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A Matera con unMonastery. Libertà è partecipazione

di Roberto Colucci

Di fronte a qualcosa di nuovo, di particolare, di strano, c’è sempre un po’ di insicurezza, di diffidenza, di incertezza. Con questi presupposti, ma anche con la curiosità che ci caratterizza, abbiamo partecipato al laboratorio di progettazione di “unMonastery”, iniziativa tra i punti cardine di Matera2019.

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Sabato 23 marzo, in mediateca si è tenuto il primo incontro con i Non-Monaci e noi di Profumo di Svolta abbiamo deciso di esserci, per partecipare ad un’iniziativa culturale che veniva offerta alla città, che ritenevamo sicuramente importante e sinceramente volevamo capirci qualcosa in più.

In mattinata una ragazza che parteciperà al progetto, Gaia, ha cominciato presentando a tutti i presenti (più di 40 persone) l’idea di Edgeryders, che mette in contatto 1300 ragazzi di tutta Europa. Ci si lavora da un anno e mezzo, attraverso incontri “fisici” e virtuali, ed il tutto nasce dalla volontà di cambiare, di sperimentare nuovi stili di vita. Si parla di spazi hacker, dove la gente collabora per progettare, per ideare in maniera democratica, senza nessun capo, senza barriere né gerarchie. Il perché? Per rispondere alla fuga dei cervelli offrendo ai giovani nuove prospettive, per riempire edifici abbandonati ed inutilizzati, per combattere la mancanza dei servizi derivante dalle politiche di austerità. Chi può partecipare? Oltre ai non monaci, tutta la cittadinanza, “amici” del non monastero, curiosi, tutti.

Gli obiettivi? Non si conoscono, ma si vuole provare a co-progettarli.

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Subito emergono le prime, giustificate, perplessità, espresse in maniera critica dal consigliere comunale Adriano Pedicini. Effettivamente le dinamiche sono complesse e anche noi, inizialmente siamo parecchio confusi. Non si sa come ci si muoverà, cosa si farà, ma soprattutto non si conosce la meta; non ci sono obiettivi né scopi.

Però vogliamo provare a capirci di più, vogliamo credere a questo progetto europeo ed attendiamo pazientemente. A fine serata, comunque, non avremo ancora capito chiaramente cosa faranno Gaia, Ben e Bembo (i non monaci che ospiteremo a Matera), né come vivranno nel non monastero. Le spiegazioni sono state ambigue e vaghe, ma la sorpresa arriva nel pomeriggio, nella terza fase dei lavori, quando dopo che i presenti sono stati invitati a scrivere su un foglio quali sono i luoghi importanti della città, si comincia a discutere.

Ci appassioniamo subito e ci dimentichiamo delle perplessità sino a quel momento raccolte.

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Perché unMonastery, con la sua silenziosa voglia di cambiamento, ha portato subito qualcosa di importante. Ha creato un dibattito attivo, attivissimo. I presenti hanno età differenti e provengono da tutti gli strati sociali; le idee di tutti vengono ascoltate e discusse. Ed ecco che ci sembra di avere una fantastica visione. Un momento di democrazia partecipata? Non solo, un momento di confronto e contaminazione di idee fondamentale, che purtroppo è spesso assente nella nostra città. Proprio da qui dobbiamo ripartire; dalla necessità di ascoltare i cittadini dopo averli invitati al confronto e alla progettazione. Non abbiamo bisogno di chissà quale movimento politico per capirlo: politica significa soprattutto occuparsi della gente, ascoltarne i problemi, le curiosità, le perplessità, le probabili soluzioni.

I contenuti potranno probabilmente essere discutibili, ma di sicuro unMonastery ha portato una boccata d’aria fresca a questa città. Ripartiamo dal confronto e dalle idee di tutti, è la gente comune a chiederlo: democrazia è ascoltare. Insomma, il progetto sembra voler provocare proprio i nostri amministratori, essere indirizzato anche a loro che dovrebbero essere i primi a prenderne spunto; i secondi (a pari merito), forse dobbiamo essere proprio noi.

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Grazie al team di Matera2019 per questa curiosa novità!
… e adesso tutto continua su community.matera-basilicata2019.it

di Roberto Colucci

 

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(foto di Piersoft Paolicelli)