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Trasporti in Basilicata. Un’isola che (non) c’è

Un’isola affascinante che non si sa come raggiungere: così vedo la mia Basilicata, da trovare un po’ come canta Bennato, dopo la seconda stella a destra. Il vero dilemma è proprio questo, ovvero risolvere il problema dell’isolamento della Basilicata: per cielo o per terra? Dove investire maggiormente le nostre risorse umane ed economiche? Abbiamo parlato di questa tematica delicata anche  con il Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, durante #festivalmente – il festival delle idee innovative – lo scorso 30 Dicembre a Grassano. Proprio questo paese nel materano ci ricorda l’illustre Carlo Levi che denunciò l’isolamento della Basilicata nella sua opera “Cristo si è davvero fermato a Eboli”, in cui scrive che la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania.

È evidente che le infrastrutture siano un punto debole per l’economia regionale, tenendo conto che il 62% delle aziende lucane ritiene che il ritardo infrastrutturale penalizzi l’economia locale in modo determinante (Rapporto Confcommercio 2015). L’APT Basilicata, invece, ci tiene a sottolineare che se consideriamo la popolazione residente in Basilicata – poco più di 578mila abitanti stimati fino al 31 dicembre 2013 (ISTAT) – per la prima volta ad ogni residente corrisponde un viaggiatore. Va ricordato che la medesima fonte definisce il turismo come l’insieme delle attività e dei servizi riguardanti le persone che si spostano al di fuori del loro “ambiente abituale” per trascorrere un periodo di tempo a fini ricreativi o per lavoro. Bisognerebbe capire con quale mezzo siano arrivati questi. Dopo 50 anni dal celebre libro, la Basilicata si scontra ancora con l’annosa questione dei trasporti. Perché se una parte d’Italia riesce a viaggiare ad alta velocità, un’altra nel cuore del centro Sud vive situazioni al limite del paradossale. Purtroppo, è doveroso non omettere alcuni effetti malcostume al Meridione, dove una ferrovia progettata e in realizzazione dagli anni ’80 è ferma – o meglio non partirà mai.

Se al Nord la rete ferroviaria è ben ramificata, al Sud troviamo linee sparse nel territori, il servizio di Trenitalia è affiancato da ferrovie locali, spesso con un’offerta insufficiente o non economicamente competitiva, in Basilicata sopratutto a causa dell’esiguità della domanda legata bassa densità di popolazione e di imprese che non permette economie nel settore dei trasporti. Ed è proprio durante i periodi di festa, a Natale, Pasqua e in estate che il popolo dei fuori-sede, che ha abbandonato la propria Regione poco più che diciottenne, riscontra le maggiori criticità con treni e aerei. A quel punto bisogna affidarsi al vecchio ed efficiente “autobus” o “corriera”, ai sedili dei pullman, ai loro viaggi più lunghi, più scomodi, più inquinanti che dopo 13/14 ore di viaggio ti accompagnano, finalmente, a casa.

Il territorio lucano è molto complesso con una percentuale montana-collinare pari al 90%, caratterizzato da dorsali e vette che raggiungono anche quote intorno ai 2000 mt sul livello del mare, come le “piccole Dolomiti lucane”. Alla difficoltà morfologica del territorio si affianca anche la non omogenea disposizione demografica regionale. Siamo una periferia con risorse naturali, ma con risorse umane che si stanno depauperando (come ci ricorda la Svimez attraverso gli ultimi rapporti sull’economia del Mezzogiorno), in cui è progressivamente ridotto il numero dei treni che la attraversavano.

Matera, Capitale Europea della Cultura nel 2019, è dotata di un servizio ferroviario cittadino – attualmente di tre fermate – che è gestito dalle FAL – Ferrovie Appulo Lucane – ente pubblico detenuto interamente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nato dallo smembramento delle Ferrovie Calabro Lucane. Manca però Trenitalia. Le FAL gestiscono la linea che da Matera raggiunge Altamura e quindi Bari, che per materani e turisti rappresenta una salvezza, ma è per la Basilicata il primo di una serie di drammi. Allora si è pensato di realizzare una bretella ferroviaria che da Ferrandina – stazione servita da Ferrovie dello Stato – potesse raggiungere direttamente Matera. I lavori per la nuova tratta sono iniziati nel 1986. Cosa è rimasto di questo progetto è visibile oggi nei pressi della zona La Martella, dove resta lo scheletro mal ridotto della prevista stazione, persa nel nulla in un mare di asfalto che dà rifugio a vandali, erbacce e rifiuti. Si è pensato, inoltre, alla galleria di Miglionico che avrebbe dovuto collegare la Val Basento alla Valle del Bradano. Il 16 dicembre del 2015 sono stati presentati quattro nuovi treni Swing, treno diesel per i pendolari, che funzioneranno inizialmente sulla linea Potenza-Foggia.

Qualcosa si sta realmente muovendo? Possiamo e dobbiamo esser fiduciosi.

