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Matera 2019 protagonista del rapporto Io sono Cultura 2015

La quinta edizione del rapporto Io sono Cultura (Fondazione Symbola-Unioncamere) dedica un approfondimento al progetto che ha portato Matera a diventare Capitale Europea della Cultura 2019.

Riportiamo qui un estratto del rapporto disponibile in versione integrale sul sito web della Fondazione Symbola.

[…] 3. Cultura come driver di sviluppo territoriale

3.13 A Matera il futuro è open

A differenza dei vari percorsi che negli ultimi 50 anni hanno ribaltato in positivo l’immagine e la traiettoria di Matera, la peculiarità della sfida lanciata dal percorso di candidatura che ha portato Matera ad essere nominata Capitale Europea della Cultura per il 2019 sta nell’essere stata condotta anche con i cittadini di Matera e della Basilicata. Numerose ed efficaci le azioni messe in campo per mobilitare l’intelligenza collettiva di un numero crescente di cittadini, a fronte di un iniziale scetticismo e sfiducia nelle proprie capacità di azione. Lavoro possibile grazie ad un gioco di squadra che ha abilitato le risorse locali (imprese, istituzioni pubbliche, burocrazia, cittadini, istituzioni ed associazioni culturali, media) e valorizzato al meglio il loro apporto. Ponendo l’enfasi sulla dimensione collettiva e sociale della cultura e sul ruolo che i cittadini possono svolgere partecipando, attraverso di essa, al cambiamento e alla cura delle città, Matera prefigura un modello di cultura aperta, accessibile a tutti, grazie anche alle licenze aperte e a nuovi processi di apprendimento.

17 ottobre 2014, h.17.00. L’ora in cui nella prestigiosa Sala del Consiglio del Dicastero della Cultura sarà dato l’annuncio della città italiana che nel 2019 sarà la Capitale Europea della Cultura.
La delegazione dei 6 sindaci delle città finaliste (Ravenna, Siena, Perugia, Cagliari, Lecce e Matera) siede in prima fila di fronte al Presidente della Giuria Selezionatrice, i delegati della Commissione Europea ed il Ministro Franceschini, attorniata da un nugolo di telecamere e giornalisti. Nello stesso momento, a Matera, in piazza San Giovanni si svolge il Comunque vada party, organizzato dalla rete delle associazioni culturali lucane e dalle imprese che hanno sostenuto la candidatura. I cittadini gremiscono la piazza e le strade prospicienti e attendono il verdetto. Lo stesso accade a Potenza nel Teatro Don Bosco.

All’annuncio del Ministro Franceschini che legge il nome di Matera sul tablet di Steve Green – presidente della Giuria- i salti di gioia a Roma vanno all’unisono con le grida e gli abbracci della festa di Matera e Potenza. Una festa dal titolo così sfidante “comunque vada party” e l’immagine della piazza di Matera e del teatro di Potenza così stipata di gente dà la contezza di quanto la candidatura di Matera sia stata vissuta e sostenuta dai cittadini e di come sia stata un motivo di coesione della comunità lucana.

Come è riuscita Matera a superare un lungo percorso di selezione che si è configurato come uno dei più competitivi della storia delle capitali europee della cultura, sia per il numero di città partecipanti (21) che per la qualità della progettazione culturale ed urbana prodotta dalle concorrenti?
Si è trattato di un lungo percorso, intrapreso nel 2009 da un gruppo di cittadini che propone la candidatura di Matera e svolge azioni di sensibilizzazione rispetto ad un obiettivo che ai più appariva molto distante nel tempo.

La sfida viene colta a livello istituzionale dalla Regione Basilicata e dal Comune di Matera che decidono di coinvolgere le altre principali istituzioni regionali compresa l’Università di Basilicata, dando luogo ad un comitato di scopo dedicato alla preparazione della candidatura. Si forma così una piccola squadra ed un Comitato Scientifico che combina expertise europee e locali, per dar vita ad un progetto in grado di produrre effetti durevoli nel tempo e portare linfa vitale alla fortissima identità locale, con una nuova forma di sentire europeo internazionale. Il team, combinato ad una forte leadership istituzionale, riesce a mettere insieme le risorse territoriali, facendo sì che tutti possano dare il meglio di sé stessi.

“La giuria è stata colpita per come un’iniziativa partita dal basso sia diventata un aspetto centrale assunto formalmente nella pianificazione cittadina e regionale”*.
Tuttavia, il coinvolgimento dei cittadini non è stato semplice per una serie di ragioni: scarsa consapevolezza del valore della città e dei cittadini, crisi di immagine ed identità Europa, identità lucana debole, scetticismo sulla trasparenza del processo e sfiducia nelle proprie capacità di azione. Si decide così di cominciare con il lancio del Manifesto della community di Matera 2019: MATERA SIAMO NOI.

