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#ourCapital – pronti per tornare a Matera?

Dove ci eravamo lasciati? Ah ecco, un anno fa vi abbiamo tenuto compagnia nel periodo delle feste natalizie con “L’ora degli Studenti”, un piccolo festival organizzato insieme a tanti altri amici.

Senza troppe pretese ci riproviamo anche quest’anno!
E dalle tante città d’Italia e d’Europa dove ci troviamo abbiamo messo insieme le nostre forze, coinvolto altri partner che come noi hanno voglia di impegnarsi e proporre qualcosa per rendere più vivo e attivo il nostro territorio. Ci piace l’idea di passare insieme un periodo importante come quello natalizio, quando tanti giovani materani che vivono lontano tornano a casa per le feste, per incontrarci e conoscerci meglio tra gruppi e associazioni, per riflettere sul nostro territorio e sul nostro futuro, per confrontarci, per approfondire tanti temi e conoscere meglio Matera. E per divertirci, naturalmente.

E’ così che nasce il festival #ourCapital – Cultura è partecipazione.

Un anno fa Matera era candidata a diventare la Capitale Europea della Cultura del 2019 e noi provavamo a dare il nostro contributo parlando di cittadinanza attiva, accoglienza e integrazione, rispetto dell’ambiente, destinazione degli spazi pubblici e di una città più aperta ai giovani.

Oggi qualcosa è cambiato. Matera ha vinto, ma sempre bisogno di noi. Ha bisogno della creatività, dell’energia e della vitalità dei materani (e non solo): in particolare di quelli più giovani. Perché il futuro si scrive insieme (come ci suggeriva il primo dossier di candidatura), partendo dalle cose apparentemente più piccole e semplici, ma provando a fare sempre un passo in avanti.

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Il programma completo degli eventi è disponibile qui sul sito. Mentre tutti i dettagli e gli aggiornamenti in diretta li trovate su Facebook: sulla pagina ufficiale dell’evento.

Sono tanti i partner che contribuiscono alla realizzazione del festival, ma vogliamo ringraziarne uno in particolare: l’Hemingway’s Bistrot che ospiterà la maggior parte dei nostri eventi e ci accompagnerà in questo nuovo esperimento!

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Esperimenti Culturali | #ourCapital

I nostri migliori anni sono appena cominciati e stiamo cercando di renderli degni del vigore e dell’entusiasmo tipici della giovinezza. D’altra parte, la fortuna aiuta gli audaci e così, dopo il primo festival “L’ora degli studenti”, organizzato l’anno scorso da noi ragazzi di Profumo di Svolta, abbiamo deciso di condividere con la cittadinanza un’ulteriore occasione di dialogo libero e di condivisione. 

Infatti domani 22 dicembre presenteremo l’ANTEPRIMA del festival #ourCapital “Cultura è partecipazione” che si svolgerà dal 27 al 30 dicembre a Matera. Cogliamo l’occasione per riabbracciare la nostra città durante le vacanze di Natale e per percepire questo nuovo clima che si respira a seguito della nomina a Capitale Europea della Cultura.

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Il programma completo dell’evento è sul nostro sito e tutti i dettagli sono sugli eventi facebook dedicati a #ourCapital.
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La gioventù è l’eterna speranza dell’umanità, perciò cerchiamo di rendere la generazione di cui facciamo parte meritevole della fiducia che deve ricevere per il progresso collettivo. Per questa ragione abbiamo progettato il prossimo festival, nonostante viviamo in diverse città d’Italia e d’Europa, siamo stati mossi dalla voglia di condividere queste giornate di festa nella nostra città, insieme, ancora una volta. Abbiamo deciso di tentare, perché il coraggio é contagioso, come l’indifferenza e la passività.

Per noi la cultura è un modus vivendi ed è quanto ci auguriamo di trasmettere a coloro che gradiranno accompagnarci durante i vari eventi in programma. Restare ancorati alle proprie radici, valorizzarle con umiltà, riconoscerne il valore ai fini della nostra crescita personale è fondamentale per conoscere noi stessi e tutelare con forza la nostra unica, insostituibile identità.

Vorremmo dimostrare a noi stessi e alla nostra città che siamo pronti a collaborare per un arricchimento umano e condiviso, partendo proprio dal concetto di città. Per fortuna, ci sono sia altri giovani movimenti culturali e sociali con i quali stiamo collaborando come i Lucanian Directors, la web radio Frequenza Libera, Vox populi di Grassano e il neonato Matera inside, ma anche storici circoli come “La Scaletta”, che ospiterà alcuni dei nostri incontri, la sua sezione giovani, e realtà recenti e innovative come l’Unibastore+ e ancora l’associazione Joven, che a Matera lavora ogni giorno per creare occasioni di crescita tra i ragazzi.

