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Tre sfide per Matera 2019

In occasione dell’incontro pubblico del 12 febbraio sulle sfide del presente e del futuro per Matera 2019, sono state raccolte alcune sfide proposte dai cittadini: ecco le nostre tre sfide, che abbiamo presentato e che riprendono vecchie e nuove proposte.

BILANCIO PARTECIPATO

La sfida che proponiamo segue la linea delle coraggiose e ambiziose sperimentazioni di carattere socio-culturale che il percorso di candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 ha presentato. Adottare il bilancio partecipato, un processo che coinvolge in modo determinante i cittadini nell’allocazione di parte delle finanze pubbliche locali, si inserirebbe molto bene nel processo di creazione di un ambiente stimolante per lo sviluppo di una migliore cultura civica e di un capitale sociale cittadino di maggior valore, condividendo in parte lo spirito dei programmi Matera Changemakers e Matera Public Service individuati nel dossier #openFuture.

I tanti esempi al livello mondiale di adozione di pratiche di democrazia partecipativa (alcune delle quali utilizzate anche a Matera), potrebbero essere un punto di partenza per la definizione strategica di questo tipo di esperienza. Pensiamo che Matera possieda alcune caratteristiche favorevoli alla sperimentazione di un sistema più democratico di gestione della finanza pubblica, tra cui le dimensioni ideali, una popolazione piuttosto omogenea (con poche minoranze etniche non particolarmente numerose e sostanziale assenza di tensioni tra queste e gli autoctoni), una realtà associativa cittadina in forte crescita negli ultimi anni, le diverse attività già promosse dal Comitato Matera 2019 in direzione di un maggiore coinvolgimento della cittadinanza.

Tra gli obiettivi dell’introduzione di un bilancio partecipato si possono riconoscere ricadute “culturali” (acquisizione conoscenze e sviluppare abilità che li rendono cittadini migliori, sviluppo di un approccio più critico e maggiormente realistico nei confronti dell’operato degli amministratori locali, incoraggiamento per le persone lontane dalla gestione della cosa pubblica a fare la propria parte…) e ricadute più concrete (riduzione di voci di spesa eventualmente viste come “sprechi”, promozione di obiettivi di maggiore giustizia sociale…).

Un maggiore approfondimento sul tema è disponibile in questo articolo di Franco Palazzi pubblicato su profumodisvolta.it: http://www.profumodisvolta.it/proposta-bilancio/

MIGLIORARE LA RETE DI TRASPORTO PUBBLICO NELLA PROVINCIA (E NELLA REGIONE)

La prossima sfida che si appresta a essere affrontata per questo grande progetto va oltre le mura della città di Matera. Questa estate tante piccole comunità della provincia hanno appoggiato e creduto nella candidatura. La convergenza di forze deve continuare a essere una sfida importante. La rete di trasporti pubblici che collega Matera ai comuni della Basilicata (e anche della vicina Puglia) potrebbe essere la chiave per permettere ai Lucani di partecipare alle tante occasioni di crescita che la sfida appena vinta ci permetterà di costruire insieme. Investire nel trasporto pubblico significa dare l’opportunità ai giovani della provincia di vivere gli eventi della Capitale e non solo. La bassa densità di popolazione della Basilicata (129 comuni su 131 della Basilicata hanno meno di diecimila abitanti, lo sottolinea anche il dossier) non aiuta le dinamiche economiche che supportano la disponibilità di trasporto pubblico.

Investire nei trasporti significa investire nella qualità della vita dei cittadini, che potranno vivere meglio la loro realtà di abitanti dei piccoli centri vicini a Materi. Investire nella rete dei trasporti significa anche incentivare e incrementare il turismo. Come sappiamo i piccoli comuni hanno bellezze inesplorate, a volte poco valorizzate. La rete di trasporto con vocazione turistica può essere allargata in modo significativo, offrendo al turista/visitatore la possibilità di godere non soltanto dei Sassi e degli eventi della Capitale Europea della Cultura, ma anche di lasciarsi andare (accompagnato o meno) alla scoperta della nostra regione e del nostro Sud.