Il Manifesto esplicita l’approccio culturale di Matera 2019 e pone l’enfasi sulla dimensione collettiva e sociale della cultura e sul ruolo che i cittadini possono svolgere partecipando attraverso di essa al cambiamento e alla cura delle città. “Una città non è le sue strade, i suoi palazzi (…), nemmeno quando (…) è patrimonio culturale dell’umanità. Una città è tutte queste cose, più il sapere locale che consente di mantenere, adattare, evolvere, migliorare la sua infrastruttura. Di questi due elementi, quello fondante è il sapere locale. (…) La città – qualunque città – è software.” Evidenzia anche come l’apertura ed il confronto non sempre facile con l’Europa possa essere un’occasione di rigenerazione per accompagnare Matera nell’ennesima trasformazione in diecimila anni di presenza umana ininterrotta. “È venuto il momento di aggiornare il software che è Matera – cioè di crescere in quanto cittadini di Matera e del mondo. Di guardare oltre la Gravina, per vedere con occhi nuovi l’Europa, il Mediterraneo, il pianeta. Imparare tutto quello che possiamo; condividere il meglio che abbiamo. Ripensarci, senza soggezioni e senza preconcetti, ma anche senza perdere di vista la nostra identità. Se Matera siamo noi, siamo noi che dobbiamo condurre questo percorso; siamo noi che dobbiamo uscirne rigenerati”.

Il Manifesto apre una piattaforma web in cui si invitano tutti i cittadini a “portare insieme Matera nel 2019”, lanciando idee e progetti collaborativi, purché vi sia un impegno anche a realizzarli (“chi propone, fa”). I risultati di questa piattaforma collaborativa sono rilevanti: si iscrivono circa 500 cittadini ,si lanciano 250 missioni, molte delle quali danno luogo a progetti di cultura civica. Tale impegno ribalta una serie di luoghi comuni: “spetta sempre al comune o al governo fare”; “ho una bella idea, ma nessuno me la fa realizzare”; e soprattutto dà prova di progetti che non sono magnifiche idee solipsistiche, ma frutto di collaborazioni incrociate fra tante energie anche disperse geograficamente e spesso anche tra privati ed istituzioni. I due progetti esemplari a tale titolo sono: il Coderdojo che ha portato 1000 bambini delle scuole di Matera ad apprendere a programmare i giochi e non a utilizzarli in modo supino o quello dei Camminanti che a piedi da 8 luoghi della Basilicata hanno raggiunto Matera il giorno della visita della Commissione, coinvolgendo circa 1000 persone.

Contestualmente, sono state realizzate delle iniziative in loco volte a ampliare e diversificare la platea di cittadini dando loro la possibilità di “abitare la cultura”, spesso insieme ad artisti o hackers italiani ed europei. In tal modo, gli abitanti lucani hanno scoperto che la cultura non è ornamento o appannaggio di pochi, ma è un processo che si costruisce tutti i giorni insieme. Come hanno fatto i cittadini che hanno portato in scena il Vangelo secondo Matteo insieme a Virgilio Sieni, ridiscutendo addirittura la loro età, la loro corporeità, la loro relazione con l’altro e con il sé. Come hanno fatto i 5000 materani che hanno partecipato ai laboratori di quartiere insieme ai ragazzi del liceo artistico per dipingere altrettante bandiere reinterpretando il logo di Matera e lanciando la loro idea di Europa. Come hanno fatto gli abitanti di Matera coinvolti nella presentazione drammatizzata del dossier di candidatura da parte di Cresco (Passaggio 2019), sottoponendosi all’esame clinico di cittadinanza culturale fatto da giovani attori in camice di medico che non li interrogavano su Dante ma sul loro tasso di socialità e tolleranza. O interagendo con i braccianti extracomunitari che raccolgono i pomodori a Lavello, facendo incontrare passato (vita contadina dei braccianti lucani emigrati e non) e presente, perché la cultura ha a che fare con i diritti della persona. O come hanno fatto i materani delle periferie che su iniziativa della Sovrintendenza ai Beni Artistici hanno accolto per un giorno nel loro salotto buono restauratori che eseguivano il loro lavoro meticoloso su tele seicentesche mostrandolo a vicini e parenti che giungevano curiosi.

“La giuria ha apprezzato il lavoro con le istituzioni e le associazioni culturali esistenti tradizionali, e soprattutto la maniera in cui queste hanno già iniziato a modificare le loro pratiche. Questo approccio potrà avere un’ampia diffusione a livello europeo”* .

Si è già detto del ruolo delle tecnologie digitali come fattore abilitante la partecipazione e la cittadinanza culturale, un approccio innovativo nella produzione e fruizione culturale, l’ampia visibilità di Matera 2019 sui social media. A tal proposito, va citata l’esperienza del gruppo di volontari del web che, guidati da alcuni esperti della comunicazione social, hanno portato Matera 2019 ad essere trending topic in più occasioni. Esperienza che è stata emulata da altre città finaliste e che si è tradotta anche in nuove opportunità professionali a livello anche nazionale per i volontari stessi. “La giuria ha apprezzato la grande attenzione dedicata alla tecnologia digitale che nel 2019 sarà ancor più rilevante in ambito culturale e sociale di quanto non lo sia adesso. Tutto ciò costituisce per una ECOC un approccio lungimirante ed innovativo”*.

