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Biblioteca Provincale. Per evitare un gioco al ribasso

In tanti tornano a parlare della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” e forse i problemi di questo strano caso tutto materano non hanno mai avuto una risonanza così forte, come in questo momento, arrivando addirittura sulle testate giornalistiche nazionali (Antonello Caporale su Il Fatto Quotidiano del 30.9.2015 disponibile anche qui). Chi segue Profumo di Svolta sa che si tratta di una delle questioni a cui abbiamo dedicato maggiore attenzione, per provare a capire cosa dovesse cambiare per avere una biblioteca “a misura di Europa” (come scrivevamo in questo articolo).

Ci piacerebbe fare un po’ di ordine tra le tante cose che in quest’ultimo periodo sono accadute, per dare qualche informazione in più a chi insieme a noi si sta interessando alla questione e per fare alcune considerazioni che riteniamo fondamentali per arrivare a una conclusione, e chissà magari a una tanto sperata soluzione, che abbiamo capito essere lontana da proclami, propaganda politica e indignazione popolare di circostanza. Proviamo a ripercorrere la storia del 2015, così come noi la conosciamo, per non lasciare indietro nessuno:

Gennaio 2015. La Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” comincia a non acquistare più libri, come ci informa Il Fatto Quotidiano con l’articolo di Antonello Caporale (che contiene anche le parole di Pasquale Doria, giornalista del La Gazzetta del Mezzogiorno che ha seguito con costanza la vicenda).

Febbraio 2015. Dai dipendenti della Biblioteca parte un allarme: “La biblioteca rischia di chiudere!!!”. Una parte della cittadinanza materana comincia a mobilitarsi, alcuni degli utenti scrivono una bella lettera aperta alle istituzioni (disponibile qui). Il fermento culmina l’8 febbraio in un flashmob: una catena umana intorno al Palazzo dell’Annunziata, organizzata su Facebook, a cui partecipano anche alcuni importanti esponenti degli ambienti materani della cultura, tra questi il (di lì a poco) sindaco di Matera, Raffaello De Ruggieri. Intanto alcuni di noi cominciano a informarsi per vederci più chiaro, contattiamo il Presidente della Provincia che si dimostra molto disponibile insieme alla Consigliera Anna Amenta. Ci viene detto che la Biblioteca non sta per chiudere, si tratta di una notizia infondata. Semplicemente, in base alla Legge n. 56 del 7 aprile 2014 (cosiddetta “legge Delrio”) potrebbero non essere più della Provincia le competenze per la gestione della biblioteca. Tradotto: potrebbe cambiare qualcosa nella gestione della struttura (es. provenienze dei finanziamenti, riorganizzazione del personale con eventuali trasferimenti, ecc…). La Regione deve ancora legiferare in merito, è in ritardo. Ma comunque vada la Provincia ha i fondi per continuare a coprire i costi di gestione. Bene, allora perché non cogliere l’occasione per rilanciare? Per riportare nel dibattito alcuni temi, a noi cari già, sui i quali da qualche anno abbiamo provato a tenere alta l’attenzione? Ci siamo confrontati con i due amministratori che sarebbero stati pronti a impegnarsi e a convocare presto un tavolo tra tutte le parti coinvolte. Così abbiamo contattato alcuni amici e abbiamo cominciato a parlarne e sui social network e su alcuni dei blog materani e lucani più attivi e interessati a queste tematiche. Con MateraInside.it, Vox Populi – Grassano, OsservatoreLucano.it, La Scaletta Giovani, UDU Bas – Unione degli Universitari Basilicata abbiamo lanciato una petizione online e offline chiedendo principalmente un ampliamento degli orari (quelli attuali sono Lunedì-Giovedì 8.30-18.30 e Venerdì-Sabato 8.30-13.30) e una connessione internet Wifi (magari anche libera e gratuita).

