Archivio dell'autore: la redazione

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Per una nuova Legge Regionale sul Diritto allo Studio

E’ uno dei temi di cui ci occupiamo da tempo, perché la Basilicata ha una Legge Regionale sul Diritto allo Studio che risale al 1979 e necessità di essere aggiornata e portata allo stesso livello di tante altre regioni italiane.

Insieme a Osservatore Lucano e ai gruppi promotori delle attività di Festivamente e di Vox Populi a Grassano, abbiamo provato a creare momenti di confronto con le istituzioni. A partire dall’incontro pubblico con il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella (30 dicembre 2015), e dal successivo dialogo sugli aspetti tecnici con il Dirigente Generale del Dipartimento Politiche di Sviluppo, Lavoro, Formazione e Ricerca (15 gennaio 2016).

Qui di seguito l’ultima versione del documento contenente le nostre proposte, in parte uguali a quelle del 2011 e in parte nuove e aggiornate (a cura di Anna Rita Maino e Giulio Traietta).

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Biblioteca Provincale. Per evitare un gioco al ribasso

In tanti tornano a parlare della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” e forse i problemi di questo strano caso tutto materano non hanno mai avuto una risonanza così forte, come in questo momento, arrivando addirittura sulle testate giornalistiche nazionali (Antonello Caporale su Il Fatto Quotidiano del 30.9.2015 disponibile anche qui). Chi segue Profumo di Svolta sa che si tratta di una delle questioni a cui abbiamo dedicato maggiore attenzione, per provare a capire cosa dovesse cambiare per avere una biblioteca “a misura di Europa” (come scrivevamo in questo articolo).

Ci piacerebbe fare un po’ di ordine tra le tante cose che in quest’ultimo periodo sono accadute, per dare qualche informazione in più a chi insieme a noi si sta interessando alla questione e per fare alcune considerazioni che riteniamo fondamentali per arrivare a una conclusione, e chissà magari a una tanto sperata soluzione, che abbiamo capito essere lontana da proclami, propaganda politica e indignazione popolare di circostanza. Proviamo a ripercorrere la storia del 2015, così come noi la conosciamo, per non lasciare indietro nessuno:

Gennaio 2015. La Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” comincia a non acquistare più libri, come ci informa Il Fatto Quotidiano con l’articolo di Antonello Caporale (che contiene anche le parole di Pasquale Doria, giornalista del La Gazzetta del Mezzogiorno che ha seguito con costanza la vicenda).

Febbraio 2015. Dai dipendenti della Biblioteca parte un allarme: “La biblioteca rischia di chiudere!!!”. Una parte della cittadinanza materana comincia a mobilitarsi, alcuni degli utenti scrivono una bella lettera aperta alle istituzioni (disponibile qui). Il fermento culmina l’8 febbraio in un flashmob: una catena umana intorno al Palazzo dell’Annunziata, organizzata su Facebook, a cui partecipano anche alcuni importanti esponenti degli ambienti materani della cultura, tra questi il (di lì a poco) sindaco di Matera, Raffaello De Ruggieri. Intanto alcuni di noi cominciano a informarsi per vederci più chiaro, contattiamo il Presidente della Provincia che si dimostra molto disponibile insieme alla Consigliera Anna Amenta. Ci viene detto che la Biblioteca non sta per chiudere, si tratta di una notizia infondata. Semplicemente, in base alla Legge n. 56 del 7 aprile 2014 (cosiddetta “legge Delrio”) potrebbero non essere più della Provincia le competenze per la gestione della biblioteca. Tradotto: potrebbe cambiare qualcosa nella gestione della struttura (es. provenienze dei finanziamenti, riorganizzazione del personale con eventuali trasferimenti, ecc…). La Regione deve ancora legiferare in merito, è in ritardo. Ma comunque vada la Provincia ha i fondi per continuare a coprire i costi di gestione. Bene, allora perché non cogliere l’occasione per rilanciare? Per riportare nel dibattito alcuni temi, a noi cari già, sui i quali da qualche anno abbiamo provato a tenere alta l’attenzione? Ci siamo confrontati con i due amministratori che sarebbero stati pronti a impegnarsi e a convocare presto un tavolo tra tutte le parti coinvolte. Così abbiamo contattato alcuni amici e abbiamo cominciato a parlarne e sui social network e su alcuni dei blog materani e lucani più attivi e interessati a queste tematiche. Con MateraInside.it, Vox Populi – Grassano, OsservatoreLucano.it, La Scaletta Giovani, UDU Bas – Unione degli Universitari Basilicata abbiamo lanciato una petizione online e offline chiedendo principalmente un ampliamento degli orari (quelli attuali sono Lunedì-Giovedì 8.30-18.30 e Venerdì-Sabato 8.30-13.30) e una connessione internet Wifi (magari anche libera e gratuita).

