Archivio della categoria: frasi e pensieri

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Una e indivisibile

di Anna Rita Francesca Maino

Il mestiere del buon cittadino è un’arte che difficilmente si impara da sé.
Infatti, occorrono dedizione ed educazione perché, da uomini liberi quali nasciamo, si possa diventare cittadini ovvero individui consapevoli che la subordinazione alla legge sia presupposto necessario della libertà di tutti. Tuttavia, è la Repubblica che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, rimuove gli ostacoli economici e sociali, tutela le minoranze, offre pari opportunità, promuove lo sviluppo della cultura e delle autonomia locali, nonché eleva il diritto al lavoro quale suo fondamento. Solo il concetto di Repubblica interpreta la collettività dei cittadini come espressione di una comunità nazionale; né la Patria né la Nazione possono essere confusi come suoi sinonimi, mentre per Stato si intende il complesso degli organi istituzionali al vertice dell’assetto territoriale dei poteri. Perciò è fondamentale conferire un appropriato riconoscimento alla festa del 2 giugno che celebra appunto la nostra identità nazionale.

Ho sempre creduto nell’importanza di questa ricorrenza per salvaguardare la memoria collettiva dall’incalzante scorrere del tempo, perché è dal referendum istituzionale del 2 Giugno del 1946 che l’Italia è una Repubblica democratica. Tale evento è ancor più rilevante, poiché, per la prima volta nel nostro Paese, questa volontà è stata espressa tramite il suffragio universale che avvalora la convinzione dell’esito referendario. La Repubblica italiana è nata in quel tripudio democratico, sorretta dal forte sentimento di unità e libertà, maturato a seguito del ventennio fascista e del dramma del secondo conflitto mondiale. Quindi, è opportuno rispettare questi momenti di svolta, affinché la Repubblica sia sentita da tutti i cittadini come veicolo di libertà e onore, tramite indispensabile di identità e luogo di realizzazione umana.

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Il patriottismo cittadino va alimentato con lealtà e coerenza, perciò non tutti possono erigersi a difensori dell’unità nazionale, se non comprendono che in essa risieda l’uguaglianza reale. Il primo compito del Presidente della Repubblica è, infatti, quello di rappresentare l’unità nazionale. Il tricolore è il simbolo più tangibile di questa idea e ritengo che sia poco edificante sfoggiarlo con più frequenza – se non esclusivamente – per sostenere la Nazionale di calcio! La nostra Repubblica, con i suoi colori e valori, è il centro di imputazione di ogni ambito della cittadinanza, proprio perché dal suo inizio è stata scritta la storia dell’intero popolo italiano nel modo in cui lo intendiamo oggi. Credo si possa ipotizzare che non ricordare la nascita della Repubblica equivalga a non festeggiare il Natale per un cattolico.

É parecchio arduo mantenere in vita tali pensieri patriottici, se si accettano in eredità senza impreziosirli con il nostro contributo e la nostra partecipazione alla tutela di un’idea che coincide con il bene comune.

É doveroso, inoltre, rivolgere un sincero omaggio a coloro i quali hanno sacrificato la vita per la nostra libertà, grazie alla cui conquista è stato possibile acquisire una forma di governo repubblicana, perché “le idee sono come le stelle/ ché non le spengono i temporali”.

Bologna, 2 giugno 2014

Anna Rita Francesca Maino

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A spasso nel futuro. Matera e altre 10 novità

(Dopo le 10 novità dell’estate materana…)

Mettiamo che sono partito per un numero indefinito di anni…
Finalmente posso tornare a casa! Il posto in cui ho passato l’ultimo periodo della mia vita era davvero lontano: un luogo in cui, prima di tutto, la gente non aveva internet e in giro non si vedevano smartphone ma, i più tecnologici, giocavano a snake su cellulari finlandesi. Il più coraggioso aveva bounce, ma non sapeva il trucco per l’immortalità.

