Archivio tag: Svimez

12269967_1681251832153744_391404472_n

3 grafici (+1) per capire la Basilicata del Rapporto Svimez 2015

di Giuseppe Cicchetti

Dell’ultimo Rapporto SVIMEZ si è parlato molto ultimamente, e non soltanto tra gli economisti. Si tratta di un bel malloppo da più di 800 pagine rivolto a tecnici ed esperti, fondamentale per capire a che punto è Sud e quanto quel divario che separa l’Italia in due metà si stia ampliando o restringendo. La presentazione del Rapporto di quest’anno, che si è svolta a Roma lo scorso 27 ottobre, è stata anche un’occasione per far emergere alcune proposte direttamente rivolte a politici e tecnici amministrativi con poteri e responsabilità importanti. Quanto questi (e lo stesso Rapporto) saranno utili, lo si vedrà con il passare del tempo. A noi “comuni mortali” interessa, invece, capire qualcosa in più su quello che sta accadendo in una terra che, insieme a giovani, ricchezza e posti di lavoro, sta perdendo anche la speranza. In mancanza del tempo e degli strumenti giusti per interpretare parole, tabelle e grafici, si rischia spesso di consegnarsi nelle mani di articoli e comunicati che – com’è normale che sia – utilizzano dati oggettivi per raccontare la realtà da un punto di vista soggettivo e questo spesso ci lascia una versione parziale delle cose, spesso riduttiva, della quale bisogna evitare di accontentarsi.

In questo articolo, cercheremo di raccontarvi il ruolo di una piccola regione come la Basilicata all’interno del Rapporto SVIMEZ 2015 sull’economia del Mezzogiorno. Per non essere troppo noiosi ci serviremo soltanto di 3 grafici (colorati e interattivi) e vi forniremo tutti i riferimenti necessari per controllare i dati e approfondire.

Cominciamo con il primo. La Basilicata che esporta!

Schermata 2016-01-22 alle 18.25.21Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

Nel 2014 le esportazioni sono aumentate del 9,9%1. Cresce il valore di quanto la Basilicata riesce a vendere all’estero e questo dato si contrappone a quello delle regioni vicine che fanno registrare risultati negativi (Campania -1,7%; Calabria -8,1%; Sicilia -13,9%) e le esportazioni del Mezzogiorno nel complesso diminuiscono del -4,7%. Complessivamente in Italia l’export aumenta del 2% grazie all’economia delle regioni del Centro-Nord (+3%).

Si tratta di un dato che rende orgogliosi i lucani, certo. Ma è importante considerare alcuni elementi per evitare di risultare superficiali e per comprendere anche alcune conseguenze di valore politico e sociale. Per prima cosa, non bisogna fare l’errore di sovrastimare questo dato. Le esportazioni lucane rappresentano soltanto il 3% circa del totale del Meridione: di conseguenza influenzano poco il risultato totale, ma soprattutto bastano variazioni (relativamente) piccole nell’export dell’industria regionale a condizionare il dato. A maggior ragione, e questo deve aiutarci a interpretare il dato nella maniera giusta, se pensiamo che la produzione di autoveicoli rappresenta da sola il 68%2 delle esportazioni lucane (esclusi “Coke e Prodotti petroliferi raffinati”). Capiamo che l’aumento dell’export è semplicemente lo specchio del risultato economico degli stabilimenti della FCA di Melfi.
E’ un risultato di cui essere molto contenti e festeggiare, perché l’industria automobilistica e il suo indotto sono dei pilastri dell’economia lucana. Ma riflettendo un po’ sugli eventi della quotidianità lucana è tragicamente comico pensare che siamo una regione che alza con forza la sua voce contro lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, poi non si interessa troppo alla raccolta firme per i referendum abrogativi in materia di trivellazioni, e infine arriva a esaltarsi per i risultati positivi dell’industria automobilistica (che sfrutta i combustibili fossili come risorsa indispensabile) facendone l’emblema del suo progresso. Forse dobbiamo impegnarci un po’ di più per chiedere un modello di sviluppo regionale diverso.

Ma torniamo a Svimez e passiamo al secondo grafico.
La Basilicata e la povertà.

