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Matera 2019: a una settimana dal sogno

di Marina Gemma

“Va bene, confesso, sono nato in Basilicata. Si, la Basilicata esiste. È un po’ come il concetto di Dio: ci credi o non ci credi. Io credo nella Basilicata.” (Basilicata coast to coast)

“Libertà è partecipazione” cantava il caro signor G e a una settimana dal nostro venerdì 17 a Matera possiamo certo parafrasare dicendo “cultura è partecipazione”.
O meglio: è la partecipazione a creare cultura, ma anche tanta confusione.

Spero di non offendere nessuno con questa banale considerazione: dalla nomina di Matera a Capitale Europea della Cultura 2019 sono esplosi commenti pieni di gioia, aspettative, ma anche di polemiche da parte di materani e non; Continua a leggere

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Le 10 cose che mi ha insegnato Matera 2019

di Giuseppe Cicchetti

Oggi, 17 Ottobre 2014 si decide quale tra le 6 città finaliste sarà nominata Capitale Europea della Cultura. Matera è ancora in corsa, e addirittura è data come favorita in alcune classifiche parziali. Le emozioni e le sensazioni di queste ultime ore saranno irripetibili perché, comunque vada, sabato 18 Ottobre Matera non sarà più la stessa di prima. Vincitrice o perdente che sia, Matera guarderà al futuro pensando a questi ultimi anni come a un periodo intenso di riflessione e di azione in vista di un (non troppo lontano) futuro. E’ per questo che consiglio a ogni materano, a ogni lucano di ritagliarsi qualche minuto della propria giornata per pensare al futuro della città e della propria regione, alle proprie aspettative, perché soltanto in queste ore, forse, riuscirà a farlo a “mente fresca”. Intanto io vi propongo un elenco di 10 cose (soltanto alcune delle cose) che negli ultimi anni ho imparato dall’interno e dall’esterno dell’ambizioso progetto di Matera 2019. Spero possano essere proprio queste un primo spunto di riflessione.

1. Non basta essere di Matera, non basta amare follemente la propria città per essere la persona più adatta a farla crescere.
Abbiamo bisogno di uomini e donne non materani, non lucani, non italiani per riuscire a apprezzare ancora di più il nostro patrimonio culturale, per comprendere la nostra grandezza. Come avrebbe mai potuto un materano, ad esempio, fare riferimento alla propria città come a una capitale mondiale dell’ospitalità, quando per noi lucani l’accoglienza è la normalità. Se non scopriamo e non sperimentiamo le nostre unicità, l’eccezionalità di ciò che ci rende speciali, non potremo mai apprezzare noi stessi abbastanza. E l’apertura con l’esterno, le porte aperte a nuovi cittadini, la volontà di fidarsi di chi potrebbe conoscere la nostra terra non abbastanza quanto noi stessi ha risvolti positivi sullo sviluppo sociale, turistico, culturale, anche dal punto di vista economico e imprenditoriale. Chi, se non un “forestiero”, può portare qualcosa di nuovo e innovativo tra i cittadini abituali di un certo luogo?

2. Il fatto che i giovani non devono allontanarsi dalla Basilicata è una cazzata.
Dobbiamo farlo: dobbiamo andare via se ne abbiamo la possibilità e considerare questo un regalo che facciamo a noi stessi, oltre che un piccolo sacrificio. Perché lontani da casa dobbiamo incontrare il mondo, studiare qualcosa di diverso, vivere da soli, imparare nuove lingue, conoscere nuove persone, innamorarci di nuovi posti, sentire la mancanza di casa e capire veramente se dovrà essere qui il nostro futuro e così tornare magari un giorno molto migliori, più entusiasti e motivati di quando siamo partiti. Sicuramente meno frustrati: perché anche da lontano sapremo di poter contribuire alla crescita della nostra terra, se veramente lo vorremo.

