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Studiamo insieme? Ok, dove? Gli spazi della cultura a Matera.

di Giuseppe Cicchetti – (raccogliendo le opinioni sul forum di profumodisvolta.it)

Se hai terminato le scuole superiori a Matera e decidi di continuare gli studi all’università, magari partendo per chissà quale città italiana – cosa alquanto probabile, viste le grandi migrazioni studentesche materane (che non ho ancora capito se si dirigono verso università di qualità, oppure vogliono semplicemente allontanarsi il più possibile dall’UniBas) – in poco tempo riesci a capire cosa manca a Matera per essere una città a misura di studente.

  1. Aule studio

Lo studio di solito non è considerato un piacere, soprattutto quando non stimola la giovane mente che si sente costretta a aprire un libro o un quaderno. A volte, però, può diventarlo. E basta poco, magari un gruppo di compagni di studio e un luogo pubblico dove trovare un’atmosfera serena e altre persone che sono nella tua stessa situazione.

Nelle città universitarie italiane ci sono luoghi simili in scuole e facoltà, ci sono i centri culturali e tantissime aule studio pubbliche. A Matera c’è la Biblioteca Provinciale. Un luogo molto bello, sicuramente. Il Palazzo dell’Annunziata che lo ospita è in pieno centro storico, con le finestre che si affacciano sulla piazza Vittorio Veneto. Organizzata in diverse aree: due piani con soppalchi che aumentano lo spazio disponibile, con sale riservate, esposizioni e mostre allestite e con la possibilità di consultare oltre 130.000 volumi, di prenderli in prestito ecc…
Ma siamo sicuri che sia un luogo a misura di studente? E che a Matera sia sufficiente la Biblioteca per soddisfare la domanda di spazi dedicati agli studenti e alla cultura?
Gli orari di apertura della Biblioteca Provinciale sono questi: lunedì-giovedì 8.30-18.30, venerdì-sabato 8.30-13.30. (Qualcuno potrebbe dire: “Fatti apposta per chi decide di fare filone a scuola”).
Qualche anno fa abbiamo raccolto parecchie firme tra noi ragazzi per chiedere che questi fossero rivisti: per consentire una piena fruizione del servizio offerto dalla Provincia di Matera. Ci hanno risposto che i contratti di lavoro dei dipendenti della Biblioteca impediscono una revisione degli orari di apertura, bisogna mettere in mezzo sindacati ecc… Eravamo indecisi se scrivere anche ai sindacati a quel punto, ma capimmo che non era nostro compito lottare anche contro chi avrebbe dovuto lottare per noi. E quindi le cose restarono così. Ferme e a misura di… dipendente della Biblioteca Provinciale.

Oggi ne possiamo approfittare per riproporre le stesse richieste, ma anche per andare oltre e cercare nuove idee e proposte per nuovi interlocutori.
L’assessore alla cultura del Comune di Matera, Alberto Giordano, la settimana scorsa ha chiesto ai cittadini e in particolare a quelli più giovani di contribuire con uno sforzo di partecipazione all’innovazione e a ridisegnare gli spazi materani della cultura.

Matera avrebbe bisogno di trovare una dimensione sociale per gli studenti, perché essi possano vivere meglio la città e sentirla propria. Questo significa luoghi fisici, servizi e soprattutto un nuovo approccio, più aperto all’ascolto e alla condivisione delle decisioni con i più giovani. L’idea delle aule studio potrebbe essere un primo passo verso una città vissuta a pieno anche dai più giovani.
Non servirebbe molto. Dei locali grandi e ospitali, arredati soltanto con tavoli e sedie. Si, soltanto tavoli e sedie, nelle città universitarie ce ne sono decine così. E poi un minimo di personale, qualcuno che registri presenze e fornisca l’assistenza necessaria; potrebbe anche trattarsi di ragazzi giovani scelti attraverso criteri di reddito e sottoposti a turnazioni, i quali potrebbero essere pagati attraverso voucher e sicuramente sentirsi contenti e orgogliosi di lavorare per il corretto funzionamento di uno dei luoghi della cultura che la città rivolgerebbe ai più giovani. Naturalmente questa sarebbe l’idea base, quella di partenza. Oltre al semplice spazio a disposizione dei ragazzi per studiare si potrebbe organizzare un servizio di bookcrossing per incentivare la lettura; dotare le aree di computer, tablet o qualsiasi cosa possa connettere uno studente materano alla rete e al mondo; oppure aprire le aule anche la sera e dare la possibilità a associazioni o semplici gruppi di studenti di organizzare incontri, iniziative, conferenze o serate musicali e molto altro. Offrire ai più giovani degli spazi dove coltivare i propri interessi attraverso anche una cultura sociale e conviviale.