CONTENITORI CULTURALI E SOCIALI PUBBLICI

La sfida che la nostra città dovrebbe affrontare è, secondo noi, collegata alla questione degli spazi pubblici della cultura e della socialità. Insieme ad altre realtà materane sensibili all’argomento, ci siamo occupati tanto della Biblioteca Provinciale, che deve adeguarsi a Matera2019, partendo dalla più elementare delle questioni: gli orari di apertura, che fino ad oggi hanno visto le porte del più importante centro culturale cittadino chiudere ogni giorno alle 18.30. La biblioteca deve restare aperta più a lungo, ma deve soprattutto rientrare in una rete di infrastrutture diffuse che facciano di Matera un vero e proprio contenitore culturale aperto. Una rete in cui rientrano a pieno titolo le scuole pubbliche, ad oggi praticamente inutilizzate in pomeriggi, serate e interi periodi dell’anno. Scuole che sono per natura la seconda casa di tanti giovani, che però oggi le vivono solo in orari curriculari e che, invece, possono diventare spazi di incontro per associazioni, artigiani, piccole imprese, start up culturali, anziani, luoghi in cui si consumi un proficuo dibattito tra politica e giovani, o dove ancora la pubblica amministrazione incontri i cittadini per parlare, di volta in volta, di questioni, problemi, soluzioni e idee. In questa rete di infrastrutture sociali e culturali diffuse, ovviamente, rientrerebbero anche tutti quei parchi cittadini oggetto di rinnovamento negli anni passati, così come quelli che ancora oggi necessitano di interventi di ripristino. Tutto ciò perché si possa ristabilire una simbiosi tra uomo e natura, perché anche i più piccoli abbiano da subito i loro spazi di socialità e perché tutti i cittadini possano sentirsi a casa loro anche quando non lo sono, perché la città diventi un luogo d’incontro reale dove il contatto fisico tra gli uomini sia condivisione e circolazione di idee e progetti, ad alimentare le relazioni umane siano la cordialità e la giovialità che hanno colpito la stessa giuria europea che ha nominato la nostra città ECOC2019.

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Per una Biblioteca Provinciale a misura di Europa

Quasi due anni fa pubblicavamo alcuni articoli (link1link2) sul tema degli spazi della cultura a Matera e chi di noi ha fatto il rappresentante degli studenti alle scuole superiori, da ancora più tempo, si interessa alla questione degli orari della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” tra raccolte firme e incontri con le istituzioni.

Il tempo è passato e Matera è stata proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. L’ebbrezza generale che la nostra città ha vissuto dopo il 17 Ottobre è stata forse una delle più belle nella sua lunga storia e mentre la Fondazione Matera-Basicata 2019 ingrana la marcia e la città si prepara a intraprendere (o continuare) il suo cammino verso il 2019, siamo consapevoli che le generazioni più giovani possono continuare a contribuire (e forse farlo in maniera sempre più efficace) alla vita della nostra città, immaginandone e impegnandosi a costruirne una migliore.

Il tema degli spazi della cultura continua a appassionarci e, negli ultimi giorni di falsi allarmi per la chiusura della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani”, una delle frasi che era più facile ascoltare o leggere nell’indignazione generale era «una Capitale Europea della Cultura senza Biblioteca è una vergogna». La Biblioteca naturalmente non chiuderà, come è stato rassicurato da un comunicato stampa diffuso dalla Provincia, ma se consideriamo questa notizia una vittoria, siamo i primi a doverci sentire sconfitti.

Oggi la Biblioteca ha i seguenti orari di apertura: Lunedì-Giovedì 8.30-18.30 e Venerdì-Sabato 8.30-13.30. Ed erano gli stessi di 25 anni fa, quando Matera era una città diversa, non ancora città UNESCO e Patrimonio dell’Umanità, tantomeno pensava di diventare Capitale Europea della Cultura. In Italia e in Europa esistono biblioteche che restano aperte 24h al giorno, altre che chiudono per poche ore durante la notte, la maggior parte hanno almeno orari a misura di studente. Altrove, si organizzano bandi ad hoc per coinvolgere associazioni, partecipanti al servizio civile e gli studenti stessi nella gestione degli spazi con l’obiettivo di renderli più fruibili o ringiovanire l’organico. Oggi dobbiamo tornare a chiedere che gli spazi materani della cultura possano assomigliare sempre di più ai migliori spazi della cultura in cui potremo entrare viaggiando in Italia e in Europa, e possiamo farlo cominciando dalla nostra Biblioteca Provinciale e dai suoi orari di apertura.

E’ importante riflettere su questi temi, inoltre, in un momento particolare di riorganizzazione delle competenze delle varie istituzioni, potrebbe essere più facile dal punto di vista amministrativo cambiare delle consuetudini ormai consolidate, che quasi rientrano nella normalità. Ci siamo interfacciati ultimamente con il Presidente della Provincia, Francesco De Giacomo, che si è mostrato disponibile a confrontarsi su questo tema insieme a tutte le parti coinvolte nella gestione della Biblioteca (dirigenza, rappresentanza dei dipendenti, ecc…) con l’obiettivo di migliorarne il servizio.

Sarebbe bello che proprio la voce e le esigenze dei cittadini che usufruiscono di questo servizio e che hanno a cuore il destino della Biblioteca Provinciale e del Palazzo dell’Annunziata possa essere il punto di partenza per un bel cambiamento che la nostra Capitale meriterebbe. E come scriveva anche Nicola in questo articolo, nelle ultime settimane sono stati tanti coloro che (anche semplicemente con qualche parola sul web) hanno mostrato interesse sul futuro della Biblioteca e questo, da cittadini materani, ci riempie di orgoglio.