Importante anche la media partnership con il network televisivo TRM che ha consentito di arrivare a tutti i cittadini lucani vicini e lontani (elevati i numeri della diaspora lucana) e che ha anche favorito la partecipazione di tutta la Basilicata alla candidatura. Ma anche di mettere a punto un’esperienza pilota di racconto su scala europea della candidatura di Matera e di quanto avviene nelle Capitali della cultura presenti.

Fondamentale infine il ruolo della radio, che attraverso Materadio, il Festival di Radio Tre, è stato strumento non solo di diffusione ma soprattutto di cocreazione e di coproduzione di contenuti con altre città e radio europee.
Il progetto Matera 2019 considerato “visionario e innovativo” doveva essere fondato su atti amministrativi concreti che dessero prova dell’affidabilità del processo istituzionale messo in piedi. All’esigenza di mostrare alla Commissione la fattibilità del progetto Matera 2019, si aggiungeva l’esigenza di mostrare a noi stessi e alla città che il percorso di candidatura – qualunque fosse stato il risultato- avrebbe comunque “lasciato qualcosa”, in quanto aveva messo in moto un processo di cambiamento, progettualità e accreditamento internazionale oramai irreversibile. Pertanto, durante la fase della candidatura, è stato avviato un lavoro congiunto con le principali istituzioni sostenitrici – Regione e Comune di Matera- volto a dar luogo alla Fondazione Matera-Basilicata 2019 e allo schema di Accordo di Programma che stanziava 31 milioni di euro. Da far entrare in funzione anche se si non fosse vinto. L’obiettivo non era solo allocare una dotazione finanziaria, ma coniugare il programma di Matera 2019 con la strategia urbana e regionale, affinché si rendesse esplicito il suo valore aggiunto alle politiche ordinarie di innovazione e inclusione sociale, turismo, rigenerazione urbana e rurale, ecc.

“Si tratta di uno dei più limpidi esempi, in anni recenti, di programma di città candidata pensato come parte di un piano strategico e non come semplice candidatura per una competizione”*.
In tale lavoro, in termini infrastrutturali, si è scelto di potenziare l’accessibilità e di realizzare opere esemplari dal punto di vista del processo e delle soluzioni progettuali, a bassa definizione architettonica, attente ai nuovi modelli di produzione, fruizione e partecipazione e diffuse anche nelle periferie urbane e regionali. Avendo come obiettivo un turismo sostenibile ed empatico, basato sull’incremento dei giorni di permanenza e sulla costruzione di relazioni durevoli tra abitanti permanenti e abitanti temporanei (appunto i turisti).

L’eredità che il progetto Matera 2019 ha inteso lasciare è data anche dalla crescita del capitale umano e sociale, affinché le ambizioni culturali espresse dal programma Matera 2019 vadano di pari passo con le capacità locali di realizzarle. Ecco perché il programma Matera 2019 è un processo cadenzato in 3 bienni, dedicati alla costruzione di competenze e messa in rete europea (Build up), alla coproduzioni europee e alla loro messa in scena ed infine alla riproduzione e distribuzione di quanto realizzato (punto dolente della filiera creativa locale).

Si prevede un poderoso programma di build up che mira a creare (qui ed ora) una squadra di manager culturali, un team di ambasciatori digitali, nuove competenze nel coinvolgimento dei pubblici nelle produzioni culturali e un programma per la “burocrazia creativa”, per trovare modelli e pratiche amministrative atte ad incoraggiare e promuovere la libertà creativa.

Gli abitanti di Matera e della Basilicata, in quasi cinque anni di candidatura, hanno imparato che la sfida per diventare capitale li può migliorare ogni giorno, li induce a mettersi in gioco, a ridiscutere ogni forma di sapere e di azione. Open future: questo è lo slogan lanciato da Matera 2019 che prefigura un modello di cultura aperta, accessibile a tutti, grazie anche alle licenze aperte e nuovi processi di apprendimento. Dunque, un futuro aperto in cui la produzione culturale non è concentrata in poche grandi città o istituzioni culturali ma in cui anche nelle piccole e medie città un sempre maggior numero di persone può generare cultura. Ed uno dei progetti di Matera che più interpreta il concept di Open Future è dato dal progetto Idea, che propone il progetto di istituto demoantropologico non come mera collezione permanente bensì come archivio degli archivi delle memorie, da rendere accessibili in formato digitale perché diventino nutrimento per l’arte.

Proprio perché come ha detto Luca Dal Pozzolo, il patrimonio e la memoria non sono qualcosa da commemorare e musealizzare, ma materia da allestire di nuovo sguardo e senso: dei cantieri che possono essere valorizzati e scoperti con il tempo di oggi e con gli sguardi multipli delle nuove cittadinanze europee e del mondo. […]

* dal report della Giuria Esaminatrice disponibile su capitalicultura.beniculturali.it (e anche tradotto in italiano su profumodisvolta.it)

(per l’immagine in anteprima è stata utilizzata la copertina del rapporto Io sono Cultura)
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Cercando il nostro futuro. Campagne elettorali e dintorni…

di Roberto Colucci

E’ Maggio e in città c’è grande fermento. Le elezioni si avvicinano e, nonostante la vita da semi-fuorisede, l’atmosfera intrisa del sapore di contesa ostile, che credo ci accompagnerà fino alla fine del mese o poco oltre, è facilmente respirabile.

