Archivio dell'autore: Roberto Colucci

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La Basilicata e il coraggio di lasciarsi il petrolio alle spalle

Sono giorni caldi per il dibattito sul referendum del 17 Aprile, tanto che si stanno consumando discussioni e confronti a tutti i livelli. Personalmente, speravo che un referendum così depotenziato, con un solo articolo in discussione, ovvero quello riguardo le estrazioni in mare entro le 12 miglia, potesse far scaturire un dibattito politico più generale, in riferimento alla strategia energetica ed economica del Paese. Mi ero sinceramente ed inopportunamente illuso. Tuttavia, avendo dalla mia un lavoro di ricerca per la stesura di una tesi triennale riguardo l’impatto economico del petrolio in Basilicata, proverò a fornire alcuni spunti sui quali mi sarebbe piaciuto che si fosse concentrato il dibattito politico.

Cominciamo dalla descrizione del quesito referendario: il 17 Aprile voteremo ESCLUSIVAMENTE per le estrazioni entro le 12 miglia dalla costa1. In breve, decideremo se le compagnie petrolifere dovranno smantellare le piattaforme esistenti entro tali limiti alla fine della concessione o se le stesse potranno continuare ad estrarre fino ad esaurimento del giacimento: ufficialmente, quindi, una questione di durata e quantità. Delle piattaforme in questione, quelle eroganti sono oggi 48, di cui 29 escluse dal pagamento di royalties, poiché la quantità di petrolio estratto è al di sotto della soglia minima per la quale queste sono dovute. Solo in 11 delle piattaforme interessate dal referendum si estrae petrolio, mentre nelle restanti si estrae metano.

Un referendum che riguarda in qualche modo l’approvvigionamento energetico è in grado di sollevare inevitabilmente delle discussioni su visioni e strategie governative. E’ per questa ragione che il referendum ha un duplice significato: uno tecnico (ufficiale), di cui abbiamo già parlato, ed uno politico (ufficioso). Su questo secondo significato si sarebbe potuto sollevare un dibattito più sano, più vivo e, a mio modesto parere, più interessante. In effetti, l’importanza di un ragionamento serio in termini energetici è considerevole, come a più riprese ha provato a far notare, tra gli altri, Jeremy Rifkin, autorevole economista statunitense autore del libro “La terza rivoluzione industriale” (2011).

E’ da una riflessione seria sull’energia, dunque, che mi piacerebbe partire, con l’aiuto di alcuni dati e qualche grafico.

Il consumo nazionale medio, espresso in termini di petrolio, è pari a 25 barili/giorno per 1000 abitanti.

Il consumo regionale della Basilicata, se calcolato utilizzando il dato precedente, sarebbe pari a circa 5,5 milioni di barili/anno, mentre quello nazionale sarebbe di circa 550 milioni di barili/anno.

Attualmente, in Basilicata si estraggono circa 30 milioni di barili di petrolio all’anno, considerando che 1 barile pesa circa 137kg, che corrispondono a 159 litri.

Con Tempa Rossa, si potrebbero estrarre oltre 50 milioni di barili all’anno, quasi raddoppiando la produzione attuale.

Utilizzando questi dati, un rapido calcolo ci suggerisce che il petrolio attualmente estratto in Basilicata soddisfa circa il 5% del fabbisogno energetico della popolazione nazionale. Con Tempa Rossa in funzione, invece, si potrebbe soddisfare quasi il 10% del fabbisogno energetico della popolazione nazionale, anche se non possiamo dire con esattezza quanto del petrolio estratto contribuisca al soddisfacimento del fabbisogno nazionale e quanto invece venga semplicemente venduto all’estero.

Dopo questo quadro generale sull’approvvigionamento energetico tramite fonte fossile, proviamo a fare alcuni calcoli su produzione di energia e consumi in materia di fonti rinnovabili.

1 MegaWatt di eolico copre il fabbisogno di circa 300 abitazioni con 4 persone, con un costo totale di 3 milioni di euro2.

Se si volesse soddisfare il fabbisogno energetico coperto dal petrolio con l’utilizzo di fonti rinnovabili, bisognerebbe investire circa 8 miliardi di euro nella produzione di energia pulita.

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Un investimento pari a quello necessario per la messa in produzione di Tempa Rossa, se orientato verso la generazione di energia da fonti rinnovabili, potrebbe soddisfare l’intero fabbisogno energetico regionale, garantendo pertanto all’1% della popolazione nazionale di utilizzare energia proveniente da impianti green.

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Un impianto microeolico (di piccole dimensioni, posizionabile su edifici) da 3 kW, che soddisfa il fabbisogno di una famiglia di 4 persone, costa circa 10.500 Euro2.

Servirebbe un investimento di 1,6 miliardi di euro in microeolico per coprire l’intero fabbisogno energetico regionale.

Un investimento di 1,6 miliardi di Euro (molto vicino a quanto Total spenderà per Tempa Rossa) in microeolico (fonte che Renzi non cita nel suo discorso in direzione PD), garantirebbe approvvigionamento energetico regionale da fonti rinnovabili.

La Basilicata ha ricevuto quasi 1 miliardo di euro di royalties, nel periodo 2007-2014.

Il punto è che la Regione Basilicata avrebbe potuto già essere una Regione ad impatto zero, se i predecessori di Marcello Pittella (che governa da “soli” due anni, ma purtroppo sta, anche lui, uniformando la politica energetica a quella di chi l’ha preceduto), ovvero Bubbico e De Filippo, insieme ai premier dell’epoca (tra cui Prodi, che sul Messaggero consiglia soltanto adesso di utilizzare le royalties per favorire la transizione alle rinnovabili) e alle compagnie petrolifere, avessero deciso di investire in maniera diversa le royalties, ovvero la quota che le compagnie petrolifere pagano alle regioni in cui estraggono quantità di petrolio al di sopra di una certa soglia, per l’approvvigionamento da fonti energetiche rinnovabili. Invece, negli anni la Regione Basilicata ha utilizzato le royalties per finanziare la spesa corrente (uscite di bilancio relative alla ordinaria amministrazione – es. università, sanità, ecc…), come testimoniava nel 2014 la Corte dei Conti.