Ci stiamo istruendo con intelligenza, agitando con entusiasmo e organizzando con forza, parafrasando i celebri “tre compiti” di Antonio Gramsci. Nei limiti delle nostre possibilità, presentiamo queste giornate ricche di avvenimenti culturali in cui affronteremo i temi della bellezza e della poesia, della fotografia e del cinema, parleremo di letteratura e ascolteremo della musica; cercheremo di orientare studenti un po’ più giovani di noi verso la scelta universitaria, perché la nostra attuale esperienza ci permette di suggerire loro un indirizzo con maggiore consapevolezza.

Ci saranno momenti di pura conoscenza reciproca, ma anche di satira sagace. 
Cominceremo interrogandoci sulla città come dimensione in cui riscoprire la politica, penseremo a come definire varie problematiche della nostra terra, discuteremo della questione sul petrolio assieme a Libera Contro le Mafie (Basilicata). Invece nella giornata conclusiva, al mattino si terrà una visita guidata nel centro storico, mentre in serata ci saluteremo in armonia tra musica e letteratura presso l’Hemingway’s Bistrot nella suggestiva e tanto cara Piazzetta Pascoli.

Un ringraziamento particolare è rivolto a chi ha accolto il nostro invito perché dedicare del tempo a qualcuno è già un dono. Ci auguriamo di realizzare occasioni dinamiche attraverso le quali instaurare un dialogo interessante e ci auspichiamo di essere all’altezza delle aspettative. Ma ciò che per noi avrà più valore sarà il riscontro dei cittadini che vorranno partecipare a queste iniziative, poiché l’impegno nella vita pubblica è segno di vitalità della democrazia.
Il nostro fine è partecipare, democraticamente.

Anna Rita Francesca Maíno

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Matera 2019: le valutazioni della giuria (traduzione)

Traduzione dal documento ufficiale pubblicato sul sito web della Commissione Europea.

Riguardo Matera…

«La commissione giudicante ha apprezzato l’analisi strategica di Matera, come piccola città tra quelle europee di media grandezza, con un pubblico relativamente passivo nei confronti della cultura importata dalle grandi città. L’intento di essere in prima linea tra chi si impegna per rendere accessibile la cultura, specialmente attraverso nuove tecnologie e apprendimento, è visionario. Conduce ad un ambizioso, sebbene rischioso, programma.

La giuria ha notato il forte supporto della Regione e delle municipalità locali, sia in termini finanziari che di partecipazione ai progetti in programma. La reale disponibilità del 70% dei finanziamenti, a prescindere dall’esito della competizione, è una chiara dimostrazione della centralità del programma ECOC per lo sviluppo della città e della Regione. È uno dei più chiari esempi, in anni recenti, di come il programma di un candidato sia parte di un piano strategico più che della semplice partecipazione ad una competizione.

Il programma ha molte caratteristiche forti. La commissione è stata impressionata dalla vivacità e dall’innovazione dell’approccio artistico. Ci sono diversi progetti che hanno il potenziale di attirare un più ampio e variegato pubblico europeo, tra cui la grande mostra del Rinascimento Meridionale (Southern Renaissence exhibition). La giuria ha riconosciuto il coinvolgimento delle istituzioni e organizzazioni culturali tradizionalmente intese e specialmente il cambiamento di usi e costumi già in corso. Questo approccio potrebbe avere una larga applicazione dal punto di vista delle istituzioni culturali europee.

La commissione ha inoltre riconosciuto la forte focalizzazione sulla tecnologia digitale che nel 2019 sarà molto più prevalente nei settori culturali e sociali rispetto ad ora. Il programma oscilla tra un canale tv online, la digitalizzazione di archivi del patrimonio e club di coding per ragazzi. Questo rappresenta il guardare avanti attraverso un approccio innovativo per un’ECOC.

La commissione è stata impressionata da come quella che è stata inizialmente un’iniziativa dei cittadini si sia sviluppata in un elemento centrale formale della città e della pianificazionedella Regione. Questa connessione della partecipazione dei cittadini con obiettivi culturali e sociali è continuata nel programma di sviluppo.

La politica di inclusione sarà graduale e pone l’accento sul portare coloro i quali sono spesso esclusi dalla cultura all’interno di progetti comuni piuttosto che creare diversi progetti paralleli. È evidente l’iniziativa che coinvolge persone anziane e giovani attraverso un processo didigitalizzazione. La commissione ha apprezzato la forte intenzione di mettere in primo piano la partecipazione attiva e il co-design. Il progetto di candidatura prevede anche un bando aperto. Questo spesso porta a correre il rischio che le priorità locali dominino i criteri per il titolo di Capitale Europea. La commissione ha apprezzato l’uso di mediatori culturali e una commissione di garanzia per elaborare insieme le idee acquisite da bandi aperti rendendole progetti più convincenti.

