Archivio tag: cultura

centrale del latte foto

Per fare un passo in avanti. Il Centro per le Arti Urbane

In questi anni il nostro status di studenti fuori sede si è modificato: alcuni di noi hanno portato a termine gli studi, altri stanno continuando il loro percorso di formazione in Università e centri di ricerca in Italia, in Europa e nel resto del mondo. Siamo i protagonisti di un fondamentale processo di evoluzione socio-culturale: abbiamo la possibilità di viaggiare, studiare, conoscere, ma desideriamo che in questa variegata rosa di opportunità ce ne sia anche un’altra. Si tratta di un’utopia del presente che potrà diventare una realtà nel futuro. Sono tre anni che ci confrontiamo e cresciamo, ci impegniamo concretamente per il nostro territorio anche quando – quasi sempre – siamo distanti, perché la lontananza non annebbia le nostre speranze.

Lungi dalla retorica dei cervelli in fuga o dall’elenco delle carenza del territorio, manteniamo uno spirito propositivo.
Siamo ben consci che Capitale Europea della Cultura non significhi “lavoro assicurato” e che il titolo acquisito non ci iscriva automaticamente in una lista di collocamento speciale, basata solo sulla natalità in un determinato Comune. E’, infatti, necessario da parte di tutti un apporto decisivo, pragmatico, perché i ponti sono stati creati, ma spetta a noi contribuire al loro sviluppo concreto.

Stiamo vivendo il mondo e stiamo crescendo, attraverso le esperienze più disparate, come cittadini del mondo. Siamo convinti che forse le occasioni da cogliere in quanto giovani generazioni non debbano essere legate all’aprire nuove strutture ricettive: è n’aspirazione che non ci appartiene, non è il modo in cui possiamo nutrire il nostro territorio, facendo fruttare quello che continuiamo ad imparare ogni giorno. Pertanto siamo a lungo posti due sole, ma fondamentali,  domande:

Cosa ci mancava, quando eravamo a Matera da liceali?
Cosa ci mancherà, quando torneremo?

Ne abbiamo parlato a lungo, ci siamo confrontati e scontrati in base alle esperienze che stiamo vivendo e agli uomini che stiamo diventando; da tempo custodiamo questa proposta sulla quale siamo sempre più compatti e convinti. E’ una proposta e come tale manca di riferimenti economici ma siamo pienamente convinti che sia realizzabile e sostenibile (anche attraverso l’appoggio di partner privati e istituzionali, come nel caso di alcuni progetti realizzati altrove di cui parleremo più avanti). Qualora ci fosse un reale interesse ad approfondire la faccenda da parte del soggetto pubblico, noi siamo pronti per metterci al lavoro e dimostrare quanto detto poco sopra.

Quasi due anni fa abbiamo pubblicato una proposta per realizzare a Matera un’aula studio pubblica e gratuita, pensata per gli studenti, ma fruibile da parte di tutti i cittadini.
Oggi vogliamo provare ad andare oltre: sognare non costa nulla e la proposta – per quanto ci riguarda – non è adagiata sulle nuvole. Per semplicità, chiameremo questo spazio “Centro per le Arti Urbane” (CAU): un punto di riferimento, in primo luogo, per la comunità studentesca materana, ma che proponga una programmazione artistica di livello che coinvolga tutte le fasce della cittadinanza. L’obiettivo è costruire un centro nel quale sia possibile provare a sperimentare le diverse attività che, ad oggi, non trovano sfogo in città; uno spazio in cui organizzare mostre, performance ed eventi di qualunque tipo, mantenendo alti standard qualitativi attraverso la leale collaborazione con le istituzioni culturali locali ed europee. Un centro polifunzionale che preveda corsi formativi e attività, oltre che uno spazio di produzione.

All’interno del CAU ci sarebbe una zona riservata ai concerti da adeguare al tipo di musica e all’affluenza prevista, sale prove attrezzate, un’aula studio, una rampa da skate, un laboratorio di stampa e incisione, uno spazio relax e una zona esposizione: tutto all’interno di un contenitore progettato con passione in ogni piccolo particolare, aperto a tutti e amministrato con trasparenza. Abbiamo pensato da tempo al luogo ideale per questo progetto: l’ ex Centrale del Latte di Matera.