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Parafrasando un proverbio africano, Riccardo Luna dice spesso che il momento migliore per cambiare l’Italia era qualche anno fa, ma se non lo si è fatto in passato, è evidente che il momento migliore per cambiare il nostro Paese è adesso. Lo stesso discorso vale per la Basilicata. La Regione avrebbe potuto già essere la prima in Italia ad essere environmentally friendly, come dicevamo sopra. Non lo ha fatto, ma può sicuramente ambire ad utilizzare i proventi delle royalties in maniera più intelligente, investendoli nella generazione di energia pulita. E’ una scelta ardua, perché i frutti di un investimento simile si vedono solo nel tempo di quasi tre legislature complete. Troppo per qualsiasi politico che ambisca al consenso per una riconferma o una “promozione”. Finanziare l’Università di Basilicata, coprire i disavanzi in sanità, riparare strade, viadotti e marciapiedi è sicuramente più visibile agli occhi dei cittadini elettori, ma la differenza tra politici e statisti, come disse De Gasperi, è tutta lì.

Il Premier Matteo Renzi ha puntato tutto sulla necessità di non far scappare dal nostro Paese gli investitori e questa non è certamente una colpa, né un demerito. Nella direzione del PD del 4 aprile scorso, per questo motivo, il Presidente del Consiglio e Segretario del Partito Democratico ha generato un po’ di confusione, mostrando in maniera indifferente ed intrecciata slides riguardanti investimenti pubblici e privati “sbloccati” dal suo Governo. Insieme a Bagnoli, alle strade siciliane, all’aeroporto di Fiumicino, all’Expo, al tunnel del Brennero, alla Napoli – Bari, a Matera 2019, a Pompei e alla Salerno – Reggio Calabria, tanto per citarne alcune, è finito, appunto, l’investimento privato di Tempa Rossa, di cui si parla ormai dal 1989 (come diceva lo stesso Renzi). E’ sacrosanto che un governo miri a promuovere investimenti privati, perché insieme alla spesa pubblica sono ciò che rilancia l’economia di un Paese come l’Italia, come dimostrato dalla teoria economica. Oltre al fatto che il Premier parla indifferentemente di fonti rinnovabili e fossili, dimenticandosi della differenza sostanziale che esiste tra le cose in termini di costi ambientali, possiamo ritrovare un altro aspetto che Renzi sottovaluta. Tempa Rossa era un investimento strategico a cavallo degli anni ’90, quando il petrolio aveva prospettive interessanti. Attualmente, con il prezzo del barile in costante calo3, la strategicità dell’investimento viene meno, soprattutto per quanto riguarda il calcolo delle royalties destinate alla Regione Basilicata. Lo dimostra il grafico seguente:

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Elaborazione su dati: U.S. Energy Information Administration, UNMIG MISE (1 e 2)

Infatti, quando il prezzo del petrolio è basso, le compagnie petrolifere tendono ad estrarne meno, per far sì che l’offerta diminuisca e che il prezzo torni a salire3. Pertanto, se le compagnie estraggono meno ed il prezzo del petrolio è basso, è inevitabile che l’ammontare di denaro destinato alla Regione diminuisca, essendo entrambe le variabili che la determinano in riduzione. Il grafico riporta i dati del periodo 2007-2013, con una previsione del 2016. Il prezzo del petrolio potrebbe essere quest’anno pari ad un terzo di quello degli anni 2011, 2012, 2013. Anche i barili estratti dovrebbero essere meno, determinando una forte riduzione delle royalties. Il Presidente, Marcello Pittella, in una intervista di qualche giorno fa, dichiarava che la Regione Basilicata riceverà quest’anno (riferendosi, forse, alla produzione petrolifera del 2015) 60 milioni di euro, dimenticandosi di precisare che in soli 2 anni e mezzo, la quantità di royalties versate alla Regione si è fortemente ridotta, passando dai 158,6 milioni di euro versati nel 2013 ai 60 milioni delle sue previsioni attuali, rischiando di arrivare a circa 45 milioni nel 2016.

Il punto centrale è che il prezzo del petrolio NON risente di Tempa Rossa, né delle estrazioni in mare. Il prezzo del petrolio è determinato nel mercato globale principalmente dalle operazioni dell’OPEC, il cartello di Paesi produttori di petrolio che controlla circa il 78% delle riserve mondiali. Pertanto, in Basilicata, così come in Italia, ci misuriamo con una discriminante economica  (il prezzo del petrolio, oltre che un’altra discriminante, ovvero il tasso di cambio euro/dollaro) stabilita da altri, non avendo perciò la possibilità di indirizzare e sfruttare pienamente la redditività dell’investimento, ma sopportando comunque il carico dei costi ambientali e sanitari correlati alle estrazioni petrolifere.

La transizione nazionale alle fonti rinnovabili sarà sicuramente un percorso arduo e tortuoso, che costerà all’incirca 150 miliardi di Euro (più o meno le cifre riportante come totale delle attività nel bilancio annuale di Eni, che nel 2014 ha riportato un utile netto di quasi 1,5 miliardi), ma bisogna avere oggi la consapevolezza che l’Italia può e deve fare molto di più e meglio, anche in ottica delle strategie di Europa 2020.

Inoltre, un impegno netto per questa transizione crea posti di lavoro, cosa di cui non si può essere troppo convinti se si guarda ai dati macroeconomici relativi alla Regione Basilicata. “Il petrolio ha portato sviluppo in Basilicata”, si sente dire spesso nei talk show, o si legge sui quotidiani nazionali. Ma è davvero così? Qualche mese fa, in questo articolo pubblicato qui su Profumo di Svolta, Giuseppe Cicchetti riprendeva i dati dell’ultimo Rapporto Svimez (2015) che riguardano la Basilicata. Siamo una regione in cui un lucano su 3 (31,2%) è a rischio povertà, e questo dato è in linea con quello dell’intero Mezzogiorno (32,8%). Una regione dove le esportazioni sono in aumento nel complesso, ma la produzione di autoveicoli (settore strettamente legato all’economia del petrolio) rappresenta da sola il 68% di queste.

L’andamento della disoccupazione al livello regionale, in costante aumento dal periodo della crisi economica, è in linea con il dato dell’intero Mezzogiorno (seppur lievemente migliore) e molto accentuato rispetto al Centro-Nord e quindi alla media nazionale (come ci ricorda ogni anno la Svimez). A quanto pare, non sembra esserci una connessione diretta tra le estrazioni petrolifere e la riduzione del tasso di disoccupazione regionale.

