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Un desiderio per Matera

di Giuseppe Cicchetti

Incertezza nel futuro.
Questa sensazione si insinua spesso in pensieri, discorsi e riflessioni. E’ qualcosa di positivo, certamente. Ci costringe a alzarci in piedi, a guardarci intorno, a non rimanere fermi, a vivere. Si perché Aristotele scriveva che “la vita è nel movimento” oppure, se preferite, J-Ax cantava “la vita e la bici hanno lo stesso principio devi continuare a muoverti per stare in equilibrio”. L’incertezza nel futuro ci stimola a pensare, a immaginare e a rimboccarci le maniche per far qualcosa. Ci suggerisce di cominciare a interessarci del nostro futuro, altrimenti qualcuno lo farà per noi.

L’incertezza, però, è mancanza di programmazione: è la somma degli errori commessi da qualcuno prima di noi. Di qualcuno che ci ha scippato la serenità: che non ha lavorato, oppure ha lavorato male e che quando ha pensato di rimediare, era forse un po’ troppo tardi. Il futuro ci preoccupa: quando ci guardiamo intorno facciamo fatica a intravedere cose che ci rassicurino.

Politica: quale sarà il nuovo governo, o meglio, ci sarà un nuovo governo? Economia: la nostra vita è appesa al differenziale tra i Bund tedeschi e i Btp italiani. “Ma questa è finanza! E’ roba speculativa!!!” direbbe qualcuno. Sono d’accordo, allora economia reale: disoccupazione giovanile in Italia al 38,7%. Nel mio sud al 50%: un ragazzo su due non ha un lavoro*… o forse ce l’ha: in nero, alle soglie dello sfruttamento.

L’Europa ci guarda dall’alto e ci chiede civiltà, sviluppo, cultura e innovazione. L’Italia è un po’ sorda. La Basilicata risponde con gli ultimi dati Istat: due lucani su tre non leggono libri, soltanto uno su cinque utilizza Internet per informarsi e un giovane su quattro non lavora né studia**.

Matera, la mia città, è candidata a diventare Capitale Europea della Cultura nel 2019 e cerca anche in questo sogno comune la sua ancora di salvezza. Con le iniziative in vista di questo riconoscimento e grazie anche a tante persone che si impegnano in prima persona, qualcosa si sta muovendo; ma è evidente che ancora troppo rimane fermo e quel velo di incertezza cala anche sulla Città dei Sassi, rendendo tutto, in particolare il futuro, un po’ più buio.

Un desiderio vorrei esprimere per Matera, che mi renderebbe più sereno e che sicuramente regalerebbe a tutti la sicurezza che qualcosa sarà migliore, anche se incerto. Vorrei per la mia città un’istruzione di qualità, pubblica e accessibile a tutti, e un’università.

Si, perché una città è viva quando ci sono ragazze e ragazzi vivi. Matera in parte lo è, ma soltanto in parte.
Il fermento sociale, culturale, intraprendente, curioso, vivo e attivo nasce dai giovani e dalla formazione scolastica e universitaria. A Matera esistono belle realtà scolastiche, dove si supera ogni giorno il curriculare e dalle elementari (senza discriminare i bambini ancora più piccoli) si comincia a aprire gli occhi sul mondo e a lasciare il proprio banco e guardare cosa c’è fuori dalla finestra della propria aula. Questo grazie a maestri e professori preparati e appassionati, dirigenti accorti e studenti curiosi: questo grazie a un sistema scolastico che funziona. A Matera, però, come in Italia, non tutte le realtà scolastiche funzionano.

