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Cultura in Basilicata. Statistiche e qualche opinione

Cogliamo l’occasione, contribuendo al dibattito sollevato dal direttore di SassiLive.it sulla cultura a seguito dell’insuccesso della prima giornata della Fiera dell’Autore a Matera, per fare qualche considerazione in merito.

Gentile direttore di SassiLive.it,
caro Michele,
leggo con molto dispiacere il tuo ultimo articolo relativo all’insuccesso della prima giornata della Fiera dell’Autore a Matera. Guardo con tristezza quella foto in evidenza, con una piazza Vittorio Veneto con tante sedie vuote e due relatori che hanno appena cominciato il loro intervento, e provo dare il mio contributo in un dibattito che fai bene a stimolare e che dovrebbe coinvolgere tutta la città per immaginare e tracciare la strada su cui Matera e i materani, insieme a tutta la Basilicata, decideranno di incamminarsi riuscendo a guardare anche oltre traguardi e obiettivi importanti come il 2019 e la candidatura a Capitale Europea della Cultura.

Per prima cosa, evitiamo di confondere differenti situazioni. Se un evento non riscuote successo, se non è abbastanza partecipato o addirittura per niente, non è detto che non sia valido in sé, né che non raccolga l’interesse del pubblico a cui è rivolto, i materani in questo caso. Spesso non si affrontano nella maniera giusta tanti aspetti collegati all’organizzazione di un evento: spesso (nel caso di Matera, mi permetto di dire, molto spesso) non si cura abbastanza la comunicazione e la notizia dello svolgimento di un qualsiasi evento non arriva nemmeno all’orecchio di un potenziale pubblico. In questo caso, per esempio, la diffusione della notizia sul web e l’invito a partecipare alle iniziative non è stato affatto preso in considerazione: basta cercare “Fiera dell’Autore Matera” su Google per trovare soltanto il classico comunicato che gira, identico, tra le news di vari siti; basta cercare la stessa stringa su Facebook; basta guardare quanti commenti (0) o interazioni sui social network (14) ha avuto il comunicato sullo stesso SassiLive.it, che è forse il sito locale di news più seguito; basta frequentare un minimo il web per rendersi conto che l’evento non è stato pubblicizzato nei luoghi dove migliaia di materani passano ore della propria giornata. Sicuramente, l’evento di ieri non ha avuto successo anche perché si trattava di un evento cosiddetto “di nicchia” per i materani e si rivolgeva a un pubblico limitato e selezionato. Ma qui, ahimè, non è utile ricercare responsabilità e ci si addentra in una seconda questione.

A gennaio di quest’anno, l’Istat (Istituto nazionale di statistica) ha pubblicato l’edizione 2013 di noi-Italia. “100 statistiche per capire il Paese in cui vi viviamo” sottotitola la raccolta degli ultimi dati, qui è possibile trovare molte informazioni importanti: 19 categorie, dati su base regionale e confronti diretti con le percentuali europee. Nella sezione “Cultura e tempo libero”, la prima che con Profumo di Svolta abbiamo voluto guardare insieme a quella “Istruzione”, sono presenti le percentuali relative alle abitudini degli italiani per lettura, informazione attraverso quotidiani e Internet, fruizione della cultura in generale come frequentazione di musei, mostre cinema e teatro. Una spiacevole sorpresa per chi si avvicina per la prima volta a queste percentuali, una conferma per chi è avvezzo a analizzarle sistematicamente: le classifiche condannano la Basilicata e l’intero meridione d’Italia agli ultimi posti e delineano una situazione drammatica che non può e non deve passare inosservata agli occhi di nessuno. Partendo dall’educazione alla lettura dei lucani, perché quando si fa riferimento a questo tipo di abitudini bisogna parlare di educazione:

 soltanto il 33,5% della popolazione con un’età superiore a 6 anni, ha letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi.