Insieme a altre realtà web come gli amici di MateraInside.it, Vox Populi – Grassano, OsservatoreLucano.it, La Scaletta Giovani, UDU Bas – Unione degli Universitari Basilicata abbiamo pensato di cominciare con una raccolta firme per chiedere che la Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” di Matera dal Lunedì al Venerdì sia aperta dalle 8.30 alle 20.30 (con orario ridotto soltanto il Sabato). Connessione WiFi libera e veloce, catalogazione online e tante altre cose potrebbero essere altri servizi fondamentali per la nostra biblioteca, ma quello degli orari di apertura è un punto di partenza simbolico da cui cominciare a costruire un progetto il più ambizioso possibile.

E’ possibile firmare la petizione cliccando qui!

La redazione di profumodisvolta.it

 

A man holds a placard which reads "I am Charlie" to pay tribute during a gathering at the Place de la Republique in Paris

#JeSuisCharlie e dintorni… (FOCUS)

Parigi, indietro di ventun’anni

Gennaio 1994.
All’interno dell’Intercontinental Hotel, durante l’assegnazione del “Ditale d’oro”, il clima è tutt’altro che tranquillo; Claudia Schiffer ha sfilato solo una settimana prima, indossando uno dei nuovi abiti firmati “Chanel”.
Cosa potrebbe esserci di tragico, cosa c’è di offensivo in questo?
La risposta è nell’abito, o meglio, sull’abito: l’orlo è stato decorato con dei versetti del Corano e questo, per i musulmani, è inammissibile.

Gennaio 2015.
Eccoci di nuovo a Parigi e questa volta si tratta di qualcosa di decisamente più serio, stavolta non si può rimanere indifferenti nè in silenzio. Non parliamo più dell’orlo del vestito di Claudia Schiffer, stiamo parlando di un giornale, della libertà di stampa e d’opinione, di dodici persone che, ormai, non possono sentire il grido di solidarietà che il mondo intero sta lanciando. Ogni uomo, in ogni città, ha provato un profondo senso di indignazione alla luce degli avvenimenti di Parigi. Potremmo essere fieri di noi: abbiamo dimostrato di riuscire a fare nostra una tragedia avvenuta a chilometri di distanza, abbiamo dimostrato di avere ancora un cuore in grado di avvertire un’ingiustizia, abbiamo dimostrato di non essere indifferenti e di riuscire ad essere uniti e che l’uomo è finalmente cittadino del mondo e il mondo appartiene finalmente ai suoi cittadini, che ci sono diritti che percepiamo come inalienabili.

Ma quanto è facile sfociare nel banale? Quanto rischiamo di essere superficiali, anche se in buona fede? Abbiamo ricominciato a parlare dei diritti dell’uomo nell’istante in cui ne siamo stati privati e, come notevole clichè vivente, quale siamo da tempo, abbiamo parlato di libertà quando essa è venuta meno. Come da copione tutti hanno reso pubblica la loro indignazione, tutti si sono schierati, mostrandosi attivi ed interessati.
Ma l’interesse quanto va oltre le pubbliche manifestazioni? Oltre le foto di matite e penne e oltre tutti quei “Je suis Charlie” che adesso invadono i social network? Più voci hanno definito i musulmani, in maniera puramente generica, come “integralisti, folli esaltati, unicamente in grado di imbracciare un fucile e uccidere nel nome di un dio inventato”, ma a quanti è venuto in mente, senza giustificare le azioni del 7 gennaio, di chiedersi un attimo quale sia la visione del mondo diversa dalla nostra?

Nel XXI secolo, trionfo del relativismo, ecco che hanno preso vita accuse assolute, ecco che si è fatta di ogni erba un fascio e che la parte è stata sacrificata per il tutto e siamo tornati indietro di ventuno anni, perchè per noi è ancora incomprensibile l’offesa di fronte ai versi del Corano sull’orlo di un vestito firmato.

Un atto come quello di tre giorni fa, che ci ha reso così uniti, che ha risvegliato le nostre coscienze, non deve chiuderci la mente in questo modo, non ci deve portare ad odiare un musulmano che, come noi, brandisce la penna come una bandiera e soffre nel venire associato a chi invece, all’interno di quella redazione mercoledì mattina, stringeva tra le braccia un kalashnikov.
Due sono i nostri occhi e due le nostre orecchie, così come le due parti di un caso sono la ragione e il torto. Mi chiedo solo questo: proveremo anche ad interessarci, ma sul serio, a ciò che, in questo momento, rappresenta la parte del torto?

Paola De Ruggieri

Penne e matite: le armi della libertà

Una penna. Penso sia stato questo il primo oggetto ad attirare la mia attenzione quando, da bambino, volevo fare mie tutte le cose. Crescendo ho imparato ad apprezzarne il valore, a distinguerne il colore, la fattezza, l’odore. Ho scoperto che grazie ad una penna si può scrivere, disegnare, sognare, amare, semplicemente VIVERE. Tristemente ho dovuto anche accettare che per una penna, se usata coscientemente, si può anche morire. Per una penna, per la libertà di usarla, di denunciare, di dire quello che si pensa, di ridere, il 7 gennaio sono state trucidate 12 persone, di cui 8 giornalisti: Stephan Charbonnier, Cabu, George Wolinski, Bernard Verlhac, Philippe Honorè, Michel Renaud, Mustapha Ourrad e Elsa Cavatt, 2 poliziotti: Franck Brinsolaro e Ahmed Merabet, il portiere dello stabile Frédéric Boisseau e l’economista Bernard Maris; altre 11 persone sono rimaste ferite di cui 4 gravemente.