Abbiamo cercato di focalizzare le idee per essere più concreti:

  1. Il recupero della fabbrica restituirebbe uno spazio abbandonato a favore della città, che potrebbe diventare uno spunto ideale anche per altri centri urbani;
  2. Il nostro progetto si situerebbe nel cuore di uno dei rioni più attivi della città, anche dal punto di vista musicale;
  3. La posizione è ottimale, perché manterrebbe un rapporto quotidiano con lo scuole, partner fondamentali del progetto;

Centrale - scuole

  1. Nei pressi si trova un parcheggio multipiano:

Centrale - Parcheggio

E’ ormai vastissima la letteratura relativa ai recuperi di edifici industriali da adibire a centri culturali: i benefici sono indubbi, a patto che la gestione sia chiara e vada oltre un provincialismo culturale che respinge gli influssi e le contaminazioni dall’esterno. La Centrale, infatti, ambisce a diventare uno spazio aperto, che attragga artisti di passaggio durante i loro tour nel Sud Italia o che appositamente decidano di esibirsi a Matera. La Centrale accoglierebbe eventi vari e non casuali, cosicché anche i più giovani – che tutt’ora non hanno adeguati spazi dove esibirsi e confrontarsi con il pubblico – possano portare in scena le loro abilità musicali ed artistiche. Molto spesso c’è del talento che non trova l’ambiente adatto per emergere. Noi vorremmo contribuire a realizzare questa reciproca crescita culturale.

Delle recenti esperienze, per alcuni aspetti simili a quella che è la nostra idea per la Centrale del Latte, si può citare il progetto Santeria Social Club, riferimento per la vita culturale milanese. Esso è nato proprio grazie alla vittoria di un bando del Comune per l’assegnazione e la riqualificazione di una vecchia concessionaria. In tema di Capitali Europee della Cultura, il New Horizons Cinema è un “Art House Cinema” e uno dei simboli del progetto di Wrocław, ECoC per il 2016. Oltre ad avere una regolare programmazione, ospita proiezioni di lavori sperimentali e classici, ha programmi di educazione cinematografica per studenti di tutte le età, ospita mostre e concerti, ed è un luogo che rientra nelle abitudini quotidiane della popolazione giovanile della città. 

Sappiamo quanto separi città come Milano e Wrocław dalla nostra realtà: certamente la densità demografica, che rende sostenibile nel medio-lungo termine un progetto così ambizioso; una maggiore vicinanza ai grandi centri di produzione artistica, che rende possibile accorciare sensibilmente i tempi e i costi.

Siamo, però, convinti che un lavoro serio e di ampio respiro possa permettere di superare queste difficoltà, consegnando alla città un cuore pulsante di creatività e vitalità, che incuriosisca e diventi quel puntino che, ad oggi, manca nelle mappe dei tour musicali e teatrali. Con sincera modestia e impegno serio vorremmo diventare un punto di riferimento, un incentivo concreto per investire su un possibile orizzonte del nostro futuro, perché siamo giovani, perché siamo materani, perché crediamo fortemente nella vera essenza della cultura.

Mauro Acito

mauro

10423798_842885145732119_864173675206448995_n

Matera 2019: a una settimana dal sogno

di Marina Gemma

“Va bene, confesso, sono nato in Basilicata. Si, la Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata.” (Basilicata coast to coast)

“Libertà è partecipazione” cantava il caro signor G e a una settimana dal nostro venerdì 17 a Matera possiamo certo parafrasare dicendo “cultura è partecipazione”.
O meglio: è la partecipazione a creare cultura, ma anche tanta confusione.

Spero di non offendere nessuno con questa banale considerazione: dalla nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 sono esplosi commenti pieni di gioia, aspettative, ma anche di polemiche da parte di materani e non; Continua a leggere

10703773_684748554954587_4023778838325779776_nkk

Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019

di Giuseppe Cicchetti

Oggi, 17 Ottobre 2014 si decide quale tra le 6 città finaliste sarà nominata Capitale Europea della Cultura. Matera è ancora in corsa, e addirittura è data come favorita in alcune classifiche parziali. Le emozioni e le sensazioni di queste ultime ore saranno irripetibili perché, comunque vada, sabato 18 Ottobre Matera non sarà più la stessa di prima. Vincitrice o perdente che sia, Matera guarderà al futuro pensando a questi ultimi anni come a un periodo intenso di riflessione e di azione in vista di un (non troppo lontano) futuro. E’ per questo che consiglio a ogni materano, a ogni lucano di ritagliarsi qualche minuto della propria giornata per pensare al futuro della città e della propria regione, alle proprie aspettative, perché soltanto in queste ore, forse, riuscirà a farlo a “mente fresca”. Intanto io vi propongo un elenco di 10 cose (soltanto alcune delle cose) che negli ultimi anni ho imparato dall’interno e dall’esterno dell’ambizioso progetto di Matera 2019. Spero possano essere proprio queste un primo spunto di riflessione.

