discutere, migliorare ed aggiungere ai programmi, ma adesso, probabilmente, il tempo a disposizione per renderle concrete e operative non ci sarà. Alla fine, credo che nessuno vietasse ai candidati di iniziare a parlare di progetti tempo fa e, se ciò non è stato fatto, è evidente che sia anche questo il frutto di una scelta tattica che ha ben poco a che vedere con un dibattito politico maturo.

Ad ogni modo, i cittadini materani in prima linea sono tanti, come tanti sono i cittadini materani che si impegnano per la loro città e che invece hanno deciso di restare fuori dalla contesa elettorale, quasi a voler sottolineare il fatto che non basta dire qualcosa di serio o fare qualcosa di buono per la comunità per essere meritevoli di un ruolo politico di rappresentanza. Quasi a voler sottolineare, inoltre, che non è obbligatorio candidarsi se si è impegnati quotidianamente per il miglioramento della propria realtà, perché la politica è un impegno e una vocazione e, secondo alcuni, ci si può impegnare per la propria città senza doversi per forza occupare di amministrazione comunale. Certo, lungi dal demonizzare l’impegno di chi invece, forte di un’esperienza associativa o di un impegno sociale pregresso, decide oggi di mettersi a disposizione della propria città: guai se non ci fossero queste persone!

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Tuttavia, ciò che mi lascia un po’ perplesso è, oltre a quanto già detto, il fatto che tanti sembrano pensare che l’elezione del Sindaco possa essere la panacea per tutti i mali. Il Sindaco non risolverà tutti i problemi della nostra città, non investirà per far funzionare un cineteatro, non riparerà le buche nel tempo libero, non aggiusterà i parchi pubblici che noi distruggiamo, non ripulirà le strade dalle cartacce che noi gettiamo, non ci troverà un lavoro, non riporterà a casa le migliaia di ragazzi che ogni anno abbandonano la loro terra per andare a cercare fortuna altrove e non chiamerà giovani da tutta Europa per farli venire a vivere nella pur bellissima Matera. Lo diceva già Banfield, che sulla Basilicata ha condotto uno studio sociologico serio e dettagliato: da noi si credeva che il Sindaco potesse fare tutto, risolvere tutti i problemi, dirimere ogni questione, ma non è così. Lo si poteva pensare cinquant’anni fa, quando la società contadina era pressoché l’unica anima di una Basilicata dimenticata dal resto d’Italia, quando Matera era la “vergogna d’Italia”, ma non lo si può più pensare oggi, al tempo di Matera Capitale Europea della Cultura.

Chiunque sarà il futuro Sindaco della nostra città, qualsiasi sia la sua “squadra” di governo della città, non ci sarà rivoluzione, né miracolo. Il cambiamento è un processo lento e difficile, e il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri tutti potranno avere un ruolo sicuramente importante nel favorire o meno questo cambiamento, nell’indirizzarlo verso un’idea di Matera piuttosto che un’altra, ma l’onere fondamentale, quello realmente decisivo, quello più pesante, continuerà a gravare sulle spalle di tutti i cittadini materani. Dopo una vittoria alle elezioni a nessuno viene regalata una bacchetta magica e nessuno viene dotato di un mantello da supereroe.

La Matera che desideriamo, una Matera dove ci siano possibilità differenti e migliori deve essere costruita giorno dopo giorno insieme alle migliaia di ragazzi che vivono fuori e che si confrontano con realtà più evolute, con le migliaia di studenti e professionisti che tornano a Matera forti di una esperienza internazionale, sfruttando le energie di chi a Matera non ci è mai stato, ma che potrà decidere di fare di Matera la propria opportunità, guardandola con occhi disinteressati, realistici, obiettivi. La Matera che vogliamo è un frutto che coltiviamo da anni, che talvolta abbiamo messo in ombra o privato del nutrimento necessario, ma che adesso, finalmente, stiamo imparando a far crescere nel modo adeguato. Ci sarà bisogno di tutto il nostro impegno affinché il frutto del nostro lavoro possa maturare, sarà necessario che generazioni diverse si prendano per mano e proteggano quel frutto che è ogni giorno un po’ più bello, più buono, ma anche più fragile e, comunque, sempre indifeso.

Non bastano cinque anni per cambiare la nostra città, ma è necessario che prestiamo attenzione ad ogni attimo, ad ogni istante di tempo che scorre per la nostra realtà, perché sarà anche la realtà nella quale molti di noi, e molti altri cittadini d’Europa, ce lo auspichiamo, vorranno veder crescere i propri bambini.

Roberto Colucci

 

 

 

 

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Da Matera bisogna partire

di Giuseppe Cicchetti

Da qualche mese ormai, Matera non è più quella di una volta.
Forse in città è cambiato poco. Certo, si respira un’aria migliore e tra i tanti pensieri quotidiani basta poco per essere contagiati da quel denso e travolgente entusiasmo che anima tutti coloro che hanno vissuto e vivono ogni giorno il sogno di Matera 2019, che hanno immaginato e compreso quale potesse essere il proprio contributo nel progetto collettivo, ancora tutto da costruire. Ma fuori, in particolare lontano dalla Basilicata e dal Meridione, Matera non è più quella sconosciuta città di un’altrettanto sconosciuta regione, di un triste e irrecuperabile Sud.