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Fonte: dati Unioncamere

Anche lo stock delle imprese attive nella nostra regione riporta un trend negativo.

Grafico Infrastrutture Finale

Per quanto riguarda la dotazione di infrastrutture della Basilicata, non sembrano esserci segnali di un impatto positivo, ancor di più se consideriamo nel conto quelle dedicate unicamente alle estrazioni di idrocarburi che non rappresentano un valore positivo per la maggior parte della comunità. Il grafico, infatti, riporta addirittura un dato inferiore alla media nazionale ed alla media del Mezzogiorno.

Inoltre, è importante considerare quanto riportato nel modello SAM dell’Università di Firenze, che descrive un impatto piuttosto deludente delle royalties sull’occupazione lucana: infatti, risultano impiegati grazie alle royalties circa 5.300 persone (per progetti di breve periodo), pari a meno del 3% sul totale regionale. Così conclude lo studio dell’Università toscana: “Pur trattandosi di valori rilevanti in senso assoluto, soprattutto in tempi di crisi economica, si tratta tuttavia di risultati deludenti e sicuramente inferiori alle potenzialità, anche considerando che si tratta solo di effetti di breve periodo. Tenendo conto che lo sviluppo dell’economia lucana nel periodo considerato non ha presentato tassi di crescita significativamente migliori rispetto a quelli del resto dell’economia nazionale, si può ragionevolmente ipotizzare che l’utilizzazione delle royalty sia servita solo a limitare i potenziali effetti negativi del rallentamento che l’economia italiana ha mostrato nell’ultimo decennio.”, invitando poi a ripensare l’utilizzo delle royalties in un’ottica più produttiva.

Addirittura, nel già citato vademecum realizzato da Filippo Venturi, è riportato che il numero di occupati nelle piattaforme interessate dal referendum sia pari a 410 lavoratori.

Lascio a voi la decisione sul voto del 17 Aprile. Io, però, ho sempre pensato al voto come un diritto imprescindibile, e per questo andrò a votare e voterò SI, perché credo al significato ufficiale del referendum, ma credo ancora di più al significato ufficioso, politico, della consultazione. Credo sia opportuno indirizzare il Governo verso un’idea diversa di politica energetica e credo che i cittadini lucani debbano imparare a sentirsi protagonisti degli eventi politici che riguardano la comunità, anche per confermare che dimostrazioni pubbliche come la marcia dei 100.000 di Scanzano Jonico contro le scorie nucleari sono veri segni di consapevolezza politica e sensibilità critica nei confronti dei ambientali.

Ritengo necessario, però, che si alzi anche il livello del dibattito politico nazionale relativo all’energia e all’ambiente, poiché è su di esso che le future generazioni, di cui ho la fortuna di fare parte, giocheranno partite economiche e sociali fondamentali. Ho volutamente tralasciato le questioni che stanno infiammando il dibattito degli ultimi giorni sul referendum, ritenendo che bisogna sempre impegnarsi per andare oltre l’indignazione di fronte a certe situazioni, che si tratti del malcostume della corruzione spicciola, dei figli dei politici invitati a colloqui di lavoro, dei compagni dei Ministri sin troppo attivi dal punto di vista imprenditoriale, dei rifiuti tossici “trasformati” in rifiuti semplici nelle carte, delle compagnie petrolifere lasciate agire in autocontrollo, degli incidenti tenuti segreti, dei monitoraggi inesistenti.

Sono tutti eventi di cui dobbiamo avere il coraggio di prenderci la nostra giusta parte di responsabilità, come ci insegna anche questa frase di Albert Einstein che ho piacevolmente ritrovato nello studio dell’Ingegner Gianluca Rospi (al quale ci tengo a rivolgere un ringraziamento per il supporto nel reperire i dati relativi alle fonti rinnovabili necessari per scrivere questa riflessione).

“Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare” A. Einstein

Si tratta di vicende di cronaca ordinaria, come testimonia una certezza: i volti di chi, certe cose, le dice da anni, dovendo sopportare anche le offese e le minacce da parte di molti. Di certe questioni spero che ne discuta la magistratura, più che politici ed cittadini i quali hanno bisogno di un dialogo scientifico per maturare un parere obiettivo su ogni tipo di situazione.

Roberto Colucci

 

 

 

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1 ovvero per l’abrogazione del comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (come sostituito dal comma 239 dell’articolo 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 2082), come viene ben spiegato nel Vademecum scaricabile da qui.
2 dati forniti dall’Ing. Gianluca Rospi il cui CV è scaricabile da qui.
si consiglia il focus relativo al calo del prezzo del petrolio su Internazionale (n.1137, 22/28 gennaio 2016, p. 40-47).

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La Basilicata e il petrolio. Da dove cominciare…

di Roberto Colucci e Franco Palazzi

Abbiamo già toccato in passato il tema delle estrazioni petrolifere in Basilicata, ma oggi più che mai è opportuno tornarne a discuterne vista la sua posizione privilegiata nel dibattito politico anche nazionale.

Le discussioni in merito si sono spesso ridotte al tiro alla fune tra i favorevoli (sempre meno e sempre più isolati al livello italiano) ed i contrari (sempre più numerosi e sparpagliati sul territorio regionale), il tutto a danno dell’approfondimento. In questo contesto, tralasciando le opinioni personali, proveremo a fornire alcune informazioni che riteniamo interessanti.

Partiamo, anzitutto, da un breve cenno economico. La storia del petrolio lucano è ultracentenaria (le prime fuoriuscite si verificarono nel 1902¹), ma solo negli anni ’80 si ebbe un deciso incremento¹ delle attività estrattive. Nel 2013, la SVIMEZ attestava in 60 miliardi² di euro il valore delle riserve certe di greggio. I pozzi di estrazione attualmente sono 106 – di cui 39 in produzione – grazie ai quali si estrae in Basilicata circa l’80% del totale nazionale su terraferma. Le royalties accreditate alla Regione ammontano ad oltre 1 miliardo² di euro in 14 anni, di cui 788 milioni nel periodo 2008-2014. Le estrazioni pesano per il 4,8%² sul totale dell’export lucano e, secondo un modello dell’Università di Firenze, generano 5.300 unità di lavoro annuali, pari a circa il 2,9% del totale degli occupati lucani.