Novità 1: – La navetta o il treno dall’aeroporto? –

Sull’aereo una turista mi ha detto che, una volta atterrata, non sa se prendere la navetta (allora io le ho detto di uscire dall’aeroporto, andare a destra e chiedere ai vari autisti: non ho mai capito come trovare la navetta al primo colpo, figuratevi dopo un’assenza cosi lunga!) o il treno diretto che collega, in 42 minuti, Bari-Palese a Matera centrale. Pare che funzioni bene…
Io rimango fedele alla navetta, almeno per questo viaggio: temevo che l’autista potesse essere solo; in fin dei conti il treno sembra più comodo… I prezzi non sono aumentati (che bella cosa!) e non sono l’unico che ha scelto le 4 ruote. Visto che voglio ricominciare a sentirmi materano, dopo molto tempo passato sperando di tornare a vivere e lavorare nella mia città, tartasso di domande l’autista. Ne ricavo che le novità sono molte più di quanto mi aspettassi (e che l’autista ha meno tempo di quanto ricordassi per dirmi tutto: non ci sono più lavori e la strada è tutta a 4 corsie)…

Novità 2: – I 3 treni! –

La prima cosa che mi ha detto l’autista, date le mie insistenti domande sul treno, è che, se davvero non avessi saputo nulla di quello che fosse successo, avrei avuto molto da rallegrarmi: i treni sarebbero stati ormai 3! Stando al suo racconto, qualche anno prima era stata definitivamente abbandonata l’idea della ferrovia collegata alla rete nazionale, ma era stata incredibilmente potenziata la rete già esistente: si arriva, ora, a Palese in 42 minuti esatti, a Bari in 50 minuti, a Napoli in meno di 3 ore. «Napoli?» “Eh si, hanno fatto sta cosa a mostro proprio: sono pochi anni ma funziona davvero bene!”.

Novità 3: – L’ex ferrovia –

Vergognandomi di chiedere ancora all’autista, chiedo al mio vicino cosa ci fosse al posto della ferrovia mai entrata in uso: “Belìn, che bella cosa han fatto: puoi andare in bici fin li, ci sono molti spazi verdi per fare pic-nic o giocare a frisbee, campi da beach volley! Il tutto è gestito davvero bene, con pochi costi per il Comune: poi con la pista ciclabile arrivi li davvero in poco tempo e senza rischi! Al ritorno è più dura perché devi farti una bella salita ma se non ti va puoi salire sulle navette con la bici! Per noi che studiamo qui, è perfetto per un po’ di svago!”.

Novità 4: – L’università! –

La domanda «Quindi non sei di qui?» me la risparmia, perché riprende “Io sono ligure, abito in centro con due ragazzi, uno di Lecce e uno di Urbino. Abbiamo trovato casa insieme grazie ad un semplice servizio che mette in contatto studenti che cercano coinquilini!”. La mia faccia perplessa mi evita anche la seconda domanda “Siamo davvero tanti a usufruirne, chi non trova casa va in collegio o si appoggia al campus: li si che avete fatto un bel lavoro, complimenti! Certo, avessimo un’aula studio in più..” Qui colgo la palla al balzo «E’ vero! Qualche anno fa provammo a tirare su la prima, ma incontrammo difficoltà e poi…» Lui ride “una in più ho detto! Ce ne sono 4, ma sono tutte sempre piene: c’è anche il wifi gratis! I posti dove stare, quelli non mancano mai!”.

Novità 5: – Se ci sono gli universitari… –

A questo punto interviene una signora, mi dice di abitare in una zona di locali e che, lei come tutto il suo condominio, benedice questo movimento “Ogni sera ci sono eventi anche per noi, i locali fanno a gara per intrattenerli e organizzano anche bei concerti! All’inizio è bastato mettersi un po’ d’accordo e venirsi incontro: alla fine benefici per tutti. Poi con alcune belle iniziative e buona volontà, non c’è nemmeno molto da pulire la mattina dopo! Come l’idea dei bicchieri riutilizzabili…”.

Novità 6: – “Se lo riporti, sono soldi!” –

«I bicchieri riutilizzabili?». “Non li hai mai visti? Praticamente ogni locale ha realizzato i suoi bicchieri personalizzati in plastica dura: quando prendi da bere, paghi un euro in più per il bicchiere; se lo riporti ti ridanno l’euro, altrimenti sei libero di tenerlo! Con una sola iniziativa, tieni pulito e non sprechi più plastica con quegli orrendi bicchieri monouso!