Se il trasporto su rotaia è critico, altro nodo da sciogliere è l’aeroporto in Basilicata. Negli ultimi giorni si è vivamente riacceso il dibattito sulla pista Mattei. L’aviosuperficie Enrico Mattei è sita a Pisticci Scalo, in provincia di Matera. In realtà si tratta di una semplice pista di atterraggio che è stata costruita negli anni sessanta nel perimetro dello stabilimento ANIC, durante l’industrializzazione della val Basento. Enrico Mattei ne è stato l’autore per facilitare la rapidità di spostamento tra i siti ENI. Dopo essere rimasta inutilizzata per molto tempo, nell’ottobre del 2007 è stato consegnato alla Regione Basilicata un progetto che prevede la costruzione di opere infrastrutturali e di potenziamento dei servizi per la realizzazione di un aeroporto civile regionale di terzo livello. La sua gestione è stata affidata alla società Winfly Srl. Il contratto di gestione comprende il completamento dei lavori dell’aviosuperficie con allungamento a 1600m, costruzione dell’impianto voli notte e avvio dell’ Aeroporto di Basilicata. E’ tuttavia connesso alla pista quanto l’ENI abbia lasciato sul territorio. Di fatto esisteva un certificato d’avvenuta bonifica, ma alcuni scavi hanno evidenziato seri problemi di inquinamento. Nell’area della Pista Mattei pare che l’unica cosa a decollare sia il mercurio, 250 volte oltre il limite, come si evince da alcuni studi del 2014 (per approfondire: Quando la bonifica diventa un affare). La Regione Basilicata ha già preso dei provvedimenti e avviato interventi a riguardo. E se in un primo momento la Regione si sarebbe concentrata più su Pontecagnano che su Pisticci, oggi la Provincia di Matera, sembrerebbe favorire il potenziamento della pista. La Basilicata è nel piano degli aeroporti di interesse nazionale: 8 milioni di euro per mettere in condizioni l’aviosuperficie di spiccare il volo.

E’ opportuno riflettere sulla contiguità dell’Aeroporto di Basilicata con altri vicini.
Sarebbe ragionevole che ciascuno abbia una propria utenza senza alcuna possibilità di competizione con il ‘Mattei’? Quale ruolo avrebbe il nostro aeroporto?

Bari, infatti, è un aeroporto internazionale, ma quanto sono sviluppate economia e industria lucana import-export da sostenere un aeroporto regionale? Il nostro turismo ha i numeri adatti per farlo?
Le nostre aree limitrofe tra cui la Calabria settentrionale e l’Alto Jonio, confinanti con la Basilicata con cui conservano molti punti in comune, talvolta sollecitano le istanze locali per l’annessione alla Lucania: sfrutteranno quest’opportunità?

L’ Italia offre numerosi casi simili e le titubanze di alcuni aeroporti come quello di Rimini ci devono far riflettere. L’ aeroporto commerciale di Aosta è costato 30 milioni di euro e pare che non sia mai stato usato per voli di linea: per questo la comunità valdostana sborsa più di 3 milioni di euro l’anno. E sarebbe come ammettere un ingente spreco di denaro pubblico. È pur vero che, al contrario, offriremmo un servizio aggiuntivo ai turisti.  Siamo nel 2016 e i tempi tecnici per realizzare qualcosa di concreto sono strettissimi. Plovdiv 2019 – città che conta circa 340.000 abitanti – ha già stretto un accordo con Ryanair e dal suo piccolo aeroporto ha già un collegamento diretto con Londra, oltre ad essere collegata alla rete nazionale di ferrovie bulgare.

La petizione popolare recentemente lanciata sta avendo un notevole successo – oltre 5.000 firme in 8 giorni – perché questo aeroporto garantirebbe posti di lavoro, nuove ricchezze e soprattutto nuovi turisti.  Ma i lucani si sono adattati? Gran parte della provincia di Potenza gode delle possibilità offerte dallo scalo di Napoli Capodichino, che offre numerose destinazioni estere tra cui New York. Invece, la Provincia di Matera ha da sempre volto il suo sguardo all’aeroporto di Bari-Palese, mentre il melfese ha il vantaggio di poter scegliere tra i due.

E dunque ai lucani servirebbe un aeroporto? Il materano potrebbe continuare a optare per Bari, così come la Val d’Agri per Napoli. Forse servirebbe poterli raggiungere con maggiore facilità e minori costi rispetto al trasporto privato, che attualmente resta la modalità più comoda.

E’ quindi risolta la questione aerea lucana? No, affatto.

Se i lucani si sono adattati alle circostanze per i loro spostamenti, la scelta da compiere resta per coloro che verrebbero in Basilicata per turismo o professione. Perché non possiamo rimanere estranei dalle vacanze low cost. Bisogna decidere cosa fare, non possiamo più aspettare!

