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Da Matera bisogna partire

di Giuseppe Cicchetti

Da qualche mese ormai, Matera non è più quella di una volta.
Forse in città è cambiato poco. Certo, si respira un’aria migliore e tra i tanti pensieri quotidiani basta poco per essere contagiati da quel denso e travolgente entusiasmo che anima tutti coloro che hanno vissuto e vivono ogni giorno il sogno di Matera 2019, che hanno immaginato e compreso quale potesse essere il proprio contributo nel progetto collettivo, ancora tutto da costruire. Ma fuori, in particolare lontano dalla Basilicata e dal Meridione, Matera non è più quella sconosciuta città di un’altrettanto sconosciuta regione, di un triste e irrecuperabile Sud.

I materani che vivono lontano da casa, da qualche mese sorridono guardando sul telefono i messaggi degli amici più cari che dicono di aver visto Matera in TV, di aver riconosciuto la Capitale Europea della Cultura 2019 sul giornale o alla radio, tra le foto di Facebook e Instagram di cantanti e attori famosi. Loro poi si prenotano per venirti a trovare a Matera, e nel frattempo tanti turisti e viaggiatori in Italia e in Europa programmano le proprie vacanze in una terra lontana, tanto difficile da raggiungere. E mentre il mondo scopre la bellezza di una città abitata da millenni, tra gli esperti e gli appassionati di innovazione sociale aumenta la curiosità nei confronti di una comunità che con un progetto ambizioso (raccontato principalmente dal dossier #OpenFuture, sempre disponibile a questo link) vuole provare a sperimentare nuovi modelli di vita, di accesso alla cultura, di rapporto con i turisti cittadini temporanei, di politica e di sviluppo di un territorio.

E così si fanno avanti nuovi paradigmi tutti da immaginare, e tanti vecchi scetticismi non fanno fatica a riemergere. Da una parte si percepisce l’entusiasmo sincero di chi vorrebbe trovare in tutto questo la possibilità di mettere a disposizione le proprie competenze e la propria passione per un progetto collettivo; e dall’altra si riconosce facilmente l’egoismo di chi è pronto a investire, mettere su un Bed&Breakfast o un albergo di lusso, e sfruttare tutto questo per soddisfare un proprio interesse personale.

Tra queste e tante altre reazioni più o meno istintive, non è passato di moda un vecchio luogo comune. Prima dello scorso ottobre ci si lamentava perché troppi ragazzi erano costretti a partire da Matera e andare a studiare o a cercare lavoro lontano dalla Basilicata. Oggi ci si auspica che con l’appuntamento del 2019 non sia più così, che si possa evitare di partire, di emigrare, di fare questo sacrificio andando via da casa. Forse dovremmo riflettere un attimo in più su questo, pensarci un po’ su. Considerarlo un piccolo dilemma da affrontare – in quanto cittadini materani – a qualsiasi età, in particolare negli ultimi anni di scuola superiore, quando ci si prepara a quel gesto per noi percepito inizialmente come estremo e pesante, quasi una condanna da scontare.

Forse dalla Città dei Sassi bisogna andarsene. Da Matera bisogna continuare (o magari cominciare) a partire. Non deve mancare il coraggio di fare le valige e di cercare lontano dalla nostra città quello che ci manca. E questo è un atto di amore, non un insulto, né un’offesa.

“Dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa di diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo partiti. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.” ( da Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019)

Certo, se ne abbiamo le possibilità, se non sono vincoli di natura economica, o ancor più delicati, a impedircelo. E per quanto possono, la politica e la società devono impegnarsi a rimuovere questi ostacoli – nel pieno spirito dell’articolo 3 della Costituzione.

Ma bisogna partire, perché lontano da Matera c’è qualcosa che nella nostra Basilicata non c’è. Qualcosa di bello e di utile, che sta a noi riconoscere e portare a casa con fiducia e orgoglio. C’è anche qualcosa di brutto, da comprendere e da scongiurare, da tenere il più lontano possibile dalla nostra città. Esempi? La vivacità culturale e l’accoglienza riservata allo straniero che hanno reso internazionali tante città universitarie, da cui Matera e i materani potrebbero imparare. Oppure il turismo esagerato e asfissiante di cui vive (o forse muore, direbbe Salvatore Settis) una città come Venezia, da cui Matera dovrebbe altrettanto imparare.