Soltanto 1 lucano su 3 ha avuto modo di leggere (almeno) un libro negli ultimi dodici mesi. E’ un indice molto preoccupante se pensiamo che nella fascia interessata rientrano gli studenti, obbligati a leggere per obbligo della scuola, che alzano l’incidenza percentuale. La media italiana è 46%, le regioni che leggono di più (Val d’Aosta, Trentino e Veneto) sono oltre il 56%. Poco peggio di noi fanno soltanto Sicilia, Puglia e Campania. L’unica nota positiva è l’aver guadagnato 7 punti % dal 2000.
Non possiamo disporre dei dati relativi alla città di Matera, ma a dir la verità ci interessano poco. Sono sufficienti le statistiche con cui viene descritta la nostra regione per farci riflettere. Si, perché probabilmente è sufficiente soltanto riflettere. E anche la Fiera dell’Autore deserta comincia a avere un senso: qualsiasi persona che, incuriosita, si è fermata a ascoltare le parole spese durante gli incontri e che magari non ha mai aperto un libro, soprattutto se si tratta di un ragazzo, potrà essere un futuro lettore.
Ma si parla di cultura: non soltanto i libri sono cultura. Certo, una bella arma a doppio taglio.
L’UNESCO ci insegna che:

«La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze.»

(Conferenza mondiale sulle politiche culturali. Città del Messico, agosto 1982)

Adesso comincia a avere senso qualcosa in più. Comincia a avere senso anche la candidatura a Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Ma torniamo alle statistiche e pensiamo anche alla cultura dell’informazione. L’informazione, oltre a essere cultura, è anche interesse per la propria comunità. E’ partecipazione.
Passando dalla lettura di libri a quella di quotidiani e alla fruizione della carta stampata come mezzo di informazione giornaliera:

il 37,9% dei lucani con un’età superiore 6 anni, legge quotidiani almeno una volta a settimana.

Quasi 2 lucani su 3 non si informano nemmeno una volta a settimana attraverso quotidiani cartacei, che siano a tiratura nazionale o locale. La media italiana è del 52,1% e regioni come Veneto, Sardegna, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia superano il 60%. Informarsi e rimanere aggiornati su quello che accade intorno a noi, nel mondo globalizzato di oggi è fondamentale; farlo attraverso la lettura, ha un grande valore perché stimola la riflessione e la rielaborazione personale più di quanto possa fare una notizia ascoltata in televisione. “Ma la carta stampata è destinata a scomparire dall’informazione quotidiana e periodica, ormai tutti leggono le notizie sul web” si potrebbe pensare… e invece…

soltanto il 17,9% dei lucani (dai 6 anni in su), hanno utilizzato Internet negli ultimi 3 mesi per scaricare giornali, news e riviste.

La media italiana è del 25,1% e in Lazio e Trentino si tocca quasi il 30%. Stavolta le percentuali della Basilicata conquistano l’ultimo posto tra le regioni del Sud e di tutta l’Italia. Il 42,9% della popolazione lucana ha utilizzato almeno una volta Internet negli ultimi dodici mesi: altro dato preoccupante per chi crede nell’innovazione come motore di crescita e sviluppo; ma tornando alla questione della diffusione dell’abitudine e dell’educazione all’informazione, la Basilicata vive una preoccupante situazione di arretratezza insieme a tutte le regioni del meridione che la condannano a rimanere indietro rispetto al resto della Penisola e la obbligano a riflettere e a progettare e immaginare nuove prospettive di cambiamento necessarie. Cittadini che leggono, si informano e utilizzano non passivamente la tecnologia sono cittadini vivi e attivi, gli unici in grado di avviare una svolta in un determinato territorio.

Continuando con le percentuali Istat e, come detto, andando oltre lo stretto legame che esiste tra cultura e lettura:

soltanto il 17,8% dei lucani con età superiore ai 6 anni, ha visitato almeno una volta musei e mostre negli ultimi dodici mesi;

il 39,1% è andato almeno una volta al cinema negli ultimi 12 mesi, la percentuale più bassa di tutta Italia.

