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25 Aprile. La voce degli studenti in piazza a Matera

Oggi, 25 Aprile 2013, ricordiamo la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. In piazza Vittorio Veneto, a Matera ci sono state le Celebrazioni solenni e Giovanni Montemurro, presidente della Consulta Provinciale degli Studenti di Matera, è intervenuto portando la voce della comunità studentesca materana.

Postiamo qui le sue parole, molto apprezzate dai cittadini presenti e anche dal sindaco che lo ha ringraziato parlando dopo di lui.

“Cosa avrebbe reso speciale e festosa la data del 25 Aprile, se nessuno negli ultimi 70 anni fosse stato legittimamente ossessionato dal desiderio di ricordare le stragi di un ventennio?
Il ricordo non è mai banale, purché il cittadino a cui spetta l’onore di ricordare riesca, non solo, a trasmettere l’importanza di determinati eventi storici, ma soprattutto a comprendere e interpretare i sentimenti che li hanno caratterizzati.
Sarebbe forse lecito che la platea a cui mi rivolgo facesse fatica a immaginare come un giovane studente, che non ha conosciuto né la fatica, né la fame di quegli anni, possa essere in grado di adempiere a tali premesse; per questo vi chiedo di non essere troppo esigenti e di perdonarmi se non riuscirò ad essere abbastanza esaustivo.

25 Aprile 1945: l’Italia si stava liberando dal nazifascismo. La fase più cupa della storia dell’Italia Unita volgeva al termine e venivano poste le basi per la nascita di un’ Italia Repubblicana e Democratica. Che dire della Resistenza e dei Partigiani che ci han combattuto? E delle numerose correnti politiche, che, in nome del bene della Nazione, riuscirono a redigere la Costituzione più bella del Mondo, mettendo da parte eventuali dissidi ideologici?
Ma ci pensate quanto sarebbe stato bello, se nelle nostre scuole, la parola “Liberazione” non fosse pronunciata soltanto dopo aver ricevuto un buon voto ad una difficile interrogazione?

Numerose sono state le vittime del fascismo, e mi dispiace se non potrò soffermarmi troppo sul dolore degli 8500 ebrei, trucidati in Italia per accondiscendere alla follia di Hitler, dei 500 morti causati dalle spedizioni punitive fasciste fra il 1919 e il 1922, dei fratelli Rosselli, uccisi dagli squadristi in Francia nel ’37, o di Antonio Gramsci, il primo grande segretario del PCI, morto in carcere nel ’38!

Ho deciso, per ristrettezza di tempi, di soffermarmi su un solo uomo, nella cui storia c’è quel messaggio che alcuni miei coetanei – me compreso – vogliono rivolgere alle istituzioni, alla cittadinanza, e soprattutto a quella parte della mia stessa generazione, che ha perso o forse non ha mai avuto, la voglia di ricordare.

Ecco Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, che il 30 Maggio del ’24, affrontò senza timore i gerarchi fascisti, documentando, alla Camera le infinite illegalità, gli infiniti atti di violenza che i gruppi fascisti avevano attuato nei riguardi dei candidati delle liste di opposizione per arrivare primi alle elezioni.
Fernando Schiavetti, allora giornalista della camera, riporta: “La violenza con cui la maggioranza fascista rispose a Matteotti fu inaudita. Credo che nessuno possa avere un’idea adeguata di un’atmosfera di quel genere. Citò cifre, fatti, circostanze concrete in mezzo alle urla scatenate della maggioranza fascista.”
Il 10 Giugno Matteotti non si presentò alla camera: un gruppetto di arditi capeggiati da Amerigo Dumini e Albino Volpi, l’aveva ucciso dopo averlo aspettato sul lungotevere. “Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai” aveva dichiarato pochi giorni prima.

Questo è il significato profondo del “nostro” 25 Aprile, questo il sentimento che ci piace comprendere e ricordare, di cui vogliamo rendere testimoni i destinatari del nostro messaggio, perché le idee e le ambizioni di chi sogna una città, una Provincia, una Regione o un Paese diverso e più bello, non muoiano mai.”

Giovanni Montemurro

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