Malgrado l’importanza di queste cifre, occorre mettere in luce come, nonostante gli intenti più che nobili (progetti di sviluppo infrastrutturale, sociale ed economico), le royalties sono state spesso utilizzate per coprire spese correnti – lo dimostrano i 40 milioni impiegati a copertura del disavanzo della sanità, i quasi 7 milioni per “servizi generali dell’amministrazione” e i 110 milioni destinati in 10 anni all’UniBas, a fronte di 1,4 milioni impegnati per le fonti rinnovabili.

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In seconda battuta, poi, vanno considerati i costi ambientali delle attività estrattive, come dimostrato dai diversi “incidenti”³ occorsi in passato.

Deve però essere considerato anche il sistema all’interno del quale la Basilicata insiste come territorio: non si può fare completo affidamento, a tal proposito, sulla logica “NIMBY” (Not In My Back Yard), circoscrivendo la validità di determinati principi solo al nostro ambito specifico. In altre parole, se non vogliamo che diverse realtà regionali si rimpallino a vicenda la realizzazione di un termovalorizzatore piuttosto che di una piattaforma petrolifera, bisognerà adottare una visione più ampia e portare avanti una battaglia, nazionale ed internazionale, per il superamento delle fonti di energia fossili.

Fatte queste considerazioni preliminari, possiamo gettare uno sguardo sugli sviluppi più recenti.
Lo scorso anno sette regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto) hanno scelto di ricorrere, in base all’art. 127 Cost., contro l’articolo 38 della legge “Sblocca Italia”, il quale sancisce tra l’altro il carattere “strategico” “[del]le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e [di] quelle di stoccaggio” – permettendo così al legislatore nazionale di scavalcare su questa materia eventuali contrarietà di quello regionale. Tale previsione violerebbe, secondo le ricorrenti, la divisione della potestà legislativa tra Stato e Regioni per come configurato dell’articolo 117 della Costituzione. La Corte Costituzionale ha convocato un’udienza in merito per il 5 Aprile 2016. Nel frattempo, Paolo Maddalena, vice-presidente emerito dell’Alta Corte, ha espresso a margine di un convegno forti dubbi in merito alla costituzionalità della norma contestata.

In attesa degli sviluppi su questo fronte, un gruppo di nove regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e Veneto) ha dichiarato la propria intenzione di indire, secondo quanto disposto dall’art. 29 l. 352/1970, un referendum abrogativo proprio dell’articolo 38 – che al quinto comma prevede anche la rinnovabilità del titolo concessorio unico ad opera esclusiva dello Stato.

Già da qualche mese (e fino al prossimo 30 Settembre), inoltre, Possibile, associazione lanciata da Giuseppe Civati, si sta adoperando per raccogliere 500000 firme su otto quesiti referendari, di cui due sulle trivellazioni (gli altri riguardano legge elettorale, jobs act, grandi opere e riforma della scuola) – qui una mappa dei luoghi in cui si può aderire, ai quali vanno a sommarsi gli uffici dei moltissimi comuni in cui sono stati depositati i moduli. La soglia necessaria, non ancora raggiunta, si è avvicinata significativamente nell’ultima settimana, e migliaia di volontari si stanno dispiegando su tutto il territorio italiano per il rush finale.

Dal punto di vista politico, si tratta di iniziative di un certo significato, visto che molte delle regioni interessate sono governate da quello stesso Partito Democratico che ha promosso, a livello nazionale, lo “Sblocca Italia”. I vertici regionali, insomma, pur senza operare, almeno a livello ufficiale, uno strappo vero e proprio con il governo centrale, paiono intenzionati a far valere in una pluralità di sedi la propria contrarietà alle nuova normativa sulle trivellazioni.

Alle urne, dunque, si andrà quasi certamente nella primavera del 2016. Tuttavia, per evitare l’effetto boomerang che si avrebbe in caso di mancato raggiungimento del quorum in quella tornata, una partecipazione popolare massiccia all’iniziativa di Possibile sarebbe fortemente auspicabile, anche in termini di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in vista del voto.

Roberto Colucci
Franco Palazzi

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¹ da Varvelli R., Varvelli F., 2015, Che cos’è il petrolio, Mind Edizioni , Milano.
² da SVIMEZ, 2013. Rapporto sullo stato dell’economia della Basilicata e sulle prospettive di una ripresa sostenibile, Quaderni SVIMEZ – Numero Speciale (37). Roma.
³ si vedano, ad esempio, Bolognetti M., 2013, Le mani nel petrolio, Basilicata coast to coast, ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa, Reality Book, Roma; Dommarco P., 2012, Trivelle d’Italia, perché il nostro paese è un paradiso per petrolieri, Altreconomia Edizioni, Milano.

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Cercando il nostro futuro. Campagne elettorali e dintorni…

di Roberto Colucci

E’ Maggio e in città c’è grande fermento. Le elezioni si avvicinano e, nonostante la vita da semi-fuorisede, l’atmosfera intrisa del sapore di contesa ostile, che credo ci accompagnerà fino alla fine del mese o poco oltre, è facilmente respirabile.

In campagna elettorale è così, si diventa un po’ tutti partigiani, nel senso meno storico del termine: la cittadinanza si divide come una cellula in mitosi, progressivamente e inesorabilmente, fino ad arrivare alla contrapposizione totale di gruppi numericamente quasi inesistenti. Una contrapposizione che, purtroppo, guarda più ai cognomi scritti sulle casacche dei giocatori in campo, piuttosto che alle idee, alle proposte, alle questioni. La realtà diventa opinabile e soggettiva, le diverse prospettive diventano teoremi inconfutabili per ciascuno schieramento, l’informazione viene passata sotto filtri che la modellano a seconda della volontà di chi la diffonde. E’ un contesto frammentato e fortemente confusionario, quello di Matera2015, la Capitale della Cultura che si avvicina al periodo clou della campagna elettorale. I candidati sono più di 700 (leggasi settecento!), le idee, per la verità, un po’ scarsine, i programmi elaborati in fretta e furia, senza un’analisi delle condizioni economiche, finanziarie e sociali, con tanti che dicono di voler costruire castelli, senza considerare la necessità di cemento, manodopera e principesse che progetti di tale portata presuppongono.