In campagna elettorale è così, si diventa un po’ tutti partigiani, nel senso meno storico del termine: la cittadinanza si divide come una cellula in mitosi, progressivamente e inesorabilmente, fino ad arrivare alla contrapposizione totale di gruppi numericamente quasi inesistenti. Una contrapposizione che, purtroppo, guarda più ai cognomi scritti sulle casacche dei giocatori in campo, piuttosto che alle idee, alle proposte, alle questioni. La realtà diventa opinabile e soggettiva, le diverse prospettive diventano teoremi inconfutabili per ciascuno schieramento, l’informazione viene passata sotto filtri che la modellano a seconda della volontà di chi la diffonde. E’ un contesto frammentato e fortemente confusionario, quello di Matera2015, la Capitale della Cultura che si avvicina al periodo clou della campagna elettorale. I candidati sono più di 700 (leggasi settecento!), le idee, per la verità, un po’ scarsine, i programmi elaborati in fretta e furia, senza un’analisi delle condizioni economiche, finanziarie e sociali, con tanti che dicono di voler costruire castelli, senza considerare la necessità di cemento, manodopera e principesse che progetti di tale portata presuppongono.

Eppure di problemi da risolvere ce ne sono a bizzeffe, di questioni da discutere nei mesi antecedenti le elezioni ce ne sarebbero state abbastanza da riempire un’enciclopedia del dilemma, ma la discussione, ancora una volta, si è fermata al cognome di uno e dell’altro con (questa sì) una grande novità, la dicitura “Matera2019”. Matera 2019 parte da Matera oggi e anche un po’ da Matera ieri e, quindi, è evidente che si doveva discutere ieri di ciò che vogliamo Matera diventi domani. Nei gruppi che si sono poi trasformati in liste elettorali non lo si è fatto, o lo si è fatto in parte (sicuramente in ritardo) o in maniera non propriamente inclusiva e trasparente, ma piangere sul latte versato non serve a niente e, quindi, come disse qualcuno, è meglio iniziare a confrontarsi adesso sui temi, piuttosto che disperarsi o continuare a procrastinare.

Il fatto che ci siano tanti e forse troppi candidati è sicuramente indice di una tattica (probabilmente poco ortodossa, ma tristemente nota per quel che riguarda le amministrative) che vede nella maggiore quantità di pedine che si muovono una più consistente possibilità di vittoria. Io, che a scacchi non ci ho mai giocato, ma che preferisco la qualità alla quantità, apprezzo lo sforzo di coinvolgere direttamente gran parte della popolazione materana, e ci voglio vedere persino qualcosa di positivo, ma non ne sono poi tanto compiaciuto. Ad una mole enorme di persone in gioco sarebbe potuta corrispondere un’altrettanta esagerata quantità di idee da discutere, migliorare ed aggiungere ai programmi, ma adesso, probabilmente, il tempo a disposizione per renderle concrete e operative non ci sarà. Alla fine, credo che nessuno vietasse ai candidati di iniziare a parlare di progetti tempo fa e, se ciò non è stato fatto, è evidente che sia anche questo il frutto di una scelta tattica che ha ben poco a che vedere con un dibattito politico maturo.

Ad ogni modo, i cittadini materani in prima linea sono tanti, come tanti sono i cittadini materani che si impegnano per la loro città e che invece hanno deciso di restare fuori dalla contesa elettorale, quasi a voler sottolineare il fatto che non basta dire qualcosa di serio o fare qualcosa di buono per la comunità per essere meritevoli di un ruolo politico di rappresentanza. Quasi a voler sottolineare, inoltre, che non è obbligatorio candidarsi se si è impegnati quotidianamente per il miglioramento della propria realtà, perché la politica è un impegno e una vocazione e, secondo alcuni, ci si può impegnare per la propria città senza doversi per forza occupare di amministrazione comunale. Certo, lungi dal demonizzare l’impegno di chi invece, forte di un’esperienza associativa o di un impegno sociale pregresso, decide oggi di mettersi a disposizione della propria città: guai se non ci fossero queste persone!

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Tuttavia, ciò che mi lascia un po’ perplesso è, oltre a quanto già detto, il fatto che tanti sembrano pensare che l’elezione del Sindaco possa essere la panacea per tutti i mali. Il Sindaco non risolverà tutti i problemi della nostra città, non investirà per far funzionare un cineteatro, non riparerà le buche nel tempo libero, non aggiusterà i parchi pubblici che noi distruggiamo, non ripulirà le strade dalle cartacce che noi gettiamo, non ci troverà un lavoro, non riporterà a casa le migliaia di ragazzi che ogni anno abbandonano la loro terra per andare a cercare fortuna altrove e non chiamerà giovani da tutta Europa per farli venire a vivere nella pur bellissima Matera. Lo diceva già Banfield, che sulla Basilicata ha condotto uno studio sociologico serio e dettagliato: da noi si credeva che il Sindaco potesse fare tutto, risolvere tutti i problemi, dirimere ogni questione, ma non è così. Lo si poteva pensare cinquant’anni fa, quando la società contadina era pressoché l’unica anima di una Basilicata dimenticata dal resto d’Italia, quando Matera era la “vergogna d’Italia”, ma non lo si può più pensare oggi, al tempo di Matera Capitale Europea della Cultura.

