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Matera. Semplicemente assemblea pubblica.

– Rob, questa cosa bisogna farla, anche se rischiamo di fare una figura di merda… Una comunità ha bisogno anche di questo: un momento per confrontarsi, fuori da qualsiasi schema, riprendendosi la piazza… il luogo di discussione per eccellenza.
– Giusé, per fare una cosa del genere servono tre cose: competenza, dialettica e palle. Le prime due, su per giù, ce le abbiamo… organizziamo manifestazioni in piazza con gli studenti da qualche anno…
– Si, in effetti è proprio la terza che mi preoccupa…
– Giusé, se non avessimo avuto le palle, adesso Profumo di Svolta non sarebbe stato…
– Hai ragione Rob. Allora lo proponiamo agli altri…
– Si. E come la chiamiamo?
– Io direi semplicemente Assemblea Pubblica

– Ragazzi, che ne pensate di organizzare un’assemblea pubblica? Si tratterebbe di…
– Facciamolo.
– Io ci sto!
– MI PIACE DA MORIRE!
– Ci sono assolutamente.
– Ok, allora appena siamo tutti giù di nuovo ne parliamo bene e ci ripromettiamo di organizzarla.

[MATERA. 2.4.2013]
di Giuseppe Cicchetti

E così oggi siamo in piazza Vittorio Veneto con uno scatolone bianco, che Paola e Giulio avevano personalizzato scrivendo ASSEMBLEA PUBBLICA – PROFUMODISVOLTA.IT (sarebbe stato il nostro silenzioso moderatore, che avremmo cominciato a passarci per prendere la parola e per rispettare il nostro turno… oppure semplicemente il nostro palchetto minimalista, come l’avrebbe descritto poi Vittoria). Giovanni B. ha appena sfidato il nostro coraggio, proponendoci di metterci in cerchio di fronte alla fontana Ferdinandea, guadagnando il centro di gravità della piazza, ma trovando qualche scusa abbiamo preferito un posto più defilato andando oltre l’edicola, accanto agli ipogei.

Giulio, l’ultimo arrivato (nel gruppo), è stato incastrato e ha dovuto rompere il ghiaccio, cominciando a leggere il famoso discorso di Pietro Calamandrei sulla Costituzione: un discorso pronunciato da un padre costituente agli studenti di un liceo, un pilastro dal quale ci sarebbe piaciuto cominciare.

“… dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.”

E mentre si concludeva il nostro applauso rivolto a Calamandrei, ma soprattutto al coraggio di Giulio, ci rendevamo conto che qualcuno di coloro che passeggiando si erano accorti che qualcosa di inusuale stava accadendo, si era fermato affianco a noi. Ci è voluto poco a cominciare e già due signori anziani ci hanno chiesto la parola, è stato un piacere spostare davanti a loro il cartone (che per evitare volasse via con il vento, ci abbiamo messo lo zaino di Vittorio). Avevano ascoltato i riferimenti alle guerre di liberazione, al sacrificio e alla fatica di lavori e situazioni non sempre desiderate e volevano dirci la loro; provando a trasmetterci un po’ di esperienza, ma soprattutto cercando un po’ di attenzione.

Purtroppo – so che non è stato bello – ho dovuto cominciare a far valere la scortesia di un moderatore e, anche interrompendoli, ho dovuto riportare la discussione sui valori della Costituzione e sull’attualità di un Italia che vede il suo terzo potere, quello esecutivo, nelle mani di un governo dimissionario e di dieci “saggi”, tutto questo a poco più di un mese dalle elezioni, e delle forze politiche parlamentari, in un equilibrio troppo stabile da riuscire a smuovere la situazione e ridare al Paese la dignità di un governo stabile e pronto a affrontare le problematiche sociali, le riforme istituzionali della legge elettorale e quelle relative all’economia reale. Ho lanciato così un sasso che è stato presto raccolto da Marina, appena arrivata insieme a altri ragazzi, che con lucidità ha detto la sua e ha obbligato tutti a essere chiari e concisi almeno quanto lei. Il numero dei partecipanti alla nostra assemblea aumentava pian piano, forse la calma della discussione ispirava o forse era soltanto merito del palchetto minimal. Certo, quando il numero di coloro che volevano condividere la propria opinione (spesso anche vergognandosi di chiedere la parola o impazienti di aspettare il proprio turno) è aumentato, è aumentata anche la confusione e lo scomodo moderatore è dovuto intervenire più di una volta. Per questo chiedo scusa adesso se sono stato un po’ avventato, ma l’immedesimazione mi ha portato più volte a rivolgermi a chiunque con frasi come “Aspettiamo il nostro turno!”, “Diamo spazio a tutti!” o “Impariamo a ascoltarci!”. Chiedo scusa anche a Adriano Pedicini, se per l’irruenza di uno dei miei interventi dopo poco ci ha abbandonati, l’aver avuto un consigliere comunale a ascoltarci, anche se per poco tempo, ci ha fatto molto piacere.