Presi a fucilate da due integralisti islamici in quanto espressione del libero pensiero, immolati all’altare di un falso dio. Perché Allah delle loro putride labbra non è il dio del Corano. Allah è un dio di pace, gli assassini due sicari, porci della guerra; Allah è un dio di speranza, loro messaggeri di morte e di oblio. Allah è un dio di fratellanza, loro portavoci di guerre fratricide.

La libertà di espressione è una conquista del mondo moderno, una libertà intrisa del sangue, del sudore, della lotta di centinaia di migliaia di uomini che hanno dato la vita affinché l’uomo potesse congiungersi con la sua natura di essere libero e pensante. Una libertà che oggi più che mai uomini senza dio, senza dignità e senza onore tentano di strapparci via.

La libertà non è però una conquista occasionale, non è una pianta da annaffiare una volta l’anno per benefici personali: la libertà è continua tensione emotiva, continuo sforzo, applicazione, sacrificio e devozione. Le penne dei giornalisti che lo scorso mercoledì hanno dovuto capitolare dinanzi al piombo dei Kalashnikov degli attentatori siano da monito affinché, i molti che hanno ritenuto che la libertà vada ritrovata nel conflitto e la sicurezza nella chiusura, si redimano e tornino a considerare la cultura e l’educazione come unica salvezza per questo nostro povero mondo.

Per Stephan, Cabu, George, Bernard, Philippe, Michel, Mustapha, Elsa, Franck, Ahmed, Frédéric e Bernard torniamo ad imbracciare le nostre penne, temperiamo le nostre matite, armiamo la nostra coscienza contro ogni forma di integralismo e fondamentalismo, contro ogni strumentalizzazione, laica e religiosa.

Lo dobbiamo a loro, martiri del libero pensiero, partigiani di una guerra silenziosa combattuta nella trincea dell’indifferenza e del pensiero dominante.

Lo dobbiamo a noi, attoniti spettatori inermi di uno spettacolo tristemente atroce.

«Non ci spaventano le vostre minacce,
padroni della miseria.
La stella della speranza
continuerà ad essere nostra»
V. Yara

Vittorio Ventura

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Esperimenti Culturali | #ourCapital

I nostri migliori anni sono appena cominciati e stiamo cercando di renderli degni del vigore e dell’entusiasmo tipici della giovinezza. D’altra parte, la fortuna aiuta gli audaci e così, dopo il primo festival “L’ora degli studenti”, organizzato l’anno scorso da noi ragazzi di Profumo di Svolta, abbiamo deciso di condividere con la cittadinanza un’ulteriore occasione di dialogo libero e di condivisione. 

Infatti domani 22 dicembre presenteremo l’ANTEPRIMA del festival #ourCapital “Cultura è partecipazione” che si svolgerà dal 27 al 30 dicembre a Matera. Cogliamo l’occasione per riabbracciare la nostra città durante le vacanze di Natale e per percepire questo nuovo clima che si respira a seguito della nomina a Capitale Europea della Cultura.

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Il programma completo dell’evento è sul nostro sito e tutti i dettagli sono sugli eventi facebook dedicati a #ourCapital.
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La gioventù è l’eterna speranza dell’umanità, perciò cerchiamo di rendere la generazione di cui facciamo parte meritevole della fiducia che deve ricevere per il progresso collettivo. Per questa ragione abbiamo progettato il prossimo festival, nonostante viviamo in diverse città d’Italia e d’Europa, siamo stati mossi dalla voglia di condividere queste giornate di festa nella nostra città, insieme, ancora una volta. Abbiamo deciso di tentare, perché il coraggio é contagioso, come l’indifferenza e la passività.

Per noi la cultura è un modus vivendi ed è quanto ci auguriamo di trasmettere a coloro che gradiranno accompagnarci durante i vari eventi in programma. Restare ancorati alle proprie radici, valorizzarle con umiltà, riconoscerne il valore ai fini della nostra crescita personale è fondamentale per conoscere noi stessi e tutelare con forza la nostra unica, insostituibile identità.

Vorremmo dimostrare a noi stessi e alla nostra città che siamo pronti a collaborare per un arricchimento umano e condiviso, partendo proprio dal concetto di città. Per fortuna, ci sono sia altri giovani movimenti culturali e sociali con i quali stiamo collaborando come i Lucanian Directors, la web radio Frequenza Libera, Vox populi di Grassano e il neonato Matera inside, ma anche storici circoli come “La Scaletta”, che ospiterà alcuni dei nostri incontri, la sua sezione giovani, e realtà recenti e innovative come l’Unibastore+ e ancora l’associazione Joven, che a Matera lavora ogni giorno per creare occasioni di crescita tra i ragazzi.

