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Insieme ai profughi: l’occasione che Matera non può perdere

di Giovanni Montemurro

Vengono dal Mali, dalla Nigeria, dal Burkina Faso e dal Ghana. Sono circa 40, tutti giovanissimi, parlano lingue e dialetti diversi. Li accomuna un passato che è quasi esclusivamente fuga: dalla morte, dalla fame, dalla violenza.

Non esiste alcuna sfida che una città candidata a Capitale Europea della Cultura può rinunciare ad intraprendere. Specialmente se riguarda l’essenza stessa di un progetto tanto ambizioso, quanto vitale per lo sviluppo culturale, sociale ed economico della nostra città.
Ecco perché l’accoglienza e l’integrazione sociale dei rifugiati politici che dimorano a Matera, può rappresentare una radicale svolta per una comunità come la nostra, dove il cittadino in media ha più di 50 anni e non conosce le lingue straniere.
Gli stessi giovani, poi, sono molto spesso in grave “deficit” nella conoscenza delle lingue internazionali: inglese, spagnolo e arabo. Un fenomeno che ha connotati più ampi, che si riferiscono all’intero sistema scolastico italiano ma penalizza maggiormente una comunità sottosviluppata come la nostra, che costringe tanti giovani che apprendono per necessità lavorative o di socializzazione le lingue straniere ad una vita fuori dal perimetro lucano.

Abbiamo l’opportunità di rendere Matera una città multi-etnica: dobbiamo sapere come interloquire con turisti e immigrati che si trovano nella nostra città.
Non possiamo accettare che nell’ormai prossimo 2014, in un periodo storico dominato dalla globalizzazione e dalle scoperte tecnologiche che mettono in rete l’intera umanità, covi ancora qualche forma di razzismo. Vogliamo che i nostri figli giochino o litighino insieme ai loro, a scuola siedano allo stesso banco, trascorrano i pomeriggi nello stesso cortile, si scambino i videogames o le bambole, crescano e scoprano l’amore insieme, si aiutino nei momenti di difficoltà, insieme vadano al mare, abbiano gli stessi sogni. 

Il mio amico Colins

Colins ha 24 anni, e viene dalla Nigeria. Il primo contatto avuto con un “rifugiato politico” è stato con lui. I suoi occhi, sono solari e trasmettono speranza. Gli chiedo dove si tengono i corsi di italiano, mi risponde con un sorriso, poi mi propone di giocare un po’ a calcio. Non posso rifiutare.
Ha lasciato il suo piccolo paese di origine, nel Sud-Est della Nigeria quando aveva solo 12 anni. Doveva essere sottoposto ad un rito voodoo, ma i suoi genitori rifiutarono: qualcosa di inaccettabile per i capi-tribù del suo villaggio, che non esitano ad uccidere suo padre. E’ sua madre a salvarlo da una morte terribile. Lo porta via dal villaggio, a casa di una sua sorella, in un’altra piccola località nigeriana. Per dieci anni Colins vive con gli zii ed i cugini. Ha ventidue anni quando è costretto a fuggire di nuovo. I suoi vecchi capi-tribù non hanno perdonato il rifiuto: vogliono la sua vita, il tempo non ha sbiadito il ricordo.
Colins cerca disperatamente una soluzione; la trova in un amico che può portarlo in Libia, in cambio di una somma di denaro che avrebbe consegnato non appena fosse riuscito a trovare lavoro. Parte su una jeep, attraversa il deserto del Sahara, dopo una settimana è finalmente a Tripoli. Trova lavoro, impara l’arabo, ma la tanto agognata serenità è ancora lontana. Si sta diffondendo una strana forma di razzismo in Nord-Africa nei confronti dei sub-sahariani. Non può circolare tranquillo per le strade di Tripoli, perché rischia di essere derubato e maltrattato.
Inizia a sognare l’Europa, e a lavorare duro per guadagnare abbastanza soldi per il viaggio della speranza. A ventiquattro anni può “finalmente” salire insieme ad altri settanta ragazzi su un barcone di venti metri quadri. Non gli importa che un peggioramento delle condizioni atmosferiche può essergli fatale: la Sicilia è un sogno troppo grande per arrendersi davanti alla paura.

Prima di arrivare a Matera, trascorre 21 giorni ad Agrigento, in un campo di accoglienza dove per legge, bisognerebbe sostare al massimo 4 giorni. Interessi economici, direbbero i maligni, ma lui si sente fortunato: «Ho sentito che altri nigeriani sono stati addirittura tre mesi nel campo di Lampedusa. Tre settimane, per quanto fossero pessime le condizioni, sono quasi volate via».
Il giorno di Natale è venuto a casa mia, gli ho offerto un caffè. Era la persona più felice del mondo: «Ho chiamato mia madre oggi, le ho detto che sto bene, che a Matera ci sono persone eccezionali. Mi ha risposto che finalmente riuscirà a dormire la notte».

– Basta un caffè! –

Sono una persona che vive la realtà quotidiana, che conosce le difficoltà di una vita composta esclusivamente da sacrifici e le ombre di un futuro incerto. Pertanto mi arrogo il diritto di interpellare quanti sostengono che bisognerebbe chiudere le porte del Belpaese all’immigrazione perché “il lavoro non c’è per noi, cosa vengono a fare qui?”.
A voi, sempre pronti a negare una piccola briciola del vostro pane, io dico che l’ospitalità non è un posto di lavoro, che la solidarietà non ha mai reso nessun uomo più povero, che il valore del diritto alla vita, che nei loro Paesi d’origine è stato completamente negato è più grande di qualsiasi altra cosa, che soltanto aiutando il prossimo possiamo accettare di essere aiutati, senza sentirci privati della nostra dignità.

Se non riuscite ad essere felici, chiamate Colins, Samsin, Kingsley, Boumourou, Hassan e offritegli un caffè, e quando vi sentirete dire «Hai un cuore grandissimo», non saprete più tollerare la vostra ignoranza.

 

Giovanni Montemurro

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Colins e i suoi compagni di viaggio erano con noi il 27 dicembre agli Ipogei di piazza San Francesco per un workshop sull’integrazione, all’interno del festival “L’Ora degli Studenti”, organizzato da Giovanni e Roberto Colucci a cui hanno partecipato anche Carmine Bianchi e le associazioni Kafila e Tolbà.

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2 pensieri su “Insieme ai profughi: l’occasione che Matera non può perdere

  1. Alessandra Di Trani

    Spero che il vostro gesto non sia stato fatto solo per Matera 2019 (come molti vi stanno criticando magari per invidia o per ignoranza) ma che sia stato fatto per vostra volontà e per il vostro cuore. Complimenti 😉

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