A volte sono piccole cose che andrebbero corrette, altre volte un intero sistema andrebbe capovolto.
Matera è una città vivibile, per tutti. E i primi che potrebbero e dovrebbero cominciare a riappropriarsene sono proprio gli studenti. Nel mio desiderio c’è una scuola che possa infettare ogni studente con il germe della curiosità e suggerirgli come medicina l’emozione della conoscenza, dopodiché dargli la possibilità di curarsi da solo lasciandogli un po’ più di tempo libero. Nella metafora c’è l’importante ruolo che svolgono i docenti nella formazione, ma anche la necessità di tutti gli studenti di avere tempo libero da dedicare a attività che vanno oltre lo studio. Sarebbe bello vedere Matera come una città dove ogni ragazzo possa essere invogliato a dedicarsi a qualsiasi attività, coltivare qualsiasi interesse e decidere di farlo insieme a altri, negli spazi che la sua città mette a disposizione. Sarebbe bello vedere a Matera tanti luoghi dove poter studiare insieme (luoghi simili alla Biblioteca Provinciale), con orari di apertura consoni alle abitudini degli studenti, perché anche lo studio si possa condividere e si possa cogliere l’occasione di socialità che ne deriva. Sarebbe bello immaginarsi, poi, luoghi simili nei Sassi, immersi nella bellezza del nostro Patrimonio UNESCO. Nelle città universitarie tutto ciò è una realtà. A Matera no, perché? Forse perché non è una città universitaria, forse perché non vuole nemmeno diventarlo. Matera, potenziale Città della Cultura, dovrebbe offrire spazi e promuovere iniziative (organizzate dal pubblico, ma anche dal privato) che possano incuriosire gli studenti, permettere loro di rifugiarsi in teatri, cinema, musei, centri culturali, librerie, impianti e centri sportivi, ma anche bar e locali dove ascoltare musica e vivere una dimensione sociale e conviviale. Sicuramente ci sono tanti altri luoghi dal potenziale attrattivo e educativo che tralascio e ignoro.

Matera, poi, avrebbe bisogno di un’Università. E di studenti universitari. Ma questo argomento è troppo vasto e complesso per queste mie piccole e modeste riflessioni.

La scuola e tutto il sistema che a esso si connette dovrebbe incentivare gli studenti a viaggiare e quindi a conoscere meglio non soltanto se stessi e la propria realtà, ma tutto ciò che è lontano da loro. Le scuole dovrebbero promuovere, incrementare e incentivare i viaggi d’istruzione e non scoraggiarli o eliminarli, come è successo negli ultimi anni. Spesso accade che dirigenti scolastici e docenti decidono di non fare viaggi di istruzione per questioni organizzative, perché non ci si vuol prendere la responsabilità di accompagnare studenti minorenni e maggiorenni, una situazione simile impedisce alla scuola di offrire importanti occasioni di crescita a ragazzi che spesso conoscono il viaggio semplicemente come vacanza.
Le istituzioni e chi può dovrebbe interessarsi anche di questo: della mobilità giovanile in Italia e in Europa. La Provincia di Potenza, per esempio, propone agli studenti superiori i “piccoli erasmus”, un pacchetto di viaggi organizzati in Europa con spese a carico dello stesso ente. Conoscere ciò che diverso e rimanerne colpiti è un’occasione per chiunque, in particolare per chi è giovane e intraprendete, per cambiare la realtà del luogo in cui vive provando a riproporre quello che ha apprezzato altrove.

Scuola e università di qualità sarebbero per Matera e per qualunque realtà territoriale una speranza per il futuro. Un’attenzione verso i più giovani, dedicata alle loro esigenze, ai loro problemi e ai loro desideri sarebbe la strada verso un futuro nuovo per la città. Incertezza, ma anche fiducia nel futuro.

Giuseppe Cicchetti


 

 

 

 

*considerando il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero l’incidenza dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca (gennaio 2013). Dati Istat.it – ultimo rapporto Occupati e disoccupati
**dati Istat.it – ultimo rapporto Noi Italia

3 pensieri su “Un desiderio per Matera

  1. Will

    Le responsabilità maggiori per la crescita ed il futuro di questa città sono affidate a voi che meglio di ogni altro da lontano sa valutare crisi e sviluppi di una città dalle grandi potenzialità. È necessario che queste risorse non si disperdano altrove.

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