I progetti evidenziati nel dossier dimostrano una buona diffusione di partner e co-produzioni europee.  Ci sono progetti che coinvolgono artisti e operatori culturali provenienti dal Mediterraneo orientale e del Sud. Sono inclusi aspetti culturali europei con caratteri comuni come ad esempio la luce, i rumori e le città rurali abbandonate. Il dossier è più debole nell’esplorare la diversità tra le culture europee che permetterebbe ai cittadini di Matera possano conoscerla e apprezzarla.

La giuria ha dubbi riguardo la capacità di Matera di gestire il grande numero di progetti e eventi che una Capitale Europea delle Cultura deve prevedere. Il dossier riconosce queste mancanze, infatti la necessità di strutture capienti è uno degli obbiettivi principali nel settore della cultura e della pubblica amministrazione. Durante la spiegazione del dossier la commissione è stata informata di un progetto per la formazione di un certo numero di responsabili di progetto che è andato a dissipare, ma non completamente, tali preoccupazioni. La commissione è stata comunque colpita da questo progetto come esempio di un modo innovativo di lavorare attraverso nuovi metodi più aperti (es. il programma di rafforzamento dei servizi pubblici di Matera).

La giuria ha considerato l’intenzione di incrementare il turismo da un numero di 200 mila a un numero di 600 mila visitatori annui e i possibili sviluppi per il fragile ecosistema regionale. La stessa è stata informata e rassicurata grazie ad una ricerca che afferma che 600 mila è un numero di visitatori sostenibile.

Le previsioni finanziarie sono considerevoli e oltre il 70% delle risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del dossier sono già state fornite dalla Fondazione, indipendentemente dal risultato della competizione. L’intento di coinvolgere i cittadini della città e della regione che emigrano, riconoscendogli il ruolo di ambasciatori e di fonte di raccolta fondi, è stato riconosciuto innovativo.»

(traduzione a cura di V. De Nittis, P. De Ruggeri, V. Ventura, V. Vaccaro)
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Contro la dittatura dei muri grigi

Viviamo in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente peculiari da renderla unica al mondo.
Viviamo, allo stesso tempo, in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente comuni da renderla uguale a tutte le altre.

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Un’evidenza di questa immortale e comune dialettica tra Matera, come luogo specifico e unico nel suo genere, e il “non luogo”, uguale a se stesso ovunque esso sia, si può trovare nelle anonime facciate cieche e grigie che affliggono la nostra città. Sono luoghi verticali, non direttamente abitali ma vissuti quotidianamente.
Sono case, interi palazzi, scuole, edifici pubblici e Continua a leggere

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Matera 2019: a una settimana dal sogno

di Marina Gemma

“Va bene, confesso, sono nato in Basilicata. Si, la Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata.” (Basilicata coast to coast)

“Libertà è partecipazione” cantava il caro signor G e a una settimana dal nostro venerdì 17 a Matera possiamo certo parafrasare dicendo “cultura è partecipazione”.
O meglio: è la partecipazione a creare cultura, ma anche tanta confusione.

Spero di non offendere nessuno con questa banale considerazione: dalla nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 sono esplosi commenti pieni di gioia, aspettative, ma anche di polemiche da parte di materani e non; Continua a leggere

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Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019

di Giuseppe Cicchetti

Oggi, 17 Ottobre 2014 si decide quale tra le 6 città finaliste sarà nominata Capitale Europea della Cultura. Matera è ancora in corsa, e addirittura è data come favorita in alcune classifiche parziali. Le emozioni e le sensazioni di queste ultime ore saranno irripetibili perché, comunque vada, sabato 18 Ottobre Matera non sarà più la stessa di prima. Vincitrice o perdente che sia, Matera guarderà al futuro pensando a questi ultimi anni come a un periodo intenso di riflessione e di azione in vista di un (non troppo lontano) futuro. E’ per questo che consiglio a ogni materano, a ogni lucano di ritagliarsi qualche minuto della propria giornata per pensare al futuro della città e della propria regione, alle proprie aspettative, perché soltanto in queste ore, forse, riuscirà a farlo a “mente fresca”. Intanto io vi propongo un elenco di 10 cose (soltanto alcune delle cose) che negli ultimi anni ho imparato dall’interno e dall’esterno dell’ambizioso progetto di Matera 2019. Spero possano essere proprio queste un primo spunto di riflessione.

1. Non basta essere di Matera, non basta amare follemente la propria città per essere la persona più adatta a farla crescere.
Abbiamo bisogno di uomini e donne non materani, non lucani, non italiani per riuscire a apprezzare ancora di più il nostro patrimonio culturale, per comprendere la nostra grandezza. Come avrebbe mai potuto un materano, ad esempio, fare riferimento alla propria città come a una capitale mondiale dell’ospitalità, quando per noi lucani l’accoglienza è la normalità. Se non scopriamo e non sperimentiamo le nostre unicità, l’eccezionalità di ciò che ci rende speciali, non potremo mai apprezzare noi stessi abbastanza. E l’apertura con l’esterno, le porte aperte a nuovi cittadini, la volontà di fidarsi di chi potrebbe conoscere la nostra terra non abbastanza quanto noi stessi ha risvolti positivi sullo sviluppo sociale, turistico, culturale, anche dal punto di vista economico e imprenditoriale. Chi, se non un “forestiero”, può portare qualcosa di nuovo e innovativo tra i cittadini abituali di un certo luogo?