Novità 7: – Investimenti nella ricerca –

Lo studente ligure, che ormai ha capito che sono frastornato, riprende “Noi siamo venuti qui a studiare perché abbiamo poi un sacco di possibilità per stage e tirocini in aziende in tutta la regione: in Basilicata hanno capito prima degli altri che è con l’investimento sugli studenti e sulla ricerca che si va avanti! E i risultati sono evidenti”.

Novità 8: – Il museo della scienza e la balena recuperata! –

Sul mio sedile c’è un fascicolo informativo e inizio a sfogliarlo: in copertina c’è una foto dello scheletro della balena trovata a San Giuliano al centro di un cortile! Non l’avevo mai visto e li sembra davvero immenso e spettacolare. La signora mi vede sorpreso: “E’ il museo della scienza: è piccolino, ma davvero grazioso e poi hanno potuto mettere la balena…altro che quel dinosauro brutto nel museo di New York! Poi con 10 chili di spazzatura ci entriamo gratis!”

Novità 9: – La città pulita –

Naturalmente anche questa mi è nuova e la signora lo capisce subito “Se davvero non sai nulla, poco fa è partito un progetto pilota per incentivare alla raccolta differenziata: con un sistema semplice, ogni 10 chili di riciclata che si fanno, si ricevono dei buoni spendibili in cultura in città: musei, cinema, librerie! E’ fastidioso all’inizio, ma i vantaggi sono troppi! Comunque puoi leggere tutto sul sito del comune, è davvero intuitivo!

Novità 10: – Qui per il festival! –

Stavamo entrando in città quando l’autista, incuriosita mi ha chiesto “Ma se manchi da tanto e non sapevi di queste novità, perché sei tornato?” Questa risposta la sapevo «E’ da un po’ che con quelli di Profumo di Svolta stavamo pensando di organizzare un festival a tutto tondo: a quanto pare, stiamo per iniziare…»

Mauro Acito

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Forse soltanto un sogno quello di Mauro, ma siamo felicissimi di condividerlo con voi proprio oggi a un anno dalla nascita di www.profumodisvolta.it, proprio oggi che cominciamo un nuovo percorso coordinando il gruppo di lavoro “Giovani e Opportunità” per la definizione del Piano Strategico della Città di Matera.

(foto in evidenza di Mariangela – da facebook)
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Le 10 novità di Matera

Dopo un anno da studente fuori sede, ritornare un mese a Matera è una delle cose che più attendi. Certo, un senso di provvisorietà ti sbrana e ti sussurra: “Goditi in fretta la tua città!”.
Ma godersi Matera e farlo in fretta è impossibile. Impossibile come il Milan che comincia bene il campionato, Guccini che ritorna a fare concerti, le larghe intese che vanno a buon fine e un premio “best quality” alla mensa più vicina alla tua facoltà.

Torni a casa, finalmente. A estate inoltrata, con la famiglia e gli amici di sempre. Torni alle tue vecchie abitudini, ma trovi anche tante novità in città.

Le dieci novità di Matera:

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Nuovo giro, nuova corsa ragazzi!

Pronti, partenza, via…
Si ricomincia: punto e a capo.
Riprendiamo la penna in mano e prepariamoci a scrivere un nuovo capitolo del libro più bello di tutti: il libro della nostra vita.

Il calore denso dell’estate è ormai una chimera; i tavolini all’aperto, il mix del dj, la “cottarella” estiva sono solo dei dolci e squisiti ricordi da assaporare nei pochissimi momenti di tranquillità; tutto sembra essere ripartito a pieno ritmo, o quasi.

Siamo già proiettati per le vacanze natalizie, ma siamo pronti per iniziare questo nuovo anno. L’estate arriva quando siamo stanchi e stressati, porta con se sogni e desideri, si chiude con un sorriso, anche se malinconico, e ci restituisce la carica e l’energia giusta per ripartire. Questo è il periodo che segna l’inizio di un nuovo percorso: per alcuni, già ambientati nella “giungla” universitaria, bisognerà riprendere i ritmi frenetici, le corse contro il tempo; per altri sarà l’anno da “matricola”, quella timida, insicura e inesperta, quella che alla prima difficoltà si vede traballare come un castello di carte da gioco; per altri ancora sarà l’ultimo anno da liceale, il più bello, il più agognato, il più atteso.