Da Matera bisogna partire, anche perché il concetto di distanza è cambiato. Non è un caso che dentro #OpenFuture (nel dossier, nel significato di tanti progetti già avviati) si riconosca il valore di quell’infrastruttura immateriale che è Internet, degli alfabeti digitali come nuove forme di comunicazione e di approccio al nostro presente, del coding (programmazione informatica) come importante competenza (non soltanto) tecnica al nostro servizio, da imparare magari da piccoli come si fa nei CoderDojo lucani. La rete ci ha già cambiato la vita e oggi ci permette di sentirci vicini a chiunque, di costruire, di lavorare, di formarci, di conoscere, di approfondire. di contribuire, di collaborare, di partecipare. Certo, comunque non è come esserci di persona (ma ci sono sempre Ryanair e i treni prenotati con sufficiente anticipo).

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Da Matera bisogna partire, perché il nostro presente non è più quello dei nostri nonni a cui capitava di allontanarsi da casa soltanto per il viaggio di nozze, il servizio militare, le vacanze o per guadagnare qualcosa in più in Germania da spedire a casa; non è più quello dei nostri genitori ai quali prendere un aereo costava centinaia di migliaia di lire e il telefono era soltanto fisso. Da Matera bisogna partire, perché chi va a studiare all’estero non è necessariamente un “cervello in fuga”, ma forse qualcuno che vuole cogliere le opportunità che il mondo di oggi gli offre; perché chi sceglie di lavorare all’estero non sta emigrando, bensì cerca il suo posto nella società in un’altra regione dell’Europa (o del mondo). Forse la sfida è quella di diventare noi Matera, quel posto nel mondo in cui qualcuno, studenti o chiunque, potrebbe trovare (o ritrovare, per scelta e non per costrizione) se stesso, la sua vita, il suo futuro.

A Matera bisogna arrivarci da altrove per studiare, lavorare, imparare, sperimentare, vivere a un’altra velocità, pensare. Magari fare tutto questo nello stesso modo in cui lo si fa normalmente in altre parti del mondo. Oppure in un modo completamente nuovo e originale.

Se Matera 2019 servirà per non far partire e far restare a Matera tutti coloro che dai 19 anni (a volte anche prima o più tardi) decidono di andare via, forse avremo perso. Se Matera 2019 servirà a far tornare coloro che vorranno farlo dopo essere partiti, se servirà a far arrivare in città ragazzi giovani che potranno contribuire con le loro idee, la loro esperienza e la loro diversità allo sviluppo della città (insieme a chi, per un motivo o per un altro non se ne sarà mai andato o sarà tornato), allora forse avremo vinto.
Una cosa è certa: tutto dipende da noi.

Giuseppe Cicchetti

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Foto da Instagram:
Un ringraziamento a @aurelienzaccardi e @valentinofialdini
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Per una Biblioteca Provinciale a misura di Europa

Quasi due anni fa pubblicavamo alcuni articoli (link1link2) sul tema degli spazi della cultura a Matera e chi di noi ha fatto il rappresentante degli studenti alle scuole superiori, da ancora più tempo, si interessa alla questione degli orari della Biblioteca Provinciale “T. Stigliani” tra raccolte firme e incontri con le istituzioni.

Il tempo è passato e Matera è stata proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. L’ebbrezza generale che la nostra città ha vissuto dopo il 17 Ottobre è stata forse una delle più belle nella sua lunga storia e mentre la Fondazione Matera-Basicata 2019 ingrana la marcia e la città si prepara a intraprendere (o continuare) il suo cammino verso il 2019, siamo consapevoli che le generazioni più giovani possono continuare a contribuire (e forse farlo in maniera sempre più efficace) alla vita della nostra città, immaginandone e impegnandosi a costruirne una migliore.

Il tema degli spazi della cultura continua a appassionarci Continua a leggere

A man holds a placard which reads "I am Charlie" to pay tribute during a gathering at the Place de la Republique in Paris

#JeSuisCharlie e dintorni… (FOCUS)

Parigi, indietro di ventun’anni

Gennaio 1994.
All’interno dell’Intercontinental Hotel, durante l’assegnazione del “Ditale d’oro”, il clima è tutt’altro che tranquillo; Claudia Schiffer ha sfilato solo una settimana prima, indossando uno dei nuovi abiti firmati “Chanel”.
Cosa potrebbe esserci di tragico, cosa c’è di offensivo in questo?
La risposta è nell’abito, o meglio, sull’abito: l’orlo è stato decorato con dei versetti del Corano e questo, per i musulmani, è inammissibile.  Continua a leggere

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Esperimenti Culturali | #ourCapital

I nostri migliori anni sono appena cominciati e stiamo cercando di renderli degni del vigore e dell’entusiasmo tipici della giovinezza. D’altra parte, la fortuna aiuta gli audaci e così, dopo il primo festival “L’ora degli studenti”, organizzato l’anno scorso da noi ragazzi di Profumo di Svolta, abbiamo deciso di condividere con la cittadinanza un’ulteriore occasione di dialogo libero e di condivisione. 