Eppure di problemi da risolvere ce ne sono a bizzeffe, di questioni da discutere nei mesi antecedenti le elezioni ce ne sarebbero state abbastanza da riempire un’enciclopedia del dilemma, ma la discussione, ancora una volta, si è fermata al cognome di uno e dell’altro con (questa sì) una grande novità, la dicitura “Matera2019”. Matera 2019 parte da Matera oggi e anche un po’ da Matera ieri e, quindi, è evidente che si doveva discutere ieri di ciò che vogliamo Matera diventi domani. Nei gruppi che si sono poi trasformati in liste elettorali non lo si è fatto, o lo si è fatto in parte (sicuramente in ritardo) o in maniera non propriamente inclusiva e trasparente, ma piangere sul latte versato non serve a niente e, quindi, come disse qualcuno, è meglio iniziare a confrontarsi adesso sui temi, piuttosto che disperarsi o continuare a procrastinare.

Il fatto che ci siano tanti e forse troppi candidati è sicuramente indice di una tattica (probabilmente poco ortodossa, ma tristemente nota per quel che riguarda le amministrative) che vede nella maggiore quantità di pedine che si muovono una più consistente possibilità di vittoria. Io, che a scacchi non ci ho mai giocato, ma che preferisco la qualità alla quantità, apprezzo lo sforzo di coinvolgere direttamente gran parte della popolazione materana, e ci voglio vedere persino qualcosa di positivo, ma non ne sono poi tanto compiaciuto. Ad una mole enorme di persone in gioco sarebbe potuta corrispondere un’altrettanta esagerata quantità di idee da discutere, migliorare ed aggiungere ai programmi, ma adesso, probabilmente, il tempo a disposizione per renderle concrete e operative non ci sarà. Alla fine, credo che nessuno vietasse ai candidati di iniziare a parlare di progetti tempo fa e, se ciò non è stato fatto, è evidente che sia anche questo il frutto di una scelta tattica che ha ben poco a che vedere con un dibattito politico maturo.

Ad ogni modo, i cittadini materani in prima linea sono tanti, come tanti sono i cittadini materani che si impegnano per la loro città e che invece hanno deciso di restare fuori dalla contesa elettorale, quasi a voler sottolineare il fatto che non basta dire qualcosa di serio o fare qualcosa di buono per la comunità per essere meritevoli di un ruolo politico di rappresentanza. Quasi a voler sottolineare, inoltre, che non è obbligatorio candidarsi se si è impegnati quotidianamente per il miglioramento della propria realtà, perché la politica è un impegno e una vocazione e, secondo alcuni, ci si può impegnare per la propria città senza doversi per forza occupare di amministrazione comunale. Certo, lungi dal demonizzare l’impegno di chi invece, forte di un’esperienza associativa o di un impegno sociale pregresso, decide oggi di mettersi a disposizione della propria città: guai se non ci fossero queste persone!

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Tuttavia, ciò che mi lascia un po’ perplesso è, oltre a quanto già detto, il fatto che tanti sembrano pensare che l’elezione del Sindaco possa essere la panacea per tutti i mali. Il Sindaco non risolverà tutti i problemi della nostra città, non investirà per far funzionare un cineteatro, non riparerà le buche nel tempo libero, non aggiusterà i parchi pubblici che noi distruggiamo, non ripulirà le strade dalle cartacce che noi gettiamo, non ci troverà un lavoro, non riporterà a casa le migliaia di ragazzi che ogni anno abbandonano la loro terra per andare a cercare fortuna altrove e non chiamerà giovani da tutta Europa per farli venire a vivere nella pur bellissima Matera. Lo diceva già Banfield, che sulla Basilicata ha condotto uno studio sociologico serio e dettagliato: da noi si credeva che il Sindaco potesse fare tutto, risolvere tutti i problemi, dirimere ogni questione, ma non è così. Lo si poteva pensare cinquant’anni fa, quando la società contadina era pressoché l’unica anima di una Basilicata dimenticata dal resto d’Italia, quando Matera era la “vergogna d’Italia”, ma non lo si può più pensare oggi, al tempo di Matera Capitale Europea della Cultura.

Chiunque sarà il futuro Sindaco della nostra città, qualsiasi sia la sua “squadra” di governo della città, non ci sarà rivoluzione, né miracolo. Il cambiamento è un processo lento e difficile, e il Sindaco, gli Assessori, i Consiglieri tutti potranno avere un ruolo sicuramente importante nel favorire o meno questo cambiamento, nell’indirizzarlo verso un’idea di Matera piuttosto che un’altra, ma l’onere fondamentale, quello realmente decisivo, quello più pesante, continuerà a gravare sulle spalle di tutti i cittadini materani. Dopo una vittoria alle elezioni a nessuno viene regalata una bacchetta magica e nessuno viene dotato di un mantello da supereroe.

La Matera che desideriamo, una Matera dove ci siano possibilità differenti e migliori deve essere costruita giorno dopo giorno insieme alle migliaia di ragazzi che vivono fuori e che si confrontano con realtà più evolute, con le migliaia di studenti e professionisti che tornano a Matera forti di una esperienza internazionale, sfruttando le energie di chi a Matera non ci è mai stato, ma che potrà decidere di fare di Matera la propria opportunità, guardandola con occhi disinteressati, realistici, obiettivi. La Matera che vogliamo è un frutto che coltiviamo da anni, che talvolta abbiamo messo in ombra o privato del nutrimento necessario, ma che adesso, finalmente, stiamo imparando a far crescere nel modo adeguato. Ci sarà bisogno di tutto il nostro impegno affinché il frutto del nostro lavoro possa maturare, sarà necessario che generazioni diverse si prendano per mano e proteggano quel frutto che è ogni giorno un po’ più bello, più buono, ma anche più fragile e, comunque, sempre indifeso.

Non bastano cinque anni per cambiare la nostra città, ma è necessario che prestiamo attenzione ad ogni attimo, ad ogni istante di tempo che scorre per la nostra realtà, perché sarà anche la realtà nella quale molti di noi, e molti altri cittadini d’Europa, ce lo auspichiamo, vorranno veder crescere i propri bambini.