1. Non basta essere di Matera, non basta amare follemente la propria città per essere la persona più adatta a farla crescere.
Abbiamo bisogno di uomini e donne non materani, non lucani, non italiani per riuscire a apprezzare ancora di più il nostro patrimonio culturale, per comprendere la nostra grandezza. Come avrebbe mai potuto un materano, ad esempio, fare riferimento alla propria città come a una capitale mondiale dell’ospitalità, quando per noi lucani l’accoglienza è la normalità. Se non scopriamo e non sperimentiamo le nostre unicità, l’eccezionalità di ciò che ci rende speciali, non potremo mai apprezzare noi stessi abbastanza. E l’apertura con l’esterno, le porte aperte a nuovi cittadini, la volontà di fidarsi di chi potrebbe conoscere la nostra terra non abbastanza quanto noi stessi ha risvolti positivi sullo sviluppo sociale, turistico, culturale, anche dal punto di vista economico e imprenditoriale. Chi, se non un “forestiero”, può portare qualcosa di nuovo e innovativo tra i cittadini abituali di un certo luogo?

2. Il fatto che i giovani non devono allontanarsi dalla Basilicata è una cazzata.
Dobbiamo farlo: dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa di diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo partiti. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.

3. L’entusiasmo dei più giovani è il futuro.
Certo, non può prescindere dall’esperienza, dai consigli e dai valori di chi ormai non ha più l’età o la forza di esserlo. Ma è con l’apertura mentale dei più giovani, con la loro propensione all’innovazione che ci si prepara per un avvenire migliore. E soprattutto con la loro libertà: la libertà di seguire i propri sogni, di mandare a fanculo chi pretende di aver già pensato per loro un futuro diverso da quello che essi stessi stanno sognando e che magari hanno già cominciato a costruire. La libertà di guardare negli occhi qualcuno con qualche capello bianco di troppo, ascoltare la sua opinione e poi, dandogli del tu, del lei, del voi, esprimere la propria opinione, proponendogli il proprio punto di vista e motivandolo. Se questi due uomini continueranno a confrontarsi con rispetto, educazione, onestà, sincerità e con la voglia di dialogare senza alcuna barriera: allora in quel momento, in quella conversazione qualcuno starà ponendo le fondamenta di un futuro migliore.

4. Non si può restare soli.
Oggi, un gruppo di persone che lavora isolato, che organizza iniziative, che scrive, che pensa e che progetta da solo si sta precludendo troppe opportunità. “Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee” (G.B. Shaw). Ma due idee non bastano, sappiamolo. Ci sono state tante occasioni, su piattaforme di discussione reali o virtuali, per collaborare, per conoscere nuove persone che magari avevano i nostri stessi obiettivi, per unire progetti, per poter contare su qualcun altro, per accorgersi che fare qualcosa insieme è sicuramente meglio.

5. Il web è un nuovo punto di partenza.
Sapersi muovere tra social network, piattaforme, community, blog e cloud come utenti attivi (soprattutto) e passivi – quello che potremmo riassumere con ‘conoscere i nuovi alfabeti digitali’ – è come saper leggere e scrivere, fare di conto, conoscere una seconda lingua. E se il CoderDojo è una speranza, la wikicrazia è una sfida.

6. L’importanza di raccontarsi.
Perché il web ci aiuta anche a uscire dall’isolamento attraverso lo storytelling. A volte fare qualcosa di buono, essere soddisfatti di un progetto portato a buon fine potrebbe non essere abbastanza. Nasciamo come uomini che trovano nella condivisione e nello scambio un motivo di vita, un pretesto per instaurare nuovi legami per conoscere e apprendere, confrontarsi e crescere. Raccontare significa riempire i dibattiti pubblici di positività e di propositività, porre le basi per future sinergie, innescare la miccia di un meccanismo che attraverso esempi e esperimenti mantiene viva la società, la colora e la rende più stimolante.

7. Non chiedere il permesso.
Se sono nate Profumo di Svolta a Matera, Vox Populi a Grassano e altre realtà più o meno diverse (come anche l’appena nata e già super attiva sul web Matera Inside), vuol dire che in ogni centro abitato della Basilicata può nascere un gruppo di ragazzi che prova a fare qualcosa di buono per la propria (più o meno grande) realtà. La comunità beneficerà di questa realtà direttamente o indirettamente e forse il destino dei centri abitati della Basilicata non sarà quello inesorabile toccato a Craco Vecchia. Dobbiamo comprendere che amare la propria terra è tutto tranne che starsene con le mani in mano, perché da qualche parte del mondo qualcuno starà lavorando, progettando, costruendo per la terra che ama.

8. Le basi.
Cultura prima di essere letteratura, poesia, arte, architettura (ecc…) è igiene, rispetto per l’ambiente, accoglienza, rispetto per il nostro passato, per le persone con cui viviamo ogni giorno. E’ vita, dialogo, confronto educato. Perché in una città ci sarà sempre chi si lamenta (senza fare nulla), chi critica (senza farsi un esame di coscienza), chi offende (pretendendo di essere rispettato), chi penserà che il frutto del suo lavoro valga di più di quello di altri, che i fondi pubblici sono spesi bene soltanto se sono spesi direttamente per me. Il segreto non è far parte di questa ala della società e non è pensare a cosa la società può fare per me, ma a cosa posso fare io per la società (JFK).

