2 fra biancoshock

Contro la dittatura dei muri grigi

Viviamo in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente peculiari da renderla unica al mondo.
Viviamo, allo stesso tempo, in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente comuni da renderla uguale a tutte le altre.

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Un’evidenza di questa immortale e comune dialettica tra Matera, come luogo specifico e unico nel suo genere, e il “non luogo”, uguale a se stesso ovunque esso sia, si può trovare nelle anonime facciate cieche e grigie che affliggono la nostra città. Sono luoghi verticali, non direttamente abitali ma vissuti quotidianamente.
Sono case, interi palazzi, scuole, edifici pubblici e privati, caserme, magazzini, capannoni e sono tra noi: la nostra vista si è ormai abituata al grigiore, anestetizzata dalla monotonia cromatica dei paesaggi urbani.
Penso sia nostro dovere combattere contro questa dittatura del “grigiume”.

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Il grigiume, però, più che un colore è un’attitudine mentale, un modo di vedere il mondo che si scontra fortemente con chi ancora vuole sognare: è un mix di superficialità, incuria, lassismo, scarsa visione in prospettiva, pigrizia e intonaco scrostato; le colpe non sono solo di chi progetta e pensa in “grigio” ma anche di chi, volente o nolente, decide di vivere in un mondo comandato da questa tinta opaca. Scusate se a questo atteggiamento rispondiamo con sdegno, ma preferiamo l’evasione, mezzo necessario per pensare in modo alternativa alla quotidianità color cenere.
Il grigio ci fa schifo. Meglio Blu.

18 blu roma(foto personale, Blu, Roma, Italia)

O EtamCru:

3d etam crew lodz(dalla pagina facebook di EtamCru, Łodz, Polonia)

Questo pensiero non contraddice l’azione e mi riferisco a quando abbiamo ripulito uno dei più suggestivi affacci dei Sassi con l’iniziativa #GraffiamoliVia; lì volevamo intervenire contro la “sciatteria”, dunque ben lontano da giudizi qualitativi: su quei muretti non c’era nemmeno una tag e l’unico stencil lo abbiamo lasciato lì, sorridente. Il vandalismo non è sempre il male. (E a me, giudizio personale e sindacabile, molti treni piacciono molto più “vandalizzati”)

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Solo per fare un esempio nazionale, in questi mesi, a Torino, Millo, artista pugliese (http://www.millo.biz/), ha realizzato ben 13 gigantesche opere su altrettanti muri ciechi del quartiere Barriera di Milano (chi voglia maggiori informazioni sul progetto o, semplicemente, vedere i muri prima della trasformazione, può guardare il sito del B.ART http://arteinbarriera.com/online/it/home/). Una giuria di esperti e una di residenti nel quartiere hanno decretato il vincitore, che ha lavorato per ridisegnare la percezione quotidiana e i punti di riferimento visuali di un’intera area.

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Esistono migliaia di immagini e di esempi rappresentativi, anche più lontani nel tempo e nello spazio,ma potremmo farne altri (dagli interventi minimi e non localizzabili di OakOak alla gigantesca esperienza autogestita di 5pointz). Ciò che vorrei sottolineare è la necessità di dare un’identità precisa a muri e spazi che rispondono solo alla definizione di “grigi”. Considerando che un’opera su un muro non possa peggiorare le condizioni di vita di chi è all’interno dello stabile e che la riconsiderazione di quella parete da parte della comunità è pressoché immediata, non vedo perché, a fronte di spese spesso minime, non si debba cercare di arginare questa tendenza diffusa al grigio.

 

E se il tentativo dovesse fallire, basterà una nuova mano di grigio per far assopire nuovamente la nostra vista, sollecitata all’improvviso.

Mauro Acito

mauro

Immagine in evidenza:
https://www.facebook.com/pages/FraBiancoshock/449433028481680

Un pensiero su “Contro la dittatura dei muri grigi

  1. Maria Teresa

    Ok. Sono senz’altro d’accordo con te! Dipingiamoli questi muri di tutti i colori dell’arco baleno. Usciamo dai nostri “grigiori mentali”. Una vita senza colori è come una persona senza emozioni.

    Replica

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