Terzo e ultimo capitolo, l’arteria stradale della nostra Regione. La Strada Statale 407 Basentana attraversa interamente la Basilicata ed è fondamentale per la viabilità regionale, in quanto mette in collegamento il Tirreno e lo Jonio, congiungendo l’A3 Salerno-Reggio Calabria alla strada statale 106 Jonica. Se volete venire in Basilicata, occorre un buon tagliando all’auto prima di partire. E’ importante avere  gomme e ammortizzatori efficienti, perché spesso incapperete in strade con la scritta statale o provinciale, che vi appariranno simili a strade bianche – a tratti asfaltate – che talvolta si riducono anche a mezza corsia, tra dossi, ghiaia e qualche buca. Sono in ogni caso accettabili e percorribili, non è d’obbligo la jeep. Negli ultimi tempi l’intensità e la violenza delle precipitazioni meteorologiche hanno provocato frane e smottamenti di terreno, che hanno determinato l’interruzione forzata della viabilità su diverse infrastrutture stradali in provincia di Matera e Potenza. Lungo il tratto del raccordo potentino si registrano numerosi disagi per gli automobilisti a causa di limitazioni, deviazioni e chiusure.

Immaginando che le città elette capitali europee della cultura per il 2019, Matera e Plovdiv, volessero competere, una sfida importante si giocherebbe sul campo dell’accessibilità e quindi sulle infrastrutture. Matera e sopratutto al sua provincia non può essere lasciata nelle condizioni in cui attualmente si trova dal punto di vista dei collegamenti. Oltre alla ferrovia, l’altra priorità è l’adeguamento della strada statale Matera-Ferrandina, asse viario molto importante in quanto collega la strada statale 407 Basentana alla città. La strada in questione, oltre ad essere ad unica carreggiata a doppio senso di marcia, che mal sopporta l’enorme mole di traffico soprattutto nei giorni feriali a causa dei mezzi pesanti che la percorrono, è in pessime condizioni strutturali: un fondo stradale sconnesso e pieno di avvallamenti pericolosi per gli automobilisti. Infatti, non sono rari i sinistri.

Sostenere lo sviluppo del trasporto pubblico significa investire nella qualità della vita dei cittadini.

Michele Incampo

Un pensiero su “Trasporti in Basilicata. Un’isola che (non) c’è

  1. Mario Rossi

    Innanzitutto devo fare i miei complimenti è la prima volta che sento da un mio compaesano un’analisi ben fatta tenendo conto di quelle che sono le realtà al di fuori della nostra regione. Detto questo.

    Il problema principale ancor prima di parlare di qualsiasi altra cosa sono le ferrovie, per anni ci si è battuti affinchè venisse realizzata la Ferrandina-Matera senza mai tenere conto che la linea precedentemente esistente era stata chiusa proprio perchè scarsamente utilizzata. Il nuovo progetto prevedeva la costruzione della stazione La Martella, la costruzione della stazione Venusio. Per permettere questo passaggio la Martella è stata per quasi due anni quasi isolata per costruire sotto la strada un passaggio che permettesse in totale sicurezza il passaggio dei binari verso Venusio. Il risultato è che la sede dei binari fino a La Martella è stata quasi totalmente completato eccetto per una galleria non realizzale per via dei giacimenti di metano, binari non ne sono stati mai posati, una stazione è stata quasi costruita ed in più è stato completato l’adeguamento della stazione Ferrandina. Il costo nei 30 anni di tira-e-molla è stato elevatissimo e naturalmente tutto a carico dei contribuenti (in questo caso dell’Italia intera).

    Il danno maggiore l’abbiamo fatto anche noi cittadini che non rendendoci conto abbiamo sempre appoggiato l’idea di una linea ferroviaria inutile. (Esempio della mentalità era l’appoggio della metro leggera, nello stesso periodo veniva bocciata per la città di Bologna)

    E’ abbastanza chiaro, in particolare a studenti e professionisti fuorisede, che il collegamento realmente importante per Matera è verso Bari e la direttrice Adriatica. A gestirla abbiamo le ormai conosciute FAL che ben coscienti dei limiti strutturali della linea a scartamento ridotto non hanno esitato addirittura a raddoppiarla e intanto i nuovi treni sembra quasi che debbano deragliare da un momento ad un’altro. Mentre per la rete stradale qualcosa sembra muoversi (prima la Matera-Altamura ora la Altamura-Bari) La ferrovia sembra proprio non avere un futuro.

    La Matera Ferrandina per il collegamenteo alla Basentana al di la di ogni discorso che si può portare avanti va rifatta quasi in toto per discorsi che prendono principalmente la sicurezza.

    L’idea di un’ereoporto, che potrebbe sembrare un’ideona, non tiene conto di un’aspetto fondamentale: se una città come Rimini, altamente turistica ha visto fallire il proprio aereoporto (ora campa con 3 voli al giorno) Quali speranze abbiamo noi?

    Ma sopratutto si discute di progetti per agevolare il turismo in particolare nel 2019, ma cosa succederà dopo?

    Ho paura che passato il 2019 ci ritroveremo di nuovo al punto di partenza.

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