9. “La differenza tra il dire e il fare è il fare” (cit.)
Perché nel fare qualcosa di buono, qualcuno sarà pronto a seguirti, spezzando pregiudizi, campanilismi, frustrazioni e trovando nuove motivazioni.

10. Pensare al futuro.
Avere sempre una visione a lungo termine, anche se quello che sto facendo ha bisogno di me adesso. Agire nel presente con un obiettivo più o meno definito nel futuro, che sia esso individuale o collettivo. Questo ci spingerà sempre più a tenerci aggiornati, restare al passo con i tempi, guidare l’innovazione. Ed essere consapevoli di impegnarsi, a volte, per quello che potrebbe essere soltanto un pretesto. Diventare Capitale Europea della Cultura sarà un traguardo, un titolo, un motivo per festeggiare. O forse non lo sarà, soltanto tra poche ore lo sapremo. Adesso invece sappiamo soltanto che è stato un pretesto per conoscere meglio se stessi, riscoprire le proprie origini, pensare al futuro con fiducia e con delle nuove consapevolezze.

Giuseppe Cicchetti

(segui Profumo di Svolta anche su facebook)

fonti foto: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=684748554954587&set=a.184321954997252.41032.100002583465294
Schermata 2014-05-29 alle 05.14.31

Matera capitale di che?

Matera è candidata a Capitale Europea della Cultura nel 2019.
Si, ma di quale Cultura?

Spesso siamo abituati a considerare cultura tutto ciò che ha un retrogusto antico. A scuola ci abituano a considerare cultura i classici della letteratura italiana e internazionale. Visitiamo la nostra regione, il nostro Paese, in lungo e in largo alla ricerca di quella cultura incastonata nei siti e nei reperti archeologici, quella che trasforma i musei in templi sacri. Templi nel vero senso dell’etimologia greca – da temno (separare): una cultura separata dalla vita di tutti i giorni. Siamo abituati a riconoscere la cultura in tutto quello che il passato ci ha consegnato in eredità: nei grandi nomi della letteratura, dell’arte, dell’architettura. Nei poeti e nei filosofi, nei popoli che prima di noi hanno abitato la nostra terra e hanno lasciato una loro impronta ancora oggi visibile.

Ma c’è un’altra Cultura, o meglio un altro modo di intendere la cultura.
Quando i Greci hanno eretto le Tavole Palatine a Metaponto, i Romani il Colosseo a Roma; quando Dante ha composto la Divina Commedia, Alessandro Manzoni I Promessi Sposi; quando Leonardo ha dipinto la Gioconda, Antonio Canova scolpito Amore e Psiche; quando gli artisti che appartengono alla migliore tradizione artistica e culturale italiana hanno dato sfogo alla propria forza creativa e perizia tecnica si rivolgevano agli uomini del proprio tempo, forse inconsapevoli di lasciare in eredità ai posteri e al genere umano i loro capolavori. Oggi cultura è anche valorizzare quello che il nostro passato ci ha consegnato e che dobbiamo custodire gelosamente. Ma cultura è soprattutto la capacità di vivere il presente e generare un prodotto culturale contemporaneo che possa essere riconosciuto e reso fruibile per gli uomini e le donne che vivono quest’era turbolenta. Qualcosa da consegnare con orgoglio e fiducia alle future generazioni.

Se in Italia non è facile farsi strada con questa idea diversa di cultura, mi piace guardare Matera con tanta speranza.

Quante speranze abbiamo di diventare Capitale della Cultura sfidando Ravenna sul campo dell’arte o dell’architettura? Ravenna, che è già stata Capitale. Si, più di un millennio fa, dell’Impero Romano d’Occidente. Quante possibilità abbiamo di vincere contro Siena, magari sul campo dell’architettura urbana sulla bellezza del suo centro storico medievale?

Forse è proprio partendo dai Sassi che possiamo riconoscere l’unica vera cultura di cui possiamo diventare Capitale. Andate nei Sassi, magari prendendo la discesa di Sant’Agostino, e fermatevi davanti a uno dei tanti punti panoramici che forse nessun’altra città al mondo è in grado di regalarvi. Ma non accontentatevi di questo, guardate oltre: non è sufficiente far innamorare qualcuno di un paesaggio per diventare Capitale della Cultura, non è sufficiente ingannare i sensi e stordire chiunque si fermi a ammirare i Sassi di Matera per la prima volta, e poi per la seconda e la terza e ancora.