Infatti domani 22 dicembre presenteremo l’ANTEPRIMA del festival #ourCapital “Cultura è partecipazione” che si svolgerà dal 27 al 30 dicembre a Matera. Cogliamo l’occasione per riabbracciare la nostra città durante le vacanze di Natale e per percepire questo nuovo clima che si respira a seguito della nomina a Capitale Europea della Cultura.

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Il programma completo dell’evento è sul nostro sito e tutti i dettagli sono sugli eventi facebook dedicati a #ourCapital.
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La gioventù è l’eterna speranza dell’umanità, perciò cerchiamo di rendere la generazione di cui facciamo parte meritevole della fiducia che deve ricevere per il progresso collettivo. Per questa ragione abbiamo progettato il prossimo festival, nonostante viviamo in diverse città d’Italia e d’Europa, siamo stati mossi dalla voglia di condividere queste giornate di festa nella nostra città, insieme, ancora una volta. Abbiamo deciso di tentare, perché il coraggio é contagioso, come l’indifferenza e la passività. Continua a leggere

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#ourCapital – pronti per tornare a Matera?

Dove ci eravamo lasciati? Ah ecco, un anno fa vi abbiamo tenuto compagnia nel periodo delle feste natalizie con “L’ora degli Studenti”, un piccolo festival organizzato insieme a tanti altri amici.

Senza troppe pretese ci riproviamo anche quest’anno!
E dalle tante città d’Italia e d’Europa dove ci troviamo abbiamo messo insieme le nostre forze, coinvolto altri partner che come noi hanno voglia di impegnarsi e proporre qualcosa per rendere più vivo e attivo il nostro territorio. Ci piace l’idea di passare insieme un periodo importante come quello natalizio, quando tanti giovani materani che vivono lontano tornano a casa per le feste, per incontrarci e conoscerci meglio tra gruppi e associazioni, per riflettere sul nostro territorio e sul nostro futuro, per confrontarci, per approfondire tanti temi e conoscere meglio Matera. E per divertirci, naturalmente.

E’ così che nasce il festival #ourCapital – Cultura è partecipazione.

Un anno fa Matera era candidata a diventare la Capitale Europea della Cultura del 2019 e noi provavamo a dare il nostro contributo parlando di cittadinanza attiva, accoglienza e integrazione, rispetto dell’ambiente, destinazione degli spazi pubblici e di una città più aperta ai giovani.

Oggi qualcosa è cambiato. Matera ha vinto, ma sempre bisogno di noi. Ha bisogno della creatività, dell’energia e della vitalità dei materani (e non solo): in particolare di quelli più giovani. Perché il futuro si scrive insieme (come ci suggeriva il primo dossier di candidatura), partendo dalle cose apparentemente più piccole e semplici, ma provando a fare sempre un passo in avanti.

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Il programma completo degli eventi è disponibile qui sul sito. Mentre tutti i dettagli e gli aggiornamenti in diretta li trovate su Facebook: sulla pagina ufficiale dell’evento.

Sono tanti i partner che contribuiscono alla realizzazione del festival, ma vogliamo ringraziarne uno in particolare: l’Hemingway’s Bistrot che ospiterà la maggior parte dei nostri eventi e ci accompagnerà in questo nuovo esperimento!

Download (PDF, 2.2MB)

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Matera 2019: le valutazioni della giuria (traduzione)

Traduzione dal documento ufficiale pubblicato sul sito web della Commissione Europea.

Riguardo Matera…

«La commissione giudicante ha apprezzato l’analisi strategica di Matera, come piccola città tra quelle europee di media grandezza, con un pubblico relativamente passivo nei confronti della cultura importata dalle grandi città. L’intento di essere in prima linea tra chi si impegna per rendere accessibile la cultura, specialmente attraverso nuove tecnologie e apprendimento, è visionario. Conduce ad un ambizioso, sebbene rischioso, programma.

