la-mafia-uccide-solo-destate-pif-locandina

La mafia uccide solo d’estate. Grazie Pif!

Ho finito da poco di vedere La mafia uccide solo d’estate.
Appena uscito dal cinema avevo bisogno di scrivere ed eccomi qui.

Non avevo grandi aspettative da questo film: forse perché il titolo richiamava un tema molto importante, molto delicato; e Pif, tutto sommato, è un comico, uno che fa ridere e che fa divertire. Il film mi ha colpito profondamente: forse proprio perché il titolo richiamava un tema molto importante, molto delicato; e Pif, tutto sommato, è un comico, uno che fa ridere e che fa divertire (e poi ti riserva anche belle sorprese come l’intervento al TEDxMilano).

Quante volte abbiamo sentito parlare di mafia? Quante volte in televisione, sul web, a scuola? Tante. Ma quante volte, poi, abbiamo compreso veramente l’importanza del messaggio che qualcuno ci ha voluto trasmettere? Cos’ha di speciale questo film rispetto ai tanti che mi è capitato di vedere, rispetto alle tante volte che ho sentito parlare di mafia?

Non lo so, i pensieri forse sono ancora caldi e voglio tirarli fuori così come arrivano, riservandomi di ripensarci, magari insieme a chi leggerà questo articolo e vorrà suggerirmi qualcosa…

Pif ha raccontato una parte di storia del nostro Paese. Ha acceso i riflettori sulla sua Palermo: ha provato a farci appassionare a una storia d’amore, facendo passare sullo sfondo dei sentimenti del piccolo (e poi giovane) Arturo quello che accadeva in Sicilia negli ultimi trent’anni del secolo scorso. 

Noi siamo gente leggera, che non vuole andare al cinema per farsi raccontare fatti di cronaca che può tranquillamente leggere su qualche libro o ascoltare in qualche documentario. Che puntualmente poi né legge e né ascolta. Pif ci ha portato a seguire una storiella di quelle che ci piacciono, di quelle che non accadono; sostituendo le solite peripezie del protagonista con fatti di mafia di quelle che ci siamo rotti di sentire sempre, di quelli che sono accaduti.

Falcone e Borsellino sono dei nomi che fortunatamente abbiamo impressi nella nostra testa: un giudice e un magistrato che sono morti perché hanno combattuto la mafia. Il Generale Dalla Chiesa è il primo morto che ha determinato una svolta nella lotta alla mafia in Sicilia, oltre a essere il padre di Rita Dalla Chiesa, la conduttrice di Forum.

Dopo aver visto il film (e magari aver ascoltato il TEDx di Pif) difficilmente ci dimenticheremo anche di Rocco Chinnici e di Boris Giuliano.

Le storie che legano questi importanti cognomi fanno parte della storia recente del nostro Paese, l’hanno segnata. Queste storie hanno scoperto un bivio sulla nostra strada, sono state delle piccole scintille che hanno innescato pian piano una rivoluzione. Queste storie bussano alla nostra coscienza e pretendono una risposta. Queste storie sono poco conosciute, spesso ignorate, da tanti italiani.

La mafia uccide solo d’estate mi ha lasciato con tante domande. Alcune di queste forse non si risolvono semplicemente con Wikipedia e Google, forse non necessitano di una risposta, sicuramente non si risolvono con qualche riga su un foglio o su uno schermo.

Viviamo in un periodo difficile per il nostro Paese, le cattive notizie ci hanno assuefatto: per riconoscere quelle buone dobbiamo fare uno sforzo dosando bene ottimismo, entusiasmo e speranza. Siamo tutti capaci di guardarci attorno e puntare il dito verso chi ha le colpe della situazione difficile che viviamo ogni giorno, siamo pronti a insultarli, a augurargli i mali peggiori, a dirgli di andare a casa, togliersi davanti alle scatole. Forse perché è più semplice fare questo piuttosto che fermarsi un attimo e riflettere, andare oltre le banalità, mettere da parte i luoghi comuni, capire che a volte vale la pena trovare una soluzione prima che una colpa, guardare negli occhi il futuro e non aggrapparsi a una nostra personale visione del passato. Capire che a volte non gira tutto attorno al nostro mero interesse personale, ma che qualcuno ha messo (e mette quotidianamente) il proprio egoismo da parte perché è convinto che i problemi di una comunità si affrontino insieme.