Immaginiamo, poi, luoghi simili nei Sassi oppure nel centro storico materano. Sarebbero un colpo di vitalità per una città fin troppo impietrita. Un alveare invaso da uno sciame di api operaie con zaino, libri e quaderni. Un’idea che sarebbe maggiore senso alla bellezza di certi luoghi che Matera ha ricevuto in eredità. Si, perché un’aula studio è vissuta sia all’interno che all’esterno, soprattutto quando c’è bel tempo e una pausa caffè diventa molto più piacevole se fatta di fronte ai paesaggi della murgia e all’atmosfera di serenità dei vicoli e dei vicinati. Ci sarebbero poi occasioni e possibilità commerciali connesse alle aule studio: piccoli bar, pizzerie o anche piccole librerie e cartolerie.  Nei Sassi i locali demaniali abbandonati che potrebbero trasformarsi in aule studio non sono pochi, servirebbe un po’ di volontà e qualche investimento.

Matera soffre sotto questo punto di vista perché manca anche l’iniziativa privata. Mancano librerie che offrano spazi e servizi simili, come in altre città, oppure bar/locali che si propongano, all’interno della propria offerta di mercato, l’idea di “avvicinare una tazza a un libro”. Manca, forse, l’idea di promuovere e di aprirsi a uno stile di vita differente. Siamo in periodo di crisi, ma senza investimenti nella cultura e nell’istruzione come ne usciremo? E soprattutto come potremo continuare (o cominciare) a sognare Matera Capitale Europea della Cultura nel 2019?

P.S. Naturalmente gli orari di apertura delle aule studio non li facciamo decidere agli stessi che hanno deciso quelli della Biblioteca!

Giuseppe Cicchetti

 

7 pensieri su “Studiamo insieme? Ok, dove? Gli spazi della cultura a Matera.

  1. giovanni.bianco

    Io sono uno che non ha mai usato biblioteche e strutture simili, non per niente, ma perche’ fin quando ero alle superiori non ne ho mai sentito il bisogno. Poi ora da quando sto qui all’Università, passo piu’ tempo in biblioteca che a casa. Ma perche’ e’ un sistema che funziona alla grande, c’è un’area break dove vai e incontri un sacco di gente e mangi qualcosa, ci sono i computer su cui puoi fare di tutto, dallo scrivere la tesi al perdere tempo su facebook. E sono a tempo così uno non può inchiodarsi alla scrivania per ore, ma si circola. Il sistema dei prestiti è velocissimo e devi passare allo scan due codici a barre e puoi andare tranquillo. Tutto sta nell’entrare nella mentalità dello sfruttare questi enti pubblici. Io questa mentalità’ non ce l’avevo ma qui mi hanno insegnato tutto, dal come accedere ai computer a come prendere i libri e devo dire che è un sistema ottimo.
    Ora però tornando a Matera: chi si prenderà l’incarico di fare materialmente tutto ciò? Qui c’è l’università che fa tutto e ha un bel po di soldini, (che tra parentesi non sono solo pubblici ma di una marea di associazioni che si sostengono a vicenda) ma ora non so quanto una cosa simile potrebbe convenire all’unibas proprio secondo me in termini di persone. La scuola pubblica e il ministero dell’istruzione non li tirerei proprio in ballo che i fondi andrebbero diretti verso gli edifici scolastici prima che crollino.
    Secondo me comunque il primo passo è educare all’uso delle strutture pubbliche. Per come la vedo io questi spazi devono nascere necessariamente intorno a un’istituzione. Tolta la biblioteca che e’ più un circolo per pensionati che si vanno a leggere il giornale la mattina e tolta l’università che poi non so se darebbe l’accesso agli studenti secondari (che sono la stragrande maggioranza dell’utenza), rimangono le care vecchie scuole. Non sarebbe cosi’ utopico che restassero aperte anche il pomeriggio e che mettessero a disposizione le aule computer e altri spazi agli studenti.