Ci stiamo istruendo con intelligenza, agitando con entusiasmo e organizzando con forza, parafrasando i celebri “tre compiti” di Antonio Gramsci. Nei limiti delle nostre possibilità, presentiamo queste giornate ricche di avvenimenti culturali in cui affronteremo i temi della bellezza e della poesia, della fotografia e del cinema, parleremo di letteratura e ascolteremo della musica; cercheremo di orientare studenti un po’ più giovani di noi verso la scelta universitaria, perché la nostra attuale esperienza ci permette di suggerire loro un indirizzo con maggiore consapevolezza.

Ci saranno momenti di pura conoscenza reciproca, ma anche di satira sagace. 
Cominceremo interrogandoci sulla città come dimensione in cui riscoprire la politica, penseremo a come definire varie problematiche della nostra terra, discuteremo della questione sul petrolio assieme a Libera Contro le Mafie (Basilicata). Invece nella giornata conclusiva, al mattino si terrà una visita guidata nel centro storico, mentre in serata ci saluteremo in armonia tra musica e letteratura presso l’Hemingway’s Bistrot nella suggestiva e tanto cara Piazzetta Pascoli.

Un ringraziamento particolare è rivolto a chi ha accolto il nostro invito perché dedicare del tempo a qualcuno è già un dono. Ci auguriamo di realizzare occasioni dinamiche attraverso le quali instaurare un dialogo interessante e ci auspichiamo di essere all’altezza delle aspettative. Ma ciò che per noi avrà più valore sarà il riscontro dei cittadini che vorranno partecipare a queste iniziative, poiché l’impegno nella vita pubblica è segno di vitalità della democrazia.
Il nostro fine è partecipare, democraticamente.

Anna Rita Francesca Maíno

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#ourCapital – pronti per tornare a Matera?

Dove ci eravamo lasciati? Ah ecco, un anno fa vi abbiamo tenuto compagnia nel periodo delle feste natalizie con “L’ora degli Studenti”, un piccolo festival organizzato insieme a tanti altri amici.

Senza troppe pretese ci riproviamo anche quest’anno!
E dalle tante città d’Italia e d’Europa dove ci troviamo abbiamo messo insieme le nostre forze, coinvolto altri partner che come noi hanno voglia di impegnarsi e proporre qualcosa per rendere più vivo e attivo il nostro territorio. Ci piace l’idea di passare insieme un periodo importante come quello natalizio, quando tanti giovani materani che vivono lontano tornano a casa per le feste, per incontrarci e conoscerci meglio tra gruppi e associazioni, per riflettere sul nostro territorio e sul nostro futuro, per confrontarci, per approfondire tanti temi e conoscere meglio Matera. E per divertirci, naturalmente.

E’ così che nasce il festival #ourCapital – Cultura è partecipazione.

Un anno fa Matera era candidata a diventare la Capitale Europea della Cultura del 2019 e noi provavamo a dare il nostro contributo parlando di cittadinanza attiva, accoglienza e integrazione, rispetto dell’ambiente, destinazione degli spazi pubblici e di una città più aperta ai giovani.

Oggi qualcosa è cambiato. Matera ha vinto, ma sempre bisogno di noi. Ha bisogno della creatività, dell’energia e della vitalità dei materani (e non solo): in particolare di quelli più giovani. Perché il futuro si scrive insieme (come ci suggeriva il primo dossier di candidatura), partendo dalle cose apparentemente più piccole e semplici, ma provando a fare sempre un passo in avanti.

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Il programma completo degli eventi è disponibile qui sul sito. Mentre tutti i dettagli e gli aggiornamenti in diretta li trovate su Facebook: sulla pagina ufficiale dell’evento.

Sono tanti i partner che contribuiscono alla realizzazione del festival, ma vogliamo ringraziarne uno in particolare: l’Hemingway’s Bistrot che ospiterà la maggior parte dei nostri eventi e ci accompagnerà in questo nuovo esperimento!

Download (PDF, 2.2MB)

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Matera 2019: le valutazioni della giuria (traduzione)

Traduzione dal documento ufficiale pubblicato sul sito web della Commissione Europea.

Riguardo Matera…

«La commissione giudicante ha apprezzato l’analisi strategica di Matera, come piccola città tra quelle europee di media grandezza, con un pubblico relativamente passivo nei confronti della cultura importata dalle grandi città. L’intento di essere in prima linea tra chi si impegna per rendere accessibile la cultura, specialmente attraverso nuove tecnologie e apprendimento, è visionario. Conduce ad un ambizioso, sebbene rischioso, programma.

La giuria ha notato il forte supporto della Regione e delle municipalità locali, sia in termini finanziari che di partecipazione ai progetti in programma. La reale disponibilità del 70% dei finanziamenti, a prescindere dall’esito della competizione, è una chiara dimostrazione della centralità del programma ECOC per lo sviluppo della città e della Regione. È uno dei più chiari esempi, in anni recenti, di come il programma di un candidato sia parte di un piano strategico più che della semplice partecipazione ad una competizione.