La giuria ha notato il forte supporto della Regione e delle municipalità locali, sia in termini finanziari che di partecipazione ai progetti in programma. La reale disponibilità del 70% dei finanziamenti, a prescindere dall’esito della competizione, è una chiara dimostrazione della centralità del programma ECOC per lo sviluppo della città e della Regione. È uno dei più chiari esempi, in anni recenti, di come il programma di un candidato sia parte di un piano strategico più che della semplice partecipazione ad una competizione.

Il programma ha molte caratteristiche forti. La commissione è stata impressionata dalla vivacità e dall’innovazione dell’approccio artistico. Ci sono diversi progetti che hanno il potenziale di attirare un più ampio e variegato pubblico europeo, tra cui la grande mostra del Rinascimento Meridionale (Southern Renaissence exhibition). La giuria ha riconosciuto il coinvolgimento delle istituzioni e organizzazioni culturali tradizionalmente intese e specialmente il cambiamento di usi e costumi già in corso. Questo approccio potrebbe avere una larga applicazione dal punto di vista delle istituzioni culturali europee.

La commissione ha inoltre riconosciuto la forte focalizzazione sulla tecnologia digitale che nel 2019 sarà molto più prevalente nei settori culturali e sociali rispetto ad ora. Il programma oscilla tra un canale tv online, la digitalizzazione di archivi del patrimonio e club di coding per ragazzi. Questo rappresenta il guardare avanti attraverso un approccio innovativo per un’ECOC.

La commissione è stata impressionata da come quella che è stata inizialmente un’iniziativa dei cittadini si sia sviluppata in un elemento centrale formale della città e della pianificazionedella Regione. Questa connessione della partecipazione dei cittadini con obiettivi culturali e sociali è continuata nel programma di sviluppo.

La politica di inclusione sarà graduale e pone l’accento sul portare coloro i quali sono spesso esclusi dalla cultura all’interno di progetti comuni piuttosto che creare diversi progetti paralleli. È evidente l’iniziativa che coinvolge persone anziane e giovani attraverso un processo didigitalizzazione. La commissione ha apprezzato la forte intenzione di mettere in primo piano la partecipazione attiva e il co-design. Il progetto di candidatura prevede anche un bando aperto. Questo spesso porta a correre il rischio che le priorità locali dominino i criteri per il titolo di Capitale Europea. La commissione ha apprezzato l’uso di mediatori culturali e una commissione di garanzia per elaborare insieme le idee acquisite da bandi aperti rendendole progetti più convincenti.

I progetti evidenziati nel dossier dimostrano una buona diffusione di partner e co-produzioni europee.  Ci sono progetti che coinvolgono artisti e operatori culturali provenienti dal Mediterraneo orientale e del Sud. Sono inclusi aspetti culturali europei con caratteri comuni come ad esempio la luce, i rumori e le città rurali abbandonate. Il dossier è più debole nell’esplorare la diversità tra le culture europee che permetterebbe ai cittadini di Matera possano conoscerla e apprezzarla.

La giuria ha dubbi riguardo la capacità di Matera di gestire il grande numero di progetti e eventi che una Capitale Europea delle Cultura deve prevedere. Il dossier riconosce queste mancanze, infatti la necessità di strutture capienti è uno degli obbiettivi principali nel settore della cultura e della pubblica amministrazione. Durante la spiegazione del dossier la commissione è stata informata di un progetto per la formazione di un certo numero di responsabili di progetto che è andato a dissipare, ma non completamente, tali preoccupazioni. La commissione è stata comunque colpita da questo progetto come esempio di un modo innovativo di lavorare attraverso nuovi metodi più aperti (es. il programma di rafforzamento dei servizi pubblici di Matera).

La giuria ha considerato l’intenzione di incrementare il turismo da un numero di 200 mila a un numero di 600 mila visitatori annui e i possibili sviluppi per il fragile ecosistema regionale. La stessa è stata informata e rassicurata grazie ad una ricerca che afferma che 600 mila è un numero di visitatori sostenibile.

Le previsioni finanziarie sono considerevoli e oltre il 70% delle risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del dossier sono già state fornite dalla Fondazione, indipendentemente dal risultato della competizione. L’intento di coinvolgere i cittadini della città e della regione che emigrano, riconoscendogli il ruolo di ambasciatori e di fonte di raccolta fondi, è stato riconosciuto innovativo.»