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  2. Domenico

    Caro Giuseppe ma sei sicuro che i ragazzi abbiano tutta questa volontà di studiare? Sei veramente sicuro che il problema della poca aggregazione siano la mancanza di spazi per la cultura? E ancora sei sicuro che quello che per te è la visione di spazio culturale sia funzionale per altri? Queste sono alcune domande utili a capire il problema. Noi, come sui-generis da 5 anni gestiamo uno spazio per svariate attività oltretutto anche da aula studio, possediamo un emeroteca universitaria ed una piccola biblioteca comune, abbiamo la rete internet, stampante e fax , videoproiettore e una piccola videoteca, abbiamo organizzato un piccolo angolo bar e cucina in modo che gli studenti possano mangiare e fare pausa insieme e c’è un balcone utile per respirare un po’ l’aria dei sassi. Tutto questo praticamente gratis e quasi inutilizzato. Tu lo sai, lo conosci questo posto. Ma lasciati dire una cosa, il luogo é l’ultimo dei problemi, oggi i luoghi ci sono, forse mancano le persone e la cultura per abitare vivere e perché non consumare questi luoghi. Noi siamo sempre aperti, quindi se volete potete utilizzare il nostro spazio, cosa che avete già fatto. Ps per me la strada é il più grande e utile spazio della cultura, forse andrebbe affollata.

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    1. Giuseppe Cicchetti Autore articolo

      Domenico, si sono fermamente convinto che la mancanza di luoghi di aggregazione per giovani e in particolare per studenti sia una nota dolente della nostra città. Non ti è mai capitato di avere difficoltà a trovare un posto in biblioteca in determinati orari? Oppure di interrompere lo studio perché alle 18.20 il personale della biblioteca ti invita a uscire? Conosco lo spazio di Sui-Generis e mi dispiace che sia “quasi inutilizzato” come dici tu, è un ottimo esempio di autogestione e forse sottovalutato da chi ne conosce l’esistenza… Ma secondo te la bassa frequentazione non è dovuta anche a una non pubblicizzazione da parte vostra? Quanti studenti delle scuole superiori sanno che possono andare a studiare in via delle Beccherie? Forse, poi, si tratta anche di un ambiente più per universitari e quindi la bassa frequentazione dipende anche da quello. Naturalmente ci manca una cultura del condividere il tempo insieme, compreso del condividere lo studio; ma questa si crea e si crea con iniziative, magari sperimentazioni che all’inizio possono sembrare fallimentari, ma che a lungo termine abituano a un modo migliore di intendere la cultura. Come scrivo nell’articolo luoghi simili a quello di Sui-Generis o alla Biblioteca Provinciale in altre città entrano a far parte dello stile di vita della popolazione studentesca. A Matera non è così, perché? Non ci credo che è colpa degli studenti che sono pigri e solitari. Ma anche se fosse così, perché non stimolarli mostrando disponibilità, attenzione e sensibilità nei loro confronti e cercando di aprire una strada di nuove politiche giovanili e culturali? Dal punto di vista associativo ci siete voi con la vostra disponibilità, poi c’è la Provincia con la Biblioteca, e poi? Dobbiamo accontentarci?

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  3. Andrea Sanatntonio

    Dico la mia….
    Credo che la carenza dei luoghi di aggregazione sia una questione, forse non tanto legata alla mancanza degli spazi fisici ma alla scarsa funzionalità di quelli esistenti, io da tempo sostengo che a Matera esiste un sistema di spazi tra pubblici e privati che non viene adeguatamente utilizzato. Altro discorso per me é la scarsa capacità di offrire un servizio, che non significa banalmente aprire una stanza e far studiare dei ragazzi, il concetto di studio classico si va modificando, i ragazzi in modo evidente non sono più attratti dallo studio, quindi secondo me non mostrano voglia di studiare perché l’fferta di come possono fruire dell’educazione é vecchia. Io penso che un luogo d’aggragazione debba essere inteso come un luogo dove sperimentare anche nuove forme di proposte culturali in generale e educativo in questo caso specifico. Sto parlando di un luogo dove trovare i ragazzi/studenti e gli operatori del mondo della cultura e dell’educazione che lavorano a stretto contatto per dere nutrimento gli uni agli altri. Io sono disponibile ad un confronto, proviamo a mettere in relazione quello che abbiamo e andiamo avanti, costruiamo.

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    1. Giuseppe Cicchetti Autore articolo

      Assolutamente d’accordo, Andrea. Gli spazi fisici, quella che ho chiamato idea di base, dovrebbero essere il punto di partenza e anche un modo per chiedere alle istituzioni di interessarsi alla tematica importante del tempo libero e delle proposte culturali per i più giovani. Poi, bisognerebbe andare oltre… Il contenitore potrebbe essere riempito anche di iniziative, si tratta di quel “coltivare i propri interessi attraverso anche una cultura sociale” di cui scrivevo.
      Noi stiamo organizzando per martedì pomeriggio un’assemblea pubblica in piazza Vittorio Veneto in cui potremmo parlare anche di questo… sarebbe interessante provare a essere operativi dimostrando l’importanza che diamo alla presenza degli spazi che stiamo chiedendo!!!

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