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Matera 2019: a una settimana dal sogno

di Marina Gemma

“Va bene, confesso, sono nato in Basilicata. Si, la Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata.” (Basilicata coast to coast)

“Libertà è partecipazione” cantava il caro signor G e a una settimana dal nostro venerdì 17 a Matera possiamo certo parafrasare dicendo “cultura è partecipazione”.
O meglio: è la partecipazione a creare cultura, ma anche tanta confusione.

Spero di non offendere nessuno con questa banale considerazione: dalla nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 sono esplosi commenti pieni di gioia, aspettative, ma anche di polemiche da parte di materani e non; esemplificativa è l’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Achille Totaro il 21 ottobre che senza mezzi termini e, purtroppo, senza dati fondati, ha creato un collegamento diretto tra il traguardo raggiunto dal capoluogo lucano e gli interessi del Governo Italiano ad estrarre petrolio in Basilicata con il benestare della politica locale e approfittando dei riflettori puntati, poco più in là, su piazza San Giovanni.

Volendo, invece, sintetizzare i commenti della cittadinanza materana possiamo parlare di orgoglio, dignità, gioia, ma anche di ferrovie dello Stato, università, lavoro, aspettative nei confronti delle istituzioni e timore per il futuro. E qui la macchina ben oliata, descritta in maniera eccelsa nel dossier di candidatura del settembre 2013, rischia di incepparsi. La bellezza del progetto Matera 2019 sta nel fatto di essere partita dal basso, da un piccolo gruppo di persone che pian piano ha coinvolto sempre più gente e ha permesso con il suo ventaglio di iniziative di chiamare il cittadino a partecipare con le sue competenze alla realizzazione di un progetto a lungo termine. Questo è il motivo per cui ci si è ritrovati tutti in piazza, questo spiega i salti di gioia del Primo Cittadino e le lacrime del Presidente della Regione, gli abbracci, la commozione e il batticuore dei presenti e di chi, come me, era in diretta streaming a mille chilometri da casa.

Ma questa energia positiva ha bisogno ora di essere ricanalizzata, le risorse umane ed economiche, per quanto vaste, non sono infinite, la posta si è alzata, e ora esserci vuol dire volerlo ancora di più. Nel “nostro” dossier, consideriamolo la stella polare a cui sempre rivolgerci, si parla di una mobilitazione di cittadini connessi che porta a un nuovo modello in cui la produzione culturale è diffusa, orizzontale e partecipata: open future vuol dire non aver paura di idee nuove, rischiose, aperte, essere consci che il 17 ottobre è già passato e si può solo guardare avanti. E allora se non siamo più gli stessi di ieri, dobbiamo domandarci chi vogliamo diventare. Matera, la Basilicata, l’intero Sud oggi sono in vetrina: devono solo scegliere che volto mostrare.

La cultura si costruisce ogni giorno e tematiche quali infrastrutture, servizi e politiche economiche coinvolgono tutti, non si può più aspettare che le decisioni vengano dall’alto, ci si deve interrogare sulle alternative possibili e andare oltre, trovare delle risposte, costruire un dialogo. Diciamoci la verità: non siamo mai stati passivi, siamo sempre stati attenti a ciò che più ci premeva. L’identità territoriale è importante come la cura del corpo e l’arredamento della propria casa: da piccoli sono gli altri a decidere per noi, quando si cresce, si potrà anche sbagliare taglio di capelli, ma mai si tornerà a chiedere a qualcuno di esprimersi a nostro nome.

Essere Capitale Europea della Cultura per noi vuol dire mostrare che l’uomo, in quanto persona, ha un valore che va oltre i dati economici e il petrolio, che non si può essere felici se non ci si ferma un attimo, se non si ha un vicinato, se non si vive sulla propria pelle la differenza tra necessario e superfluo. La Basilicata è un racconto dell’anima e come tale va vissuto ogni giorno.

Ogni qualvolta abbia esternato in famiglia la sensazione di sradicamento che ho provato trasferendomi a Milano e la voglia di costruire il mio progetto personale dove sono nata e cresciuta, mia madre ha sempre commentato: “Pensavo saresti stata cittadina del mondo e invece…”. Cara mamma, io adesso sono una cittadina temporanea e, in quanto tale, gioco il mio ruolo di abitante culturale europea e mondiale, perchè sono italiana, sono lucana, sono nata a Matera.

Marina Gemma

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fonte foto: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=842885145732119&set=pcb.842888065731827

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