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Così si sono susseguiti molti interventi, diversi nella natura di ciò che veniva detto e di come le persone, giovani e meno giovani riuscivano a interagire. Il parlamento, i “saggi”, le elezioni recenti, il nuovo movimento 5 stelle (attaccato, ma anche difeso criticamente), Napolitano, il senso civico degli Italiani, il loro senso critico, l’appeal dei partiti, “l’umiltà” dei vecchi politici, “l’educazione” dei nuovi, il lavoro che in Basilicata non c’è e che dovrebbe essere offerto ai giovani attraverso un ricambio generazionale oppure attraverso criteri meritocratici, il lavoro che in Basilicata viene concesso per un’altissima percentuale dal pubblico e, si sa, quando c’è di mezzo il pubblico, viene meno l’efficenza del privato, la formazione rivolta ai giovani che è carente o che pretende di essere gestita da enti dai vertici ridicoli come l’Ageforma.

Vittorio con la sua critica aspra alle forze di maggioranza e di governo, rivolta anche agli “eccelsi” rappresentanti politici lucani; Giovanni M. con il suo esempio delle penne cadute per terra per descrivere l’umiltà che bisogna esigere da qualsiasi onorevole o senatore; io con la mia difesa del parlamento più giovane d’Europa e della storia italiana che rischia di essere ben presto sciolto e che mi faceva quasi passare da “grillino parlante”; Roberto con la sua critica al giovanilismo dilagante…

Nel frattempo si era aggiunto alla nostra allegra combriccola, che acquistava e perdeva componenti molto velocemente arrivando anche a una trentina di ascoltatori, una persona che avevamo incontrato qualche giorno prima in una situazione diversa: l’assessore alla cultura del Comune di Matera, Alberto Giordano. Perché farsi sfuggire un occasione simile… Giovanni M. , ha riportato il discorso sulla Costituzione e ha letto l’articolo 9 –

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

– quello dai retaggi fascisti, ma dal fascino che esprime la sua natura intrinseca. Allora si è rivolto all’assessore e dopo averlo presentato alla platea (che probabilmente non sapeva della sua carica… maledetta disinformazione! maledetta lontananza delle istituzioni dai cittadini!) gli ha rivolto alcune domande molto dirette. “Matera potrebbe vivere di cultura, avrebbe potuto fare della cultura il suo motore inarrestabile. Potrebbe accogliere i turisti molto meglio, potrebbe valorizzare i Sassi – il più bel quartiere del mondo – e creare lavoro per tutti quei materani che nonostante vorrebbero rimanere nella propria città, sono costretti a scappare via. Cosa fa o dovrebbe fare l’amministrazione comunale per migliorare questa situazione? Cosa invece dovrebbero fare i cittadini?”. Con la calma e la pacatezza che lo contraddistingue e che costringeva tutti a tendere le orecchie e chiedere a chi stava accanto di fare silenzio, Giordano si è spogliato un attimo dai suoi abiti di rappresentante istituzionale e nel suo intervento ha sottolineato due cose importanti: l’amministrazione deve riconoscere i bisogni dei cittadini e deve ascoltarli per decisioni e politiche condivise; i cittadini devono cercare il dialogo, devono dimostrarsi disponibili e costruttivi, riconoscersi come una risorsa e cercare canali comunicativi per relazionarsi con istituzioni e soggetti attivi della cittadinanza. Ha anche mosso una critica ai cittadini materani, perché a iniziative come quelle della nostra assemblea pubblica sono sempre in pochi a partecipare e i più giovani non sono stati da meno. Poi, è rimasto a ascoltarci per un’altra mezzoretta.