13 febbraio. Tavolo tecnico con Provincia (De Giacomo, Amenta e Nota), direzione della Biblioteca (Angela Vizziello), rappresentanti dell’utenza (noi promotori della raccolta firme, di cui Loforese per gli studenti universitari; Casino per gli studenti delle superiori; Gravela, consigliere del Comune di Matera che si era interessato alla questione). Noi portiamo 700 firme raccolte in poco più di tre giorni. Dal tavolo tecnico emergono alcune considerazioni (report completo qui) di cui: la Biblioteca ha in organico 34 dipendenti – leggasi trentaquattro – e con questi non riesce a garantire orari di apertura maggiori di quelli che già offre; soffre una carenza di risorse economiche. La Provincia ha disponibilità economiche da destinare alla Biblioteca, ma non può – per legge – assumere nuovi dipendenti. I rappresentanti dell’utenza, facendo notare i servizi che l’utenza meriterebbe, suggeriscono che per raggiungere un compromesso accettabile potrebbe essere sufficiente ampliare gli orari di apertura senza ampliare gli orari del servizio di prestito libri, ma unicamente come sala lettura dopo le 18.30 e magari soltanto in alcune aree della biblioteca chiudendone altre (ciò richiederebbe meno personale in servizio oltre le 18.30). Per la questione del Wifi, al Comune di Matera è in cantiere un progetto per dotare alcune aree pubbliche di Wifi gratuito: una delle antenne è posizionata proprio sul Palazzo dell’Annunziata e una volta abilitata anche la Provincia potrebbe approfittarne per dotare la Biblioteca di una connessione wireless.

Conclusioni:
> 34 dipendenti (al 13 febbraio) non sono sufficienti a tenere aperta la biblioteca oltre gli orari attuali;
> la Provincia non può assumere, ma si può pensare di trasferire qualche dipendente della Provincia presso la Biblioteca o, meglio, strutturare un bando insieme alla Regione, magari, per gestire una partnership pubblico-privato con associazioni per tenere aperta la struttura oltre gli orari attuali di chiusura;
> per la connessione a internet conviene aspettare il Comune.

E così nelle settimane successive:
– gli uffici tecnici della Provincia si sarebbero messi al lavoro per capire la fattibilità di alcune soluzioni (proposte al punto 2, o che potrebbero emergere);
– la Provincia si sarebbe messa in contatto con la Regione Basilicata per lavora insieme al bando – del punto 2;
– si sarebbero attese news dal Comune per la disponibilità del wifi.

PS. Gli unici assenti al tavolo sono i sindacati in rappresentanza dei dipendenti della biblioteca, che saranno convocati la settimana successiva e che confermeranno l’indisponibilità a riorganizzare i turni per ampliare l’orario di apertura della Biblioteca.

E così gli universitari fuori sede del nostro gruppo lasciano Matera per le lezioni del secondo semestre, ma si riesce a rimanere facilmente in contatto per le settimane successive.

Aprile 2015. La maggior parte di noi è di nuovo a Matera e viste le aspettative positive chiediamo di essere nuovamente ricevuti in Provincia per discutere degli aggiornamenti, e anche perché nel frattempo si erano aggiunti nuovi firmatari alla petizione e ci interessava tenere alta l’attenzione sul tema. Il 7 aprile gli amministratori ci comunicano che il confronto con la Regione per la strutturazione del bando – con l’utilizzo di fondi regionali e, magari, di un co-finanziamento europeo – era stato avviato e che da lì a breve sarebbero state convocate tutte le associazioni materane per discuterne. La volontà di coinvolgere anche l’utenza nella strutturazione del bando ci fa molto piacere e ci mettiamo a disposizione per far presente le principali necessità che sarebbe stato necessario garantire. Ci viene comunicato che erano stati fatti alcuni passaggi con i sindacati dei dipendenti della provincia per capire eventuali margini di manovra per l’ampliamento degli orari con il personale in quel momento a disposizione, ma non erano andati a buoni fine.

Maggio 2015 – ad oggi… Immaginiamo complici le elezioni amministrative con relative campagne elettorali (che interessano indirettamente anche l’amministrazione provinciale), le vacanze estive, la relativa diminuzione dell’attività amministrativa e le altre priorità politiche nei mesi di luglio e agosto, (ecc…) non ci sono stati ulteriori sviluppi (o forse non siamo riusciti noi a rimanere aggiornati), se non che da luglio la Biblioteca ha smesso anche di acquistare giornali e che le competenze amministrative su ciò che riguarda la cultura non sono state ancora trasferite definitivamente alla Regione, che deve legiferare come avrebbe dovuto farlo in primavera.

* * *

Ecco, speriamo che questo riassunto possa essere utile a chi, oltre a noi, si sta occupando del tema, magari per avere qualche dato in più, qualche nemico a priori in meno, qualche soluzione in testa e per provare a andare oltre i proclami da social network e la facile (e non proprio onesta) propaganda elettorale. E prima di chiudere l’articolo e ricominciare a interessarci della questione da dove avevamo interrotto, perché consideriamo questa una battaglia di civiltà che Matera non può perdere, ci permettiamo qualche ultima considerazione perché si vada oltre il già sentito “è vergognosa una capitale della cultura senza biblioteca”.