2. Il fatto che i giovani non devono allontanarsi dalla Basilicata è una cazzata.
Dobbiamo farlo: dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa è diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo patititi. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.

3. L’entusiasmo dei più giovani è il futuro.
Certo, non può prescindere dall’esperienza, dai consigli e dai valori di chi ormai non ha più l’età o la forza di esserlo. Ma è con l’apertura mentale dei più giovani, con la loro propensione all’innovazione che ci si prepara per un avvenire migliore. E soprattutto con la loro libertà: la libertà di seguire i propri sogni, di mandare a fanculo chi pretende di aver già pensato per loro un futuro diverso da quello che essi stessi stanno sognando e che magari hanno già cominciato a costruire. La libertà di guardare negli occhi qualcuno con qualche capello bianco di troppo, ascoltare la sua opinione e poi, dandogli del tu, del lei, del voi, esprimere la propria opinione, proponendogli il proprio punto di vista e motivandolo. Se questi due uomini continueranno a confrontarsi con rispetto, educazione, onestà, sincerità e con la voglia di dialogare senza alcuna barriera: allora in quel momento, in quella conversazione qualcuno starà ponendo le fondamenta di un futuro migliore.

4. Non si può restare soli.
Oggi, un gruppo di persone che lavora isolato, che organizza iniziative, che scrive, che pensa e che progetta da solo si sta precludendo troppe opportunità. “Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee” (G.B. Shaw). Ma due idee non bastano, sappiamolo. Ci sono state tante occasioni, su piattaforme di discussione reali o virtuali, per collaborare, per conoscere nuove persone che magari avevano i nostri stessi obiettivi, per unire progetti, per poter contare su qualcun altro, per accorgersi che fare qualcosa insieme è sicuramente meglio.

5. Il web è un nuovo punto di partenza.
Sapersi muovere tra social network, piattaforme, community, blog e cloud come utenti attivi (soprattutto) e passivi – quello che potremmo riassumere con ‘conoscere i nuovi alfabeti digitali’ – è come saper leggere e scrivere, fare di conto, conoscere una seconda lingua. E se il CoderDojo è una speranza, la wikicrazia è una sfida.

6. L’importanza di raccontarsi.
Perché il web ci aiuta anche a uscire dall’isolamento attraverso lo storytelling. A volte fare qualcosa di buono, essere soddisfatti di un progetto portato a buon fine potrebbe non essere abbastanza. Nasciamo come uomini che trovano nella condivisione e nello scambio un motivo di vita, un pretesto per instaurare nuovi legami per conoscere e apprendere, confrontarsi e crescere. Raccontare significa riempire i dibattiti pubblici di positività e di propositività, porre le basi per future sinergie, innescare la miccia di un meccanismo che attraverso esempi e esperimenti mantiene viva la società, la colora e la rende più stimolante.

7. Non chiedere il permesso.
Se sono nate Profumo di Svolta a Matera, Vox Populi a Grassano e altre realtà più o meno diverse (come anche l’appena nata e già super attiva sul web Matera Inside), vuol dire che in ogni centro abitato della Basilicata può nascere un gruppo di ragazzi che prova a fare qualcosa di buono per la propria (più o meno grande) realtà. La comunità beneficerà di questa realtà direttamente o indirettamente e forse il destino dei centri abitati della Basilicata non sarà quello inesorabile toccato a Craco Vecchia. Dobbiamo comprendere che amare la propria terra è tutto tranne che starsene con le mani in mano, perché da qualche parte del mondo qualcuno starà lavorando, progettando, costruendo per la terra che ama.

8. Le basi.
Cultura prima di essere letteratura, poesia, arte, architettura (ecc…) è igiene, rispetto per l’ambiente, accoglienza, rispetto per il nostro passato, per le persone con cui viviamo ogni giorno. E’ vita, dialogo, confronto educato. Perché in una città ci sarà sempre chi si lamenta (senza fare nulla), chi critica (senza farsi un esame di coscienza), chi offende (pretendendo di essere rispettato), chi penserà che il frutto del suo lavoro valga di più di quello di altri, che i fondi pubblici sono spesi bene soltanto se sono spesi direttamente per me. Il segreto non è far parte di questo ala della società e non pensare a cosa la società può fare per me, ma a cosa posso fare io per la società (JFK).

9. “La differenza tra il dire e il fare è il fare” (cit.)
Perché nel fare qualcosa di buono, qualcuno sarà pronto a seguirti, spezzando pregiudizi, campanilismi, frustrazioni e trovando nuove motivazioni.