Una cosa, però, abbiamo in comune: siamo tutti giovani pieni di entusiasmo, affetto e vitalità. Siamo giovani intraprendenti, insomma.

Si riparte, tornano i buoni propositi per l’autunno. Alcuni tornano più carichi, altri meno,. Chi con un pizzico di amarezza più degli altri. Chi con la voglia di sorprendere. Con idee fresche, quella speranza che non deve mai mancare, l’amore e la passione che spesso è il nostro unico motore, ma soprattutto con il dubbio. Si, il dubbio. Perché è proprio il dubbio e l’incertezza ci contraddistingue nel nostro essere giovani. Eterni indecisi su cosa fare, se farlo e come farlo, insomma la nostra unica certezza è il dubbio. Il dubbio sovrano.

Ripensare a come sono state le vacanze, ricordare ogni attimo che ci ha emozionato, le persone che abbiamo incontrato, quello che abbiamo soltanto pensato, ma non abbiamo mai detto.

Iniziamo cosi questo nuovo anno, iniziamo con il sorriso perché dopo qualsiasi delusione, si va sempre avanti. Con il sorriso. Perché così si vive la vita: i sorrisi sono contagiosi, e sono come dei veri amici, valgono più di tante parole. Se avete conosciuto l’amore, allora vivete semplicemente di quello che vi sta dando senza chiedervi cosa ne sarà in futuro. Siamo giovani, siamo ragazzi, siamo pieni di vita. Siamo, a mio parere, delle matite che si stanno preparando a scrivere ancora un altro capitolo della loro vita.
Perché matite?

Matite perché siamo capaci di fare tante cose.
Matite perché saremo temperati con dolore da un momento all’altro, ma questo farà di noi una matita migliore. Ci aiuterà a crescere.
Matite perché siamo sempre in grado di correggere gli sbagli che abbiamo commesso e crescere grazie a questi.
Matite perché la nostra parte migliore è dentro di noi.
Matite perché in qualsiasi situazione ci troveremo, dovremo continuare a scrivere.

La vita è una sfida perenne. Con i suoi dolori e le sue prove, a volte ci atterra nella polvere, altre ci porta sull’Olimpo. Ma sempre – si, sempre – ci dà l’opportunità di rialzarci e di ricominciare.

“Ho sbagliato più di 9000 tiri nella mia carriera. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte, mi hanno dato la fiducia per fare il tiro vincente dell’ultimo secondo e ho sbagliato. Ho fallito più e più e più volte nella mia vita. È per questo che ho avuto successo.”

Michael Jordan

Buon rientro a tutti.

Michele Incampo

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La trappola della speranza – ci scrive Ferdinando

Pubblichiamo una riflessione inviataci da Ferdinando, un lettore di profumodisvolta.it.
Prima di morire, Mario Monicelli ha rilasciato un’intervista che è un testamento morale.

Tra l’altro sostiene che la speranza non è una virtù, ma una trappola.

Voleva dire che il contadino non “spera” che cresca il grano, ci lavora. Dissoda e concima il terreno, semina, innaffia… Sa che potrebbe arrivare la tempesta. Conosce il rischio e accetta la sfida. LOTTA! Alla fine e soltanto alla fine di un percorso a ostacoli, raccoglie, si nutre e vive.

La “speranza” fondata sul desiderio che qualcosa accada, per sorte, invocazione o iniziativa d’altri è il sentimento della rinuncia: si rinuncia alla stima di sé, alle proprie responsabilità. Si rinuncia a lottare, a vivere.

Gli italiani, senza denaro grattano e perdono, grattano ossessivamente colpiti da una specie di scabbia morale. Non giocano, ma si lasciano giocare e perdono ad un gioco chiamato “gratta e vinci”, perché sperano. Sono caduti nella tagliola. Sotto ipnosi davanti alla televisione inseguiamo il miraggio della visibilità.

Denunciamo problemi, convinti che contemplarli equivalga a risolverli.

