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Matera. Amare la propria città significa anche esprimere la propria opinione.

di Roberto Colucci

MATERA. 28.4.2013

A quanto pare non è vero che l’antipolitica stia vincendo, anzi. Sta vincendo la voglia di cambiamento, oltre che la volontà di esprimersi che unisce la gente comune. Perché ormai la politica non può più stare nelle sue fortezze a guardare impettita e disinteressata ciò che accade in piazza. Perché in questo secondo decennio del XXI Secolo, tante cose sono arrivate ad un certo livello di maturazione, che probabilmente poteva essere inaspettato da chi si era abituato ad altri sistemi di partecipazione.

Nel 2013 il cittadino medio ha informazioni più dettagliate ed idee più chiare, riguardo ciò che attiene all’amministrazione della cosa pubblica. La rivoluzione di internet, la grande risorsa del web, oltre che l’abnorme quantità d’informazioni fornite dai mass media classici, ha portato i cittadini ad osservare e a studiare attentamente ogni azione di politici ed amministratori. Questi ultimi si trovano perciò sotto una lente d’ingrandimento attenta ed a volte intransigente. A tenere in mano la lente è proprio il semplice cittadino, che può essere più o meno attento, ma che chiede di partecipare. E se la politica non riesce a parlare nel modo adatto ai cittadini, noi proviamo a raccogliere pareri, idee, critiche, proposte, che provengono dai semplici cittadini, e ci proponiamo di portarle all’interno dei “palazzi del potere”. Aveva funzionato alla grande, la prima “assemblea pubblica” di Profumo di Svolta, e per tutti questi motivi abbiamo deciso di riproporla: domenica 28 Aprile, alle 17:30, eravamo di nuovo in cerchio, in Piazza Vittorio Veneto, per un momento di democrazia importante.

Ancora una volta è stato Giulio a rompere il ghiaccio, leggendo il monito di Antonio Gramsci contro l’indifferenza:

“Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa”.

Poi una parte del discorso pronunciato da Giorgio Napolitano in occasione del suo secondo insediamento alla Presidenza della Repubblica

“Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, è segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche”.

Inizialmente, com’è naturale, eravamo solo noi di profumodisvolta.it ad ascoltare le parole riportate da Giulio, ma dopo una quindicina di minuti, la situazione è cambiata. La gente si avvicinava a noi, e ben presto sono arrivati interventi interessanti…

Il tema iniziale forte è stato quello della disaffezione dei cittadini nei confronti dello Stato e la conseguente mancanza di rispetto nei confronti della cosa pubblica. Un signore sulla cinquantina ha lanciato un invito, che era al contempo una critica molto forte; ha detto: “Dobbiamo amare questo maledetto Stato!”. Parole che colpiscono, che rimangono impresse, che fanno riflettere. Parole che fanno capire tanto e che fotografano una realtà triste: i cittadini non riescono a percepire l’importanza del rispetto verso ciò che è di tutti; sembra quasi non si capisca che il ruolo di ognuno, i comportamenti del singolo, sono quelli che fanno realmente la società. Forse bisogna acquistare la consapevolezza del proprio ruolo; voler dare l’esempio, quello di cui noi giovani abbiamo bisogno, può essere fondamentale. 

Pensieri importanti sono stati quelli di una turista di Bologna che ha voluto dire la sua sulla situazione politica e sociale del Paese. “L’Italia non si deve costruire, ma si deve riformare; ci vogliono tagli adeguati, partendo proprio dai costi della politica. Però la gestione sociale, economica e politica di questo paese non può finire nelle mani di incompetenti. Ci vogliono le giuste capacità, competenze adeguate per occuparsi dei problemi e delle questioni dello Stato. Ci vuole il giusto mix di onestà, capacità, intelligenza politica ed esperienza, mentre oggi facciamo dell’una, la sintesi di tutte le altre. L’onestà è una caratteristica necessaria, ma non sufficiente per governare uno Stato. Non si può fare della sola onestà la bandiera di verità assoluta, né il requisito unico che garantisce un’insindacabile superiorità a chi la detiene. L’onestà deve tornare ad essere un valore scontato all’interno delle istituzioni e affinchè ciò avvenga, è necessario che la questione morale riassuma centralità nel dibattito politico quotidiano.