L’immagine dei Sassi con accanto la Gravina e poi la Murgia è la rappresentazione perfetta di armonia tra l’uomo e la natura. L’immagine di un uomo che ha cominciato a modellare il luogo in cui avrebbe vissuto con consapevole, e a volte anche inconsapevole, dedizione. E con il passare del tempo ha lasciato la sua impronta avendo cura di quella che sarebbe diventata la sua casa, la casa dei suoi figli e dei suoi nipoti. Un uomo con una predisposizione naturale alla bellezza e all’armonia ha scavato la roccia e costruito tufo su tufo la sua casa, abbellito chiese e innalzato campanili, organizzato vicoli e piazze, cortili e vicinati. Un uomo profondamente ignorante, che ignorava fino a un centinaio di anni fa l’esistenza di un alfabeto, ha ricreato un sistema di canalizzazione delle acque che sarebbe diventato nel 1993 patrimonio dell’UNESCO e dell’Umanità. Come il torrente che gli scorreva affianco, lui ha abitato quel luogo e pian piano lo ha modificato a seconda delle sue necessità, segnando un solco che le generazioni future avrebbero reso sempre più profondo con una staffetta millenaria.

Matera, sassi e gravina

Oggi questo panorama ci regala l’immagine di qualcosa che forse non troveremo da nessun’altra parte nel mondo. La cultura del vivere a un’altra velocità rifiutando la frenesia contemporanea, la cultura di un luogo nel cuore di una città dove il suono della acqua del torrente Gravina che scorre e più forte di quello del rombo di un’automobile, un luogo dove forse le automobili rumorose non sono il futuro, dove bastano pochi minuti per essere nella natura incontaminata.

Ma soprattutto i Sassi sono un luogo dove le ultime generazioni hanno saputo raccogliere il testimone di quelle precedenti. Senza snaturare il frutto di quella cultura antica, oggi nei Sassi si continua a vivere: tanti materani hanno la propria casa, il proprio ufficio; ci sono ristoranti, pizzerie, pub; i luoghi dove vengono accolti i turisti, dai B&B agli hotel a cinque stelle. Nei Sassi ci sono compagnie teatrali, sedi di associazioni, incubatori di imprese e centri culturali. Ci sono botteghe di artigiani. L’arte cristiana è nelle chiese e nelle edicole nascoste tra i vicoletti. Nei Sassi c’è chi si è inventato il museo della civiltà contadina e chi ha creato uno spazio di co-working iperconnesso con il mondo intero. Nei Sassi si incontra la cultura del passato con quella del futuro.

Non è difficile comprendere come la stessa immagine dei Sassi appena proposta possa essere la rappresentazione di un prodotto culturale collettivo contemporaneo, soprattutto partendo dalla splendida definizione di cultura che l’UNESCO istituiva nel 1982 a Città del Messico:

«La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze».

Ma senza voler a tutti i costi forzare quelli che rappresentano i canoni tradizionali della produzione culturale, la stessa fiducia e lo stesso ottimismo sono alimentati dall’attività e dalla produzione artistica dell’Onyx Jazz Club, che ultimamente sta dedicando tante energie anche al tema della gestione di uno spazio culturale come quello di Casa Cava; del MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera che dal cuore dei Sassi sa comunicare e generare le migliori contaminazioni artistiche con il mondo; e del Conservatorio di Musica “E. R. Duni”, la cui orchestra ultimamente si è esibita proprio alla Philharmonie di Berlino, nella città simbolo della produzione culturale contemporanea europea, portando composizioni orgogliosamente materane (tra cui l’inno “Matera 2019 Insieme”). E di realtà che producono cultura ce ne sono tante altre.

Schermata 2014-05-29 alle 05.50.56Certo, c’è tanta strada ancora da fare, perché ci sono tante aree dei Sassi da riqualificare e valorizzare, c’è tanto spazio per continuare a coinvolgere i materani in attività e progetti, in un percorso per amministrare meglio la città, per intraprendere politiche e governance partecipate, per aprire ancor di più i luoghi della cultura codificata, per rendere più accessibile un museo ai suoi visitatori e gli sforzi del Palazzo Lanfranchi ne sono un bell’esempio.