Quanto vale conoscere la storia recente della mafia? Eventi tragici che hanno avuto luogo spesso in Sicilia, in tutto il Sud Italia, ma che tengono appese a un filo le sorti di tutto il Paese, anche e soprattutto quelle del Nord.
Quanto vale interessarsi con curiosità e umiltà alle questioni più delicate, che ci riguardano più da vicino di quanto pensiamo? A volte leggere qualche articolo in giro per il web non è sufficiente.
Quanto vale sapere che dietro il nostro disinteresse, dietro il nostro “penso a me stesso e a quello che mi riguarda: scuola, università, lavoro, famiglia, politica (soltanto se può essermi utile), soldi, carriera” si nasconde un silenzioso lasciapassare per chi pensa ai propri interessi, ma senza scrupoli, senza rispetto, decidendo cosa è suo e cosa non lo è, appropriandosi di tutto, perfino della vita di chi lo intralcia oppure di chi è nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Quanto vale sapere che ci stati uomini che hanno dedicato la propria vita, sacrificandola a volte, all’impegno per la giustizia e per la verità? In un’intervista chiedevano a Giovanni Falcone “Ma chi glielo fa fare?”, lui rispondeva “Soltanto lo spirito di servizio”; e alla domanda “Ha mai avuto la tentazione di abbandonare questa lotta?”, lui serenamente “No”.
Quanto vale a scuola rispettare i programmi, spiegare e interrogare, sacrificare l’ora di educazione civica perché “Siamo indietro” e rimandare alla coscienza personale degli studenti approfondire insieme i temi dell’attualità e della legalità? Magari poi complimentarsi con loro se su quel tema decidono di organizzarvi un’assemblea autonomamente.
Quanto vale studiare settordici ore al giorno per un’interrogazione, un compito in classe, un esame e non avere tempo per leggere un libro, guardare un film da soli o meglio in compagnia, discutere con qualcuno di temi importanti che richiedono uno sforzo in più dalle nostre coscienze? Poi fare presto a dire “Si è sempre fatto così”, “A che serve che mi impegno, se alla fine non cambierà mai niente”, “È tutta una mafia”, ecc…

Penso che a volte spetti soltanto a noi decidere cosa fare. A volte basta soltanto guardarsi attorno e capire presto come il nostro aiuto può essere importante per costruire il futuro che veramente desideriamo. Qualcuno un po’ di tempo fa ci invitava a agitarci perché sarebbe stato necessario tutto il nostro entusiasmo; a organizzarci perché sarebbe servita tutta la nostra forza; a studiare perché senza tutta la nostra intelligenza non ci sarebbe stato futuro.

Oggi abbiamo bisogno di meno Arturo Giammarresi che a vent’anni continuano a farsi scivolare addosso quello che gli accade davanti agli occhi.
Oggi abbiamo bisogno di più Arturo Giammarresi che un giorno comprendono che l’indifferenza, forse, uccide più della mafia.

Giuseppe Cicchetti
@giuseppecik



Quante volte abbiamo sentito parlare di mafia? Quante volte in televisione, sul web, a scuola? Tante. Ma quante, poi, abbiamo recepito veramente l’importanza del messaggio che qualcuno ci ha voluto trasmettere? Forse è sufficiente un film semplice e genuino come
La mafia uccide solo d’estate.

2 pensieri su “La mafia uccide solo d’estate. Grazie Pif!

  1. Maria Teresa Perna

    Leggo sempre con molto piacere ed interesse quello che si pubblica su questo sito soprattutto perchè spesso vi leggo parole come queste che condivido e mi fanno sentire meno sola.Soprattutto quando sono scritte con convinzione ed entusiamo dai giovani. Allora sono certa che coloro che sono morti per dire NO alla mafia e a tutto ciò che “significa” non lo sono invano.Ma soprattutto che ci sono persone tra noi che, nonostante la “fluidità” di questo tempo in cui tutto….scorre e sembra non lasciare traccia, hanno ben chiaro cosa significa essere responsabili innanzitutto delle proprie scelte e protagonisti della propria Vita!!

    Replica
    1. Giuseppe Cicchetti Autore articolo

      Grazie Maria Teresa!!! Proveremo a non deludervi, e soprattutto a non deludere mai le nostre coscienze. Come diceva lo stesso Pif nel TEDxMilano, spesso cerchiamo gli eroi oltreoceano o chissà dove, senza accorgerci che la nostra Italia è piena di eroi e persone da cui prendere esempio 🙂 A presto, e grazie per l’assidua lettura.

      Replica

Cosa ne pensi tu?