Abbiamo fatto più volte la parte dei rompiscatole e a volte ci è stato detto o riferito (anche in modo un po’ offensivo) che toccare gli interessi (o i privilegi) di qualcuno non era la strada giusta per risolvere il problema, ma dato che spesso il nostro punto di vista è stato utile a tanti che lo hanno apprezzato per farsi un’idea più nitida della realtà, vogliamo ribadire come la pensiamo. Ribadire che forse non si tratta soltanto di un problema politico, perché non c’è dubbio che se ci fosse stata una volontà politica decisa e determinata, negli ultimi anni la biblioteca avrebbe offerto un servizio migliore di quello attuale, ma più di una perplessità emerge se si pensa che la soluzione per l’ampliamento degli orari sia quella di assumere nuovo personale da aggiungere ai 34 dipendenti pubblici… chi tra i lettori di quest’articolo è un dipendente o titolare di una piccola azienda privata o ne conosce bene qualcuna, non farà fatica a immaginare che forse in una realtà diversa da quella pubblica 34 dipendenti possono essere in grado di assicurare orari di apertura più ampi di Lunedì-Giovedì 8.30-18.30 e Venerdì-Sabato 8.30-13.30. E proprio perché crediamo che il servizio della Biblioteca debba restare pubblico e non essere privatizzato (perché il modello della Mediateca Provinciale, ad esempio, non ci piace…) siamo convinti anche noi che una soluzione si sarebbe potuta trovare senza necessariamente le nuove assunzioni.
Allo stesso tempo vogliamo ribadire che forse non nemmeno si tratta soltanto di un problema economico: in passato non si è ritenuto necessario far rientrare le risorse per migliorare i servizi della biblioteca nei bilanci della Provincia, oggi tocca alla Regione prendere una decisione e si posso utilizzare i fondi europei del PON “Cultura e Sviluppo” (490 milioni di euro per cinque regioni del Sud) destinati proprio alla tutela del patrimonio culturale pubblico (e anche alla sua digitalizzazione). E se si opterà per un bando pubblico rivolto a qualsiasi soggetto privato, riteniamo fondamentale che questo possa essere strutturato sulle necessità di chi vive la biblioteca (o vorrebbe avere la possibilità di farlo) e che ogni euro pubblico speso possa essere, naturalmente, rendicontato alla cittadinanza con la massima trasparenza.

Siamo consapevoli che il risultato più auspicabile in questo momento, quello di una biblioteca che ha gli stessi orari di quelle di una città universitaria ed, oltre a essere un luogo silenzioso, a volte può animarsi della migliore vivacità culturale che ospita e ospiterà la nostra città, non è realizzabile (almeno in tempi brevi), ma sarebbe importante lo sforzo da parte di tutti di evitare un gioco al ribasso per “salvare la biblioteca”. Perché chiedere che le cose rimangano semplicemente come sono (o come erano prima che la biblioteca smettesse di acquistare libri e giornali) significa chiedere che la biblioteca resti la stessa di qualche decina di anni fa, mentre intorno a lei tutto è cambiato.

La redazione
(per info giuseppecicchetti93@gmail.com)

Foto in evidenza da Instagram:
Un ringraziamento a @lebumb
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Matera 2019 protagonista del rapporto Io sono Cultura 2015

La quinta edizione del rapporto Io sono Cultura (Fondazione Symbola-Unioncamere) dedica un approfondimento al progetto che ha portato Matera a diventare Capitale Europea della Cultura 2019.

Riportiamo qui un estratto del rapporto disponibile in versione integrale sul sito web della Fondazione Symbola.

[…] 3. Cultura come driver di sviluppo territoriale

3.13 A Matera il futuro è open

A differenza dei vari percorsi che negli ultimi 50 anni hanno ribaltato in positivo l’immagine e la traiettoria di Matera, la peculiarità della sfida lanciata dal percorso di candidatura che ha portato Matera ad essere nominata Capitale Europea della Cultura per il 2019 sta nell’essere stata condotta anche con i cittadini di Matera e della Basilicata. Numerose ed efficaci le azioni messe in campo per mobilitare l’intelligenza collettiva di un numero crescente di cittadini, a fronte di un iniziale scetticismo e sfiducia nelle proprie capacità di azione. Lavoro possibile grazie ad un gioco di squadra che ha abilitato le risorse locali (imprese, istituzioni pubbliche, burocrazia, cittadini, istituzioni ed associazioni culturali, media) e valorizzato al meglio il loro apporto. Ponendo l’enfasi sulla dimensione collettiva e sociale della cultura e sul ruolo che i cittadini possono svolgere partecipando, attraverso di essa, al cambiamento e alla cura delle città, Matera prefigura un modello di cultura aperta, accessibile a tutti, grazie anche alle licenze aperte e a nuovi processi di apprendimento.