Schermata 2016-01-22 alle 18.27.07

Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

Si tratta di dati3 relativi al 2013. Sostanzialmente un lucano su 3 (31,2%) è a rischio povertà, e questo dato è in linea con quello dell’intero Mezzogiorno (32,8%). In Italia, invece, siamo al 18,1%. Il concetto di povertà4 attraverso cui si descrivono questi fenomeni sociali prende in considerazione il reddito familiare e individua una soglia di rischio di povertà al di sotto della quale le famiglie, se non sono già povere (perché per esempio possono finanziare i consumi con i risparmi accumulati in passato), possono diventarlo nel corso del tempo. E’ un dato indispensabile per comprendere il contesto della nostra regione, importante per tenere i piedi per terra e ricordarsi che il progresso nella nostra regione non potrà lasciare indietro gli ultimi. E’ un dato che, solo in parte, possiamo considerare attenuato da uno dei più grandi valori che il passato della nostra regione e la civiltà contadina ci hanno lasciato in eredità. La frugalità, il sapersi accontentare del poco che si ha.

Il terzo grafico riguarda l’occupazione.

Schermata 2016-01-22 alle 18.26.53

Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

Rispetto al 2008 e agli anni precedenti alla crisi economica, la Basilicata ha perso il 6% degli occupati e l’intero Mezzogiorno il 9%. Ma nel 2014 la Basilicata guadagna circa 2.600 occupati5. Si tratta di un dato in leggera controtendenza con il resto del Sud, dove l’occupazione continua a diminuire. Se approfondiamo, scopriamo anche che nel 2014 gli occupati aumentano nel settore dell’agricoltura e in quello dell’industria, ma non in quello dei servizi. E’ facile prevedere una crescita notevole per i prossimi anni in quest’ultimo settore, che sarà dovuta alla nuova vocazione turistica da poco ritrovata della regione.
Se da una parte questi piccoli segnali incoraggiano il nostro ottimismo, dall’altra dobbiamo sempre evitare di cadere nella trappola dell’isola felice, quella di una Basilicata che può farcela da sola in un Sud dove lavora soltanto un giovane su quattro (il 26,6% tra i 15 e i 34 anni, in Grecia sono il 38,1%, in Spagna il 44,6%) e soltanto una giovane donna su cinque (20,8%). Già le anticipazioni del Rapporto SVIMEZ ci evidenziavano la situazione dei NEET (Not in Education, Employment or Training): quattro giovani su dieci sono fuori dal mercato del lavoro e dai circuiti formativi (in Grecia sono il 29,5% e in Spagna il 22,4%)6.

I numeri spesso aiutano, ma non sono altro che un punto di partenza per capire in quale direzione bisogna scegliere di andare. Per comprendere meglio il futuro della nostra regione possiamo accostare a questi tre grafici elaborati sulla base dei dati Svimez, un quarto (costruito sulle serie storiche dei dati APT-Basilicata7, che si fermano al 2014) che mostra come il turismo nella città di Matera stia crescendo e che forse non necessita ulteriori commenti.

Schermata 2016-01-22 alle 18.26.29

Puoi visualizzare il grafico interattivo qui.

L’immagine di Matera sta riuscendo a trascinare il turismo nell’intera Basilicata, e i trend di crescita saranno ancora più evidenti nei prossimi anni. Questa è già l’eredità del percorso che ha portato Matera a diventare Capitale Europea della Cultura 2019 e nonostante il turismo sia soltanto uno dei temi centrali del dossier vincitore, sarà quello che mostrerà gli effetti più evidenti nei mutamenti economici e sociali della regione.

Recuperando un punto di vista generale su tutto il Sud, i suggerimenti della SVIMEZ rimangono gli stessi degli ultimi anni: il Governo nazionale, Enti e Amministrazioni Locali devono intraprendere politiche pubbliche di ampliamento della spesa, essere i primi a impegnarsi affinché si creino le condizioni favorevoli per una ripresa degli investimenti e dei consumi. D’altra parte, però, è importante considerare la necessità di politiche di investimento migliori dal punto di vista quantitativo, ma soprattutto qualitativo. La storia recente lucana è un esempio positivo della volontà e della capacità di creare progetti di qualità e mettere al centro lo sviluppo e la coesione sociale, oltre che la crescita economica. Come questa, esistono tante esperienze virtuose al Sud (e altrove) e diventa fondamentale monitorarle e studiarle, per poi replicare questi modelli in altri contesti simili che possono diventare realtà in grado di attrarre investimenti.