Parliamo, discutiamo e parliamo… con la stessa “speranza” con cui gli antenati danzavano la danza della pioggia. Infiliamo nell’urna una scheda elettorale “sperando” che con un tratto di matita sul “meno peggio” tutto s’aggiusti. Una delega i bianco al proprio padrone, si trattasse anche di Madre Teresa di Calcutta, vale quanto la genuflessione davanti al sangue di San Gennaro.

Ci siamo bevuti il cervello e speriamo in azzardi senza speranze.
Ci siamo venduti l’anima e idolatriamo vitelli d’oro.
Appena smetteremo di sperare ricominceremo a impegnarci, a lottare e torneremo a vivere.

Ferdinando

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060921-133305 Panorama of Matera with the Duomo and the cave dwellings in Parco della Murgia Materana

Basilicata. Cosa mi hai insegnato

Un mese fa Michele spiegava accoratamente cosa significhi per lui essere lucano e, pur avendo tutt’altra provenienza geografica, non ho potuto fare a meno di ritrovarmi in alcune voci del suo elenco. Credo sia perché – e un tempo non avrei affatto immaginato di doverlo dire – anche io ho imparato qualcosa dalla Basilicata.

Ho imparato che un ospite, chiunque sia, è sempre un presunto amico. Probabilmente si tratta di una massima perdente, che sottopone al rischio di venir pugnalati alle spalle, di vedersi privare del proprio posto in fila; ma è anche un esempio di perseveranza, come per dire: vediamo se impiegherò più tempo io a smettere di crederti una brava persona o tu a diventarlo.

Ho capito che il talento si nasconde nei luoghi meno probabili, e che l’incoerenza degli insicuri, alle volte, dà frutti migliori della certezza granitica dei calcolatori.

Ho compreso che, se le opportunità non ci sono, si creano – e qui penso ai tanti che partono con un sogno sperando di tornare con una mezza realtà, a chi è legato a tal punto alla propria terra da farsi sponsor di cause perse, agli studenti insieme a cui, per un momento, fosse soltanto per una qualche beffarda eterogenesi dei fini, abbiamo condiviso ideali e battaglie.

Mi sono accorto che c’è una parte d’Italia che, mentre ancora si lecca le ferite, prepara lentamente il proprio riscatto – e che merita di essere aiutata per questo.

Ho avuto la dimostrazione del fatto che la generosità si vede nella mancanza, e che ci sono persone pronte a condividere con te anche il proprio niente.

Ho scoperto che quando ti innamori non puoi farci niente: sei costretto ad amare dovunque, persino in Basilicata.

Ho imparato, forse, che la patria non è un luogo, ma un insieme di persone.
P.S. Adesso non montatevi troppo la testa, però.

Franco Palazzi

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Fuorisede all’università. Tutti pronti?

Tutto quello che segue è sperimentato per esperienza diretta….

Maturandi, maturati, il vostro primo vero esame si è concluso e ora iniziano i veri problemi, le esperienze che vi fortificheranno…

”Grazie, per noi può bastare”. Su! Via da quella sedia ora inizia la vita!

Il primo anno di università può essere traumatico e molte persone non resistono e si arrendono. Molte matricole non sono pronte ad abbandonare il loro nido e la loro compagnia di amici, fratelli e genitori. Un nuovo ambiente può essere difficile.

All’università siamo tutti sulla stessa barca, siamo tutti fratelli, soprattutto NOI fuorisedeContinua a leggere

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Cinema, divano e dintorni…

di Giulio Traietta

Va bene, lo ammetto. Sono un grande, grandissimo appassionato di cinema.

Mi piace l’idea di andare a sedermi su quelle comode poltrone, anche 3 volte a settimana, mangiare qualche caldo popcorn e godermi una storia per 2 ore di fila.

Ma non fraintendetemi. Sono, come credo molti di voi siano, un pantofolaio. Adoro naufragarmi d’innanzi un bel film in TV (quando ce ne sono).

« La cinematografia racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica. »

(Akira Kurosawa)

A chi non piace?
A chi non piace quella sensazione di suspance prima che il carnefice apra la porta e con la sua motosega faccia a pezzi tutti i protagonisti?
A chi non piace sentire le farfalle nello stomaco quando due ragazzi, di due ceti sociali diversi, che si sono incontrati su una grande nave, si scambiano il primo bacio d’amore?
A chi non viene la pelle d’oca quando la folla del colosseo acclama un gladiatore?
E a chi non piace ridere vedendo due pirati che si azzuffano per una bottiglia di rum?