17 ottobre 2014, h.17.00. L’ora in cui nella prestigiosa Sala del Consiglio del Dicastero della Cultura sarà dato l’annuncio della città italiana che nel 2019 sarà la Capitale Europea della Cultura.
La delegazione dei 6 sindaci delle città finaliste (Ravenna, Siena, Perugia, Cagliari, Lecce e Matera) siede in prima fila di fronte al Presidente della Giuria Selezionatrice, i delegati della Commissione Europea ed il Ministro Franceschini Continua a leggere

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Per una Biblioteca Provinciale a misura di Europa

Quasi due anni fa pubblicavamo alcuni articoli (link1link2) sul tema degli spazi della cultura a Matera e chi di noi ha fatto il rappresentante degli studenti alle scuole superiori, da ancora più tempo, si interessa alla questione degli orari della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” tra raccolte firme e incontri con le istituzioni.

Il tempo è passato e Matera è stata proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. L’ebbrezza generale che la nostra città ha vissuto dopo il 17 Ottobre è stata forse una delle più belle nella sua lunga storia e mentre la Fondazione Matera-Basicata 2019 ingrana la marcia e la città si prepara a intraprendere (o continuare) il suo cammino verso il 2019, siamo consapevoli che le generazioni più giovani possono continuare a contribuire (e forse farlo in maniera sempre più efficace) alla vita della nostra città, immaginandone e impegnandosi a costruirne una migliore.

Il tema degli spazi della cultura continua a appassionarci Continua a leggere

A man holds a placard which reads "I am Charlie" to pay tribute during a gathering at the Place de la Republique in Paris

#JeSuisCharlie e dintorni… (FOCUS)

Parigi, indietro di ventun’anni

Gennaio 1994.
All’interno dell’Intercontinental Hotel, durante l’assegnazione del “Ditale d’oro”, il clima è tutt’altro che tranquillo; Claudia Schiffer ha sfilato solo una settimana prima, indossando uno dei nuovi abiti firmati “Chanel”.
Cosa potrebbe esserci di tragico, cosa c’è di offensivo in questo?
La risposta è nell’abito, o meglio, sull’abito: l’orlo è stato decorato con dei versetti del Corano e questo, per i musulmani, è inammissibile.  Continua a leggere

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#ourCapital – pronti per tornare a Matera?

Dove ci eravamo lasciati? Ah ecco, un anno fa vi abbiamo tenuto compagnia nel periodo delle feste natalizie con “L’ora degli Studenti”, un piccolo festival organizzato insieme a tanti altri amici.

Senza troppe pretese ci riproviamo anche quest’anno!
E dalle tante città d’Italia e d’Europa dove ci troviamo abbiamo messo insieme le nostre forze, coinvolto altri partner che come noi hanno voglia di impegnarsi e proporre qualcosa per rendere più vivo e attivo il nostro territorio. Ci piace l’idea di passare insieme un periodo importante come quello natalizio, quando tanti giovani materani che vivono lontano tornano a casa per le feste, per incontrarci e conoscerci meglio tra gruppi e associazioni, per riflettere sul nostro territorio e sul nostro futuro, per confrontarci, per approfondire tanti temi e conoscere meglio Matera. E per divertirci, naturalmente.

E’ così che nasce il festival #ourCapital – Cultura è partecipazione.

Un anno fa Matera era candidata a diventare la Capitale Europea della Cultura del 2019 e noi provavamo a dare il nostro contributo parlando di cittadinanza attiva, accoglienza e integrazione, rispetto dell’ambiente, destinazione degli spazi pubblici e di una città più aperta ai giovani.

Oggi qualcosa è cambiato. Matera ha vinto, ma sempre bisogno di noi. Ha bisogno della creatività, dell’energia e della vitalità dei materani (e non solo): in particolare di quelli più giovani. Perché il futuro si scrive insieme (come ci suggeriva il primo dossier di candidatura), partendo dalle cose apparentemente più piccole e semplici, ma provando a fare sempre un passo in avanti.

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Il programma completo degli eventi è disponibile qui sul sito. Mentre tutti i dettagli e gli aggiornamenti in diretta li trovate su Facebook: sulla pagina ufficiale dell’evento.

Sono tanti i partner che contribuiscono alla realizzazione del festival, ma vogliamo ringraziarne uno in particolare: l’Hemingway’s Bistrot che ospiterà la maggior parte dei nostri eventi e ci accompagnerà in questo nuovo esperimento!

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Matera 2019: le valutazioni della giuria (traduzione)

Traduzione dal documento ufficiale pubblicato sul sito web della Commissione Europea.

Riguardo Matera…

«La commissione giudicante ha apprezzato l’analisi strategica di Matera, come piccola città tra quelle europee di media grandezza, con un pubblico relativamente passivo nei confronti della cultura importata dalle grandi città. L’intento di essere in prima linea tra chi si impegna per rendere accessibile la cultura, specialmente attraverso nuove tecnologie e apprendimento, è visionario. Conduce ad un ambizioso, sebbene rischioso, programma.

