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La nostra Città del Sole

Spesso non si valorizza abbastanza quello che si possiede, perché appare ovvio, lo si dà per scontato. Si comincia a mutare atteggiamento quando, invece, altri lo elogiano dall’esterno o ce lo portano via.

Questo destino, naturalmente, non può riguardare la nostra città, essendo un patrimonio inamovibile, ma è un errore imperdonabile non rendersi conto di quanto sia grande la fortuna di vivere in una città come Matera, antichissima, ma in costante aggiornamento.
In sessant’anni di storia è passata dall’essere definita “vergogna nazionale” nella cosiddetta “Questione Sassi” da De Gasperi nel 1948 ad aggiudicarsi il titolo di città più sicura d’Italia, secondo una recente classifica de “Il Sole 24 ore”; infatti “Matera ha un’alta propensione per la legalità: è una questione cultuale” – ha affermato opportunamente l’assessore comunale alla sicurezza Visceglia. É invidiabile il nostro senso di appartenenza alla città e questo sentimento, in sinergia con le istituzioni, rappresenta il binomio vincente per l’affermazione e la tutela del bene comune, perché per andare lontano bisogna farlo insieme. Ho letto con molta attenzione ed interesse il dossier di candidatura “Open Future”, elaborato dalla Fondazione Matera – Basilicata 2019, che è stato presentato a Roma alla commissione che il prossimo 17 Ottobre decreterà la città vincitrice ovvero quella fra le sei finaliste della short list che rappresenterà l’Italia in qualità di capitale europea della cultura nel 2019. Dalla candidatura di Matera nel 2008, è cominciato un processo virtuoso di cui sono stati e continuano ad essere protagonisti il Comitato Matera 2019, le istituzioni locali, la neonata Fondazione e i cittadini, perché la “cittadinanza culturale” è assieme mezzo e fine di questa competizione in cui il riscontro più lodevole é la partecipazione collettiva, la fiducia comune nella possibilità di cambiare e crescere per divenire più competitivi, più aperti e attivi.

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Nel “decalogo creativo” stilato da CRESCO (acronimo di Comunità Regionale per l’Economia Sociale, la Creatività e l’Occupazione in Basilicata) per sostenere il percorso di candidatura di Matera a capitale europea della cultura, il verbo che preferisco é “CREDERE” fortemente in se stessi, perché solo attraverso la ponderata convinzione che una crescita culturale e collettiva sia possibile è pensabile una meta così ambiziosa. Continuando la lettura del dossier ho scoperto la figura professionale del manager culturale, ho apprezzato le idee innovative che si intendono realizzare mediante importanti progetti quali I-DEA (Istituto Demo-Etno-Antropologico) un’istituzione che tenderà a valorizzare le risorse già esistenti sul territorio oppure come l’apertura dell’ Open Design School, luogo di sperimentazione e innovazione nel campo artistico, scientifico e tecnologico per progettare dal 2015 quanto occorrerà per porre in essere l’intenso programma culturale pullulante di eventi previsti nel 2019, in caso di vittoria! In queste ore di attesa trepidante per Matera sono sotto un altro cielo stellato, ma il sentimento speranzoso per il successo della mia città è inalterato.

Aspettando il verdetto, ripenso alla prima occasione in cui con i miei compagni del Liceo Classico “E. Duni” discutemmo sugli obiettivi lungimiranti della candidatura in sé come fonte di sviluppo. All’assemblea d’istituto in questione partecipò come ospite il nostro sindaco Salvatore Adduce, che già tre anni fa fu veicolo di forte coinvolgimento per tutti quanti noi. Sono lieta di constatare l’evoluzione del dinamismo cittadino in questi ultimi anni teso alla concreta dimostrazione di quanto sia possibile essere gocce dello stesso mare in modo propositivo e non casuale. Una radice di ciò è insita nella storia cittadina ed infatti ricordo con orgoglio che Matera é stata insignita della Medaglia d’argento al Valor Militare, come prima città del Mezzogiorno ad insorgere in armi contro il nazifascismo il 21 settembre del 1943. É opportuno che questo ricordo rimanga sempre vivo nelle generazione presenti e future “perché sappiano con pari dignità e fermezza difendere la libertà e la dignità della coscienza contro tutte le provocazioni e le offese” come si legge sulla lapide celebrativa di tale onorificenza, conferita nel 1966 dal Ministro della Difesa Tremelloni. La precedente rievocazione patriottica mi consente di riflettere sulla spinta propulsiva di cui sono permeate talune azioni non solo a livello di eroismo, ma anche di entusiasmo, come è accaduto durante questi mesi intensi a Matera, perché laddove vi sia un interesse generale ovvero una destinazione comune, allora é più tangibile il desiderio di partecipazione, che credo sia una della possibile espressioni della libertà effettiva.