Chiunque sarà il futuro Sindaco della nostra città, qualsiasi sia la sua “squadra” di governo della città, non ci sarà rivoluzione, né miracolo. Il cambiamento è un processo lento e difficile, e il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri tutti potranno avere un ruolo sicuramente importante nel favorire o meno questo cambiamento, nell’indirizzarlo verso un’idea di Matera piuttosto che un’altra, ma l’onere fondamentale, quello realmente decisivo, quello più pesante, continuerà a gravare sulle spalle di tutti i cittadini materani. Dopo una vittoria alle elezioni a nessuno viene regalata una bacchetta magica e nessuno viene dotato di un mantello da supereroe.

La Matera che desideriamo, una Matera dove ci siano possibilità differenti e migliori deve essere costruita giorno dopo giorno insieme alle migliaia di ragazzi che vivono fuori e che si confrontano con realtà più evolute, con le migliaia di studenti e professionisti che tornano a Matera forti di una esperienza internazionale, sfruttando le energie di chi a Matera non ci è mai stato, ma che potrà decidere di fare di Matera la propria opportunità, guardandola con occhi disinteressati, realistici, obiettivi. La Matera che vogliamo è un frutto che coltiviamo da anni, che talvolta abbiamo messo in ombra o privato del nutrimento necessario, ma che adesso, finalmente, stiamo imparando a far crescere nel modo adeguato. Ci sarà bisogno di tutto il nostro impegno affinché il frutto del nostro lavoro possa maturare, sarà necessario che generazioni diverse si prendano per mano e proteggano quel frutto che è ogni giorno un po’ più bello, più buono, ma anche più fragile e, comunque, sempre indifeso.

Non bastano cinque anni per cambiare la nostra città, ma è necessario che prestiamo attenzione ad ogni attimo, ad ogni istante di tempo che scorre per la nostra realtà, perché sarà anche la realtà nella quale molti di noi, e molti altri cittadini d’Europa, ce lo auspichiamo, vorranno veder crescere i propri bambini.

Roberto Colucci

 

 

 

 

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Da Matera bisogna partire

di Giuseppe Cicchetti

Da qualche mese ormai, Matera non è più quella di una volta.
Forse in città è cambiato poco. Certo, si respira un’aria migliore e tra i tanti pensieri quotidiani basta poco per essere contagiati da quel denso e travolgente entusiasmo che anima tutti coloro che hanno vissuto e vivono ogni giorno il sogno di Matera 2019, che hanno immaginato e compreso quale potesse essere il proprio contributo nel progetto collettivo, ancora tutto da costruire. Ma fuori, in particolare lontano dalla Basilicata e dal Meridione, Matera non è più quella sconosciuta città di un’altrettanto sconosciuta regione, di un triste e irrecuperabile Sud.

I materani che vivono lontano da casa, da qualche mese sorridono guardando sul telefono i messaggi degli amici più cari che dicono di aver visto Matera in TV, di aver riconosciuto la Capitale Europea della Cultura 2019 sul giornale o alla radio, tra le foto di Facebook e Instagram di cantanti e attori famosi. Loro poi si prenotano per venirti a trovare a Matera, e nel frattempo tanti turisti e viaggiatori in Italia e in Europa programmano le proprie vacanze in una terra lontana, tanto difficile da raggiungere. E mentre il mondo scopre la bellezza di una città abitata da millenni, tra gli esperti e gli appassionati di innovazione sociale aumenta la curiosità nei confronti di una comunità che con un progetto ambizioso (raccontato principalmente dal dossier #OpenFuture, sempre disponibile a questo link) vuole provare a sperimentare nuovi modelli di vita, di accesso alla cultura, di rapporto con i turisti cittadini temporanei, di politica e di sviluppo di un territorio.

E così si fanno avanti nuovi paradigmi tutti da immaginare, e tanti vecchi scetticismi non fanno fatica a riemergere. Da una parte si percepisce l’entusiasmo sincero di chi vorrebbe trovare in tutto questo la possibilità di mettere a disposizione le proprie competenze e la propria passione per un progetto collettivo; e dall’altra si riconosce facilmente l’egoismo di chi è pronto a investire, mettere su un Bed&Breakfast o un albergo di lusso, e sfruttare tutto questo per soddisfare un proprio interesse personale.

Tra queste e tante altre reazioni più o meno istintive, non è passato di moda un vecchio luogo comune. Prima dello scorso ottobre ci si lamentava perché troppi ragazzi erano costretti a partire da Matera e andare a studiare o a cercare lavoro lontano dalla Basilicata. Oggi ci si auspica che con l’appuntamento del 2019 non sia più così, che si possa evitare di partire, di emigrare, di fare questo sacrificio andando via da casa. Forse dovremmo riflettere un attimo in più su questo, pensarci un po’ su. Considerarlo un piccolo dilemma da affrontare – in quanto cittadini materani – a qualsiasi età, in particolare negli ultimi anni di scuola superiore, quando ci si prepara a quel gesto per noi percepito inizialmente come estremo e pesante, quasi una condanna da scontare.