(traduzione a cura di V. De Nittis, P. De Ruggeri, V. Ventura, V. Vaccaro)
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Contro la dittatura dei muri grigi

Viviamo in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente peculiari da renderla unica al mondo.
Viviamo, allo stesso tempo, in una città che ha delle caratteristiche architettoniche talmente comuni da renderla uguale a tutte le altre.

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Un’evidenza di questa immortale e comune dialettica tra Matera, come luogo specifico e unico nel suo genere, e il “non luogo”, uguale a se stesso ovunque esso sia, si può trovare nelle anonime facciate cieche e grigie che affliggono la nostra città. Sono luoghi verticali, non direttamente abitali ma vissuti quotidianamente.
Sono case, interi palazzi, scuole, edifici pubblici e Continua a leggere

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Matera 2019: a una settimana dal sogno

di Marina Gemma

“Va bene, confesso, sono nato in Basilicata. Si, la Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata.” (Basilicata coast to coast)

“Libertà è partecipazione” cantava il caro signor G e a una settimana dal nostro venerdì 17 a Matera possiamo certo parafrasare dicendo “cultura è partecipazione”.
O meglio: è la partecipazione a creare cultura, ma anche tanta confusione.

Spero di non offendere nessuno con questa banale considerazione: dalla nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 sono esplosi commenti pieni di gioia, aspettative, ma anche di polemiche da parte di materani e non; Continua a leggere

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Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019

di Giuseppe Cicchetti

Oggi, 17 Ottobre 2014 si decide quale tra le 6 città finaliste sarà nominata Capitale Europea della Cultura. Matera è ancora in corsa, e addirittura è data come favorita in alcune classifiche parziali. Le emozioni e le sensazioni di queste ultime ore saranno irripetibili perché, comunque vada, sabato 18 Ottobre Matera non sarà più la stessa di prima. Vincitrice o perdente che sia, Matera guarderà al futuro pensando a questi ultimi anni come a un periodo intenso di riflessione e di azione in vista di un (non troppo lontano) futuro. E’ per questo che consiglio a ogni materano, a ogni lucano di ritagliarsi qualche minuto della propria giornata per pensare al futuro della città e della propria regione, alle proprie aspettative, perché soltanto in queste ore, forse, riuscirà a farlo a “mente fresca”. Intanto io vi propongo un elenco di 10 cose (soltanto alcune delle cose) che negli ultimi anni ho imparato dall’interno e dall’esterno dell’ambizioso progetto di Matera 2019. Spero possano essere proprio queste un primo spunto di riflessione.

1. Non basta essere di Matera, non basta amare follemente la propria città per essere la persona più adatta a farla crescere.
Abbiamo bisogno di uomini e donne non materani, non lucani, non italiani per riuscire a apprezzare ancora di più il nostro patrimonio culturale, per comprendere la nostra grandezza. Come avrebbe mai potuto un materano, ad esempio, fare riferimento alla propria città come a una capitale mondiale dell’ospitalità, quando per noi lucani l’accoglienza è la normalità. Se non scopriamo e non sperimentiamo le nostre unicità, l’eccezionalità di ciò che ci rende speciali, non potremo mai apprezzare noi stessi abbastanza. E l’apertura con l’esterno, le porte aperte a nuovi cittadini, la volontà di fidarsi di chi potrebbe conoscere la nostra terra non abbastanza quanto noi stessi ha risvolti positivi sullo sviluppo sociale, turistico, culturale, anche dal punto di vista economico e imprenditoriale. Chi, se non un “forestiero”, può portare qualcosa di nuovo e innovativo tra i cittadini abituali di un certo luogo?

2. Il fatto che i giovani non devono allontanarsi dalla Basilicata è una cazzata.
Dobbiamo farlo: dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa di diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo partiti. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.

3. L’entusiasmo dei più giovani è il futuro.
Certo, non può prescindere dall’esperienza, dai consigli e dai valori di chi ormai non ha più l’età o la forza di esserlo. Ma è con l’apertura mentale dei più giovani, con la loro propensione all’innovazione che ci si prepara per un avvenire migliore. E soprattutto con la loro libertà: la libertà di seguire i propri sogni, di mandare a fanculo chi pretende di aver già pensato per loro un futuro diverso da quello che essi stessi stanno sognando e che magari hanno già cominciato a costruire. La libertà di guardare negli occhi qualcuno con qualche capello bianco di troppo, ascoltare la sua opinione e poi, dandogli del tu, del lei, del voi, esprimere la propria opinione, proponendogli il proprio punto di vista e motivandolo. Se questi due uomini continueranno a confrontarsi con rispetto, educazione, onestà, sincerità e con la voglia di dialogare senza alcuna barriera: allora in quel momento, in quella conversazione qualcuno starà ponendo le fondamenta di un futuro migliore.