La giuria ha notato il forte supporto della Regione e delle municipalità locali, sia in termini finanziari che di partecipazione ai progetti in programma. La reale disponibilità del 70% dei finanziamenti, a prescindere dall’esito della competizione, è una chiara dimostrazione della centralità del programma ECOC per lo sviluppo della città e della Regione. È uno dei più chiari esempi, in anni recenti, di come il programma di un candidato sia parte di un piano strategico più che della semplice partecipazione ad una competizione.

Il programma ha molte caratteristiche forti. La commissione è stata impressionata dalla vivacità e dall’innovazione dell’approccio artistico. Ci sono diversi progetti che hanno il potenziale di attirare un più ampio e variegato pubblico europeo, tra cui la grande mostra del Rinascimento Meridionale (Southern Renaissence exhibition). La giuria ha riconosciuto il coinvolgimento delle istituzioni e organizzazioni culturali tradizionalmente intese e specialmente il cambiamento di usi e costumi già in corso. Questo approccio potrebbe avere una larga applicazione dal punto di vista delle istituzioni culturali europee.

La commissione ha inoltre riconosciuto la forte focalizzazione sulla tecnologia digitale che nel 2019 sarà molto più prevalente nei settori culturali e sociali rispetto ad ora. Il programma oscilla tra un canale tv online, la digitalizzazione di archivi del patrimonio e club di coding per ragazzi. Questo rappresenta il guardare avanti attraverso un approccio innovativo per un’ECOC.

La commissione è stata impressionata da come quella che è stata inizialmente un’iniziativa dei cittadini si sia sviluppata in un elemento centrale formale della città e della pianificazionedella Regione. Questa connessione della partecipazione dei cittadini con obiettivi culturali e sociali è continuata nel programma di sviluppo.

La politica di inclusione sarà graduale e pone l’accento sul portare coloro i quali sono spesso esclusi dalla cultura all’interno di progetti comuni piuttosto che creare diversi progetti paralleli. È evidente l’iniziativa che coinvolge persone anziane e giovani attraverso un processo didigitalizzazione. La commissione ha apprezzato la forte intenzione di mettere in primo piano la partecipazione attiva e il co-design. Il progetto di candidatura prevede anche un bando aperto. Questo spesso porta a correre il rischio che le priorità locali dominino i criteri per il titolo di Capitale Europea. La commissione ha apprezzato l’uso di mediatori culturali e una commissione di garanzia per elaborare insieme le idee acquisite da bandi aperti rendendole progetti più convincenti.

I progetti evidenziati nel dossier dimostrano una buona diffusione di partner e co-produzioni europee.  Ci sono progetti che coinvolgono artisti e operatori culturali provenienti dal Mediterraneo orientale e del Sud. Sono inclusi aspetti culturali europei con caratteri comuni come ad esempio la luce, i rumori e le città rurali abbandonate. Il dossier è più debole nell’esplorare la diversità tra le culture europee che permetterebbe ai cittadini di Matera possano conoscerla e apprezzarla.

La giuria ha dubbi riguardo la capacità di Matera di gestire il grande numero di progetti e eventi che una Capitale Europea delle Cultura deve prevedere. Il dossier riconosce queste mancanze, infatti la necessità di strutture capienti è uno degli obbiettivi principali nel settore della cultura e della pubblica amministrazione. Durante la spiegazione del dossier la commissione è stata informata di un progetto per la formazione di un certo numero di responsabili di progetto che è andato a dissipare, ma non completamente, tali preoccupazioni. La commissione è stata comunque colpita da questo progetto come esempio di un modo innovativo di lavorare attraverso nuovi metodi più aperti (es. il programma di rafforzamento dei servizi pubblici di Matera).

La giuria ha considerato l’intenzione di incrementare il turismo da un numero di 200 mila a un numero di 600 mila visitatori annui e i possibili sviluppi per il fragile ecosistema regionale. La stessa è stata informata e rassicurata grazie ad una ricerca che afferma che 600 mila è un numero di visitatori sostenibile.

Le previsioni finanziarie sono considerevoli e oltre il 70% delle risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del dossier sono già state fornite dalla Fondazione, indipendentemente dal risultato della competizione. L’intento di coinvolgere i cittadini della città e della regione che emigrano, riconoscendogli il ruolo di ambasciatori e di fonte di raccolta fondi, è stato riconosciuto innovativo.»

(traduzione a cura di V. De Nittis, P. De Ruggeri, V. Ventura, V. Vaccaro)
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Tutti pronti per #BIBLIOCOLOR!

Profumo di Svolta torna a farsi sentire con una nuova iniziativa: questa volta nel palazzo dell’Annunziata, che ospita la Biblioteca Provinciale di Matera. “BIBLIOCOLOR” (così abbiamo immediatamente ribattezzato il nostro progetto) è nato da un confronto e da una bella idea con chi la struttura la frequenta spesso. L’intento è quello di ripulire parte dei banchi che sono stati imbrattati con bianchetti e colori indelebili. E’ infatti possibile trovare sui tavoli della biblioteca frasi e disegni di qualsiasi genere, e tutto ciò non si addice per niente al luogo.