Il programma ha molte caratteristiche forti. La commissione è stata impressionata dalla vivacità e dall’innovazione dell’approccio artistico. Ci sono diversi progetti che hanno il potenziale di attirare un più ampio e variegato pubblico europeo, tra cui la grande mostra del Rinascimento Meridionale (Southern Renaissence exhibition). La giuria ha riconosciuto il coinvolgimento delle istituzioni e organizzazioni culturali tradizionalmente intese e specialmente il cambiamento di usi e costumi già in corso. Questo approccio potrebbe avere una larga applicazione dal punto di vista delle istituzioni culturali europee.

La commissione ha inoltre riconosciuto la forte focalizzazione sulla tecnologia digitale che nel 2019 sarà molto più prevalente nei settori culturali e sociali rispetto ad ora. Il programma oscilla tra un canale tv online, la digitalizzazione di archivi del patrimonio e club di coding per ragazzi. Questo rappresenta il guardare avanti attraverso un approccio innovativo per un’ECOC.

La commissione è stata impressionata da come quella che è stata inizialmente un’iniziativa dei cittadini si sia sviluppata in un elemento centrale formale della città e della pianificazionedella Regione. Questa connessione della partecipazione dei cittadini con obiettivi culturali e sociali è continuata nel programma di sviluppo.

La politica di inclusione sarà graduale e pone l’accento sul portare coloro i quali sono spesso esclusi dalla cultura all’interno di progetti comuni piuttosto che creare diversi progetti paralleli. È evidente l’iniziativa che coinvolge persone anziane e giovani attraverso un processo didigitalizzazione. La commissione ha apprezzato la forte intenzione di mettere in primo piano la partecipazione attiva e il co-design. Il progetto di candidatura prevede anche un bando aperto. Questo spesso porta a correre il rischio che le priorità locali dominino i criteri per il titolo di Capitale Europea. La commissione ha apprezzato l’uso di mediatori culturali e una commissione di garanzia per elaborare insieme le idee acquisite da bandi aperti rendendole progetti più convincenti.

I progetti evidenziati nel dossier dimostrano una buona diffusione di partner e co-produzioni europee.  Ci sono progetti che coinvolgono artisti e operatori culturali provenienti dal Mediterraneo orientale e del Sud. Sono inclusi aspetti culturali europei con caratteri comuni come ad esempio la luce, i rumori e le città rurali abbandonate. Il dossier è più debole nell’esplorare la diversità tra le culture europee che permetterebbe ai cittadini di Matera possano conoscerla e apprezzarla.

La giuria ha dubbi riguardo la capacità di Matera di gestire il grande numero di progetti e eventi che una Capitale Europea delle Cultura deve prevedere. Il dossier riconosce queste mancanze, infatti la necessità di strutture capienti è uno degli obbiettivi principali nel settore della cultura e della pubblica amministrazione. Durante la spiegazione del dossier la commissione è stata informata di un progetto per la formazione di un certo numero di responsabili di progetto che è andato a dissipare, ma non completamente, tali preoccupazioni. La commissione è stata comunque colpita da questo progetto come esempio di un modo innovativo di lavorare attraverso nuovi metodi più aperti (es. il programma di rafforzamento dei servizi pubblici di Matera).

La giuria ha considerato l’intenzione di incrementare il turismo da un numero di 200 mila a un numero di 600 mila visitatori annui e i possibili sviluppi per il fragile ecosistema regionale. La stessa è stata informata e rassicurata grazie ad una ricerca che afferma che 600 mila è un numero di visitatori sostenibile.

Le previsioni finanziarie sono considerevoli e oltre il 70% delle risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del dossier sono già state fornite dalla Fondazione, indipendentemente dal risultato della competizione. L’intento di coinvolgere i cittadini della città e della regione che emigrano, riconoscendogli il ruolo di ambasciatori e di fonte di raccolta fondi, è stato riconosciuto innovativo.»

(traduzione a cura di V. De Nittis, P. De Ruggeri, V. Ventura, V. Vaccaro)
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Contro la dittatura dei muri grigi

Viviamo in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente peculiari da renderla unica al mondo.
Viviamo, allo stesso tempo, in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente comuni da renderla uguale a tutte le altre.

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Un’evidenza di questa immortale e comune dialettica tra Matera, come luogo specifico e unico nel suo genere, e il “non luogo”, uguale a se stesso ovunque esso sia, si può trovare nelle anonime facciate cieche e grigie che affliggono la nostra città. Sono luoghi verticali, non direttamente abitali ma vissuti quotidianamente.
Sono case, interi palazzi, scuole, edifici pubblici e Continua a leggere

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Matera 2019: a una settimana dal sogno

di Marina Gemma

“Va bene, confesso, sono nato in Basilicata. Si, la Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata.” (Basilicata coast to coast)

“Libertà è partecipazione” cantava il caro signor G e a una settimana dal nostro venerdì 17 a Matera possiamo certo parafrasare dicendo “cultura è partecipazione”.
O meglio: è la partecipazione a creare cultura, ma anche tanta confusione.