Roberto Colucci

 

 

 

 

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Un’idea per la scuola di Via Lucrezio

di Roberto Colucci

Ho personalmente affrontato in passato il tema dei parchi pubblici della nostra città, che ritengo rilevante per diversi motivi. Adesso che Profumo di Svolta si occupa di coordinare il gruppo di lavoro del Piano Strategico denominato “Giovani e Opportunità” abbiamo pensato di rielaborare un po’ di vecchie proposte, oltre che di pensarne di nuove, per immaginare una città diversa, più funzionale, più divertente, più accogliente e, ovviamente, dotata di beni e servizi che siano realmente fruibili.

Nell’articolo sui parchi pubblici del 14 Marzo 2013 facevo riferimento a un’area, quella di Serra Rifusa, dov’è situato un campetto da calcio distrutto e abbandonato. Proprio nei dintorni di quel piccolo parco c’è una scuola elementare e media, ovvero quella di Via Lucrezio, che ho frequentato e dove, pertanto, sono cresciuto. Tanti ricordi mi riaffiorano alla mente ogni volta che rivedo l’edificio nel quale passavo gran parte delle mie giornate, e ogni volta mi assale una irrefrenabile voglia di entrare nelle aule di quella che fu la mia scuola.

Uno dei pochi ricordi negativi che ho di quella scuola è la mancanza della palestra. Per poter fare educazione fisica, infatti, ci toccava prendere un pullman e arrivare in Via Fermi, dove dividevamo la palestra con alcune classi di quel plesso. Eravamo “ospiti”, e ciò comportava notevoli disagi, a partire dall’ovvia riduzione del tempo che realmente dedicavamo all’educazione fisica, passando per i costi aggiuntivi che lo spostamento comportava. Non di rado, infatti, dovevamo pagarci autonomamente i biglietti del pullman che ci portava dalla nostra scuola al plesso di Via Fermi.

Ora, passati 7 anni, immaginavo che le cose fossero cambiate, ma ultimamente mi sono imbattuto in un post su Facebook che mi ha fatto pensare. Dal suio profilo social, l’Assessore ai lavori pubblici del Comune di Matera, Nicola Trombetta, faceva sapere che dallo spazio adibito a palestra della scuola di Via Lucrezio era finalmente stato tolto il pavimento che, stando a quanto scritto, provocava cattivo odore. La palestra, sosteneva l’Assessore, non è mai entrata in funzione e si deciderà se riconvertire la struttura per farne delle aule. Se così fosse, la scuola in questione rimarrebbe nuovamente senza palestra e dunque i ragazzi sarebbero costretti ad “emigrare” come accadeva ai miei tempi.

L’idea a cui ho pensato è semplice, ma non banale: restituire al quartiere Serra Rifusa il campetto di cui parlavo prima, che potrebbe essere adibito nelle mattine dei giorni settimanali a palestra per i ragazzi della scuola di Via Lucrezio. Durante il pomeriggio, invece, l’area potrebbe essere noleggiata come avviene per tanti altri campetti privati e il ricavo potrebbe essere utilizzato sia per la manutenzione dell’area, che per pagare l’eventuale fitto della tendostruttura, che potrebbe ospitare gli allievi di Via Lucrezio nel periodo invernale.
La gestione potrebbe essere affidata alle cooperative di tipo B, come avviene attualmente per i parchi pubblici, o magari provare qualche nuovo esperimento coinvolgendo i più giovani disoccupati. Si potrebbe pensare, poi, di lanciare alcuni progetti pilota, invitando ad esempio i cittadini del quartiere Serra Rifusa a tenere pulita l’area, dando la possibilità ai ragazzi impegnati nel progetto di utilizzare il campo gratuitamente.

Quello della valorizzazione dei luoghi pubblici è uno dei temi centrali che con Profumo di Svolta abbiamo deciso di affrontare, sia nella pratica, concretamente, organizzando un festival in un’area abbandonata come gli Ipogei di Piazza San Francesco, sia nella teoria, facendo dell’argomento uno dei cardini del gruppo di lavoro “Giovani e Opportunità” del Piano Strategico.

Speriamo che un’idea simile possa essere presa in considerazione e speriamo che si possa creare, intorno a questa proposta, l’interesse degli abitanti del quartiere Serra Rifusa, quello dei ragazzi del plesso di Via Lucrezio e dei loro genitori, degli insegnanti, del Dirigente Scolastico e, ovviamente, quello degli amministratori.

Basta poco per immaginare una città diversa, basta poco per assicurare ai ragazzi dei luoghi di socialità dove crescere e sviluppare interesse per i beni comuni, quei beni che sono di tutti (e non di nessuno).

Roberto Colucci

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Rapporto SVIMEZ. Poco spazio alle promesse elettorali

di Roberto Colucci

Siamo ormai giunti quasi al termine della prima settimana di Novembre e siamo entrati nella fase centrale della campagna elettorale. Le regionali si avvicinano e ogni giorno si susseguono dichiarazioni, conferenze e comunicati dei candidati alle cariche di governatore e consiglieri regionali. Molti i temi affrontati, tante le dichiarazioni d’intenti, infinite le promesse, più o meno (più meno che più) ragionate.
Per fare delle promesse si deve partire dall’analisi economica e sociale, e non solo squisitamente politica e scandalistica, della situazione attuale e a farlo sono stati pochissimi.
A farlo con criterio, poi, non ci ha pensato proprio nessuno, nonostante il periodo fosse favorevole. Infatti, è di pochi giorni fa la pubblicazione del rapporto SVIMEZ sull’economia del mezzogiorno. Allora un’analisi, seppur limitata date le poche competenze che sento di attribuirmi, vorrei provare a farla io.

Procederò gradualmente, seguendo lo stesso percorso degli analisti SVIMEZ.