4. Non si può restare soli.
Oggi, un gruppo di persone che lavora isolato, che organizza iniziative, che scrive, che pensa e che progetta da solo si sta precludendo troppe opportunità. “Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee” (G.B. Shaw). Ma due idee non bastano, sappiamolo. Ci sono state tante occasioni, su piattaforme di discussione reali o virtuali, per collaborare, per conoscere nuove persone che magari avevano i nostri stessi obiettivi, per unire progetti, per poter contare su qualcun altro, per accorgersi che fare qualcosa insieme è sicuramente meglio.

5. Il web è un nuovo punto di partenza.
Sapersi muovere tra social network, piattaforme, community, blog e cloud come utenti attivi (soprattutto) e passivi – quello che potremmo riassumere con ‘conoscere i nuovi alfabeti digitali’ – è come saper leggere e scrivere, fare di conto, conoscere una seconda lingua. E se il CoderDojo è una speranza, la wikicrazia è una sfida.

6. L’importanza di raccontarsi.
Perché il web ci aiuta anche a uscire dall’isolamento attraverso lo storytelling. A volte fare qualcosa di buono, essere soddisfatti di un progetto portato a buon fine potrebbe non essere abbastanza. Nasciamo come uomini che trovano nella condivisione e nello scambio un motivo di vita, un pretesto per instaurare nuovi legami per conoscere e apprendere, confrontarsi e crescere. Raccontare significa riempire i dibattiti pubblici di positività e di propositività, porre le basi per future sinergie, innescare la miccia di un meccanismo che attraverso esempi e esperimenti mantiene viva la società, la colora e la rende più stimolante.

7. Non chiedere il permesso.
Se sono nate Profumo di Svolta a Matera, Vox Populi a Grassano e altre realtà più o meno diverse (come anche l’appena nata e già super attiva sul web Matera Inside), vuol dire che in ogni centro abitato della Basilicata può nascere un gruppo di ragazzi che prova a fare qualcosa di buono per la propria (più o meno grande) realtà. La comunità beneficerà di questa realtà direttamente o indirettamente e forse il destino dei centri abitati della Basilicata non sarà quello inesorabile toccato a Craco Vecchia. Dobbiamo comprendere che amare la propria terra è tutto tranne che starsene con le mani in mano, perché da qualche parte del mondo qualcuno starà lavorando, progettando, costruendo per la terra che ama.

8. Le basi.
Cultura prima di essere letteratura, poesia, arte, architettura (ecc…) è igiene, rispetto per l’ambiente, accoglienza, rispetto per il nostro passato, per le persone con cui viviamo ogni giorno. E’ vita, dialogo, confronto educato. Perché in una città ci sarà sempre chi si lamenta (senza fare nulla), chi critica (senza farsi un esame di coscienza), chi offende (pretendendo di essere rispettato), chi penserà che il frutto del suo lavoro valga di più di quello di altri, che i fondi pubblici sono spesi bene soltanto se sono spesi direttamente per me. Il segreto non è far parte di questa ala della società e non è pensare a cosa la società può fare per me, ma a cosa posso fare io per la società (JFK).

9. “La differenza tra il dire e il fare è il fare” (cit.)
Perché nel fare qualcosa di buono, qualcuno sarà pronto a seguirti, spezzando pregiudizi, campanilismi, frustrazioni e trovando nuove motivazioni.

10. Pensare al futuro.
Avere sempre una visione a lungo termine, anche se quello che sto facendo ha bisogno di me adesso. Agire nel presente con un obiettivo più o meno definito nel futuro, che sia esso individuale o collettivo. Questo ci spingerà sempre più a tenerci aggiornati, restare al passo con i tempi, guidare l’innovazione. Ed essere consapevoli di impegnarsi, a volte, per quello che potrebbe essere soltanto un pretesto. Diventare Capitale Europea della Cultura sarà un traguardo, un titolo, un motivo per festeggiare. O forse non lo sarà, soltanto tra poche ore lo sapremo. Adesso invece sappiamo soltanto che è stato un pretesto per conoscere meglio se stessi, riscoprire le proprie origini, pensare al futuro con fiducia e con delle nuove consapevolezze.

Giuseppe Cicchetti

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fonti foto: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=684748554954587&set=a.184321954997252.41032.100002583465294