Spero di non offendere nessuno con questa banale considerazione: dalla nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 sono esplosi commenti pieni di gioia, aspettative, ma anche di polemiche da parte di materani e non; Continua a leggere

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Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019

di Giuseppe Cicchetti

Oggi, 17 Ottobre 2014 si decide quale tra le 6 città finaliste sarà nominata Capitale Europea della Cultura. Matera è ancora in corsa, e addirittura è data come favorita in alcune classifiche parziali. Le emozioni e le sensazioni di queste ultime ore saranno irripetibili perché, comunque vada, sabato 18 Ottobre Matera non sarà più la stessa di prima. Vincitrice o perdente che sia, Matera guarderà al futuro pensando a questi ultimi anni come a un periodo intenso di riflessione e di azione in vista di un (non troppo lontano) futuro. E’ per questo che consiglio a ogni materano, a ogni lucano di ritagliarsi qualche minuto della propria giornata per pensare al futuro della città e della propria regione, alle proprie aspettative, perché soltanto in queste ore, forse, riuscirà a farlo a “mente fresca”. Intanto io vi propongo un elenco di 10 cose (soltanto alcune delle cose) che negli ultimi anni ho imparato dall’interno e dall’esterno dell’ambizioso progetto di Matera 2019. Spero possano essere proprio queste un primo spunto di riflessione.

1. Non basta essere di Matera, non basta amare follemente la propria città per essere la persona più adatta a farla crescere.
Abbiamo bisogno di uomini e donne non materani, non lucani, non italiani per riuscire a apprezzare ancora di più il nostro patrimonio culturale, per comprendere la nostra grandezza. Come avrebbe mai potuto un materano, ad esempio, fare riferimento alla propria città come a una capitale mondiale dell’ospitalità, quando per noi lucani l’accoglienza è la normalità. Se non scopriamo e non sperimentiamo le nostre unicità, l’eccezionalità di ciò che ci rende speciali, non potremo mai apprezzare noi stessi abbastanza. E l’apertura con l’esterno, le porte aperte a nuovi cittadini, la volontà di fidarsi di chi potrebbe conoscere la nostra terra non abbastanza quanto noi stessi ha risvolti positivi sullo sviluppo sociale, turistico, culturale, anche dal punto di vista economico e imprenditoriale. Chi, se non un “forestiero”, può portare qualcosa di nuovo e innovativo tra i cittadini abituali di un certo luogo?

2. Il fatto che i giovani non devono allontanarsi dalla Basilicata è una cazzata.
Dobbiamo farlo: dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa è diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo patititi. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.

3. L’entusiasmo dei più giovani è il futuro.
Certo, non può prescindere dall’esperienza, dai consigli e dai valori di chi ormai non ha più l’età o la forza di esserlo. Ma è con l’apertura mentale dei più giovani, con la loro propensione all’innovazione che ci si prepara per un avvenire migliore. E soprattutto con la loro libertà: la libertà di seguire i propri sogni, di mandare a fanculo chi pretende di aver già pensato per loro un futuro diverso da quello che essi stessi stanno sognando e che magari hanno già cominciato a costruire. La libertà di guardare negli occhi qualcuno con qualche capello bianco di troppo, ascoltare la sua opinione e poi, dandogli del tu, del lei, del voi, esprimere la propria opinione, proponendogli il proprio punto di vista e motivandolo. Se questi due uomini continueranno a confrontarsi con rispetto, educazione, onestà, sincerità e con la voglia di dialogare senza alcuna barriera: allora in quel momento, in quella conversazione qualcuno starà ponendo le fondamenta di un futuro migliore.

4. Non si può restare soli.
Oggi, un gruppo di persone che lavora isolato, che organizza iniziative, che scrive, che pensa e che progetta da solo si sta precludendo troppe opportunità. “Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee” (G.B. Shaw). Ma due idee non bastano, sappiamolo. Ci sono state tante occasioni, su piattaforme di discussione reali o virtuali, per collaborare, per conoscere nuove persone che magari avevano i nostri stessi obiettivi, per unire progetti, per poter contare su qualcun altro, per accorgersi che fare qualcosa insieme è sicuramente meglio.

5. Il web è un nuovo punto di partenza.
Sapersi muovere tra social network, piattaforme, community, blog e cloud come utenti attivi (soprattutto) e passivi – quello che potremmo riassumere con ‘conoscere i nuovi alfabeti digitali’ – è come saper leggere e scrivere, fare di conto, conoscere una seconda lingua. E se il CoderDojo è una speranza, la wikicrazia è una sfida.

6. L’importanza di raccontarsi.
Perché il web ci aiuta anche a uscire dall’isolamento attraverso lo storytelling. A volte fare qualcosa di buono, essere soddisfatti di un progetto portato a buon fine potrebbe non essere abbastanza. Nasciamo come uomini che trovano nella condivisione e nello scambio un motivo di vita, un pretesto per instaurare nuovi legami per conoscere e apprendere, confrontarsi e crescere. Raccontare significa riempire i dibattiti pubblici di positività e di propositività, porre le basi per future sinergie, innescare la miccia di un meccanismo che attraverso esempi e esperimenti mantiene viva la società, la colora e la rende più stimolante.