Che sia una commedia, un dramma, un horror, un action movie, un fantasy quelle immagini che scorrono d’innanzi i nostri occhi, provocano in noi tutte le sensazioni ed emozioni che solo l’animo umano può comprendere.

Perché sono vere. Perché sono reali!

La stessa cosa disse la folla che era presente al Grand Café des Capucines di Parigi il 28 dicembre del 1895, quando i fratelli Lumière proiettarono 10 film, di 1 minuto ciascuno, tra i quali c’era un treno in corsa. E appena la folla vide quelle immagini si spaventò perché sembrava che il treno stesse per travolgerli.

“Oh mio Dio,sembrava vero”.

Alla fine un film, una serie tv, un telefilm, riesce a catturarci perché è così simile alla realtà che sembra realtà.  Continua a leggere

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La Basilicata? E cos’è?

E poi ti chiedono: Da dove vieni? Dalla Basilicata. Basilicata! Ah si, allora ciao Basilico!

No io sono lucano! Lucano? E dov’è la Lucania? È al sud, è un angolo di mondo racchiuso fra tre terre, al centro tra la Calabra, la Campania e la Puglia. Ed è una bellezza.
Io vengo dalla Lucania, sono lucano perché la mia regione non viene mai nominata durante il meteo, ma noto che c’è sempre il sole.

Sei lucano… Ah si in Basilicata dove c’è la Fiat. Si, ma “fortunatamente” lucano.
Per tante ragioni:
Sei lucano se quando dici vengo dalla Basilicata: “Ah allora sei basilichese?” e tu “NO LUCANO”.
Sei lucano se per mancanza di personaggi famosi gli autografi si chiedono ai giornalisti del tg3.
Sei lucano se viaggi sulla Salerno-Reggio Calabria e la sulla Basentana, vantandoti di avere anche l’antica Via Appia.

Devi sapere che nelle tavole lucane trovi piatti con i colori della terra, senza pesticidi e veleni. Quando torni a casa senti sempre la mamma ripetere “Mangia che devi crescere”. Se vengo dalla Basilicata, tranquillo che non ti porto mica il Basilico, ma il salame “paesano”… roba genuina.

Sei lucano se ti senti “brigante” nello spirito, perchè le recite a scuola non erano il classico presepe vivente o cappuccetto rosso ma Crocco, Serravalle e Ninco Nanco e nessuno di noi voleva fare il “Borbone”.
Sei lucano? Allora dai la prossima volta portaci l’amaro!
Sei lucano se sai cosa vuol dire il pane di Matera, se Continua a leggere

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Un libro è un compagno…

di Vittorio Ventura

23 Aprile. Giornata Mondiale del libro

Non lo nascondo, sono un lettore appassionato, sono reo confesso di un reato sempre meno diffuso: la cultura.

Vengo da una famiglia che ha fatto del libro la sua base, la sua lotta, la sua bandiera. Alla mia età mia madre e migliaia di altri studenti avevano alzato all’unisono libri, segno di una cultura che voleva e doveva cambiare, sintomo di una lotta non più fondata sui fucili e i manganelli, ma sulle pagine di un libro. All’epoca, gli anni ’60, un libro aveva conquistato un paese grande quanto tutta l’Europa: la Cina. Ma era solo un libro, quello rosso, quello dei precetti di Mao. L’Occidente ha fortunatamente mantenuto il polimorfismo dei libri: ci ha sempre consentito, seppur con dovute cesure e interpretazioni, di attingere a ogni forma e tipo di libro per crescere, per informarci, per sognare.

Eppure noi l’abbiamo dimenticato, l’abbiamo accantonato in scaffali polverosi lasciandolo facile preda degli acari e dell’oblio terribile della dimenticanza. Abbiamo sostituito il fondamento della cultura dei popoli con impulsi elettrici e luminosi provenienti da oggetti manipolatori capaci anche di aiutarci a vivere meglio, ma di sicuro non bene.

Il libro è un compagno e, come tale, non è un tipo che demorde. Ha accompagnato Continua a leggere