E’ un’iniziativa in continuità con “Graffiamoli Via” durante il quale, nello scorso settembre, decine di ragazzi hanno ripulito insignificanti scritte e scarabocchi dalle zone dalle zone più belle dell’antico Rione Sassi. Questa volta, però, l’obiettivo è più ambizioso: non ci limitiamo a ripulire i banchi dalle scritte, ma vogliamo ricolorarli! Così è nata l’idea di una collaborazione con gli studenti del Liceo Artistico “C. Levi” di Matera. I ragazzi, tutti volontari, svolgeranno questa attività nelle giornate di lunedì 9 e martedì 10 giugno e sprigioneranno la loro fantasia dipingendo alcune parti dei tavoli della Biblioteca. Profumo di Svolta metterà a loro disposizione i materiali necessari e dopo aver ripulito i tavoli, i giovani artisti potranno dare libero sfogo alla loro creatività.

L’idea è stata accolta con grande interesse e disponibilità da parte dei dirigenti di entrambe le strutture (la dottoressa Angela Vizziello, direttrice della Biblioteca Provinciale, e Patrizia Di Franco, Dirigente Scolastico del Liceo Artistico “C. Levi”), Si sono mostrati da subito tutti disponibili per il nostro progetto. La nostra unica preoccupazione era rappresentata dal disagio che si poteva creare in quei giorni ai frequentatori della biblioteca, ma dato il periodo dell’anno, con il suono dell’ultima campanella che ormai vicino, si è deciso di procedere ugualmente senza interrompere il servizio, ad ogni modo. E’ vero, magari il disagio maggiore sarà per gli universitari che dovranno spostarsi in altre zone della struttura, ma siamo certi che al loro ritorno l’ambiente dove potranno studiare sarà molto più bello e magari anche stimolante. Sicuramente la riqualificazione dei banchi ripagherà completamente il sacrificio.

In più, vogliamo lanciare un messaggio alla comunità materana. Dobbiamo comprendere la sostanziale differenza tra arte e vandalismo.

Nella speranza che questo messaggio possa essere recepito dai ragazzi che, invece, si “impegnano” ad imbrattare qualsiasi cosa che gli si presenta davanti. A Settembre la biblioteca tornerà ad essere frequentata anche dagli studenti delle superiori e sarà loro dovere, dovere di tutti noi naturalmente, preservare quanto di buono potrà essere fatto da ragazzi come loro, che lunedì 9 e martedì 10 giugno rimboccheranno le maniche e affileranno i pennelli.

Luca Acito

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A Roma per la Giornata di ascolto sulle Politiche Giovanili

Roma, 21 marzo 2014

Intervento in occasione della Giornata di Ascolto sulle Politiche Giovanili e sulla Riforma del Servizio Civile promossa dal Partito Democratico.

 

Buongiorno a tutti e grazie agli organizzatori, in particolare all’amico Michele Masulli, per averci invitati a prendere parte a questa giornata di confronto.

Uso il plurale perché com’è stato anticipato intervengo a nome di Profumo di Svolta, un gruppo di giovani attivisti che poco più di un anno fa hanno deciso di mettersi alla prova dando un contributo forte in termini di partecipazione e creatività alla propria città, Matera, sito Unesco e attualmente nella short list delle località che si contendono il titolo di Capitale Europea della Cultura per il 2019, così come a tutta la provincia.

In poco più di un anno abbiamo fondato un blog (www.profumodisvolta.it) che oggi ospita decine di articoli, organizzato una storica iniziativa di bonifica del patrimonio architettonico cittadino dagli scarabocchi che lo deturpavano, creato dal nulla un festival culturale a costo zero, organizzato giornate di orientamento per gli studenti, ridato vita a spazi pubblici inutilizzati con concerti e manifestazioni culturali. Oggi coordiniamo il gruppo di lavoro sulle politiche giovanili nell’ambito della definizione del nuovo piano strategico della nostra città, stiamo perfezionando una proposta di bilancio partecipato e ne prepariamo un’altra per il recupero di uno spazio industriale dimesso utilizzando gli strumenti della democrazia deliberativa. La cosa probabilmente più divertente è che lo abbiamo fatto senza essere molti né particolarmente bravi, in diversi casi da studenti fuorisede che si coordinano a distanza via web, beneficiando della disponibilità alle volte quasi impavida delle amministrazioni locali e ottenendo una copertura direi insperata da parte di media locali e nazionali.