7. Non chiedere il permesso.
Se sono nate Profumo di Svolta a Matera, Vox Populi a Grassano e altre realtà più o meno diverse (come anche l’appena nata e già super attiva sul web Matera Inside), vuol dire che in ogni centro abitato della Basilicata può nascere un gruppo di ragazzi che prova a fare qualcosa di buono per la propria (più o meno grande) realtà. La comunità beneficerà di questa realtà direttamente o indirettamente e forse il destino dei centri abitati della Basilicata non sarà quello inesorabile toccato a Craco Vecchia. Dobbiamo comprendere che amare la propria terra è tutto tranne che starsene con le mani in mano, perché da qualche parte del mondo qualcuno starà lavorando, progettando, costruendo per la terra che ama.

8. Le basi.
Cultura prima di essere letteratura, poesia, arte, architettura (ecc…) è igiene, rispetto per l’ambiente, accoglienza, rispetto per il nostro passato, per le persone con cui viviamo ogni giorno. E’ vita, dialogo, confronto educato. Perché in una città ci sarà sempre chi si lamenta (senza fare nulla), chi critica (senza farsi un esame di coscienza), chi offende (pretendendo di essere rispettato), chi penserà che il frutto del suo lavoro valga di più di quello di altri, che i fondi pubblici sono spesi bene soltanto se sono spesi direttamente per me. Il segreto non è far parte di questo ala della società e non pensare a cosa la società può fare per me, ma a cosa posso fare io per la società (JFK).

9. “La differenza tra il dire e il fare è il fare” (cit.)
Perché nel fare qualcosa di buono, qualcuno sarà pronto a seguirti, spezzando pregiudizi, campanilismi, frustrazioni e trovando nuove motivazioni.

10. Pensare al futuro.
Avere sempre una visione a lungo termine, anche se quello che sto facendo ha bisogno di me adesso. Agire nel presente con un obiettivo più o meno definito nel futuro, che sia esso individuale o collettivo. Questo ci spingerà sempre più a tenerci aggiornati, restare al passo con i tempi, guidare l’innovazione. Ed essere consapevoli di impegnarsi, a volte, per quello che potrebbe essere soltanto un pretesto. Diventare Capitale Europea della Cultura sarà un traguardo, un titolo, un motivo per festeggiare. O forse non lo sarà, soltanto tra poche ore lo sapremo. Adesso invece sappiamo soltanto che è stato un pretesto per conoscere meglio se stessi, riscoprire le proprie origini, pensare al futuro con fiducia e con delle nuove consapevolezze.

Giuseppe Cicchetti

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La nostra Città del Sole

Spesso non si valorizza abbastanza quello che si possiede, perché appare ovvio, lo si dà per scontato. Si comincia a mutare atteggiamento quando, invece, altri lo elogiano dall’esterno o ce lo portano via.

Questo destino, naturalmente, non può riguardare la nostra città, essendo un patrimonio inamovibile, ma è un errore imperdonabile non rendersi conto di quanto sia grande la fortuna di vivere in una città come Matera, antichissima, ma in costante aggiornamento.
In sessant’anni di storia è passata dall’essere definita “vergogna nazionale” nella cosiddetta “Questione Sassi” da De Gasperi nel 1948 ad aggiudicarsi il titolo di città più sicura d’Italia, secondo una recente classifica de “Il Sole 24 ore”; infatti “Matera ha un’alta propensione per la legalità: è una questione cultuale” – ha affermato opportunamente l’assessore comunale alla sicurezza Visceglia. É invidiabile il nostro senso di appartenenza alla città e questo sentimento, in sinergia con le istituzioni, rappresenta il binomio vincente per l’affermazione e la tutela del bene comune, perché per andare lontano bisogna farlo insieme. Ho letto con molta attenzione ed interesse il dossier di candidatura “Open Future”, elaborato dalla Fondazione Matera – Basilicata 2019, che è stato presentato a Roma alla commissione che il prossimo 17 Ottobre decreterà la città vincitrice ovvero quella fra le sei finaliste della short list che rappresenterà l’Italia in qualità di capitale europea della cultura nel 2019. Dalla candidatura di Matera nel 2008, è cominciato un processo virtuoso di cui sono stati e continuano ad essere protagonisti il Comitato Matera 2019, le istituzioni locali, la neonata Fondazione e i cittadini, perché la “cittadinanza culturale” è assieme mezzo e fine di questa competizione in cui il riscontro più lodevole é la partecipazione collettiva, la fiducia comune nella possibilità di cambiare e crescere per divenire più competitivi, più aperti e attivi.

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Nel “decalogo creativo” stilato da CRESCO (acronimo di Comunità Regionale per l’Economia Sociale, la Creatività e l’Occupazione in Basilicata) per sostenere il percorso di candidatura di Matera a capitale europea della cultura, il verbo che preferisco é “CREDERE” fortemente in se stessi, perché solo attraverso la ponderata convinzione che una crescita culturale e collettiva sia possibile è pensabile una meta così ambiziosa. Continuando la lettura del dossier ho scoperto Continua a leggere