I materani che vivono lontano da casa, da qualche mese sorridono guardando sul telefono i messaggi degli amici più cari che dicono di aver visto Matera in TV, di aver riconosciuto la Capitale Europea della Cultura 2019 sul giornale o alla radio, tra le foto di Facebook e Instagram di cantanti e attori famosi. Loro poi si prenotano per venirti a trovare a Matera, e nel frattempo tanti turisti e viaggiatori in Italia e in Europa programmano le proprie vacanze in una terra lontana, tanto difficile da raggiungere. E mentre il mondo scopre la bellezza di una città abitata da millenni, tra gli esperti e gli appassionati di innovazione sociale aumenta la curiosità nei confronti di una comunità che con un progetto ambizioso (raccontato principalmente dal dossier #OpenFuture, sempre disponibile a questo link) vuole provare a sperimentare nuovi modelli di vita, di accesso alla cultura, di rapporto con i turisti cittadini temporanei, di politica e di sviluppo di un territorio.

E così si fanno avanti nuovi paradigmi tutti da immaginare, e tanti vecchi scetticismi non fanno fatica a riemergere. Da una parte si percepisce l’entusiasmo sincero di chi vorrebbe trovare in tutto questo la possibilità di mettere a disposizione le proprie competenze e la propria passione per un progetto collettivo; e dall’altra si riconosce facilmente l’egoismo di chi è pronto a investire, mettere su un Bed&Breakfast o un albergo di lusso, e sfruttare tutto questo per soddisfare un proprio interesse personale.

Tra queste e tante altre reazioni più o meno istintive, non è passato di moda un vecchio luogo comune. Prima dello scorso ottobre ci si lamentava perché troppi ragazzi erano costretti a partire da Matera e andare a studiare o a cercare lavoro lontano dalla Basilicata. Oggi ci si auspica che con l’appuntamento del 2019 non sia più così, che si possa evitare di partire, di emigrare, di fare questo sacrificio andando via da casa. Forse dovremmo riflettere un attimo in più su questo, pensarci un po’ su. Considerarlo un piccolo dilemma da affrontare – in quanto cittadini materani – a qualsiasi età, in particolare negli ultimi anni di scuola superiore, quando ci si prepara a quel gesto per noi percepito inizialmente come estremo e pesante, quasi una condanna da scontare.

Forse dalla Città dei Sassi bisogna andarsene. Da Matera bisogna continuare (o magari cominciare) a partire. Non deve mancare il coraggio di fare le valige e di cercare lontano dalla nostra città quello che ci manca. E questo è un atto di amore, non un insulto, né un’offesa.

“Dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa di diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo partiti. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.” ( da Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019)

Certo, se ne abbiamo le possibilità, se non sono vincoli di natura economica, o ancor più delicati, a impedircelo. E per quanto possono, la politica e la società devono impegnarsi a rimuovere questi ostacoli – nel pieno spirito dell’articolo 3 della Costituzione.

Ma bisogna partire, perché lontano da Matera c’è qualcosa che nella nostra Basilicata non c’è. Qualcosa di bello e di utile, che sta a noi riconoscere e portare a casa con fiducia e orgoglio. C’è anche qualcosa di brutto, da comprendere e da scongiurare, da tenere il più lontano possibile dalla nostra città. Esempi? La vivacità culturale e l’accoglienza riservata allo straniero che hanno reso internazionali tante città universitarie, da cui Matera e i materani potrebbero imparare. Oppure il turismo esagerato e asfissiante di cui vive (o forse muore, direbbe Salvatore Settis) una città come Venezia, da cui Matera dovrebbe altrettanto imparare.

Da Matera bisogna partire, anche perché il concetto di distanza è cambiato. Non è un caso che dentro #OpenFuture (nel dossier, nel significato di tanti progetti già avviati) si riconosca il valore di quell’infrastruttura immateriale che è Internet, degli alfabeti digitali come nuove forme di comunicazione e di approccio al nostro presente, del coding (programmazione informatica) come importante competenza (non soltanto) tecnica al nostro servizio, da imparare magari da piccoli come si fa nei CoderDojo lucani. La rete ci ha già cambiato la vita e oggi ci permette di sentirci vicini a chiunque, di costruire, di lavorare, di formarci, di conoscere, di approfondire. di contribuire, di collaborare, di partecipare. Certo, comunque non è come esserci di persona (ma ci sono sempre Ryanair e i treni prenotati con sufficiente anticipo).