10. Pensare al futuro.
Avere sempre una visione a lungo termine, anche se quello che sto facendo ha bisogno di me adesso. Agire nel presente con un obiettivo più o meno definito nel futuro, che sia esso individuale o collettivo. Questo ci spingerà sempre più a tenerci aggiornati, restare al passo con i tempi, guidare l’innovazione. Ed essere consapevoli di impegnarsi, a volte, per quello che potrebbe essere soltanto un pretesto. Diventare Capitale Europea della Cultura sarà un traguardo, un titolo, un motivo per festeggiare. O forse non lo sarà, soltanto tra poche ore lo sapremo. Adesso invece sappiamo soltanto che è stato un pretesto per conoscere meglio se stessi, riscoprire le proprie origini, pensare al futuro con fiducia e con delle nuove consapevolezze.

Giuseppe Cicchetti

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fonti foto: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=684748554954587&set=a.184321954997252.41032.100002583465294
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La nostra Città del Sole

Spesso non si valorizza abbastanza quello che si possiede, perché appare ovvio, lo si dà per scontato. Si comincia a mutare atteggiamento quando, invece, altri lo elogiano dall’esterno o ce lo portano via.

Questo destino, naturalmente, non può riguardare la nostra città, essendo un patrimonio inamovibile, ma è un errore imperdonabile non rendersi conto di quanto sia grande la fortuna di vivere in una città come Matera, antichissima, ma in costante aggiornamento.
In sessant’anni di storia è passata dall’essere definita “vergogna nazionale” nella cosiddetta “Questione Sassi” da De Gasperi nel 1948 ad aggiudicarsi il titolo di città più sicura d’Italia, secondo una recente classifica de “Il Sole 24 ore”; infatti “Matera ha un’alta propensione per la legalità: è una questione cultuale” – ha affermato opportunamente l’assessore comunale alla sicurezza Visceglia. É invidiabile il nostro senso di appartenenza alla città e questo sentimento, in sinergia con le istituzioni, rappresenta il binomio vincente per l’affermazione e la tutela del bene comune, perché per andare lontano bisogna farlo insieme. Ho letto con molta attenzione ed interesse il dossier di candidatura “Open Future”, elaborato dalla Fondazione Matera – Basilicata 2019, che è stato presentato a Roma alla commissione che il prossimo 17 Ottobre decreterà la città vincitrice ovvero quella fra le sei finaliste della short list che rappresenterà l’Italia in qualità di capitale europea della cultura nel 2019. Dalla candidatura di Matera nel 2008, è cominciato un processo virtuoso di cui sono stati e continuano ad essere protagonisti il Comitato Matera 2019, le istituzioni locali, la neonata Fondazione e i cittadini, perché la “cittadinanza culturale” è assieme mezzo e fine di questa competizione in cui il riscontro più lodevole é la partecipazione collettiva, la fiducia comune nella possibilità di cambiare e crescere per divenire più competitivi, più aperti e attivi.

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Nel “decalogo creativo” stilato da CRESCO (acronimo di Comunità Regionale per l’Economia Sociale, la Creatività e l’Occupazione in Basilicata) per sostenere il percorso di candidatura di Matera a capitale europea della cultura, il verbo che preferisco é “CREDERE” fortemente in se stessi, perché solo attraverso la ponderata convinzione che una crescita culturale e collettiva sia possibile è pensabile una meta così ambiziosa. Continuando la lettura del dossier ho scoperto Continua a leggere

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Aspettando la primavera

“L’inverno sembrava non avere una fine, e il branco moriva di fame. Il capobranco, il più vecchio di tutti, procedeva in testa e rassicurava i giovani, dicendogli che presto sarebbe arrivata la primavera. Ma, a un certo punto, un giovane lupo decise di fermarsi. Disse che ne aveva abbastanza del freddo e della fame e che sarebbe andato a stare con gli uomini. Perché la cosa importante era di restare vivo. Così, il giovane, si fece catturare e col passare del tempo, dimenticò di essere mai stato un lupo. Un giorno, di molti anni dopo, mentre accompagnava il suo padrone a caccia, lui corse servile a raccogliere la preda. Ma, si rese conto che la preda era il vecchio capobranco. Divenne muto per la vergogna, ma il vecchio lupo parlò e gli disse così: -io muoio felice perché ho vissuto la mia vita da lupo, tu invece, non appartieni più al mondo dei lupi e non appartieni al mondo degli uomini-. La fame viene e scompare, ma la dignità, una volta persa, non torna mai più.” 
(Educazione siberiana – Lilin Nicolai)

Io non voglio essere un lupo senza dignità. Io non rinnego il mio passato e fiero accetto di essere quello che sono. Io sono un materano. Sono un materano lontano da Matera, lontano dagli altri materani, ma vicino con il cuore alla mia città. Io amo Matera in tutta la sua delicatezza. Allo stesso tempo la odio. Odi et amo. Le cose che ami di più sono quelle che odi di più. In parte è vero. Se non la amassi davvero non sarei capace di odiarla.
La odio perché a lei tengo troppo e mi irrita vederla degradarsi, mi irrita vederla appassire. Continua a leggere

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Matera capitale di che?