La Basilicata ha deciso di costruire il suo futuro puntando sulla cultura, sulla forza trascinatrice del progetto di Matera 2019. Ha deciso di costruire un programma di investimenti di cui beneficeranno direttamente e indirettamente i settori economici delle industrie creative e culturali, oltre che quello del turismo e altri collegati (in Italia per ogni euro prodotto dalla cultura, se ne attivano 1,7 in altri settori8). Bisogna, però, avere il coraggio di acquisire una prospettiva più ampia sulle condizioni del Mezzogiorno, perché credere nella fortuna di un’isola felice, di cui si parlava prima, circondata da una terra di deserto economico e sociale è da ingenui, oltre che una prospettiva irreale e per niente auspicabile. Bisogna che le potenzialità del Mezzogiorno, insieme ai suoi problemi, diventino oggetto di attenzione e di fiducia da parte di tutti gli italiani e dell’Europa. E occorre che a prendersi cura di una terra macroscopicamente in declino siano per primi i suoi abitanti.

Giuseppe Cicchetti

(segui Profumo di Svolta anche su facebook)

_______________________

Note:
1 Rapporto SVIMEZ 2015. Tab. 34. Esportazioni nel 2014 nelle regioni italiane, p. 87.
2 Quaderno SVIMEZ – Numero speciale (37), 2013. Rapporto sullo stato dell’economia della Basilicata e sulle prospettive di una ripresa sostenibile. Tab. 4. Esportazioni totali e per settore, p. 11.
3 Rapporto SVIMEZ 2015. Fig. 3. Individui a rischio di povertà. Anno 2013, p. 176.
Riguardo il rischio di povertà (indicatore Europa 2020). Secondo gli standard Eurostat, la popolazione a rischio di povertà è la percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente (dopo i trasferimenti sociali) inferiore ad una soglia di rischio di povertà, fissata al 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare disponibile equivalente nel paese di residenza. Nel 2013 la soglia di povertà (calcolata sui redditi 2012) è pari a 9.456 euro annui (9.238 euro annui se espressa in PPA). Rischio di povertà o di esclusione sociale (indicatore Europa 2020). L’indicatore considera la percentuale di persone che si trovano in almeno una delle seguenti tre condizioni: (1) vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (vedi bassa intensità di lavoro); (2) vivono in famiglie a rischio di povertà (vedi rischio di povertà); (3) vivono in famiglie in condizioni di grave deprivazione materiale (vedi deprivazione materiale grave).
5 Rapporto SVIMEZ 2015. Tab. 4. Variazione degli occupati tra il 2013 e il 2014, per settore di attività e regione, p. 141.
6 Dati disponibili anche online sul sito della SVIMEZ.
7 Dati sulle serie storiche disponibili anche online sul sito dell’APT Basilicata.
8 Riferimento agli effetti del moltiplicatore del Sistema Produttivo Culturale nel 2014. Symbola-Unioncamere, Rapporto Io Sono Cultura – 2015, p. 60. Disponibile anche online sul sito della Fondazione Symbola.
7 Rapporto SVIMEZ 2015. Tab. 34. Esportazioni nel 2014 nelle regioni italiane, p. 87.

Foto in evidenza da Instagram: un ringraziamento a @tunnconoscilsud (https://www.instagram.com/p/-jUpM1h2eI).
20131112-095749.jpg

Rapporto SVIMEZ. Poco spazio alle promesse elettorali

di Roberto Colucci

Siamo ormai giunti quasi al termine della prima settimana di Novembre e siamo entrati nella fase centrale della campagna elettorale. Le regionali si avvicinano e ogni giorno si susseguono dichiarazioni, conferenze e comunicati dei candidati alle cariche di governatore e consiglieri regionali. Molti i temi affrontati, tante le dichiarazioni d’intenti, infinite le promesse, più o meno (più meno che più) ragionate.
Per fare delle promesse si deve partire dall’analisi economica e sociale, e non solo squisitamente politica e scandalistica, della situazione attuale e a farlo sono stati pochissimi.
A farlo con criterio, poi, non ci ha pensato proprio nessuno, nonostante il periodo fosse favorevole. Infatti, è di pochi giorni fa la pubblicazione del rapporto SVIMEZ sull’economia del mezzogiorno. Allora un’analisi, seppur limitata date le poche competenze che sento di attribuirmi, vorrei provare a farla io.

Procederò gradualmente, seguendo lo stesso percorso degli analisti SVIMEZ.

Una delle prime notizie è questa: dal 2007 al 2012 il PIL del mezzogiorno è crollato del 10%, quasi il doppio del calo registrato al centro-nord. Continua a leggere