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Matera capitale di che?

Matera è candidata a Capitale Europea della Cultura nel 2019.
Si, ma di quale Cultura?

Spesso siamo abituati a considerare cultura tutto ciò che ha un retrogusto antico. A scuola ci abituano a considerare cultura i classici della letteratura italiana e internazionale. Visitiamo la nostra regione, il nostro Paese, in lungo e in largo alla ricerca di quella cultura incastonata nei siti e nei reperti archeologici, quella che trasforma i musei in templi sacri. Templi nel vero senso dell’etimologia greca – da temno (separare): una cultura separata dalla vita di tutti i giorni. Siamo abituati a riconoscere la cultura in tutto quello che il passato ci ha consegnato in eredità: nei grandi nomi della letteratura, dell’arte, dell’architettura. Nei poeti e nei filosofi, nei popoli che prima di noi hanno abitato la nostra terra e hanno lasciato una loro impronta ancora oggi visibile.

Ma c’è un’altra Cultura, o meglio un altro modo di intendere la cultura.
Quando i Greci hanno eretto le Tavole Palatine a Metaponto, i Romani il Colosseo a Roma; quando Dante ha composto la Divina Commedia, Alessandro Manzoni I Promessi Sposi; quando Leonardo ha dipinto la Gioconda, Antonio Canova scolpito Amore e Psiche; quando gli artisti che appartengono alla migliore tradizione artistica e culturale italiana hanno dato sfogo alla propria forza creativa e perizia tecnica si rivolgevano agli uomini del proprio tempo, forse inconsapevoli di lasciare in eredità ai posteri e al genere umano i loro capolavori. Oggi cultura è anche valorizzare quello che il nostro passato ci ha consegnato e che dobbiamo custodire gelosamente. Ma cultura è soprattutto la capacità di vivere il presente e generare un prodotto culturale contemporaneo che possa essere riconosciuto e reso fruibile per gli uomini e le donne che vivono quest’era turbolenta. Qualcosa da consegnare con orgoglio e fiducia alle future generazioni.

Se in Italia non è facile farsi strada con questa idea diversa di cultura, mi piace guardare Matera con tanta speranza.

Quante speranze abbiamo di diventare Capitale della Cultura sfidando Ravenna sul campo dell’arte o dell’architettura? Ravenna, che è già stata Capitale. Si, più di un millennio fa, dell’Impero Romano d’Occidente. Quante possibilità abbiamo di vincere contro Siena, magari sul campo dell’architettura urbana sulla bellezza del suo centro storico medievale?

Forse è proprio partendo dai Sassi che possiamo riconoscere l’unica vera cultura di cui possiamo diventare Capitale. Andate nei Sassi, magari prendendo la discesa di Sant’Agostino, e fermatevi davanti a uno dei tanti punti panoramici che forse nessun’altra città al mondo è in grado di regalarvi. Ma non accontentatevi di questo, guardate oltre: non è sufficiente far innamorare qualcuno di un paesaggio per diventare Capitale della Cultura, non è sufficiente ingannare i sensi e stordire chiunque si fermi a ammirare i Sassi di Matera per la prima volta, e poi per la seconda e la terza e ancora.

L’immagine dei Sassi con accanto la Gravina e poi la Murgia è la rappresentazione perfetta di armonia tra l’uomo e la natura. L’immagine di un uomo che ha cominciato a modellare il luogo in cui avrebbe vissuto con consapevole, e a volte anche inconsapevole, dedizione. E con il passare del tempo ha lasciato la sua impronta avendo cura di quella che sarebbe diventata la sua casa, la casa dei suoi figli e dei suoi nipoti. Un uomo con una predisposizione naturale alla bellezza e all’armonia ha scavato la roccia e costruito tufo su tufo la sua casa, abbellito chiese e innalzato campanili, organizzato vicoli e piazze, cortili e vicinati. Un uomo profondamente ignorante, che ignorava fino a un centinaio di anni fa l’esistenza di un alfabeto, ha ricreato un sistema di canalizzazione delle acque che sarebbe diventato nel 1993 patrimonio dell’UNESCO e dell’Umanità. Come il torrente che gli scorreva affianco, lui ha abitato quel luogo e pian piano lo ha modificato a seconda delle sue necessità, segnando un solco che le generazioni future avrebbero reso sempre più profondo con una staffetta millenaria.