Forse dalla Città dei Sassi bisogna andarsene. Da Matera bisogna continuare (o magari cominciare) a partire. Non deve mancare il coraggio di fare le valige e di cercare lontano dalla nostra città quello che ci manca. E questo è un atto di amore, non un insulto, né un’offesa.

“Dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa di diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo partiti. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.” ( da Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019)

Certo, se ne abbiamo le possibilità, se non sono vincoli di natura economica, o ancor più delicati, a impedircelo. E per quanto possono, la politica e la società devono impegnarsi a rimuovere questi ostacoli – nel pieno spirito dell’articolo 3 della Costituzione.

Ma bisogna partire, perché lontano da Matera c’è qualcosa che nella nostra Basilicata non c’è. Qualcosa di bello e di utile, che sta a noi riconoscere e portare a casa con fiducia e orgoglio. C’è anche qualcosa di brutto, da comprendere e da scongiurare, da tenere il più lontano possibile dalla nostra città. Esempi? La vivacità culturale e l’accoglienza riservata allo straniero che hanno reso internazionali tante città universitarie, da cui Matera e i materani potrebbero imparare. Oppure il turismo esagerato e asfissiante di cui vive (o forse muore, direbbe Salvatore Settis) una città come Venezia, da cui Matera dovrebbe altrettanto imparare.

Da Matera bisogna partire, anche perché il concetto di distanza è cambiato. Non è un caso che dentro #OpenFuture (nel dossier, nel significato di tanti progetti già avviati) si riconosca il valore di quell’infrastruttura immateriale che è Internet, degli alfabeti digitali come nuove forme di comunicazione e di approccio al nostro presente, del coding (programmazione informatica) come importante competenza (non soltanto) tecnica al nostro servizio, da imparare magari da piccoli come si fa nei CoderDojo lucani. La rete ci ha già cambiato la vita e oggi ci permette di sentirci vicini a chiunque, di costruire, di lavorare, di formarci, di conoscere, di approfondire. di contribuire, di collaborare, di partecipare. Certo, comunque non è come esserci di persona (ma ci sono sempre Ryanair e i treni prenotati con sufficiente anticipo).

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Da Matera bisogna partire, perché il nostro presente non è più quello dei nostri nonni a cui capitava di allontanarsi da casa soltanto per il viaggio di nozze, il servizio militare, le vacanze o per guadagnare qualcosa in più in Germania da spedire a casa; non è più quello dei nostri genitori ai quali prendere un aereo costava centinaia di migliaia di lire e il telefono era soltanto fisso. Da Matera bisogna partire, perché chi va a studiare all’estero non è necessariamente un “cervello in fuga”, ma forse qualcuno che vuole cogliere le opportunità che il mondo di oggi gli offre; perché chi sceglie di lavorare all’estero non sta emigrando, bensì cerca il suo posto nella società in un’altra regione dell’Europa (o del mondo). Forse la sfida è quella di diventare noi Matera, quel posto nel mondo in cui qualcuno, studenti o chiunque, potrebbe trovare (o ritrovare, per scelta e non per costrizione) se stesso, la sua vita, il suo futuro.

A Matera bisogna arrivarci da altrove per studiare, lavorare, imparare, sperimentare, vivere a un’altra velocità, pensare. Magari fare tutto questo nello stesso modo in cui lo si fa normalmente in altre parti del mondo. Oppure in un modo completamente nuovo e originale.

Se Matera 2019 servirà per non far partire e far restare a Matera tutti coloro che dai 19 anni (a volte anche prima o più tardi) decidono di andare via, forse avremo perso. Se Matera 2019 servirà a far tornare coloro che vorranno farlo dopo essere partiti, se servirà a far arrivare in città ragazzi giovani che potranno contribuire con le loro idee, la loro esperienza e la loro diversità allo sviluppo della città (insieme a chi, per un motivo o per un altro non se ne sarà mai andato o sarà tornato), allora forse avremo vinto.
Una cosa è certa: tutto dipende da noi.

Giuseppe Cicchetti

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Foto da Instagram:
Un ringraziamento a @aurelienzaccardi e @valentinofialdini
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Per una Biblioteca Provinciale a misura di Europa

Quasi due anni fa pubblicavamo alcuni articoli (link1link2) sul tema degli spazi della cultura a Matera e chi di noi ha fatto il rappresentante degli studenti alle scuole superiori, da ancora più tempo, si interessa alla questione degli orari della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” tra raccolte firme e incontri con le istituzioni.

Il tempo è passato e Matera è stata proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. L’ebbrezza generale che la nostra città ha vissuto dopo il 17 Ottobre è stata forse una delle più belle nella sua lunga storia e mentre la Fondazione Matera-Basicata 2019 ingrana la marcia e la città si prepara a intraprendere (o continuare) il suo cammino verso il 2019, siamo consapevoli che le generazioni più giovani possono continuare a contribuire (e forse farlo in maniera sempre più efficace) alla vita della nostra città, immaginandone e impegnandosi a costruirne una migliore.