13 febbraio. Tavolo tecnico con Provincia (De Giacomo, Amenta e Nota), direzione della Biblioteca (Angela Vizziello), rappresentanti dell’utenza (noi promotori della raccolta firme, di cui Loforese per gli studenti universitari; Casino per gli studenti delle superiori; Gravela, consigliere del Comune di Matera che si era interessato alla questione). Noi portiamo 700 firme raccolte in poco più di tre giorni. Dal tavolo tecnico emergono alcune considerazioni (report completo qui) di cui: la Biblioteca ha in organico 34 dipendenti – leggasi trentaquattro – e con questi non riesce a garantire orari di apertura maggiori di quelli che già offre; soffre una carenza di risorse economiche. La Provincia ha disponibilità economiche da destinare alla Biblioteca, ma non può – per legge – assumere nuovi dipendenti. I rappresentanti dell’utenza, facendo notare i servizi che l’utenza meriterebbe, suggeriscono che per raggiungere un compromesso accettabile potrebbe essere sufficiente ampliare gli orari di apertura senza ampliare gli orari del servizio di prestito libri, ma unicamente come sala lettura dopo le 18.30 e magari soltanto in alcune aree della biblioteca chiudendone altre (ciò richiederebbe meno personale in servizio oltre le 18.30). Per la questione del Wifi, al Comune di Matera è in cantiere un progetto per dotare alcune aree pubbliche di Wifi gratuito: una delle antenne è posizionata proprio sul Palazzo dell’Annunziata e una volta abilitata anche la Provincia potrebbe approfittarne per dotare la Biblioteca di una connessione wireless.

Conclusioni:
> 34 dipendenti (al 13 febbraio) non sono sufficienti a tenere aperta la biblioteca oltre gli orari attuali;
> la Provincia non può assumere, ma si può pensare di trasferire qualche dipendente della Provincia presso la Biblioteca o, meglio, strutturare un bando insieme alla Regione, magari, per gestire una partnership pubblico-privato con associazioni per tenere aperta la struttura oltre gli orari attuali di chiusura;
> per la connessione a internet conviene aspettare il Comune.

E così nelle settimane successive:
– gli uffici tecnici della Provincia si sarebbero messi al lavoro per capire la fattibilità di alcune soluzioni (proposte al punto 2, o che potrebbero emergere);
– la Provincia si sarebbe messa in contatto con la Regione Basilicata per lavora insieme al bando – del punto 2;
– si sarebbero attese news dal Comune per la disponibilità del wifi.

PS. Gli unici assenti al tavolo sono i sindacati in rappresentanza dei dipendenti della biblioteca, che saranno convocati la settimana successiva e che confermeranno l’indisponibilità a riorganizzare i turni per ampliare l’orario di apertura della Biblioteca.

E così gli universitari fuori sede del nostro gruppo lasciano Matera per le lezioni del secondo semestre, ma si riesce a rimanere facilmente in contatto per le settimane successive.

Aprile 2015. La maggior parte di noi è di nuovo a Matera e viste le aspettative positive chiediamo di essere nuovamente ricevuti in Provincia per discutere degli aggiornamenti, e anche perché nel frattempo si erano aggiunti nuovi firmatari alla petizione e ci interessava tenere alta l’attenzione sul tema. Il 7 aprile gli amministratori ci comunicano che il confronto con la Regione per la strutturazione del bando – con l’utilizzo di fondi regionali e, magari, di un co-finanziamento europeo – era stato avviato e che da lì a breve sarebbero state convocate tutte le associazioni materane per discuterne. La volontà di coinvolgere anche l’utenza nella strutturazione del bando ci fa molto piacere e ci mettiamo a disposizione per far presente le principali necessità che sarebbe stato necessario garantire. Ci viene comunicato che erano stati fatti alcuni passaggi con i sindacati dei dipendenti della provincia per capire eventuali margini di manovra per l’ampliamento degli orari con il personale in quel momento a disposizione, ma non erano andati a buoni fine.

Maggio 2015 – ad oggi… Immaginiamo complici le elezioni amministrative con relative campagne elettorali (che interessano indirettamente anche l’amministrazione provinciale), le vacanze estive, la relativa diminuzione dell’attività amministrativa e le altre priorità politiche nei mesi di luglio e agosto, (ecc…) non ci sono stati ulteriori sviluppi (o forse non siamo riusciti noi a rimanere aggiornati), se non che da luglio la Biblioteca ha smesso anche di acquistare giornali e che le competenze amministrative su ciò che riguarda la cultura non sono state ancora trasferite definitivamente alla Regione, che deve legiferare come avrebbe dovuto farlo in primavera.