Matera, sassi e gravina

Oggi questo panorama ci regala l’immagine di qualcosa che forse non troveremo da nessun’altra parte nel mondo. La cultura del vivere a un’altra velocità rifiutando la frenesia contemporanea, la cultura di un luogo nel cuore di una città dove il suono della acqua del torrente Gravina che scorre e più forte di quello del rombo di un’automobile, un luogo dove forse le automobili rumorose non sono il futuro, dove bastano pochi minuti per essere nella natura incontaminata.

Ma soprattutto i Sassi sono un luogo dove le ultime generazioni hanno saputo raccogliere il testimone di quelle precedenti. Senza snaturare il frutto di quella cultura antica, oggi nei Sassi si continua a vivere: tanti materani hanno la propria casa, il proprio ufficio; ci sono ristoranti, pizzerie, pub; i luoghi dove vengono accolti i turisti, dai B&B agli hotel a cinque stelle. Nei Sassi ci sono compagnie teatrali, sedi di associazioni, incubatori di imprese e centri culturali. Ci sono botteghe di artigiani. L’arte cristiana è nelle chiese e nelle edicole nascoste tra i vicoletti. Nei Sassi c’è chi si è inventato il museo della civiltà contadina e chi ha creato uno spazio di co-working iperconnesso con il mondo intero. Nei Sassi si incontra la cultura del passato con quella del futuro.

Non è difficile comprendere come la stessa immagine dei Sassi appena proposta possa essere la rappresentazione di un prodotto culturale collettivo contemporaneo, soprattutto partendo dalla splendida definizione di cultura che l’UNESCO istituiva nel 1982 a Città del Messico:

«La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze».

Ma senza voler a tutti i costi forzare quelli che rappresentano i canoni tradizionali della produzione culturale, la stessa fiducia e lo stesso ottimismo sono alimentati dall’attività e dalla produzione artistica dell’Onyx Jazz Club, che ultimamente sta dedicando tante energie anche al tema della gestione di uno spazio culturale come quello di Casa Cava; del MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera che dal cuore dei Sassi sa comunicare e generare le migliori contaminazioni artistiche con il mondo; e del Conservatorio di Musica “E. R. Duni”, la cui orchestra ultimamente si è esibita proprio alla Philharmonie di Berlino, nella città simbolo della produzione culturale contemporanea europea, portando composizioni orgogliosamente materane (tra cui l’inno “Matera 2019 Insieme”). E di realtà che producono cultura ce ne sono tante altre.

Schermata 2014-05-29 alle 05.50.56Certo, c’è tanta strada ancora da fare, perché ci sono tante aree dei Sassi da riqualificare e valorizzare, c’è tanto spazio per continuare a coinvolgere i materani in attività e progetti, in un percorso per amministrare meglio la città, per intraprendere politiche e governance partecipate, per aprire ancor di più i luoghi della cultura codificata, per rendere più accessibile un museo ai suoi visitatori e gli sforzi del Palazzo Lanfranchi ne sono un bell’esempio.

E c’è una sfida che unisce una questione che storicamente ha sempre interessato Matera (e tutto il Meridione) e uno dei mezzi più potenti che la rivoluzione tecnologica del nostro presente ci ha regalato. Ogni anno centinaia di giovani abbandonano la Città dei Sassi: alcuni hanno poco più di 18 anni e partono per frequentare università, scuole di alta formazione, accademie d’arte in tutto il Paese senza il timore di superare anche le frontiere italiane; altri sono alla ricerca un lavoro lasciandosi alle spalle le zone con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa e altri ancora partono per scoprire cosa c’è di diverso lontano da casa. Oggi per Matera sono una risorsa – siamo una risorsa – tutti coloro che vivono a centinaia di chilometri da casa: conoscono realtà diverse da quelle in cui sono nati e si incuriosiscono di tutto ciò che trovano altrove e che vedrebbero bene anche nella città da cui sono partiti e dove magari potrebbero (o vorrebbero) tornare. Oggi sono migliaia i giovani materani che abitano in tante città universitarie: sono le menti e i cuori migliori che Matera ha partorito e che altre città hanno coltivato, molti dei quali continuano a essere legati da un cordone ombelicale alla città che amano, ma che riconoscono il grande valore rappresentato dalla contaminazione culturale resa possibile viaggiando e vivendo lontani. Oggi Internet permette loro di essere più vicini alla città che hanno da poco lasciato: la Rete è un mezzo che permette a tanti di seguire più da vicino cosa succede a Matera, di interagire e anche di contribuire alla vita sociale materana. Non sono poche le realtà che grazie alla Rete sembrano quasi fisicamente presenti sul territorio: ci siamo noi di Profumo di Svolta – che cresciamo giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza -, ci sono i ragazzi di Vox Populi che fanno qualcosa di simile a Grassano, c’è la Web Community di Matera 2019 che riesce a fare tutto in una maniera molto più strutturata e fa dialogare tante persone più o meno vicine fisicamente a Matera, ci sono i tanti ragazzi e ragazze che arrivano a Casa Netural grazie a chi crede nella forza innovativa del co-working e co-living. Ma quante ancora potrebbero essere le occasioni di catalizzare le energie più giovani e più fresche intorno all’obiettivo comune che può vedere il 2019 come un semplice passaggio e costruire il futuro di una città che deve essere pronta a crescere, a mettersi in gioco, a innovarsi, a reinventarsi, a riaccogliere i tanti giovani che ha lasciato andare. La storia ci ha insegnato quanto “il forestiero” abbia portato in un luogo le novità, le innovazioni, il modo diverso di pensare e di vivere; oggi nell’era della globalizzazione questo ruolo può essere svolto con una straordinaria efficacia anche da chi parte, ma può riuscire a non sentirsi troppo lontano dalla sua città e magari ritornare, un giorno, abbastanza contaminato e motivato, con un suo progetto o semplicemente con tanta buona volontà di cambiare.