3. L’entusiasmo dei più giovani è il futuro.
Certo, non può prescindere dall’esperienza, dai consigli e dai valori di chi ormai non ha più l’età o la forza di esserlo. Ma è con l’apertura mentale dei più giovani, con la loro propensione all’innovazione che ci si prepara per un avvenire migliore. E soprattutto con la loro libertà: la libertà di seguire i propri sogni, di mandare a fanculo chi pretende di aver già pensato per loro un futuro diverso da quello che essi stessi stanno sognando e che magari hanno già cominciato a costruire. La libertà di guardare negli occhi qualcuno con qualche capello bianco di troppo, ascoltare la sua opinione e poi, dandogli del tu, del lei, del voi, esprimere la propria opinione, proponendogli il proprio punto di vista e motivandolo. Se questi due uomini continueranno a confrontarsi con rispetto, educazione, onestà, sincerità e con la voglia di dialogare senza alcuna barriera: allora in quel momento, in quella conversazione qualcuno starà ponendo le fondamenta di un futuro migliore.

4. Non si può restare soli.
Oggi, un gruppo di persone che lavora isolato, che organizza iniziative, che scrive, che pensa e che progetta da solo si sta precludendo troppe opportunità. “Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee” (G.B. Shaw). Ma due idee non bastano, sappiamolo. Ci sono state tante occasioni, su piattaforme di discussione reali o virtuali, per collaborare, per conoscere nuove persone che magari avevano i nostri stessi obiettivi, per unire progetti, per poter contare su qualcun altro, per accorgersi che fare qualcosa insieme è sicuramente meglio.

5. Il web è un nuovo punto di partenza.
Sapersi muovere tra social network, piattaforme, community, blog e cloud come utenti attivi (soprattutto) e passivi – quello che potremmo riassumere con ‘conoscere i nuovi alfabeti digitali’ – è come saper leggere e scrivere, fare di conto, conoscere una seconda lingua. E se il CoderDojo è una speranza, la wikicrazia è una sfida.

6. L’importanza di raccontarsi.
Perché il web ci aiuta anche a uscire dall’isolamento attraverso lo storytelling. A volte fare qualcosa di buono, essere soddisfatti di un progetto portato a buon fine potrebbe non essere abbastanza. Nasciamo come uomini che trovano nella condivisione e nello scambio un motivo di vita, un pretesto per instaurare nuovi legami per conoscere e apprendere, confrontarsi e crescere. Raccontare significa riempire i dibattiti pubblici di positività e di propositività, porre le basi per future sinergie, innescare la miccia di un meccanismo che attraverso esempi e esperimenti mantiene viva la società, la colora e la rende più stimolante.

7. Non chiedere il permesso.
Se sono nate Profumo di Svolta a Matera, Vox Populi a Grassano e altre realtà più o meno diverse (come anche l’appena nata e già super attiva sul web Matera Inside), vuol dire che in ogni centro abitato della Basilicata può nascere un gruppo di ragazzi che prova a fare qualcosa di buono per la propria (più o meno grande) realtà. La comunità beneficerà di questa realtà direttamente o indirettamente e forse il destino dei centri abitati della Basilicata non sarà quello inesorabile toccato a Craco Vecchia. Dobbiamo comprendere che amare la propria terra è tutto tranne che starsene con le mani in mano, perché da qualche parte del mondo qualcuno starà lavorando, progettando, costruendo per la terra che ama.

8. Le basi.
Cultura prima di essere letteratura, poesia, arte, architettura (ecc…) è igiene, rispetto per l’ambiente, accoglienza, rispetto per il nostro passato, per le persone con cui viviamo ogni giorno. E’ vita, dialogo, confronto educato. Perché in una città ci sarà sempre chi si lamenta (senza fare nulla), chi critica (senza farsi un esame di coscienza), chi offende (pretendendo di essere rispettato), chi penserà che il frutto del suo lavoro valga di più di quello di altri, che i fondi pubblici sono spesi bene soltanto se sono spesi direttamente per me. Il segreto non è far parte di questa ala della società e non è pensare a cosa la società può fare per me, ma a cosa posso fare io per la società (JFK).

9. “La differenza tra il dire e il fare è il fare” (cit.)
Perché nel fare qualcosa di buono, qualcuno sarà pronto a seguirti, spezzando pregiudizi, campanilismi, frustrazioni e trovando nuove motivazioni.