Una delle prime notizie è questa: dal 2007 al 2012 il PIL del mezzogiorno è crollato del 10%, quasi il doppio del calo registrato al centro-nord. Continua a leggere

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#GraffiamoliVia! | Backstage e pensieri notturni

Quando hai vent’anni e sei studente, in estate torni quasi sempre tardi a casa e prima di dormire capita spesso di restare svegli a pensare. Forse perchè la vita dell’universitario non è poi tanto semplice, perchè purtroppo noi materani ci allontaniamo da casa per andare a studiare lontano, troppe volte pensando di avere futuro altrove. Insomma, a tutti gli studenti fuorisede (o quasi) capiterà di pensare al proprio passato e al futuro poco prima di prender sonno. A tutti o quasi il cuore sarà in disaccordo con la mente perchè, che ci piaccia o no, il cuore a Matera ci vorrebbe restare. Perché noi abbiamo calore, affetto, cultura, buon cibo, belle persone, arte, tranquillità. Abbiamo qualità che oggi sono un po’ fuori dal comune, che nella società attuale sono fuori moda, perchè oggi devi correre a testa bassa, senza guardarti accanto, senza pensare troppo. Invece Matera è una di quelle città che invita a fermarsi, a meditare, a prendere tempo, a stare sereni, in pace, spesso in silenzio e a contemplare.

Ma proprio dalla contemplazione, dal pensare ininterrottamente accade in noi giovani qualcosa di magnifico. Abbiamo lo sguardo più lungo di tanti adulti, abbiamo spesso più voglia, siamo intraprendenti e, diciamocelo senza troppi giri di parole: noi vogliamo cambiare le cose. Perchè a noi piacerebbe che i nostri figli rimanessero qui, in Basilicata. Ci piacerebbe che girassero il mondo per poi tornare a far progredire la loro terra, mentre oggi questa è quasi sempre una strada impercorribile. La politica ci scoraggia, la classe dirigente non ci piace, e l’atteggiamento dei nostri coetanei è spesso frustrante. Ma noi, da teste dure che siamo, non molliamo. Come dicevo prima, l’obiettivo è chiaro: VOGLIAMO CHE LE COSE VADANO DIVERSAMENTE. Ma sappiamo anche che nulla cambia se noi continuiamo a comportarci allo stesso modo, a fare le stesse cose, ad avere le solite brutte abitudini. Se siamo incivili la politica non ci accompagnerà a migliorare, non ce l’ha fatta fino ad ora e spesso il messaggio dei potenti viene travisato, forse perchè è giusto che sia così, che non venga recepito, perchè nei palazzi hanno sbagliato e continueranno a sbagliare. Non si sa se per incapacità o per connivenza, ma a noi questo non interessa.

Allora se rimaniamo soli cosa possiamo fare?
Siamo solo pochi ventenni, non potremo fare nulla, siamo impotenti, non siamo nelle stanze dei bottoni, non abbiamo conoscenze particolari… Tutto il contrario. Siamo ventenni, possiamo fare tanto, abbiamo voglia di fare, PER FORTUNA non siamo nelle stanze dei bottoni e non abbiamo conoscenze particolari. E’ per questo che ci siamo armati delle uniche cose che ci servivano: le nostre mani, il nostro cuore e la nostra testa, che sono ancora liberi da pregiudizi e subdoli vincoli individualistici. E’ stato per dimostrare ai cittadini che basta poco per cambiare che in due giorni abbiamo fatto qualcosa che neanche noi organizzatori credevamo potesse avere una tale eco.

Ci siamo rivolti alla politica che dicono sia assente, e abbiamo trovato appoggio, forse proprio perchè non avevamo e non abbiamo secondi fini. Il Comune ci ha fornito i mezzi, e noi ci abbiamo messo la manodopera. Alle 9.15 di giovedì eravamo già 16. In certi momenti eravamo 40. E per la maggior parte eravamo ragazzi, quelli che d’estate possono dormire, o quelli che qualcuno chiama fannulloni, quelli che un ministro ebbe il coraggio di definire “choosy”, ovvero schizzinosi. Io, piuttosto, questi giovani li vedo come la massima espressione della cittadinanza attiva. Li vedo come il primo bene da tutelare, perchè in grado di tutelare, conservare, rispettare, amare, proprio come abbiamo fatto nei due giorni di #GraffiamoliVia!. Un bene comune (i giovani) ha agito per tutelare un altro bene comune fondamentale (la cultura) rappresentata dai Sassi di Matera.

Poco importa se qualcuno ha voluto criticare la nostra iniziativa, “perchè non siete voi che dovete farlo, ma il Comune”. A chi la pensa così non mi andrebbe neanche di rispondere, ma piuttosto vorrei lanciare loro un’occasione concreta di studio e riflessione. L’associazionismo americano è spiegato bene dal sociologo Alexis De Tocqueville. Il concetto è semplice: i cittadini si riuniscono non solo per individuare dei problemi, ma anche per risolverli, per capire qual è il modo più efficiente per uscire da difficili situazioni di degrado. Ci importa se la Basilicata ha un tasso di disoccupazione giovanile alle stelle. Ci interessa se i giovani scappano da questa terra. Ci interessa tutto ciò, eccome. L’insegnamento che volevamo dare aveva proprio a che fare con tutto questo. Potranno toglierci tutto, potranno uccidere il nostro futuro. Potranno sbeffeggiarci. Noi saremo dall’altro capo della fune, con tutte le intenzioni di vincere questo tira e molla. E fino alla fine lo vinceremo, perché noi non avremo gridato “a lupo, a lupo”, ma avremo cambiato le cose, per farle andare come noi volevamo.

Scusateci se ci permettiamo di immaginare una città diversa, una regione diversa, da quelle che voi ci state lasciando, ma la notte, prima di dormire, noi pensiamo proprio a questo.
Scusateci se ci permettiamo di agire per avere una città diversa, una regione diversa, da quelle che voi ci state lasciando, ma d’estate, questi giovani svogliati e fannulloni, qualcosa la devono pur fare.

Roberto Colucci

 

 

 

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Le Mani nel Petrolio | Francamente recensisco

Se da quando sei nato vivi in Basilicata, allora avrai sentito parlare migliaia di volte di petrolio, inquinamento, idrocarburi. Se nasci in Basilicata queste cose le scopri prima, prima che arrivi a studiarle sui libri di scuola. Impari che l’industria dell’energia è qualcosa di confuso e se poi ti addentri un pò di più nel mondo delle multinazionali dell’oro nero, se provi ad informarti, allora capisci di avere a che fare con qualcosa di quantomeno “particolare”.