Il tema degli spazi della cultura continua a appassionarci Continua a leggere

A man holds a placard which reads "I am Charlie" to pay tribute during a gathering at the Place de la Republique in Paris

#JeSuisCharlie e dintorni… (FOCUS)

Parigi, indietro di ventun’anni

Gennaio 1994.
All’interno dell’Intercontinental Hotel, durante l’assegnazione del “Ditale d’oro”, il clima è tutt’altro che tranquillo; Claudia Schiffer ha sfilato solo una settimana prima, indossando uno dei nuovi abiti firmati “Chanel”.
Cosa potrebbe esserci di tragico, cosa c’è di offensivo in questo?
La risposta è nell’abito, o meglio, sull’abito: l’orlo è stato decorato con dei versetti del Corano e questo, per i musulmani, è inammissibile.  Continua a leggere

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Esperimenti Culturali | #ourCapital

I nostri migliori anni sono appena cominciati e stiamo cercando di renderli degni del vigore e dell’entusiasmo tipici della giovinezza. D’altra parte, la fortuna aiuta gli audaci e così, dopo il primo festival “L’ora degli studenti”, organizzato l’anno scorso da noi ragazzi di Profumo di Svolta, abbiamo deciso di condividere con la cittadinanza un’ulteriore occasione di dialogo libero e di condivisione. 

Infatti domani 22 dicembre presenteremo l’ANTEPRIMA del festival #ourCapital “Cultura è partecipazione” che si svolgerà dal 27 al 30 dicembre a Matera. Cogliamo l’occasione per riabbracciare la nostra città durante le vacanze di Natale e per percepire questo nuovo clima che si respira a seguito della nomina a Capitale Europea della Cultura.

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Il programma completo dell’evento è sul nostro sito e tutti i dettagli sono sugli eventi facebook dedicati a #ourCapital.
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La gioventù è l’eterna speranza dell’umanità, perciò cerchiamo di rendere la generazione di cui facciamo parte meritevole della fiducia che deve ricevere per il progresso collettivo. Per questa ragione abbiamo progettato il prossimo festival, nonostante viviamo in diverse città d’Italia e d’Europa, siamo stati mossi dalla voglia di condividere queste giornate di festa nella nostra città, insieme, ancora una volta. Abbiamo deciso di tentare, perché il coraggio é contagioso, come l’indifferenza e la passività. Continua a leggere

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#ourCapital – pronti per tornare a Matera?

Dove ci eravamo lasciati? Ah ecco, un anno fa vi abbiamo tenuto compagnia nel periodo delle feste natalizie con “L’ora degli Studenti”, un piccolo festival organizzato insieme a tanti altri amici.

Senza troppe pretese ci riproviamo anche quest’anno!
E dalle tante città d’Italia e d’Europa dove ci troviamo abbiamo messo insieme le nostre forze, coinvolto altri partner che come noi hanno voglia di impegnarsi e proporre qualcosa per rendere più vivo e attivo il nostro territorio. Ci piace l’idea di passare insieme un periodo importante come quello natalizio, quando tanti giovani materani che vivono lontano tornano a casa per le feste, per incontrarci e conoscerci meglio tra gruppi e associazioni, per riflettere sul nostro territorio e sul nostro futuro, per confrontarci, per approfondire tanti temi e conoscere meglio Matera. E per divertirci, naturalmente.

E’ così che nasce il festival #ourCapital – Cultura è partecipazione.

Un anno fa Matera era candidata a diventare la Capitale Europea della Cultura del 2019 e noi provavamo a dare il nostro contributo parlando di cittadinanza attiva, accoglienza e integrazione, rispetto dell’ambiente, destinazione degli spazi pubblici e di una città più aperta ai giovani.

Oggi qualcosa è cambiato. Matera ha vinto, ma sempre bisogno di noi. Ha bisogno della creatività, dell’energia e della vitalità dei materani (e non solo): in particolare di quelli più giovani. Perché il futuro si scrive insieme (come ci suggeriva il primo dossier di candidatura), partendo dalle cose apparentemente più piccole e semplici, ma provando a fare sempre un passo in avanti.

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Il programma completo degli eventi è disponibile qui sul sito. Mentre tutti i dettagli e gli aggiornamenti in diretta li trovate su Facebook: sulla pagina ufficiale dell’evento.

Sono tanti i partner che contribuiscono alla realizzazione del festival, ma vogliamo ringraziarne uno in particolare: l’Hemingway’s Bistrot che ospiterà la maggior parte dei nostri eventi e ci accompagnerà in questo nuovo esperimento!

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Matera 2019: le valutazioni della giuria (traduzione)

Traduzione dal documento ufficiale pubblicato sul sito web della Commissione Europea.

Riguardo Matera…

«La commissione giudicante ha apprezzato l’analisi strategica di Matera, come piccola città tra quelle europee di media grandezza, con un pubblico relativamente passivo nei confronti della cultura importata dalle grandi città. L’intento di essere in prima linea tra chi si impegna per rendere accessibile la cultura, specialmente attraverso nuove tecnologie e apprendimento, è visionario. Conduce ad un ambizioso, sebbene rischioso, programma.