10. Pensare al futuro.
Avere sempre una visione a lungo termine, anche se quello che sto facendo ha bisogno di me adesso. Agire nel presente con un obiettivo più o meno definito nel futuro, che sia esso individuale o collettivo. Questo ci spingerà sempre più a tenerci aggiornati, restare al passo con i tempi, guidare l’innovazione. Ed essere consapevoli di impegnarsi, a volte, per quello che potrebbe essere soltanto un pretesto. Diventare Capitale Europea della Cultura sarà un traguardo, un titolo, un motivo per festeggiare. O forse non lo sarà, soltanto tra poche ore lo sapremo. Adesso invece sappiamo soltanto che è stato un pretesto per conoscere meglio se stessi, riscoprire le proprie origini, pensare al futuro con fiducia e con delle nuove consapevolezze.

Giuseppe Cicchetti

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fonti foto: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=684748554954587&set=a.184321954997252.41032.100002583465294
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Matera capitale di che?

Matera è candidata a Capitale Europea della Cultura nel 2019.
Si, ma di quale Cultura?

Spesso siamo abituati a considerare cultura tutto ciò che ha un retrogusto antico. A scuola ci abituano a considerare cultura i classici della letteratura italiana e internazionale. Visitiamo la nostra regione, il nostro Paese, in lungo e in largo alla ricerca di quella cultura incastonata nei siti e nei reperti archeologici, quella che trasforma i musei in templi sacri. Templi nel vero senso dell’etimologia greca – da temno (separare): una cultura separata dalla vita di tutti i giorni. Siamo abituati a riconoscere la cultura in tutto quello che il passato ci ha consegnato in eredità: nei grandi nomi della letteratura, dell’arte, dell’architettura. Nei poeti e nei filosofi, nei popoli che prima di noi hanno abitato la nostra terra e hanno lasciato una loro impronta ancora oggi visibile.

Ma c’è un’altra Cultura, o meglio un altro modo di intendere la cultura.
Quando i Greci hanno eretto le Tavole Palatine a Metaponto, i Romani il Colosseo a Roma; quando Dante ha composto la Divina Commedia, Alessandro Manzoni I Promessi Sposi; quando Leonardo ha dipinto la Gioconda, Antonio Canova scolpito Amore e Psiche; quando gli artisti che appartengono alla migliore tradizione artistica e culturale italiana hanno dato sfogo alla propria forza creativa e perizia tecnica si rivolgevano agli uomini del proprio tempo, forse inconsapevoli di lasciare in eredità ai posteri e al genere umano i loro capolavori. Oggi cultura è anche valorizzare quello che il nostro passato ci ha consegnato e che dobbiamo custodire gelosamente. Ma cultura è soprattutto la capacità di vivere il presente e generare un prodotto culturale contemporaneo che possa essere riconosciuto e reso fruibile per gli uomini e le donne che vivono quest’era turbolenta. Qualcosa da consegnare con orgoglio e fiducia alle future generazioni.

Se in Italia non è facile farsi strada con questa idea diversa di cultura, mi piace guardare Matera con tanta speranza.

Quante speranze abbiamo di diventare Capitale della Cultura sfidando Ravenna sul campo dell’arte o dell’architettura? Ravenna, che è già stata Capitale. Si, più di un millennio fa, dell’Impero Romano d’Occidente. Quante possibilità abbiamo di vincere contro Siena, magari sul campo dell’architettura urbana sulla bellezza del suo centro storico medievale?

Forse è proprio partendo dai Sassi che possiamo riconoscere l’unica vera cultura di cui possiamo diventare Capitale. Andate nei Sassi, magari prendendo la discesa di Sant’Agostino, e fermatevi davanti a uno dei tanti punti panoramici che forse nessun’altra città al mondo è in grado di regalarvi. Ma non accontentatevi di questo, guardate oltre: non è sufficiente far innamorare qualcuno di un paesaggio per diventare Capitale della Cultura, non è sufficiente ingannare i sensi e stordire chiunque si fermi a ammirare i Sassi di Matera per la prima volta, e poi per la seconda e la terza e ancora.