Matera è candidata a Capitale Europea della Cultura nel 2019.
Si, ma di quale Cultura?

Spesso siamo abituati a considerare cultura tutto ciò che ha un retrogusto antico. A scuola ci abituano a considerare cultura i classici della letteratura italiana e internazionale. Visitiamo la nostra regione, il nostro Paese, in lungo e in largo alla ricerca di quella cultura incastonata nei siti e nei reperti archeologici, quella che trasforma i musei in templi sacri. Templi nel vero senso dell’etimologia greca – da temno (separare): una cultura separata dalla vita di tutti i giorni. Siamo abituati a riconoscere la cultura in tutto quello che il passato ci ha consegnato in eredità: nei grandi nomi della letteratura, dell’arte, dell’architettura. Nei poeti e nei filosofi, nei popoli che prima di noi hanno abitato la nostra terra e hanno lasciato una loro impronta ancora oggi visibile.

Ma c’è un’altra Cultura, o meglio un altro modo di intendere la cultura.
Quando i Greci hanno eretto le Tavole Palatine a Metaponto, i Romani il Colosseo a Roma; quando Dante ha composto la Divina Commedia, Alessandro Manzoni I Promessi Sposi; quando Leonardo ha dipinto la Gioconda, Antonio Canova scolpito Amore e Psiche; quando gli artisti che appartengono alla migliore tradizione artistica e culturale italiana hanno dato sfogo alla propria forza creativa e perizia tecnica si rivolgevano agli uomini del proprio tempo, forse inconsapevoli di lasciare in eredità ai posteri e al genere umano i loro capolavori. Oggi cultura è anche valorizzare quello che il nostro passato ci ha consegnato e che dobbiamo custodire gelosamente. Ma cultura è soprattutto la capacità di vivere il presente e generare un prodotto culturale contemporaneo che possa essere riconosciuto e reso fruibile per gli uomini e le donne che vivono quest’era turbolenta. Qualcosa da consegnare con orgoglio e fiducia alle future generazioni.

Se in Italia non è facile farsi strada con questa idea diversa di cultura, mi piace guardare Matera con tanta speranza.

Quante speranze abbiamo di diventare Capitale della Cultura sfidando Ravenna sul campo dell’arte o dell’architettura? Ravenna, che è già stata Capitale. Si, più di un millennio fa, dell’Impero Romano d’Occidente. Quante possibilità abbiamo di vincere contro Siena, magari sul campo dell’architettura urbana sulla bellezza del suo centro storico medievale?

Forse è proprio partendo dai Sassi che possiamo riconoscere l’unica vera cultura di cui possiamo diventare Capitale. Andate nei Sassi, magari prendendo la discesa di Sant’Agostino, e fermatevi davanti a uno dei tanti punti panoramici che forse nessun’altra città al mondo è in grado di regalarvi. Ma non accontentatevi di questo, guardate oltre: non è sufficiente far innamorare qualcuno di un paesaggio per diventare Capitale della Cultura, non è sufficiente ingannare i sensi e stordire chiunque si fermi a ammirare i Sassi di Matera per la prima volta, e poi per la seconda e la terza e ancora.

L’immagine dei Sassi con accanto la Gravina e poi la Murgia è la rappresentazione perfetta di armonia tra l’uomo e la natura. L’immagine di un uomo che ha cominciato a modellare il luogo in cui avrebbe vissuto con consapevole, e a volte anche inconsapevole, dedizione. E con il passare del tempo ha lasciato la sua impronta avendo cura di quella che sarebbe diventata la sua casa, la casa dei suoi figli e dei suoi nipoti. Un uomo con una predisposizione naturale alla bellezza e all’armonia ha scavato la roccia e costruito tufo su tufo la sua casa, abbellito chiese e innalzato campanili, organizzato vicoli e piazze, cortili e vicinati. Un uomo profondamente ignorante, che ignorava fino a un centinaio di anni fa l’esistenza di un alfabeto, ha ricreato un sistema di canalizzazione delle acque che sarebbe diventato nel 1993 patrimonio dell’UNESCO e dell’Umanità. Come il torrente che gli scorreva affianco, lui ha abitato quel luogo e pian piano lo ha modificato a seconda delle sue necessità, segnando un solco che le generazioni future avrebbero reso sempre più profondo con una staffetta millenaria.