Di qui sono scaturiti tanti interventi interessanti: da quelli del sempre ottimo moderatore Giuseppe, a quelli di Giovanni sull’incapacità di noi meridionali di guardare in ottica repubblicana, di aspettare troppo spesso che qualcosa arrivi dall’alto, anzichè impegnarsi per conquistarla attraverso una degna rappresentanza politica, passando per alcune osservazioni che io (Roberto) ho voluto fare, relative alla situazione politica e al ruolo in Parlamento del M5S, per tornare ad alcune riflessioni di Giulio.

Ma il momento più particolare e sentito dell’assemblea è giunto quando Giuseppe ha tirato fuori dalla scatola, quella con su scritto “Assemblea Pubblica” che ci passiamo per prendere la parola, il Quotidiano di Basilicata. Spogliatosi delle vesti del moderatore, Giuseppe ha letto l’articolo riguardante le “Larghe Spese” di assessori e consiglieri regionali lucani, che hanno, a detta del giornale, usufruito indebitamente dei rimborsi spese garantiti dalle loro indennità. La gente ha iniziato ad affollare il centro di piazza Vittorio Veneto, il cerchio dei partecipanti all’assemblea si allargava fortemente, mentre la lettura di Giuseppe risuonava come campane tra la gente. Pare che qualcuno tra questi assessori e consiglieri abbia riparato il parquet del proprio ufficio, altri si siano abbuffati fra pranzi e cene, anche in periodi non proprio “lavorativi”, altri ancora, gli stakanovisti del volante, si siano affannati per percorrere tratte improbabili in giornate particolarmente faticose per le gomme delle loro auto. Ovviamente di qui sono partite giustificate invettive contro una classe politica indefinibile, anche in riferimento ad altri scandali, come quelli in Lazio e Lombardia.

Anche l’assessore comunale Rocco Rivelli, che ha voluto partecipare come semplice cittadino a questo momento di democrazia partecipata, si è espresso criticamente nei confronti di una classe politica poco ortodossa e talvolta nefasta negli atteggiamenti. Un signore sulla quarantina, poi, ha voluto aggiungere una riflessione particolare alle critiche che tanti dei partecipanti esprimevano. Tentando di oltrepassare il pur giustificato qualunquismo dilagante in quel momento, ha invitato alla riflessione ciascun partecipante, dicendo: “Ognuno guarda a chi si comporta peggio, a chi ruba di più, a chi imbroglia maggiormente; ognuno, nel proprio piccolo, è colpevole di reati quasi impercettibili, ma che sicuramente contribuiscono ad accrescere un malcostume pandemico”.

Questa seconda assemblea pubblica si è protratta per circa tre ore: tanti interventi, molti dei quali interessanti e degni di nota. Noi di Profumo di Svolta vogliamo continuare in questa direzione, organizzando assemblee pubbliche che permettano ai cittadini di esprimersi. Alcuni cittadini ci hanno chiesto di invitare il Sindaco a questi momenti di cittadinanza attiva. Chissà, forse potremmo strutturare un’assemblea pubblica in modo tale da creare un filo diretto tra istituzioni e cittadini. Intanto proviamo ad essere noi quel ponte che colleghi i materani alle istituzioni, talvolta poco efficaci in termine di comunicazione. Pensiamo che l’obiettivo primario delle nostre assemblee sia quello di aprire un confronto tra i cittadini, per provare ad avvicinarli alla cosa pubblica; amare la propria città significa anche esprimere la propria opinione quando si discute di essa. Noi partiamo da qui.

Chissà, magari un giorno l’amministrazione comunale deciderà di aprire un dibattito informale per ascoltare i pareri dei cittadini; il modello dell’assemblea pubblica potrebbe essere un’idea!

Guardare alla gente comune come cuore pulsante della città, come incubatore d’idee innovativo, potrebbe aprire scenari interessanti…

Roberto Colucci

2 pensieri su “Matera. Amare la propria città significa anche esprimere la propria opinione.

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