Noi raccogliamo la provocazione e ringraziamo per la partecipazione l’assessore, che più di altri rappresentanti politici è vicino alle rappresentanze giovanili e non solo. Dopo l’intervento di Giordano, mentre egli era ancora presente, si sono susseguiti una serie di opinioni ordinate e interessanti: quella di Giovanni B., che chiedeva un nuovo modo di vedere la cultura a Matera: “La nostra cultura non può essere rappresentata soltanto dai Sassi o dalla civiltà contadina. Bisogna valorizzare anche altri ambiti della cultura, quella del presente”; Riccardo che esprimeva il bisogno per la città di avere una cittadinanza responsabile, attenta e coinvolta almeno nelle questioni più importanti; Andrea che, dopo aver presentato una breve analisi sulle posizioni dell’opinione pubblica nella storia repubblicana e nei giorni d’oggi, esigeva una nuova era per le amministrazioni, soprattutto per le sfide che non hanno colore politico e si vedeva disposto a mettere anche da parte le sue convinzioni politiche per un obiettivo dagli orizzonti comuni; Giovanni M. che chiedeva i Sassi senza macchine perché “Chi vuole abitare nel quartiere più bello del mondo deve rinunciare a raggiungere casa in automobile”; Paola, residente dei Sassi, suggeriva di non essere troppo superficiali nei ragionamenti e Daniela che suggeriva di rivedere l’idea che abbiamo di cultura, ripartendo anche da un’idea di cultura del rispetto della città e dell’ambiente, dalla raccolta differenziata e “dal non buttare la carta a terra”.

Il discorso si è evoluto e dalla carta si è passato alla cicca di sigaretta, che non può essere gettata negli appositi contenitori, perché gli appostiti contenitori a Matera non ci sono. E Dario suggeriva di rivedere completamente il piano dei cestini dei rifiuti: in plastica, antiestetici e facilmente infiammabili (soprattutto per l’inciviltà che ci contraddistingue). L’inciviltà dei materani, un tema che ha tenuto insieme tutti gli interventi fino alla fine dell’assemblea. E mentre tanti ospiti si lamentavano dell’inefficienza della nettezza urbana e della cattiva gestione della raccolta dei rifiuti, fumatori abituati a gettare le cicche di sigaretta a terra, decidevano di spegnerle e cercare un cestino (forse, una delle soddisfazioni e dei traguardi più importanti dell’assemblea).
La parte finale dell’assemblea è cominciata con l’intervento molto interessante di Pio Acito, attivista di Legambiente, che dopo aver raccontato l’esperienza di Puliamo il Mondo – iniziativa con cui, la settimana scorsa, un gruppo di volontari ha ripulito dallo squallore di alcuni rifiuti, angoli dei Sassi – ha raccontato la sua esperienza portandoci a riflettere su quanto sia importante dosare “il bastone e la carota”. Prima molti avevano chiesto un’intervento rigido e deciso dei vigili nel fare multe e contrastare con intransigenza comportamenti incivili, mentre altri come Marina, Rossella, Riccardo e Daniela sostenevano l’importanza delle campagne di sensibilizzazione. Pio, appunto, ha sottolineato l’importanza di queste ultime, ma anche dell’intransigenza verso chi dovrebbe far rispettare le regole: non è con le multe che si risolvono certe situazioni, ma sicuramente ognuno deve rispettare i propri ruoli. E’ stato bello vedere, poi, la fiducia nel essere sicuro che un’esperienza come l’assemblea pubblica sarebbe servita a diffondere capillarmente l’educazione all’ecologia e alle buone pratiche, al rispetto nei confronti di tutto ciò che è pubblico: quindi di tutti, non di nessuno.

Insomma, l’assemblea volgeva al termine e mentre ci si finiva di accapigliare per tante questioni di cui non si poteva evidentemente individuare la responsabilità tra i presenti; mentre qualcuno chiedeva informazioni su degli alberi da poco piantati a Cristo La Gravinella; mentre materani emigrati a Roma consigliavano di esigere dall’amministrazione un certo comportamento; mentre un ragazzo americano si complimentava per l’iniziativa virtuosa dopo che Giovanni B. gli aveva fatto la traduzione simultanea degli ultimi dieci interventi; mentre accadevano tante cose, noi eravamo consapevoli di aver fatto qualcosa di buono per la nostra città, di aver fatto vivere il senso civico di tutti coloro che avevano partecipato e di aver fatto diventare piazza Vittorio Veneto degna dell’agorà di Atene del V secolo a. C. e se lo spirito e la cultura materana tradizionale erano quelli dell’apertura, della socializzazione, dell’ospitalità e del saper fare comunità, noi eravamo sicuri di aver fatto cultura.

… e richiudere la scatola “ASSEMBLEA PUBBLICA –www.profumodisvolta.it“, che era girata per più di due ore stando davanti a decine di cittadini – “cittadini” nel vero senso del termine – ci ha donato un senso di profonda soddisfazione, ma anche di speranza che qualcosa potrà cambiare, anche soltanto se si continuerà a comunicare e ci si confronterà affrontando i temi del bene pubblico e dell’interesse di una comunità… con o senza scatola, non importa.

Giuseppe Cicchetti


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