Matera, sassi e gravina

Oggi questo panorama ci regala l’immagine di qualcosa che forse non troveremo da nessun’altra parte nel mondo. La cultura del vivere a un’altra velocità rifiutando la frenesia contemporanea, la cultura di un luogo nel cuore di una città dove il suono della acqua del torrente Gravina che scorre e più forte di quello del rombo di un’automobile, un luogo dove forse le automobili rumorose non sono il futuro, dove bastano pochi minuti per essere nella natura incontaminata.

Ma soprattutto i Sassi sono un luogo dove le ultime generazioni hanno saputo raccogliere il testimone di quelle precedenti. Senza snaturare il frutto di quella cultura antica, oggi nei Sassi si continua a vivere: tanti materani hanno la propria casa, il proprio ufficio; ci sono ristoranti, pizzerie, pub; i luoghi dove vengono accolti i turisti, dai B&B agli hotel a cinque stelle. Nei Sassi ci sono compagnie teatrali, sedi di associazioni, incubatori di imprese e centri culturali. Ci sono botteghe di artigiani. L’arte cristiana è nelle chiese e nelle edicole nascoste tra i vicoletti. Nei Sassi c’è chi si è inventato il museo della civiltà contadina e chi ha creato uno spazio di co-working iperconnesso con il mondo intero. Nei Sassi si incontra la cultura del passato con quella del futuro.

Non è difficile comprendere come la stessa immagine dei Sassi appena proposta possa essere la rappresentazione di un prodotto culturale collettivo contemporaneo, soprattutto partendo dalla splendida definizione di cultura che l’UNESCO istituiva nel 1982 a Città del Messico:

«La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze».

Ma senza voler a tutti i costi forzare quelli che rappresentano i canoni tradizionali della produzione culturale, la stessa fiducia e lo stesso ottimismo sono alimentati dall’attività e dalla produzione artistica dell’Onyx Jazz Club, che ultimamente sta dedicando tante energie anche al tema della gestione di uno spazio culturale come quello di Casa Cava; del MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera che dal cuore dei Sassi sa comunicare e generare le migliori contaminazioni artistiche con il mondo; e del Conservatorio di Musica “E. R. Duni”, la cui orchestra ultimamente si è esibita proprio alla Philharmonie di Berlino, nella città simbolo della produzione culturale contemporanea europea, portando composizioni orgogliosamente materane (tra cui l’inno “Matera 2019 Insieme”). E di realtà che producono cultura ce ne sono tante altre.

Schermata 2014-05-29 alle 05.50.56Certo, c’è tanta strada ancora da fare, perché ci sono tante aree dei Sassi da riqualificare e valorizzare, c’è tanto spazio per continuare a coinvolgere i materani in attività e progetti, in un percorso per amministrare meglio la città, per intraprendere politiche e governance partecipate, per aprire ancor di più i luoghi della cultura codificata, per rendere più accessibile un museo ai suoi visitatori e gli sforzi del Palazzo Lanfranchi ne sono un bell’esempio.

E c’è una sfida che unisce una questione che storicamente ha sempre interessato Matera (e tutto il Meridione) e uno dei mezzi più potenti che la rivoluzione tecnologica del nostro presente ci ha regalato. Ogni anno centinaia di giovani abbandonano la Città dei Sassi: alcuni hanno poco più di 18 anni e partono per frequentare università, scuole di alta formazione, accademie d’arte in tutto il Paese senza il timore di superare anche le frontiere italiane; altri sono alla ricerca un lavoro lasciandosi alle spalle le zone con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa e altri ancora partono per scoprire cosa c’è di diverso lontano da casa. Oggi per Matera sono una risorsa – siamo una risorsa – tutti coloro che vivono a centinaia di chilometri da casa: conoscono realtà diverse da quelle in cui sono nati e si incuriosiscono di tutto ciò che trovano altrove e che vedrebbero bene anche nella città da cui sono partiti e dove magari potrebbero (o vorrebbero) tornare. Oggi sono migliaia i giovani materani che abitano in tante città universitarie: sono le menti e i cuori migliori che Matera ha partorito e che altre città hanno coltivato, molti dei quali continuano a essere legati da un cordone ombelicale alla città che amano, ma che riconoscono il grande valore rappresentato dalla contaminazione culturale resa possibile viaggiando e vivendo lontani. Oggi Internet permette loro di essere più vicini alla città che hanno da poco lasciato: la Rete è un mezzo che permette a tanti di seguire più da vicino cosa succede a Matera, di interagire e anche di contribuire alla vita sociale materana. Non sono poche le realtà che grazie alla Rete sembrano quasi fisicamente presenti sul territorio: ci siamo noi di Profumo di Svolta – che cresciamo giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza -, ci sono i ragazzi di Vox Populi che fanno qualcosa di simile a Grassano, c’è la Web Community di Matera 2019 che riesce a fare tutto in una maniera molto più strutturata e fa dialogare tante persone più o meno vicine fisicamente a Matera, ci sono i tanti ragazzi e ragazze che arrivano a Casa Netural grazie a chi crede nella forza innovativa del co-working e co-living. Ma quante ancora potrebbero essere le occasioni di catalizzare le energie più giovani e più fresche intorno all’obiettivo comune che può vedere il 2019 come un semplice passaggio e costruire il futuro di una città che deve essere pronta a crescere, a mettersi in gioco, a innovarsi, a reinventarsi, a riaccogliere i tanti giovani che ha lasciato andare. La storia ci ha insegnato quanto “il forestiero” abbia portato in un luogo le novità, le innovazioni, il modo diverso di pensare e di vivere; oggi nell’era della globalizzazione questo ruolo può essere svolto con una straordinaria efficacia anche da chi parte, ma può riuscire a non sentirsi troppo lontano dalla sua città e magari ritornare, un giorno, abbastanza contaminato e motivato, con un suo progetto o semplicemente con tanta buona volontà di cambiare.