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Da Matera bisogna partire, perché il nostro presente non è più quello dei nostri nonni a cui capitava di allontanarsi da casa soltanto per il viaggio di nozze, il servizio militare, le vacanze o per guadagnare qualcosa in più in Germania da spedire a casa; non è più quello dei nostri genitori ai quali prendere un aereo costava centinaia di migliaia di lire e il telefono era soltanto fisso. Da Matera bisogna partire, perché chi va a studiare all’estero non è necessariamente un “cervello in fuga”, ma forse qualcuno che vuole cogliere le opportunità che il mondo di oggi gli offre; perché chi sceglie di lavorare all’estero non sta emigrando, bensì cerca il suo posto nella società in un’altra regione dell’Europa (o del mondo). Forse la sfida è quella di diventare noi Matera, quel posto nel mondo in cui qualcuno, studenti o chiunque, potrebbe trovare (o ritrovare, per scelta e non per costrizione) se stesso, la sua vita, il suo futuro.

A Matera bisogna arrivarci da altrove per studiare, lavorare, imparare, sperimentare, vivere a un’altra velocità, pensare. Magari fare tutto questo nello stesso modo in cui lo si fa normalmente in altre parti del mondo. Oppure in un modo completamente nuovo e originale.

Se Matera 2019 servirà per non far partire e far restare a Matera tutti coloro che dai 19 anni (a volte anche prima o più tardi) decidono di andare via, forse avremo perso. Se Matera 2019 servirà a far tornare coloro che vorranno farlo dopo essere partiti, se servirà a far arrivare in città ragazzi giovani che potranno contribuire con le loro idee, la loro esperienza e la loro diversità allo sviluppo della città (insieme a chi, per un motivo o per un altro non se ne sarà mai andato o sarà tornato), allora forse avremo vinto.
Una cosa è certa: tutto dipende da noi.

Giuseppe Cicchetti

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Per una Biblioteca Provinciale a misura di Europa

Quasi due anni fa pubblicavamo alcuni articoli (link1link2) sul tema degli spazi della cultura a Matera e chi di noi ha fatto il rappresentante degli studenti alle scuole superiori, da ancora più tempo, si interessa alla questione degli orari della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” tra raccolte firme e incontri con le istituzioni.

Il tempo è passato e Matera è stata proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. L’ebbrezza generale che la nostra città ha vissuto dopo il 17 Ottobre è stata forse una delle più belle nella sua lunga storia e mentre la Fondazione Matera-Basicata 2019 ingrana la marcia e la città si prepara a intraprendere (o continuare) il suo cammino verso il 2019, siamo consapevoli che le generazioni più giovani possono continuare a contribuire (e forse farlo in maniera sempre più efficace) alla vita della nostra città, immaginandone e impegnandosi a costruirne una migliore.

Il tema degli spazi della cultura continua a appassionarci Continua a leggere

A man holds a placard which reads "I am Charlie" to pay tribute during a gathering at the Place de la Republique in Paris

#JeSuisCharlie e dintorni… (FOCUS)

Parigi, indietro di ventun’anni

Gennaio 1994.
All’interno dell’Intercontinental Hotel, durante l’assegnazione del “Ditale d’oro”, il clima è tutt’altro che tranquillo; Claudia Schiffer ha sfilato solo una settimana prima, indossando uno dei nuovi abiti firmati “Chanel”.
Cosa potrebbe esserci di tragico, cosa c’è di offensivo in questo?
La risposta è nell’abito, o meglio, sull’abito: l’orlo è stato decorato con dei versetti del Corano e questo, per i musulmani, è inammissibile.  Continua a leggere

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Esperimenti Culturali | #ourCapital

I nostri migliori anni sono appena cominciati e stiamo cercando di renderli degni del vigore e dell’entusiasmo tipici della giovinezza. D’altra parte, la fortuna aiuta gli audaci e così, dopo il primo festival “L’ora degli studenti”, organizzato l’anno scorso da noi ragazzi di Profumo di Svolta, abbiamo deciso di condividere con la cittadinanza un’ulteriore occasione di dialogo libero e di condivisione. 

Infatti domani 22 dicembre presenteremo l’ANTEPRIMA del festival #ourCapital “Cultura è partecipazione” che si svolgerà dal 27 al 30 dicembre a Matera. Cogliamo l’occasione per riabbracciare la nostra città durante le vacanze di Natale e per percepire questo nuovo clima che si respira a seguito della nomina a Capitale Europea della Cultura.

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Il programma completo dell’evento è sul nostro sito e tutti i dettagli sono sugli eventi facebook dedicati a #ourCapital.
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La gioventù è l’eterna speranza dell’umanità, perciò cerchiamo di rendere la generazione di cui facciamo parte meritevole della fiducia che deve ricevere per il progresso collettivo. Per questa ragione abbiamo progettato il prossimo festival, nonostante viviamo in diverse città d’Italia e d’Europa, siamo stati mossi dalla voglia di condividere queste giornate di festa nella nostra città, insieme, ancora una volta. Abbiamo deciso di tentare, perché il coraggio é contagioso, come l’indifferenza e la passività. Continua a leggere