Fatta questa premessa vorrei provare a trarre qualche spunto dai mesi intensissimi che abbiamo vissuto e svilupparlo per arrivare poi a stimolare concretamente il dibattito sulle tematiche oggetto della discussione quest’oggi. Nel fare questo spero mi consentirete di cominciare, in un modo un po’ inconsueto, ovvero da un libro scritto ormai trent’anni fa nel quale Norberto Bobbio parlava delle promesse non mantenute della democrazia. Ne riporto in particolare tre: il non essere riuscita ad insidiare gli spazi, al di fuori delle istituzioni immediatamente politiche, nei quali pure si prendono decisioni vincolanti; il non aver eliminato il potere invisibile (come quello delle mafie o degli arcana imperii che pure, in forma diversa, non hanno smesso di esistere); il non essere stata in grado di forgiare cittadini sufficientemente educati alla democrazia, cioè in possesso degli strumenti necessari all’esercizio della libertà (1).

Rispetto al primo punto, Bobbio riteneva che ricercare lo sviluppo della democrazia in un dato Paese richiedesse indagare se fosse aumentato non il numero di coloro che hanno il diritto di partecipare alle decisioni che li riguardano, ma quello degli spazi nei quali questo diritto può essere esercitato. E’ precisamente la mancanza di questi spazi che ci ha spinti ad avviare il nostro esperimento di cittadinanza attiva, ed è la stessa mancanza che oggi scontano decine di migliaia di studenti fuorisede, costretti a vivere da eterni ospiti le città che in cui trascorrono gran parte dell’anno, senza alcuna possibilità di influenza sulle politiche comunali o di rappresentanza all’interno degli enti locali. Quella che potremmo definire, con un termine tecnico, una infelice “struttura delle opportunità politiche”, si inserisce per giunta in un contesto complessivamente sfavorevole in cui, ad esempio, secondo studi recenti la crescita della diseguaglianza economica va di pari passo con la diminuzione della partecipazione politica, soprattutto tra gli strati meno abbienti della popolazione (2) – con effetti cumulativi ancora peggiori se si considera la maggiore influenza sull’indirizzo politico che a parità di partecipazione i ricchi sembrano già avere sui poveri in alcuni contesti nazionali (3).

In questo ambito la rete acquisisce un’importanza fondamentale, consentendoci di ricreare virtualmente un luogo di confronto e mobilitando l’intelligenza collettiva in direzione di politiche pubbliche migliori (4). Da questo punto di vista non è certamente casuale che la nostra iniziativa sia partita da un blog, e che quasi tutti gli spunti poi realizzati siano nati dall’interazione di persone, anche esterne al gruppo, sui social network. Da ciò anche l’urgenza di un potenziamento della banda larga e dell’accesso gratuito alla connessione in Italia.

Per quanto è possibile comprendere, sembra pure che le nuove tecnologie possano costituire un antidoto a certe forme di potere invisibile: non a caso siamo sempre più abituati a seguire l’evoluzione dei lavori parlamentari in tempo reale, a leggere documenti ufficiali online, a tenere sotto controllo l’operato di chi abbiamo eletto. E tuttavia questo è profondamente insufficiente. Per quanto nativi digitali, non sembra che i giovani italiani siano oggi più rappresentati, partecipi, o influenti. L’interminabile litania degli scandali ha prodotto molta rabbia, ma di certo non i canali tramite i quali incanalarla. La condizione di spettatori, ci insegna Buaman (5), comporta inevitabilmente un doppio scarto: tra vedere e sapere in primo luogo, tra sapere ed agire in seconda istanza. Vivere in quella che è stata definita una democrazia in diretta non implica per questo avere una maggiore comprensione della realtà raffigurata nella sfera pubblica, che anzi appare più complessa e inaccessibile che mai. E’ ormai disponibile una vasta letteratura che, dimostrando come nelle odierne democrazie molti cittadini siano talmente poco informati e consapevoli di alternative e poste in gioco da non poter esprimere con piena coscienza il proprio voto (6), sancisce la gravità della terza delle promesse non mantenute di cui parlava Bobbio.