Il petrolio, quella risorsa che ha ridisegnato la morfologia della Lucania grazie alle complesse attività antropiche legate alla sua estrazione.
Il petrolio, in grado di mettere d’accordo le lobby e di far discutere criticamente i più temerari.

In Basilicata leggi petrolio e subito pensi inquinamento: è quasi un istinto naturale. Maurizio Bolognetti, membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani, è uno di quelli che sul petrolio vuole fare chiarezza, uno dei pochi che ha provato a mettersi di traverso, non senza conseguenze. Perchè funziona così: tanti fanno finta di non sapere, di non vedere, di non sentire, mentre altri, che hanno fatto della loro vita una missione, tentano di riportare sensibilità nel cuore della gente che non vuole capire.

Le Mani nel Petrolio è uno di quei libri in cui trovi delle verità amare, che fanno rabbrividire, che si fanno strada nella mente e nell’anima.
Nella sua raccolta di articoli e interviste, Bolognetti tenta di mettere in luce gli aspetti più controversi delle vicende legate alla “Lucania Saudita” e all’Italia “Stato canaglia”. Le Mani nel Petrolio presenta un conto impressionante per una regione piccola come la nostra: l’82% del petrolio complessivamente estratto sulla terraferma italica viene dalla Basilicata, mentre ai lucani arrivano royalties pari a circa 160 milioni di euro l’anno. Non già elemosina, ma una sorta di nuovo baratto, che l’autore ironicamente affianca al programma denominato “oil for food” attuato nel ’95 dalle Nazioni Unite.

Nello scambio lucano, invece, viene ceduta buona salute in cambio di un pieno e mezzo di carburante alla propria auto.

Bolognetti racconta Continua a leggere

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Una questione di Rispetto

di Roberto Colucci

Quella del rispetto verso la cosa pubblica è da sempre una questione importante: un tema sempre caldo.

Quando sento parlare del rispetto verso le istituzioni, verso lo Stato, mi vengono in mente diverse cose. La prima, quella forse più difficile da comprendere: si chiede rispetto ai cittadini, giustissimo. Ma lo Stato e le istituzioni in generale, rispettano i cittadini?

La forte politicizzazione dello Stato, la democrazia partitica all’italiana, porterebbero a dire di no. Perchè, effettivamente, negli ultimi anni la classe politica NON ha rispettato gli italiani, dimenticandosi delle loro richieste, dei loro problemi e dalle istanze portante avanti da tanta gente in difficoltà. La politica si è dimostrata sorda, interessandosi ai cittadini solo nei brevi periodi di campagna elettorale. E ovviamente gli elettori che, come si sa, hanno la memoria corta, tornavano a genuflettersi al potente politico di turno, quest’ultimo sempre pronto ad esibirsi in promesse e raccomandazioni. Ma della politica clientelare non racconterò null’altro, poichè le cronache nazionali e locali hanno già messo a dura prova il fegato di tutti i cittadini che soffrono per vivere dignitosamente e che fanno fatica ad arrivare a fine mese.

Una breve considerazione, però. Credo che a tutto questo, agli imbrogli sottobanco della politica contemporanea, i cittadini abbiano per troppo tempo risposto con apatia, con distacco e progressivo allontanamento dallo Stato e dalle istituzioni politiche in generale. Insomma, Continua a leggere

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Matera. Amare la propria città significa anche esprimere la propria opinione.

di Roberto Colucci

MATERA. 28.4.2013

A quanto pare non è vero che l’antipolitica stia vincendo, anzi. Sta vincendo la voglia di cambiamento, oltre che la volontà di esprimersi che unisce la gente comune. Perché ormai la politica non può più stare nelle sue fortezze a guardare impettita e disinteressata ciò che accade in piazza. Perché in questo secondo decennio del XXI Secolo, tante cose sono arrivate ad un certo livello di maturazione, che probabilmente poteva essere inaspettato da chi si era abituato ad altri sistemi di partecipazione.

Nel 2013 il cittadino medio ha informazioni più dettagliate ed idee più chiare, riguardo ciò che attiene all’amministrazione della cosa pubblica. La rivoluzione di internet, la grande risorsa del web, oltre che l’abnorme quantità d’informazioni fornite dai mass media classici, ha portato i cittadini ad osservare e a studiare attentamente ogni azione di politici ed amministratori. Questi ultimi si trovano perciò sotto una lente d’ingrandimento attenta ed a volte intransigente. A tenere in mano la lente è proprio il semplice cittadino, che può essere più o meno attento, ma che chiede di partecipare. E se la politica non riesce a parlare nel modo adatto ai cittadini, noi proviamo a raccogliere pareri, idee, critiche, proposte, che provengono dai semplici cittadini, e ci proponiamo di portarle all’interno dei “palazzi del potere”. Aveva funzionato alla grande, la prima “assemblea pubblica” di Profumo di Svolta, e per tutti questi motivi abbiamo deciso di riproporla: domenica 28 Aprile, alle 17:30, eravamo di nuovo in cerchio, in Piazza Vittorio Veneto, per un momento di democrazia importante.

Ancora una volta è stato Giulio a rompere il ghiaccio, leggendo Continua a leggere

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Natale a Matera. Coinvolgiamo le energie più giovani

di Roberto Colucci

Leggiamo con piacere la nota dell’Assessore Comunale al Turismo, Alberto Giordano, relativa alla pianificazione turistico-culturale per la città di Matera (leggi qui l’intervento pubblicato su Sassilive.it). Già precedentemente abbiamo avuto modo di dialogare proficuamente con l’assessore, dimostratosi sempre disponibile e interessato.

Condividiamo l’attenzione dedicata all’organizzazione delle iniziative culturali nel periodo natalizio e del presepe vivente nei Sassi; in particolare il passaggio in cui emerge che sia “necessario alzare la qualità della proposta, allungare il periodo di permanenza e costruire, intorno a questa iniziativa, una serie di eventi in grado di rafforzare ulteriormente il suo appeal.”

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Noi di Profumo di Svolta, da cittadini materani, ci sentiamo di fornire alcune idee propositive che potrebbero risultare interessanti, invitando chiunque abbia suggerimenti o ulteriori proposte a intervenire in questo come nei tanti “dibattiti” pubblici che necessitano di una partecipazione viva e stimolante. Continua a leggere