E c’è una sfida che unisce una questione che storicamente ha sempre interessato Matera (e tutto il Meridione) e uno dei mezzi più potenti che la rivoluzione tecnologica del nostro presente ci ha regalato. Ogni anno centinaia di giovani abbandonano la Città dei Sassi: alcuni hanno poco più di 18 anni e partono per frequentare università, scuole di alta formazione, accademie d’arte in tutto il Paese senza il timore di superare anche le frontiere italiane; altri sono alla ricerca un lavoro lasciandosi alle spalle le zone con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa e altri ancora partono per scoprire cosa c’è di diverso lontano da casa. Oggi per Matera sono una risorsa – siamo una risorsa – tutti coloro che vivono a centinaia di chilometri da casa: conoscono realtà diverse da quelle in cui sono nati e si incuriosiscono di tutto ciò che trovano altrove e che vedrebbero bene anche nella città da cui sono partiti e dove magari potrebbero (o vorrebbero) tornare. Oggi sono migliaia i giovani materani che abitano in tante città universitarie: sono le menti e i cuori migliori che Matera ha partorito e che altre città hanno coltivato, molti dei quali continuano a essere legati da un cordone ombelicale alla città che amano, ma che riconoscono il grande valore rappresentato dalla contaminazione culturale resa possibile viaggiando e vivendo lontani. Oggi Internet permette loro di essere più vicini alla città che hanno da poco lasciato: la Rete è un mezzo che permette a tanti di seguire più da vicino cosa succede a Matera, di interagire e anche di contribuire alla vita sociale materana. Non sono poche le realtà che grazie alla Rete sembrano quasi fisicamente presenti sul territorio: ci siamo noi di Profumo di Svolta – che cresciamo giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza -, ci sono i ragazzi di Vox Populi che fanno qualcosa di simile a Grassano, c’è la Web Community di Matera 2019 che riesce a fare tutto in una maniera molto più strutturata e fa dialogare tante persone più o meno vicine fisicamente a Matera, ci sono i tanti ragazzi e ragazze che arrivano a Casa Netural grazie a chi crede nella forza innovativa del co-working e co-living. Ma quante ancora potrebbero essere le occasioni di catalizzare le energie più giovani e più fresche intorno all’obiettivo comune che può vedere il 2019 come un semplice passaggio e costruire il futuro di una città che deve essere pronta a crescere, a mettersi in gioco, a innovarsi, a reinventarsi, a riaccogliere i tanti giovani che ha lasciato andare. La storia ci ha insegnato quanto “il forestiero” abbia portato in un luogo le novità, le innovazioni, il modo diverso di pensare e di vivere; oggi nell’era della globalizzazione questo ruolo può essere svolto con una straordinaria efficacia anche da chi parte, ma può riuscire a non sentirsi troppo lontano dalla sua città e magari ritornare, un giorno, abbastanza contaminato e motivato, con un suo progetto o semplicemente con tanta buona volontà di cambiare.

Se ci chiediamo ancora di quale Cultura vogliamo diventare Capitale Europea, guardiamoci intorno e pensiamo a com’è cambiata Matera nella sua storia recente, al suo passato e al suo ultimo sviluppo, a quanto può ancora cambiare grazie alle leve del turismo e dell’innovazione e a quanto il contributo di ogni materano (di nascita o d’adozione) può essere importante per conservare un patrimonio dal valore inestimabile che ci è stato lasciato in eredità, per valorizzarlo e viverlo e per cominciare (o continuare) a costruire un nuovo modello sostenibile di società.

Certo, dipende tutto da noi.

Giuseppe Cicchetti

del 29.05.2014

(segui Profumo di Svolta anche su facebook)

foto di Daniele Conte (http://instagram.com/p/hxnl7lpIfa/ – http://instagram.com/p/nu7jNwpIVn/)

Senza titolo 2 copia 2

Piccoli risultati. L’obiettivo è sempre lo stesso

Quanto vale impegnarsi per un obiettivo concreto?

Riflettere e discutere: confrontarsi e percepire quali sono le vere esigenze dei più giovani, anche quelle meno evidenti che, però, possono realmente contribuire allo sviluppo di una comunità. Anche soltanto offrire un’opportunità, per quanto misera questa possa essere (o magari sembrare).

Chi segue Profumo di Svolta sa quanto questa imprevedibile banda di matti attribuisca valore agli spazi della cultura, ai quei luoghi con cui una città dovrebbe aprirsi alla comunità che la abita: per favorire le esperienze di condivisione, o almeno per non limitarle. Un anno, fa dopo aver espresso “Un desiderio per Matera”, profumodisvolta.it pubblicava “Studiamo insieme? Ok, dove? Gli spazi della cultura a Matera” e si interrogava sul valore di trovare una dimensione sociale per gli studenti, perché essi possano vivere meglio la città e sentirla propria, offrire ai più giovani degli spazi dove coltivare i propri interessi attraverso anche una cultura sociale e conviviale.

Ci siamo attivati e interrogati quali potessero essere le strade migliori per valorizzare i tanti spazi “dimenticati” di cui la nostra dispone. Nel periodo natalizio il nostro festival “L’Ora degli Studenti” ridava vita agli Ipogei di piazza San Francesco e in questi giorni siamo felici di presentarvi un nuovo esperimento. Modesto, ma allo stesso tempo molto ambizioso.