L’immagine dei Sassi con accanto la Gravina e poi la Murgia è la rappresentazione perfetta di armonia tra l’uomo e la natura. L’immagine di un uomo che ha cominciato a modellare il luogo in cui avrebbe vissuto con consapevole, e a volte anche inconsapevole, dedizione. E con il passare del tempo ha lasciato la sua impronta avendo cura di quella che sarebbe diventata la sua casa, la casa dei suoi figli e dei suoi nipoti. Un uomo con una predisposizione naturale alla bellezza e all’armonia ha scavato la roccia e costruito tufo su tufo la sua casa, abbellito chiese e innalzato campanili, organizzato vicoli e piazze, cortili e vicinati. Un uomo profondamente ignorante, che ignorava fino a un centinaio di anni fa l’esistenza di un alfabeto, ha ricreato un sistema di canalizzazione delle acque che sarebbe diventato nel 1993 patrimonio dell’UNESCO e dell’Umanità. Come il torrente che gli scorreva affianco, lui ha abitato quel luogo e pian piano lo ha modificato a seconda delle sue necessità, segnando un solco che le generazioni future avrebbero reso sempre più profondo con una staffetta millenaria.

Matera, sassi e gravina

Oggi questo panorama ci regala l’immagine di qualcosa che forse non troveremo da nessun’altra parte nel mondo. La cultura del vivere a un’altra velocità rifiutando la frenesia contemporanea, la cultura di un luogo nel cuore di una città dove il suono della acqua del torrente Gravina che scorre e più forte di quello del rombo di un’automobile, un luogo dove forse le automobili rumorose non sono il futuro, dove bastano pochi minuti per essere nella natura incontaminata.

Ma soprattutto i Sassi sono un luogo dove le ultime generazioni hanno saputo raccogliere il testimone di quelle precedenti. Senza snaturare il frutto di quella cultura antica, oggi nei Sassi si continua a vivere: tanti materani hanno la propria casa, il proprio ufficio; ci sono ristoranti, pizzerie, pub; i luoghi dove vengono accolti i turisti, dai B&B agli hotel a cinque stelle. Nei Sassi ci sono compagnie teatrali, sedi di associazioni, incubatori di imprese e centri culturali. Ci sono botteghe di artigiani. L’arte cristiana è nelle chiese e nelle edicole nascoste tra i vicoletti. Nei Sassi c’è chi si è inventato il museo della civiltà contadina e chi ha creato uno spazio di co-working iperconnesso con il mondo intero. Nei Sassi si incontra la cultura del passato con quella del futuro.

Non è difficile comprendere come la stessa immagine dei Sassi appena proposta possa essere la rappresentazione di un prodotto culturale collettivo contemporaneo, soprattutto partendo dalla splendida definizione di cultura che l’UNESCO istituiva nel 1982 a Città del Messico:

«La cultura in senso lato può essere considerata come l’insieme degli aspetti spirituali, materiali, intellettuali ed emozionali unici nel loro genere che contraddistinguono una società o un gruppo sociale. Essa non comprende solo l’arte e la letteratura, ma anche i modi di vita, i diritti fondamentali degli esseri umani, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze».

Ma senza voler a tutti i costi forzare quelli che rappresentano i canoni tradizionali della produzione culturale, la stessa fiducia e lo stesso ottimismo sono alimentati dall’attività e dalla produzione artistica dell’Onyx Jazz Club, che ultimamente sta dedicando tante energie anche al tema della gestione di uno spazio culturale come quello di Casa Cava; del MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea Matera che dal cuore dei Sassi sa comunicare e generare le migliori contaminazioni artistiche con il mondo; e del Conservatorio di Musica “E. R. Duni”, la cui orchestra ultimamente si è esibita proprio alla Philharmonie di Berlino, nella città simbolo della produzione culturale contemporanea europea, portando composizioni orgogliosamente materane (tra cui l’inno “Matera 2019 Insieme”). E di realtà che producono cultura ce ne sono tante altre.