Se ci chiediamo ancora di quale Cultura vogliamo diventare Capitale Europea, guardiamoci intorno e pensiamo a com’è cambiata Matera nella sua storia recente, al suo passato e al suo ultimo sviluppo, a quanto può ancora cambiare grazie alle leve del turismo e dell’innovazione e a quanto il contributo di ogni materano (di nascita o d’adozione) può essere importante per conservare un patrimonio dal valore inestimabile che ci è stato lasciato in eredità, per valorizzarlo e viverlo e per cominciare (o continuare) a costruire un nuovo modello sostenibile di società.

Certo, dipende tutto da noi.

Giuseppe Cicchetti

del 29.05.2014

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foto di Daniele Conte (http://instagram.com/p/hxnl7lpIfa/ – http://instagram.com/p/nu7jNwpIVn/)

3 pensieri su “Matera capitale di che?

  1. pio acito

    Una analisi profonda che si ferma, però, al margine della Città nuova.
    Fai bene Giuseppe a non voler considerare “cultura” quanto di nuovo e brutto è stato realizzato tutt’attorno ai Sassi ed al centro urbano di Matera.
    La periferia ignobile, inguardabile, ma purtroppo non invisibile sancisce il dominio pluridecennale degli speculatori sulla politica e sul futuro.
    Ancora una volta dovremo passare al futuro il nostro passato perchè il presente è schifoso. Sono certo che le belle menti. i sognatori, i capitani coraggiosi come te e come i magnifici ragazzi di Profumo di svolta, domani – ma già oggi- saprete trovare grandi gomme per scancellare i grandi obbrobri e segnare il positivo il futuro.
    Riempite i vostri occhi di cose belle, riempite i vostri cervelli di aspirazioni forti, respirate forte, non piegate la testa.

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  2. Giuseppe Cicchetti Autore articolo

    Grazie Pio, come sempre, per l’incoraggiamento,
    mi piace vedere (e raccontare) quello che di bello sta accadendo in città e penso che tanto del fermento positivo, della voglia di incamminarsi per una nuova strada, di avere un po’ più di fiducia nel futuro possa contribuire oggi a formare dei cittadini migliori che domani sapranno evitare tanti degli errori che sono stati fatti e si continuano a fare.
    Penso sia troppo importante spendere le nostre energie e ripartire prima di tutto da qui!

    Ci vediamo presto a Matera 😉

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  3. Caterina Vicino

    Voi giovani siete la nostra risorsa, specie quelli- non molti- come te. Innovativi e consapevoli d’essere debitori al passato, ai Padri. Dedico alle nuove leve materane questo mio inedito: “Raccontateci in parabole la fuga \dalla bellezza complice. \ Il giardino concluso lastricato d’erba \ e ghiaccio conserva attese \ ibernate.\ M’è testimone la vita, erede solitaria \ di memorie \ mi frastorna il senso del declino \ accende \il lato oscuro dei ricordi \ e non li sfiora.” Caterina Vicino

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