* * *

Ecco, speriamo che questo riassunto possa essere utile a chi, oltre a noi, si sta occupando del tema, magari per avere qualche dato in più, qualche nemico a priori in meno, qualche soluzione in testa e per provare a andare oltre i proclami da social network e la facile (e non proprio onesta) propaganda elettorale. E prima di chiudere l’articolo e ricominciare a interessarci della questione da dove avevamo interrotto, perché consideriamo questa una battaglia di civiltà che Matera non può perdere, ci permettiamo qualche ultima considerazione perché si vada oltre il già sentito “è vergognosa una capitale della cultura senza biblioteca”.

Abbiamo fatto più volte la parte dei rompiscatole e a volte ci è stato detto o riferito (anche in modo un po’ offensivo) che toccare gli interessi (o i privilegi) di qualcuno non era la strada giusta per risolvere il problema, ma dato che spesso il nostro punto di vista è stato utile a tanti che lo hanno apprezzato per farsi un’idea più nitida della realtà, vogliamo ribadire come la pensiamo. Ribadire che forse non si tratta soltanto di un problema politico, perché non c’è dubbio che se ci fosse stata una volontà politica decisa e determinata, negli ultimi anni la biblioteca avrebbe offerto un servizio migliore di quello attuale, ma più di una perplessità emerge se si pensa che la soluzione per l’ampliamento degli orari sia quella di assumere nuovo personale da aggiungere ai 34 dipendenti pubblici… chi tra i lettori di quest’articolo è un dipendente o titolare di una piccola azienda privata o ne conosce bene qualcuna, non farà fatica a immaginare che forse in una realtà diversa da quella pubblica 34 dipendenti possono essere in grado di assicurare orari di apertura più ampi di Lunedì-Giovedì 8.30-18.30 e Venerdì-Sabato 8.30-13.30. E proprio perché crediamo che il servizio della Biblioteca debba restare pubblico e non essere privatizzato (perché il modello della Mediateca Provinciale, ad esempio, non ci piace…) siamo convinti anche noi che una soluzione si sarebbe potuta trovare senza necessariamente le nuove assunzioni.
Allo stesso tempo vogliamo ribadire che forse non nemmeno si tratta soltanto di un problema economico: in passato non si è ritenuto necessario far rientrare le risorse per migliorare i servizi della biblioteca nei bilanci della Provincia, oggi tocca alla Regione prendere una decisione e si posso utilizzare i fondi europei del PON “Cultura e Sviluppo” (490 milioni di euro per cinque regioni del Sud) destinati proprio alla tutela del patrimonio culturale pubblico (e anche alla sua digitalizzazione). E se si opterà per un bando pubblico rivolto a qualsiasi soggetto privato, riteniamo fondamentale che questo possa essere strutturato sulle necessità di chi vive la biblioteca (o vorrebbe avere la possibilità di farlo) e che ogni euro pubblico speso possa essere, naturalmente, rendicontato alla cittadinanza con la massima trasparenza.

Siamo consapevoli che il risultato più auspicabile in questo momento, quello di una biblioteca che ha gli stessi orari di quelle di una città universitaria ed, oltre a essere un luogo silenzioso, a volte può animarsi della migliore vivacità culturale che ospita e ospiterà la nostra città, non è realizzabile (almeno in tempi brevi), ma sarebbe importante lo sforzo da parte di tutti di evitare un gioco al ribasso per “salvare la biblioteca”. Perché chiedere che le cose rimangano semplicemente come sono (o come erano prima che la biblioteca smettesse di acquistare libri e giornali) significa chiedere che la biblioteca resti la stessa di qualche decina di anni fa, mentre intorno a lei tutto è cambiato.

La redazione
(per info giuseppecicchetti93@gmail.com)

Foto in evidenza da Instagram:
Un ringraziamento a @lebumb

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