La giuria ha notato il forte supporto della Regione e delle municipalità locali, sia in termini finanziari che di partecipazione ai progetti in programma. La reale disponibilità del 70% dei finanziamenti, a prescindere dall’esito della competizione, è una chiara dimostrazione della centralità del programma ECOC per lo sviluppo della città e della Regione. È uno dei più chiari esempi, in anni recenti, di come il programma di un candidato sia parte di un piano strategico più che della semplice partecipazione ad una competizione.

Il programma ha molte caratteristiche forti. La commissione è stata impressionata dalla vivacità e dall’innovazione dell’approccio artistico. Ci sono diversi progetti che hanno il potenziale di attirare un più ampio e variegato pubblico europeo, tra cui la grande mostra del Rinascimento Meridionale (Southern Renaissence exhibition). La giuria ha riconosciuto il coinvolgimento delle istituzioni e organizzazioni culturali tradizionalmente intese e specialmente il cambiamento di usi e costumi già in corso. Questo approccio potrebbe avere una larga applicazione dal punto di vista delle istituzioni culturali europee.

La commissione ha inoltre riconosciuto la forte focalizzazione sulla tecnologia digitale che nel 2019 sarà molto più prevalente nei settori culturali e sociali rispetto ad ora. Il programma oscilla tra un canale tv online, la digitalizzazione di archivi del patrimonio e club di coding per ragazzi. Questo rappresenta il guardare avanti attraverso un approccio innovativo per un’ECOC.

La commissione è stata impressionata da come quella che è stata inizialmente un’iniziativa dei cittadini si sia sviluppata in un elemento centrale formale della città e della pianificazionedella Regione. Questa connessione della partecipazione dei cittadini con obiettivi culturali e sociali è continuata nel programma di sviluppo.

La politica di inclusione sarà graduale e pone l’accento sul portare coloro i quali sono spesso esclusi dalla cultura all’interno di progetti comuni piuttosto che creare diversi progetti paralleli. È evidente l’iniziativa che coinvolge persone anziane e giovani attraverso un processo didigitalizzazione. La commissione ha apprezzato la forte intenzione di mettere in primo piano la partecipazione attiva e il co-design. Il progetto di candidatura prevede anche un bando aperto. Questo spesso porta a correre il rischio che le priorità locali dominino i criteri per il titolo di Capitale Europea. La commissione ha apprezzato l’uso di mediatori culturali e una commissione di garanzia per elaborare insieme le idee acquisite da bandi aperti rendendole progetti più convincenti.

I progetti evidenziati nel dossier dimostrano una buona diffusione di partner e co-produzioni europee.  Ci sono progetti che coinvolgono artisti e operatori culturali provenienti dal Mediterraneo orientale e del Sud. Sono inclusi aspetti culturali europei con caratteri comuni come ad esempio la luce, i rumori e le città rurali abbandonate. Il dossier è più debole nell’esplorare la diversità tra le culture europee che permetterebbe ai cittadini di Matera possano conoscerla e apprezzarla.

La giuria ha dubbi riguardo la capacità di Matera di gestire il grande numero di progetti e eventi che una Capitale Europea delle Cultura deve prevedere. Il dossier riconosce queste mancanze, infatti la necessità di strutture capienti è uno degli obbiettivi principali nel settore della cultura e della pubblica amministrazione. Durante la spiegazione del dossier la commissione è stata informata di un progetto per la formazione di un certo numero di responsabili di progetto che è andato a dissipare, ma non completamente, tali preoccupazioni. La commissione è stata comunque colpita da questo progetto come esempio di un modo innovativo di lavorare attraverso nuovi metodi più aperti (es. il programma di rafforzamento dei servizi pubblici di Matera).

La giuria ha considerato l’intenzione di incrementare il turismo da un numero di 200 mila a un numero di 600 mila visitatori annui e i possibili sviluppi per il fragile ecosistema regionale. La stessa è stata informata e rassicurata grazie ad una ricerca che afferma che 600 mila è un numero di visitatori sostenibile.

Le previsioni finanziarie sono considerevoli e oltre il 70% delle risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del dossier sono già state fornite dalla Fondazione, indipendentemente dal risultato della competizione. L’intento di coinvolgere i cittadini della città e della regione che emigrano, riconoscendogli il ruolo di ambasciatori e di fonte di raccolta fondi, è stato riconosciuto innovativo.»

(traduzione a cura di V. De Nittis, P. De Ruggeri, V. Ventura, V. Vaccaro)
2 fra biancoshock

Contro la dittatura dei muri grigi

Viviamo in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente peculiari da renderla unica al mondo.
Viviamo, allo stesso tempo, in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente comuni da renderla uguale a tutte le altre.

provveditorato

Un’evidenza di questa immortale e comune dialettica tra Matera, come luogo specifico e unico nel suo genere, e il “non luogo”, uguale a se stesso ovunque esso sia, si può trovare nelle anonime facciate cieche e grigie che affliggono la nostra città. Sono luoghi verticali, non direttamente abitali ma vissuti quotidianamente.
Sono case, interi palazzi, scuole, edifici pubblici e Continua a leggere