Nonostante gli abbondanti margini di miglioramento che devono essere sempre considerati per ambire al progresso, sono abbastanza fiera della reazione di Matera nei confronti di questa opportunità per il presente, ma soprattutto per il futuro. La “dolente bellezza” – così definita da Carlo Levi – è divenuta più volte set cinematografico di portata internazionale, è patrimonio dell’UNESCO dal 1993, nonché un favoloso museo a cielo aperto che genera emozioni sempre nuove ed incredibili dall’alba al tramonto. Auspico che questo radioso giorno che è seguito ad una notte assonnata piuttosto lunga possa continuare a sussistere nel tempo, qualora la corona d’alloro non venisse posta sul capo di Matera. In questi ultimi anni la città è sbocciata perché la cultura è gioia e condivisione; credo sia in corso una progressiva rivoluzione nel materano medio che ha riempito le strade della città non solo per festeggiare la Madonna della Bruna il 2 Luglio, ma si è sentito coinvolto anche in numerosissime iniziative come concerti e mostre.

Spero non risulti eccessivo il richiamo a “La città del Sole”, un’opera filosofica scritta nel 1602 dal frate domenicano Campanella da cui si evince tutta la passione e la speranza per la liberazione della Calabria dal dominio spagnolo. Contestualizzando il riferimento all’illustre scritto, mi ha affascinato l’idea di una città organizzata in modo totalmente razionale nel rispetto delle leggi, in cui l’educazione sia garantita ad ogni cittadino assieme alle pari opportunità ed il valore del singolo sia espressione spirituale ed esistenziale di una realtà pacifica e felice retta da principî di giustizia sociale. In una dimensione raccolta come quella materana ho percepito solo di recente una tendenza in questo senso e mi riferisco ad un benessere emotivo nuovo. Probabilmente mi sarò lasciata suggestionare dalla bellezza sempre più potenziata del centro storico in particolar modo o dalla nostalgia benevola che cresce in modo esponenziale quando si vive in un altro posto per la maggior parte dell’anno. Tuttavia, sarebbe ipocrita non considerare che, a latere dell’impegno, ci siano numerose altre esigenze da soddisfare per essere degni di una dimensione realmente europea a partire dal potenziamento delle infrastrutture affinché siano più agevoli gli spostamenti fisici, la valorizzazione di spazi comuni come teatri e giardini pubblici, l’incremento di attività ricreative e originali di carattere nazionale e internazionale diversificate a seconda degli interessi con particolare attenzione a quelli di noi giovani, affinché sia sempre rinnovato e fondato l’amore innegabile verso la nostra cara Matera.

Inoltre, a Matera si deve voler tornare per vivere dove é cominciata la nostra memoria e dove sono custoditi i nostri affetti originari. A Matera si deve poter tornare per lavorare e rinnovare le energie attraverso la riproduzione di intuizioni carpite altrove e spunti tratti da menti intelligenti di materani che hanno girato e vissuto l’Italia, l’Europa, il mondo. Matera è un verso di Scotellaro, un dipinto di Guerricchio, una città invisibile di Calvino di cui “non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

Bologna, 15 Ottobre 2014

Anna Rita Francesca Maíno

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fonti foto:
http://bi.gazeta.pl/im/3/10325/z10325513Q,Matera–Wlochy.jpg
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