Ai lucani non piace leggere. Non soltanto: manca una basilare educazione alla cultura e alla sua fruizione. Non impegnare parte del proprio tempo libero in attività culturali è un sintomo grave, soprattutto per chi è giovane e deve lasciarsi alle spalle una tradizione infelice (150 anni fa, più del 90% della popolazione lucana era analfabeta). Nell’era del digitale, appunto, vivere gli spazi reali e concreti delle città, frequentare musei e mostre, interessarsi al patrimonio artistico, culturale e folklorico che esse esprimono, è importante e compensa le necessarie distrazioni digitali. Partecipare a attività e eventi organizzati da poli culturali, pubblici e privati; organizzare, coltivare e promuovere cultura significa condividere con altre persone interessi, crescere e valorizzare gli spazi fisici di cui una città dispone. Ma, a questo punto, le responsabilità del singolo diminuiscono e quelli della collettività organizzata e dell’impresa privata (che, comunque, non sono affatto basse in relazione ai dati precedentemente esposti) aumentano. Questo è un tema che meriterebbe di essere trattato con cura e attenzione e alcune sue criticità sono evidenziate dai prossimi dati.

soltanto 1,1 unità di lavoro su 100 sono impiegate nel settore della cultura. (dati 2010)

Come sappiamo gran parte del lavoro in Basilicata è alle dipendenze del pubblico e constatare che soltanto un lavoratore su 100, si occupa di cultura, pone delle pesanti responsabilità sulle spalle di amministratori e dirigenti. Poi, nei territori dove manca l’educazione alla cultura, anche l’intrapresa privata in questo settore è bassa e fatica notevolmente a farsi avanti e sciogliere i vincoli dell’ignoranza e della disabitudine a pratiche di fruizione culturale.
Come migliorare tutte le precedenti percentuali e soprattutto la reale situazione? Senza chi si occupa di cultura per mestiere, forse è impossibile.

Insomma, ho provato a delineare una situazione generale, inquadrando sicuramente con troppe parole e troppi dati molte delle criticità e soprattutto degli ampi margini di miglioramento di cui disponiamo. E’ il parere di un ingenuo diciannovenne, però il problema lo si ritrova oltre che nella storia e nelle vene di un popolo, anche nella testa di molti amministratori.

La scintilla della svolta e del riscatto culturale della nostra regione e della nostra città partirà sicuramente dalla scuola e dal sistema d’istruzione, ma di cosa stiamo discutendo se la Legge Regionale sul Diritto allo Studio della Basilicata risale al 1979? Mi permetto di giudicare negativamente l’operato in merito degli ultimi assessori regionali all’Istruzione, ultimamente coinvolti anche nella cronaca giudiziaria meno piacevole.
E visto che si parla di spazi fisici per la fruizione della cultura: quante biblioteche, aule studio, musei, cinema e teatri sono veramente aperti per le piccole e grandi comunità che li ospitano? Poche eccellenze regionali mi vengono in mente, per primo il Palazzo Lanfranchi di Matera che con la Soprintendenza ai Beni Culturali non si lascia sfuggire le migliori occasioni per coinvolgere tutti i cittadini, dedicando attenzione alle fasce d’età, oltre che ai diversi interessi di chi lo frequenta.
Internet come volano per la cultura e l’economia? E come vi accediamo senza una connessione a banda larga che raggiunga tutti. Tutti i paesi, anche i più piccoli, della regione; tutte le piazze più importanti, le scuole, i luoghi di interesse attraverso connessioni wifi?

La situazione è molto complessa e spesso immobilizzata: investire in cultura richiede menti sensibili e progetti a lungo termine. Sogni e visioni devono appartenerci se vogliamo provare a cambiare qualcosa. Matera Capitale Europea della Cultura potrebbe essere uno di questi, l’inizio di un percorso piuttosto che un traguardo. Se ne parla spesso sulla Web Community 2019 (community.matera-basilicata2019.it). Ma devono essere i sogni, le visioni, i percorsi e i traguardi di una comunità.
Piccole iniziative come eventi e festival, come iniziative pianificabili che possono andare da un bookcrossing virale alla creazione di poli culturali, sono necessarie e sono la linfa vitale per una città e una regione come la nostra (naturalmente bisogna impegnarsi perché venga coinvolta più gente interessata possibile); ma senza un approccio sistemico che tenga dentro un’attenzione dedicata a scuola, formazione e università, innovazione tecnologica e sociale, spazi urbani, pianificazione e tanto altro, non si potrà mai voltare pagina.

Grazie, direttore, per aver provato a stimolare un dibattito su questo importante tema. Speriamo possa raccogliere l’interesse e la partecipazione di molti.

Giuseppe Cicchetti

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