Se ci chiediamo ancora di quale Cultura vogliamo diventare Capitale Europea, guardiamoci intorno e pensiamo a com’è cambiata Matera nella sua storia recente, al suo passato e al suo ultimo sviluppo, a quanto può ancora cambiare grazie alle leve del turismo e dell’innovazione e a quanto il contributo di ogni materano (di nascita o d’adozione) può essere importante per conservare un patrimonio dal valore inestimabile che ci è stato lasciato in eredità, per valorizzarlo e viverlo e per cominciare (o continuare) a costruire un nuovo modello sostenibile di società.

Certo, dipende tutto da noi.

Giuseppe Cicchetti

del 29.05.2014

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foto di Daniele Conte (http://instagram.com/p/hxnl7lpIfa/ – http://instagram.com/p/nu7jNwpIVn/)

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Tutti pronti per #BIBLIOCOLOR!

Profumo di Svolta torna a farsi sentire con una nuova iniziativa: questa volta nel palazzo dell’Annunziata, che ospita la Biblioteca Provinciale di Matera. “BIBLIOCOLOR” (così abbiamo immediatamente ribattezzato il nostro progetto) è nato da un confronto e da una bella idea con chi la struttura la frequenta spesso. L’intento è quello di ripulire parte dei banchi che sono stati imbrattati con bianchetti e colori indelebili. E’ infatti possibile trovare sui tavoli della biblioteca frasi e disegni di qualsiasi genere, e tutto ciò non si addice per niente al luogo.

E’ un’iniziativa in continuità con “Graffiamoli Via” durante il quale, nello scorso settembre, decine di ragazzi hanno ripulito insignificanti scritte e scarabocchi dalle zone dalle zone più belle dell’antico Rione Sassi. Questa volta, però, l’obiettivo è più ambizioso: non ci limitiamo a ripulire i banchi dalle scritte, ma vogliamo ricolorarli! Così è nata l’idea di una collaborazione con gli studenti del Liceo Artistico “C. Levi” di Matera. I ragazzi, tutti volontari, svolgeranno questa attività nelle giornate di lunedì 9 e martedì 10 giugno e sprigioneranno la loro fantasia dipingendo alcune parti dei tavoli della Biblioteca. Profumo di Svolta metterà a loro disposizione i materiali necessari e dopo aver ripulito i tavoli, i giovani artisti potranno dare libero sfogo alla loro creatività.

L’idea è stata accolta con grande interesse e disponibilità da parte dei dirigenti di entrambe le strutture (la dottoressa Angela Vizziello, direttrice della Biblioteca Provinciale, e Patrizia Di Franco, Dirigente Scolastico del Liceo Artistico “C. Levi”), Si sono mostrati da subito tutti disponibili per il nostro progetto. La nostra unica preoccupazione era rappresentata dal disagio che si poteva creare in quei giorni ai frequentatori della biblioteca, ma dato il periodo dell’anno, con il suono dell’ultima campanella che ormai vicino, si è deciso di procedere ugualmente senza interrompere il servizio, ad ogni modo. E’ vero, magari il disagio maggiore sarà per gli universitari che dovranno spostarsi in altre zone della struttura, ma siamo certi che al loro ritorno l’ambiente dove potranno studiare sarà molto più bello e magari anche stimolante. Sicuramente la riqualificazione dei banchi ripagherà completamente il sacrificio.

In più, vogliamo lanciare un messaggio alla comunità materana. Dobbiamo comprendere la sostanziale differenza tra arte e vandalismo.

Nella speranza che questo messaggio possa essere recepito dai ragazzi che, invece, si “impegnano” ad imbrattare qualsiasi cosa che gli si presenta davanti. A Settembre la biblioteca tornerà ad essere frequentata anche dagli studenti delle superiori e sarà loro dovere, dovere di tutti noi naturalmente, preservare quanto di buono potrà essere fatto da ragazzi come loro, che lunedì 9 e martedì 10 giugno rimboccheranno le maniche e affileranno i pennelli.

Luca Acito