Casa Cava è uno dei luoghi più suggestivi della città di Matera: moderna e atipica nel suo aspetto, accogliente, scavata nel tufo e immersa nel Sasso Barisano, a pochi passi da piazza San Giovanni. Ha una vocazione naturale per diventare un centro culturale e Riccardo D’Ercole con la Consulta Provinciale degli Studenti si è impegnato moltissimo negli ultimi mesi, coordinandosi con l’associazione di volontariato Joven, perché l’idea di uno spazio pubblico, accogliente, aperto ai giovani nel cuore dei Sassi potesse diventare realtà. Il progetto MoodZone e le iniziative di #caviamocultura (che vi consigliamo di approfondire) hanno animato e continueranno nei prossimi mesi a animare Casa Cava e all’interno di questo splendido contenitore culturale ci siamo impegnati fino in fondo perché potesse essere allestita un’area completamente a dimensione di giovane che potrà “banalmente” essere utilizzata per studiare insieme e prepararsi a ospitare esperienze di condivisione costruttiva tutte da co-progettare.

CASA CAVA 5

 

Si parla spesso dell’importanza di fare rete e oggi senza il fondamentale supporto e contributo concreto di Joven, di Imma D’Angelo, Luciano Antezza, Luca Giuffrida; senza la lucidità del Consorzio che gestisce Casa Cava diretto da Gigi Esposito; senza Riccardo che ha tirato la Consulta degli Studenti in questo progetto innovativo, senza tutti coloro che hanno dato la propria disponibilità per sperimentarne una gestione condivisa, oggi alla domanda “Studiamo insieme?” non potremmo ancora rispondere “Si! Andiamo a Casa Cava”.

 

1382232_10202766195348992_2007171224_n

L’ “aula studio” della Casa Cava ha ospitato i primi studenti negli ultimi due venerdì pomeriggio (dalle 15:00 alle 20:00), proprio quando anche la Biblioteca Provinciale è chiusa.

Sarà aperta a tutti ogni venerdì con gli stessi orari e potrete seguire tutti gli aggiornamenti sulla pagina facebook appena creata Aula Studio – Casa Cava. Noi di Profumo di Svolta saremo tutti a Matera per il periodo di Pasqua e ci coordineremo con la Consulta degli Studenti per la gestione: presto vi comunicheremo il calendario di apertura per i giorni delle prossime settimane.

Copia di Senza titolo

Continuate a seguirci e, se volete, contattateci per proporre iniziative e darci una mano nella gestione di questo nuovo spazio pubblico nelle mani (e speriamo presto anche le cuore) dei materani più giovani.

Impariamo la lezione:
> riflettiamo insieme sulle esigenze della realtà in cui viviamo;
> individuiamo i nostri obiettivi, rendiamoli concreti;
> guardiamoci attorno e cerchiamo chi condivide i nostri stessi desideri;
> progettiamo e costruiamo insieme un percorso;
> impegniamoci;
> impegniamoci insieme;
… e se raggiungiamo l’obiettivo:
> raccontiamolo e condividiamo la nostra esperienza;
> poi impegniamoci ancora per mantenere e migliorare;
> e dopo ancora, ricominciamo la lista da capo.

Giuseppe Cicchetti

IMG2013111516580130_900_700

Le tre colonne di Metaponto. La cultura che affonda.

Negli ultimi giorni la Basilicata, la nostra regione, è stata colpita da una tremenda alluvione. Video, foto, reportage hanno invaso i social network; e l’hashtag #allertameteoBAS è riuscito a raggiungere l’attenzione di una buona fetta di italiani che attraverso twitter hanno potuto conoscere e seguire la situazione critica in cui versano diverse zone della nostra regione.

Di questi contenuti, la foto che più mi ha colpito e che mi ha spinto a scrivere qualcosa da condividere con i lettori di profumodisvolta.it è stata quella in evidenza qui su.

Tre colonne del complesso archeologico del tempio di Apollo Licio, a Metaponto, quasi completamente sommerse dall’acqua.

Sono stato in gita scolastica a Metaponto, proprio lì, quando frequentavo la scuola elementare; ci sono ritornato in IV ginnasio. La Magna Grecia aveva deciso di lasciare qualcosa alle nostre terre ioniche: le Tavole Palatine, i templi di Demetra, Afrodite, Hera, quello di Apollo Licio e anche altro… Qualcosa che meglio o peggio si era conservata con il passare dei secoli, consumata dallo scorrere del tempo e dalla predisposizione naturale dell’uomo per la noncuranza nei confronti di ciò che non è o non produce denaro.

Quelle tre colonne che affiorano dalla calma piatta di tutta l’acqua caduta dal cielo negli ultimi giorni rievocano una storia triste, la storia del nostro presente.