Schermata 2014-05-29 alle 05.50.56Certo, c’è tanta strada ancora da fare, perché ci sono tante aree dei Sassi da riqualificare e valorizzare, c’è tanto spazio per continuare a coinvolgere i materani in attività e progetti, in un percorso per amministrare meglio la città, per intraprendere politiche e governance partecipate, per aprire ancor di più i luoghi della cultura codificata, per rendere più accessibile un museo ai suoi visitatori e gli sforzi del Palazzo Lanfranchi ne sono un bell’esempio.

E c’è una sfida che unisce una questione che storicamente ha sempre interessato Matera (e tutto il Meridione) e uno dei mezzi più potenti che la rivoluzione tecnologica del nostro presente ci ha regalato. Ogni anno centinaia di giovani abbandonano la Città dei Sassi: alcuni hanno poco più di 18 anni e partono per frequentare università, scuole di alta formazione, accademie d’arte in tutto il Paese senza il timore di superare anche le frontiere italiane; altri sono alla ricerca un lavoro lasciandosi alle spalle le zone con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa e altri ancora partono per scoprire cosa c’è di diverso lontano da casa. Oggi per Matera sono una risorsa – siamo una risorsa – tutti coloro che vivono a centinaia di chilometri da casa: conoscono realtà diverse da quelle in cui sono nati e si incuriosiscono di tutto ciò che trovano altrove e che vedrebbero bene anche nella città da cui sono partiti e dove magari potrebbero (o vorrebbero) tornare. Oggi sono migliaia i giovani materani che abitano in tante città universitarie: sono le menti e i cuori migliori che Matera ha partorito e che altre città hanno coltivato, molti dei quali continuano a essere legati da un cordone ombelicale alla città che amano, ma che riconoscono il grande valore rappresentato dalla contaminazione culturale resa possibile viaggiando e vivendo lontani. Oggi Internet permette loro di essere più vicini alla città che hanno da poco lasciato: la Rete è un mezzo che permette a tanti di seguire più da vicino cosa succede a Matera, di interagire e anche di contribuire alla vita sociale materana. Non sono poche le realtà che grazie alla Rete sembrano quasi fisicamente presenti sul territorio: ci siamo noi di Profumo di Svolta – che cresciamo giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza -, ci sono i ragazzi di Vox Populi che fanno qualcosa di simile a Grassano, c’è la Web Community di Matera 2019 che riesce a fare tutto in una maniera molto più strutturata e fa dialogare tante persone più o meno vicine fisicamente a Matera, ci sono i tanti ragazzi e ragazze che arrivano a Casa Netural grazie a chi crede nella forza innovativa del co-working e co-living. Ma quante ancora potrebbero essere le occasioni di catalizzare le energie più giovani e più fresche intorno all’obiettivo comune che può vedere il 2019 come un semplice passaggio e costruire il futuro di una città che deve essere pronta a crescere, a mettersi in gioco, a innovarsi, a reinventarsi, a riaccogliere i tanti giovani che ha lasciato andare. La storia ci ha insegnato quanto “il forestiero” abbia portato in un luogo le novità, le innovazioni, il modo diverso di pensare e di vivere; oggi nell’era della globalizzazione questo ruolo può essere svolto con una straordinaria efficacia anche da chi parte, ma può riuscire a non sentirsi troppo lontano dalla sua città e magari ritornare, un giorno, abbastanza contaminato e motivato, con un suo progetto o semplicemente con tanta buona volontà di cambiare.

Se ci chiediamo ancora di quale Cultura vogliamo diventare Capitale Europea, guardiamoci intorno e pensiamo a com’è cambiata Matera nella sua storia recente, al suo passato e al suo ultimo sviluppo, a quanto può ancora cambiare grazie alle leve del turismo e dell’innovazione e a quanto il contributo di ogni materano (di nascita o d’adozione) può essere importante per conservare un patrimonio dal valore inestimabile che ci è stato lasciato in eredità, per valorizzarlo e viverlo e per cominciare (o continuare) a costruire un nuovo modello sostenibile di società.

Certo, dipende tutto da noi.

Giuseppe Cicchetti

del 29.05.2014

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foto di Daniele Conte (http://instagram.com/p/hxnl7lpIfa/ – http://instagram.com/p/nu7jNwpIVn/)