Di qui l’importanza di un sistema di istruzione pubblica capace di formare persone autonome e in possesso delle conoscenze necessarie all’esercizio dei propri diritti civili e politici. In questo senso, la strada da fare è ancora molta. Negli ultimi anni, alcuni dei quali trascorsi impegnati nella rappresentanza studentesca, mi sono affezionato a quella che è un’immagine molto significativa che inquadra bene la situazione della scuola italiana e la necessità di innovazione al suo interno. Se un nostro nonno, vivendo all’inizio del secolo scorso avesse avuto la possibilità di viaggiare nel tempo e fosse arrivato nel 2014 avrebbe ritrovato una società completamente diversa dalla sua, tecnica e tecnologia profondamente mutate, le strade occupate dalle automobili e poi computer, smartphone e tablet, si sarebbe sentito veramente fuori luogo. Appena sarebbe entrato poi in una scuola, si sarebbe sentito improvvisamente a suo agio. Ecco perché pensiamo che sia necessaria una scuola al passo con i tempi. Tante le possibilità di intervento. L’insegnamento dell’educazione civica nei licei è sostanzialmente lasciato a se stesso, i docenti che ne sono incaricati non ricevono nessuna formazione specifica e i programmi restano generici proprio là dove forse sarebbero necessarie maggiori uniformità e coerenza a livello nazionale. Mi permetto di suggerire in questo contesto una misura a costo zero come prevedere che in ambito universitario alcuni esami – diritto costituzionale, ad esempio – possano fornire crediti formativi indipendentemente dal corso di laurea e che chi li supera con buoni risultati guadagni dei punti bonus ai fini del voto di laurea. Ancora, gravi problemi di iniquità continuano ad affliggere il nostro sistema formativo. In una ricerca di pochi anni fa alcuni ricercatori dell’Università di Milano (7) notavano come solo il 10% dei figli di padri fermatisi alla licenza media giunga alla laurea, in un caso su tre non conseguendo neanche il diploma di scuola superiore. Conseguentemente, il numero dei laureati aumenta sì, ma soprattutto tra coloro i cui genitori avevano già raggiunto il medesimo livello di istruzione. E’ probabile che dietro queste cifre si celino diversi costi-opportunità della prosecuzione degli studi sino ai massimi gradi e quindi differenti livelli di rischio di un investimento in tal senso. Alcune delle policy più frequentemente proposte (8) per riequilibrare la situazione includono: l’aumento delle ore di scuola, su base sia annuale che giornaliera; lo spostamento della scelta del percorso scolastico, che ha ricadute reddituali ed occupazionali rilevanti, dai 14 ai 16 anni, riformando la scuola dell’obbligo in due cicli di cinque anni ciascuno e perseguendo un forte innalzamento della qualità del biennio negli istituti professionali, magari attraverso incentivi salariali per i docenti; ancora, il trasferimento del rischio d’investimento dalle famiglie meno facoltose alla collettività, rimodulando le tasse universitarie in modo più nettamente progressivo; infine, il potenziamento del life-long learning per gli adulti meno istruiti. Ad alcuni sembreranno interventi troppo in là sul crinale dell’utopia, privi di coperture finanziarie.

(Lancio allora una provocazione molto meno ambiziosa: rimediamo allo scandalo delle migliaia di studenti universitari che, pur idonei, non si vedono oggi riconoscere la borsa di studio per mancanza di fondi a livello regionale – con una situazione che peraltro varia da regione a regione, generando ulteriori sperequazioni. Facciamolo trovando le risorse necessarie nel luogo in cui simbolicamente si tramandano alcune delle peggiori iniquità, ovvero nella trasmissione ereditaria di ingenti patrimoni. Ci siamo scandalizzati recentemente per il fatto che si possano possedere centinaia di appartamenti evadendo l’imposta corrispondente, ma ancora più folle è che simili patrimoni possano essere venire ereditati a costo di un’aliquota massima del 9% – cifra che per i beni immobili al di sopra di un certo valore potrebbe tranquillamente venire raddoppiata senza grandi problemi, visto che l’imposta patrimoniale è forse l’unica a non avere effetti distorsivi sui prezzi.)

Vengo, infine, alla riforma del servizio civile, tema dell’importante focus di oggi. Sembra certamente positiva l’idea di rimodularlo su base europea, e del resto i dati provenienti da altri Paesi ci confermano che si tratta di uno strumento utili a stimolare nei giovani l’interesse per gli altri e la partecipazione politica (9). Eppure mai come in questo caso occorre una visione, ampia, strategica, delle politiche rivolte ai più giovani. Il servizio civile non può e non deve diventare il supplente di un welfare sempre più arrancante in alcuni ambiti, e non acquisterà mai per gli italiani una dimensione realmente internazionale se nelle nostre scuole le lingue straniere continueranno ad essere insegnate poco e male.

Nell’avviarsi a concludere Il Futuro della Democrazia, Norberto Bobbio intitolava un paragrafo con una parola poco frequente: ciononostante. Nel ringraziarvi per l’attenzione mi arrischio, ad un livello infinitamente più basso, a fare lo stesso: nonostante le mille difficoltà ogni giorno una nuova generazione di cittadini si impegna per migliorare dal basso la propria realtà. Se vedrete bene, in piccolo, troverete anche noi.

Grazie.

A cura di Franco Palazzi e Giuseppe Cicchetti

[Note:]
(1) N. Bobbio (2010) [1984], Il futuro della democrazia, Rcs, pp. 23-29
(2) F. Solt (2008), Economic inequality and democratic political engagement, “American Journal of Political Science”
(3) M. Gilens (2005), Inequality and democratic responsiveness “Public Opinion Quarterly”
(4) A. Cottica (2010), Wikicrazia, Navarra
(5) Z. Bauman (2005),La società sotto assedio, Laterza, capitolo 7
(6) I. Somin (2004), When ignorance isn’t bliss, Policy Analysis Working Paper 525
(7) Cecchi-Florio-Lombardi (2006), Sessanta anni di istruzione in italia, “Rivista di Politica Economica”
(8) Balllarino-Checchi-Fiorio-Leonardi (2009), Le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione in Italia, conference paper
(9) Hart-Donnelly-Youniss-Atins (2007), High School Community Service as a Predictor of Adult Voting and Volunteering, “American Educational Research Journal”