Oggi i reperti archeologici di Metaponto naufragano nell’acqua dell’ultima alluvione, come l’arte e la cultura, la passione e lo studio del nostro passato naufragano nella nostra indifferenza, nella disattenzione della politica e della società nei confronti di un pezzo importante della nostra storia, nella nostra incapacità di preservare l’eredità antica del nostro patrimonio culturale. Duemila anni fa il nostro Mezzogiorno era considerato il polo culturale di riferimento per gli antichi romani: la Magna Grecia era il cuore della filosofia, intesa letteralmente come “amore per la conoscenza”; era la meta dei viaggi del sapere e un tassello imprescindibile per la formazione di tanti giovani che sarebbero diventati filosofi, avvocati e uomini di potere della Repubblica e dell’Impero Romano.

Oggi queste sono le terre dell’emigrazione, le terre della povertà, dell’arretratezza di un’Italia e di un’Europa che corrono a velocità superiori. Nel nostro Mezzogiorno è difficile scorgere sfide e opportunità per i giovani che cercano prospettive di vita non troppo incerte. E’ più facile partire, che non arrivare al Sud alla ricerca di un’istruzione e una formazione di qualità è più facile partire, che non arrivare al Sud. E tutta quella cultura che non soltanto gli antichi greci e latini ci ha lasciato in eredità rappresenta un patrimonio culturale, fisico e immateriale, troppo spesso sottovalutato, nascosto, sconosciuto, coperto: non abbastanza valorizzato.

Ci sono Paesi, come la Germania e l’Inghilterra, che dispongono di un patrimonio archeologico per nulla paragonabile al nostro, a quello Italiano e a quello Meridiano (49 siti UNESCO soltanto in Italia), e che hanno imparato a valorizzare il loro passato e a fare in modo che la cultura crei impatto positivo sull’economia, l’occupazione, il turismo, lo sviluppo del territorio, la vita e la crescita personale dei cittadini.

L’Italia sembra essere in un’eterna fase di fundraising, in uno stallo che ci trattiene dallo spalancare le porte del nostro patrimonio culturale al mondo intero. Sembra quasi che non siamo capaci, non sappiamo o non vogliamo tenere alta la bandiera della nostra storia: a lasciare che il nostro passato irrompa prepotentemente nel nostro presente.

Non siamo in grado di tenere i nostri Beni Culturali all’interno di una logica economica di fruizione e valorizzazione degli stessi. Con timidezza e incertezza ci perdiamo in dibattiti sterili e improduttivi. Abbiamo imparato a riconoscere le sfide dell’innovazione, le potenzialità della tecnologia e del digitale come rampe di lancio per lo sviluppo territoriale, ma non siamo in grado di farle irrompere nei luoghi fisici della cultura (nei centri archeologici e nei musei, in questo caso). Non riusciamo a creare posti di lavoro con la cultura e il nostro patrimonio diventa quasi un peso, qualcosa da liquidare e magari da (s)vendere. Il pubblico e anche il privato in Italia, ma soprattutto nel Centro-Sud, non riescono a trovare il modo giusto per diventare leader nell’unico settore in cui per caso siamo partiti avvantaggiati rispetto ai nostri concorrenti. Rari casi, come OpenPompei, mi smentiscono.

Oggi il parco archeologico di Metaponto è sommerso dall’acqua. Oggi quello stesso parco è poco conosciuto, poco visitato, poco accessibile, poco valorizzato, poco sponsorizzato, poco curato, poco preservato rispetto a quelle che sono le sue possibilità e a quanto meriterebbe. E’ facile dire che il mio giudizio è impreciso e parziale, soprattutto se decidiamo di prendere come riferimento le realtà a noi vicine. Scegliamo i nostri benchmark tra i siti archeologici più visitati d’Europa e non, magari, il parco Dinosauri di Altamura, con migliaia e migliaia di impronte e fossili, dove non è possibile accedere. Pensiamo alla fruizione di questi luoghi come a momenti di crescita, di presenza entusiasta di turisti e visitatori, di studenti e esperti: ripensiamoli anche come luoghi di divertimento e di svago, di appagamento dei propri bisogni di conoscenza.

582065_10152059974701233_1763019404_n

Se oggi tre capitelli dorici sono le uniche pietre che affiorano dall’acqua dell’alluvione, pensiamo che non era una necessità proteggerli con piani, procedure e sistemi ad hoc per le emergenze. Pensiamo a noi stessi e a quanto riteniamo effettivamente che preservare quei luoghi sia una delle nostre esigenze collettive e che una minaccia di allagamento sia effettivamente considerata un’emergenza.

“La chiave sta nel riguardare i luoghi, nel duplice senso di aver riguardo per loro e di tornare a guardarli”

Franco Cassano – Il pensiero meridiano

Giuseppe Cicchetti
@giuseppecik

foto di Francesco Foschino
(da facebook)